Breve trattato di filosofia amorosa social (offline e online).

Premessa.
L’idea di questo post, me l’ha data un’amica che come me ha studiato comunicazione, e che oggi aveva scritto questo su facebook:

Immagine

Letto questo post, sono intervenuto una prima volta commentando: “Se dico la mia qui, sotto forma di commento, rischio di scrivere un saggio a riguardo…
Al che sia lei, che un’altra sua amica, mi hanno poi convinto nel farlo, e io di getto, ho buttato giù queste righe.

Per quanto mi riguarda, la conoscenza con una ragazza che
mi interessa, anche se già l’ho vista in amicizie in
comune su facebook, la faccio sempre dal vivo.
Se vedo un minimo di interesse, allora dopo un po’ di
volte che ci si è visti per caso, mando la richiesta
(sempre se non è la lei in questione a farlo per prima).
Ci si sente per chat, e magari ci si dà un appuntamento
senza impegno, del tipo: sai io stasera vado a sentire
questo gruppo in questo locale, magari ci si vede lì.
Così lei sa dove poterti trovare.
Via via che la conoscenza si approfondisce, ci si scambia
anche i numeri di telefono per chiamate, sms, whatsapp.

Questo credo che sia un modus operandi decente. (potete
pure smentirmi o criticare qualche passaggio).
Per quanto riguarda la questione dei like, c’è chi li
apprezza, e chi invece non li apprezza affatto.
Soprattutto se i like che metti, sono a link, o a status
che a te uomo, non interessano.
Alcuni li mettono per far vedere che sono presenti alla
lei di turno, altri per dimostrare il proprio interesse o
per concordare con le opinioni espresse da lei, senza
doversi impegnare a scrivere dei commenti sensati
inerenti l’argomento del giorno.

Personalmente, una volta feci l’errore di mettere una
ventina di like, vedendo le foto degli album di una
ragazza, e lei lo trovò esagerato. (le foto dei vari
album però erano 300-400 quindi a me non sembravano
tanti).
Da allora, ho cambiato: mi fermo ad un like ad una delle
foto recenti del profilo, anche se invece guardo tutto
l’album; commento invece quando effettivamente ho
un’opinione e una conoscenza decente del link o dello
status di cui si parla.

Note vocali su whatsapp (e facebook):
ogni tanto sono apprezzabili così tu, prima di
addormentarti, senti la voce di lei e sognerai qualcosa
di bello.
Fortunatamente non mi è mai capitato di flirtare con
ragazze che sfruttavano a piè sospinto le note vocali, un
paio di volte le note le ho inviate io per essere sicuro
che la lei di turno “leggesse” effettivamente quel che
avevo da dire.

Mettiamo inoltre una cosa in chiaro: per quel che mi
riguarda, io sarei più per la semplice chiamata a voce,
ma ho constatato che non sempre è apprezzata, anzi, viene
considerata parte di un livello successivo alla prima
fase di conoscenza.
Perché sono arrivato a scoprire anche questa cosa
nell’ultimo anno: i livelli di conoscenza/frequentazione.
1° livello: conoscenza
2° livello: frequentazione
3° livello: relazione vera e propria.
E io avevo sempre pensato che i primi due livelli fossero
la stessa cosa!

Le chiamate di interesse “come stai? dove sei? cosa fai?”
alcune ragazze la vedono come una vera e propria
intrusione nella propria sfera privata.
Poi, ho avuto a che fare con ragazze che apprezzavano un
sentirsi costante, quotidiano; ed altre ragazze che meno
ci si sentiva, più lo apprezzavano, perché per loro
voleva dire che “entrambi hanno una propria vita a sé
stante” invece che passare i giorni alla continua ricerca
dell’altro, sempre e comunque, anche se per poco, che sia
un incontro dal vivo di pochi minuti, o una conversazione
telefonica di 10-15 min, o una conversazione whatsapp.

Ricapitolando:
sì all’aiuto dei social, no alla sostituzione completa
dell’interazione dal vivo con i social.

download

Beneventano Medio 3: il bacio gay in villa comunale, e non solo…

SOTTOTITOLO: beneventana media questa (s)conosciuta.

Scorcio della Villa Comunale a Benevento.

Qualche giorno fa c’è stato questo increscioso episodio avvenuto nella villa comunale, e per “increscioso” non mi riferisco all’atto affettuoso tra i due ragazzi, quanto per la reazione avuta dal custode della villa comunale dinanzi a questo gesto romantico:
“Ragazzi mi raccomando… allora non avete capito? di qui passano i bambini, se non ve ne andate, chiamo i carabinieri!”
Una vicenda che ha avuto così tanto risalto da finire persino sulle pagine di testate online nazionali (come si può evincere dal primo link del post).
Qualche “cittadino” beneventano avrà persino pensato che fosse assurdo da parte di alcuni esponenti del consiglio comunale, aprire una attività di accertamento interna per riscontrare e verificare l’episodio di discriminazione omofoba.

Su facebook ho condiviso qualche decina di minuti fa l’articolo scritto da una mia amica che scrive su Bmagazine (giovane testata giornalistica online di Benevento); articolo al quale ho accompagnato il seguente commento:

Era da un po’ che avrei voluto dire la mia su questo argomento, scrivendone sul mio blog, ma colgo ora l’occasione per farlo qui, sfruttando l’articolo scritto dall’amica Annalisa.

Se c’è una cosa che si devono mettere in testa i beneventani, è che Benevento non è una città alla stregua di Salerno, Napoli o uscendone fuori Roma, Milano, Bologna, Firenze o Torino.

Benevento è un paesotto! 
Un paese un po’ più grande di altri che abbiamo nella provincia, dai quali si può differenziare giusto per la storia dei sanniti, romani e longobardi che ci hanno lasciato nel corso dei secoli.
Se per il beneventano medio (che si crede alla stregua di un cittadino moderno delle città/metropoli che ho su nominato), un gesto affettuoso effettuato da due ragazzi dello stesso sesso assume ancora connotati così assurdi, dove vogliamo andare?
Come ci si vuole equiparare a gente molto più moderna ed aperta mentalmente se i primi a non essere aperti mentalmente sono loro stessi?

MI rendo conto che sto per dilungarmi troppo, quindi continuerò poi sul mio blog a riguardo.
ABBASSO IL BENEVENTANO MEDIO E RETROGRADO MENTALMENTE!!!

E quindi, come già accennato un paio di righe prima, mi son reso conto che mi sarei necessariamente dilungato affrontando nuovamente il discorso sul beneventano medio, proseguendo quindi la scia dei precedenti post a riguardo (quello sul Silent Party è un’appendice, quindi questo qui, invece che Beneventano Medio 3, dovrebbe intitolarsi Beneventano Medio 3.5).
L’ambito che volevo affrontare era quello della conoscenza tra due persone al fine di un coinvolgimento amoroso…
Ne parlai tempo fa con l’amico Mazi Sarcotrafficante, che davanti alle mie storie passate sulla difficoltà nel conoscere una ragazza per una relazione, mi disse:
“Ma tu dovresti cambiare città! A Roma dove sono io, non ci sono tutti i problemi di cui mi racconti.”
Non è da poco che mi rendo conto (dopo aver avuto a che fare con la tipica mentalità aperta di gente colta conosciuta negli anni universitari) che in effetti è proprio così.
Qui se provo a conoscere una ragazza da zero, senza alcun aggancio, difficilmente mi andrà bene. E parlando con diverse coppie della mia città, o venendo a conoscenza della genesi della storia di altrui coppie (sì lo so, sono molto curioso e indiscreto…) mi sono reso conto che il più delle volte queste relazioni sono nate grazie all’aggancio di persone amiche di entrambi i soggetti coinvolti.
Lo trovo assurdo!
Addirittura tempo fa (un paio di anni) mi capitò di trovare su facebook, tra le “Persone che potresti conoscere” una ragazza che conoscevo da tempo di vista, e della quale non sapevo assolutamente niente.
Ne approfittai e iniziai a mandarle messaggi, spiegandole la situazione, e dopo poco diventammo “amici di facebook”.
Il problema si ebbe poi, quando dopo i miei numerosi tentativi di voler combinare un incontro, questa ragazza si mostrava sempre titubante.
Tempo qualche mese e la suddetta ragazza mi dice le seguenti cose in ordine cronologico:
A) ha conosciuto un altro tramite una sua amica;
B) ci sta uscendo e lui le piace;
C) lui interrompe la relazione per motivi di lavoro, lasciando la città;
D) lei viene a conoscenza che lui aveva già una precedente relazione con un’altra ragazza con la quale è andato poi a convivere.

Insomma, in tutto questo, uno venuto dal nulla, e favorito dalla conoscenza di un’amica della ragazza, ha fatto i suoi porci comodi (naturalmente la ragazza aveva anche una predilezione estetica verso il suddetto tizio…) e poi se ne è bellamente lavato le mani successivamente, lasciando in cattive condizioni sentimentali la ragazza che ha dovuto poi raccogliere i cocci della relazione.
Non era servito a niente quindi professarsi per quello che si è: un bravo ragazzo, intelligente, né brutto né bello (un tipo insomma…). No, senza conoscenza pregressa di qualcun altro che facesse da gancio, non c’era assolutamente storia.

E che vuoi dire poi a quelle ragazze con cui provi ad accennare un saluto, e senza manco starti a sentire ti rispondono: “Sono fidanzata!”
Questo non è capitato a me, ma ad alcuni amici miei che vivono a Roma e che erano scesi per le ferie a Benevento, ed erano rimasti interdetti dalla reazione piccata di queste ragazze alle quali avevano solo detto “Ciao, io sono XXX”.
Le tipiche ragazze beneventane che si credono chissà chi, e che magari come la classica rana che esce fuori dal pozzo, non si troverebbe a proprio agio davanti alla vastità dell’oceano che le si para davanti.

In questo caso quindi urge ricorrere ad un’ulteriore rettifica: questo post non avrebbe dovuto intitolarsi nemmeno Beneventano Medio 3.5, bensì Beneventana Media
(EDIT: l’ho appena messo come sottotitolo del post).

Pensiero sulla gioventù beneventana

Innanzitutto premetto che senza neanche accorgermene, mentre scrivevo il post sulle sagre l'altro giorno, mi sono trovato a ripetere un concetto, un pensiero, che avevo espresso in parte anche l'anno scorso (L'estate beneventana secondo me).

Resomi conto della cosa, l'ho volutamente omessa dal post suddetto, e la ripropongo qui.

Spesso mi ritrovo a leggere in Rete, o a sentire dal vivo, le opinioni di persone che si lamentano sempre che qui da noi a Benevento non c'è mai niente da fare, e che "l'erba del vicino è sempre la più verde".
La mia personale idea in merito a queste persone è che non sanno come divertirsi, non sanno cogliere le opportunità che la nostra cittadina, la nostra provincia e i nostri luoghi possono offrire loro, e così facendo inevitabilmente si chiudono nel loro cerchio abitudinario di Piazzetta Vari e nei soliti locali della movida beneventana, racchiusi tutti nelle istantanee dei fotografi "professionisti": sempre le stesse persone, sempre nelle stesse pose, sempre negli stessi posti, weekend dopo weekend, in un continuo presente che non ha mai fine.

Ah dimenticavo: e il tutto abilmente mascherato ogni settimana da trionfalistici articoli su alcune testate giornalistiche online, che magnificano il portfolio di occasioni di divertimento offerte dai locali in questione.
Un particolare curioso che ho trovato, riguardo alle "fantastiche, splendide ed immaginifiche" serate organizzate dai vari locali beneventani (ma a questo punto credo fermamente che sia lo stesso anche nel resto d'Italia), è il continuo ricorso alla lingua inglese nel dare un titolo a questi eventi, giusto per dare una parvenza di internazionalità, e attirare così orde di persone ingenue convinte di partecipare all'evento dell'anno.
Un paio di volte qualche mese fa, scrissi agli autori di questi articoli, proponendo loro altri modi di passare le serate del fine settimana, con eventi, mostre, concerti, inspiegabilmente omessi nei loro servizi.
Qual è stata la loro risposta?
La cancellazione dei miei commenti!

Come si dice in questi casi:

Non discutere mai con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza.
(Arthur Bloch)

…e quindi ho lasciato perdere.

Facendo un po' di sociologia spicciola, mi sono quindi ritrovato ad avere a che fare con la classica teoria degli in-group e out-group, segnalando quindi una netta tendenza nel voler restare "ghettizzati" nel proprio ambiente,  e nel voler utilizzare le classiche lamentele come mero argomento di discussione al pari del "parlare del tempo che fa".

Leggendo poi questo vecchio articolo de Il Quaderno mi rendo conto che questa voglia di cambiare in fondo in fondo non c'è.

Fortunatamente c'è anche qualcuno che la pensa come me, quindi la guerra non è ancora persa.
 

B come Beffa

benevento calcio

Ieri domenica 21 giugno 2009, era una giornata molto importante per i tifosi del Benevento Calcio, e per buona parte della città: si disputava la finale dei playoff per la promozione in serie B contro il Crotone, nostro acerrimo nemico da anni a questa parte; una squadra contro cui avevamo già giocato due volte nei playoff passati (sia semifinale che finale) e con cui non eravamo mai usciti vincitori.
In pratica la giornata di ieri, anche per varie statistiche doveva essere una giornata storica.

Purtroppo, come molti già ben sanno, non è andata affatto così.
E come abbiamo ben sperimentato la stagione scorsa, evitare i playoff e vincere il campionato come prima classificata, è l’unico modo per il Benevento di salire di categoria.
Nonostante ciò, molti tifosi (o semplici esponenti della comunità beneventana), hanno trovato conforto nella cornice di pubblico presente allo stadio, e nella coreografia messa su dalla Curva Sud.
Ed è qui che non mi trovo affatto d’accordo, ovvero sulla considerazione che il tifo sia stato stupendo; ma ora è doveroso fare i dovuti distinguo.


Ok per la coreografia: ineccepibile; ok per l’abnorme affluenza giunta allo stadio, ma nella mia critica mi soffermo sui tifosi, e più precisamente sui cosiddetti ultras.
Qui a Benevento si ritengono NON un altro tipo di tifosi (così come devono essere per me classificati), ma si ritengono PIU’ tifosi degli altri, e ciò per me equivale a pura menzogna.

La pochezza del tifo "ultras" (da ora in poi inserirò il termine tra virgolette) si è vista a mezz’ora dalla fine, quando questo si è nettamente spento a scapito del tifo proveniente dalla Curva Nord, ovvero dai crotonesi. Tifosi che veramente hanno tifato dall’inizio alla fine i loro beniamini, anche se hanno solo fatto una partita di contenimento, visto che l’unica azione offensiva degna di nota è appunto quella che è culminata poi nel gol di Caetano Kalil.

Vi rendete conto che giusto un po’ quei tifosi che erano nei Distinti hanno cercato di far riprendere quelli in Curva Sud? "Ultras" che oramai vedevano ben distintamente il futuro, ovvero un altro anno in Lega Pro, e si erano già belli che rassegnati!
E questa secondo loro è la fede giallorossa? La fede giallorossa sono quei tifosi che sono rimasti sugli spalti anche mentre pioveva a dirotto, e che hanno continuato a gridare e a incitare i nostri in campo.
E in tutto ciò, nel frattempo la curva zitta e attonita fino al triplice fischio finale.

E sapete perché? Perché i cosiddetti "ultras" non hanno le stimmate dei tifosi, sono semplicemente tante pecore appresso al capo pecora di turno; il più delle volte gente meschina che sa che non potrà mai raggiungere determinate vette nella catena montuosa della vita, e si fermano quindi a valle.
Vuoi per una condizione sociale in cui versano, vuoi perché sono letteralmente mediocri.
Gente che non ha una propria identità, o che volutamente la dissolve, a favore di un’entità individuale superiore, ovvero i gruppi ultras.

Persone che scontrandosi con altri tifosi, in questo caso quelli avversari, pensano che vincendo questi "scontri" possano migliorare le proprie condizioni di vita, o perlomeno avere solo una parvenza di ciò.
Persone che pensano di riscattarsi socialmente, e che ostentano la loro fede portando la sciarpetta giallorossa durante l’inverno per coprirsi dal freddo, al posto delle normali sciarpe.
Persone che ogni settimana, sempre perseguendo gli ideali del gruppo "ultras", passano per i negozi del Rione Ferrovia e del Rione Libertà (quartieri popolari di Benevento) a chiedere la questua per poter realizzare le loro stupende coreografie, quando poi in realtà quello che serve di più alla loro squadra è solo il sostegno vocale dal 1′ al 90′!

No, non ci siamo proprio.
La speranza è che le cose possano cambiare in futuro, ma purtroppo ciò è solo un’utopia, almeno riferito al cosiddetto tifo giallorosso; per quanto riguarda invece la situazione del Benevento Calcio, confido nella volontà della società e dei giocatori di ripetere lo splendido campionato di C2 dell’anno scorso, culminato appunto nella vittoria dello stesso.

Psyco 2009, l’Oscar e Papi Silvio.

Ritorno a scrivere dopo due settimane, per riportare un paio di fatti di cronaca particolarmente rilevanti per la nostra tag perverso-malato della settimana.

Innanzitutto, ecco il novello Norman Bates:
New York, si traveste da madre morta per intascare la pensione
Tra l’altro, oltre che essere perverso/malato, vedendo la foto, mi risulta anche alquanto comico…
New Norman Bates
Si passa poi ad una notizia quasi shock, ovvero
Choccante Freeman. Sesso con la nipote?
In questo caso, mi spiacerebbe se queste che al momento sono solo illazioni, si rivelassero veritiere.
Morgan Freeman è uno tra i più grandi attori di Hollywood ed è benvoluto da molti cinefili come me. Mah! Sta di fatto che per ora entra anche lui in questa categoria.
Morgan Freeman
Categoria di cui non può non far parte colui che negli ultimi mesi, è sulla bocca di tutti, per qualunque cosa egli faccia, ovvero il Silvio nazionale, oramai per tutti conosciuto semplicemente come Papi Silvio.
Papi Silvio Berlusconi
Dagli inizi con la Carfagna, per poi passare al "Vaso di Pandora" Noemi, siamo passati al resto delle veline, e delle escort invitate nei suoi innumerevoli "paradisi terrestri" tra antipasti di pezzi di pizza e champagne, balli e canti con il fidato Apicella, incontri in lettoni, e voli nazionali per tutte quelle facenti parte del suo harem.
Emblematico l’intervento di J.Ax ex Articolo 31. Alla domanda:
A proposito di (troppo) giovani: che pensi dell’ultima campagna elettorale?
Risponde così:
Penso che Berlusconi dovrebbe smetterla di andare in giro con Apicella e chiamare i Club Dogo! Scherzi a parte, mi ha stupito sentirmi moralista: io a certe cose non ci penserei a 36 anni, figurarsi avendone il doppio ed essendo nel suo ruolo. Diventerei paranoico ad avere intorno 30 veline nude. A me piace fare le grigliate con gli amici. Ma se poi salta fuori un capo di Stato con l’hot dog, ti passa pure la fame…

Caro presidente, la palma di questa settimana se la becca proprio lei!

La mia replica: Il Beneventano Medio 2 – il Ritorno.

A distanza di quasi 3 anni, mi ritrovo qui a parlare di questo "esemplare di maschio italiano meridionale".
Se rileggete il vecchio post al link di cui sopra, vi accorgerete di come molte delle osservazioni fatte all’epoca, siano ancora di estrema attualità.
A farmi tornare a parlare di ciò, è stato un mio vecchio amico e compagno delle superiori, Dario "l’Ente", che mi ha linkato questo video qui sotto (nel continua a leggere, se non sentite bene le parole, il testo della canzone):

 

Il video è una delle tante imitazioni di "Milano is burning", un pezzo da discoteca fatto con una voce sintetica femminile; se andate su youtube, troverete altri video fatti su altre città come Roma, Pescara eccetera.
Purtroppo quel che dice la voce nella canzone, è vero in larga parte, e descrive benissimo quale sia lo stato sociale della media dei giovani sanniti.

Persone che non frequentano chi abita in un quartiere diverso dal loro (N.d.A.: possiamo parlare di una sorte di razzismo?); e la cui principale preoccupazione è l’apparire, nascondendo prudentemente quelle altre cose che agli occhi degli altri, possano far "perdere punti" alla loro "immagine sociale".
Persone che "si lamentano" della pochezza delle loro serate in un luogo, ma che alla fine finiscono sempre lì; incapaci di uscire da quel circolo vizioso in cui, in fin dei conti, alla fine si trovano benissimo, ma non possono dichiararlo, sempre per non intaccare l’immagine di sè, pazientemente costruita fino a quel momento.

Ossequi.



BENEVENTO IS BURNING

Abito a Viale Mellusi
Non me la faccio con quelli delle "Palazzine"
Vado solo dove c’è gente
Ho fatto il liceo classico
Faccio Giurisprudenza, mi manca qualche esame.
Faccio il tirocinio dall’avvocato pr 300 euro al mese.
Mi alzo a mezzogiorno
Vado in palestra
Mi faccio le foto a torso nudo col cellulare
e poi le metto su Messenger.
Mi metto la maglia di Baci e Abbracci
mi tolgo la maglia di Baci e Abbracci.
Ho la borsa di Prima Classe
ma poi faccio spesa al centro commerciale.
Mi compro il jeans di Dolce e Gabbana su Ebay
Andiamo a ballare
il venerdì al tavolo
il sabato al privè
Andiamo al Capriccio
mi prendo un Mojito.
Mi calo nella caliente movida beneventana
mamma mia come sto!
Che palle! Andiamo sempre a Piazzetta Vari.
Che facciamo stasera? Non lo so! Andiamo a Piazzetta Vari.
Ti faccio "caniare" ma non te la dò anche se sono un cesso;
al limite andiamo dietro lo stadio.
Che fame! Andiamo a farci un cornetto da "Pesce di zucchero".
E’ tardi! Ho finito le sigarette!
Che ti frega? C’è Mainella aperto!
La domenica prendo il caffè in mezzo al Corso.
Mi faccio vedere in giro
c’è sempre tanta gente.
A Benevento si conoscono tutti
si vedono sempre le stesse facce
A Benevento c’è sempre tanta gente con le stesse facce.


Stralci di Sociologia spicciola

Il seguente scritto è un monito per il PAS* Creator tratto dal libro “Videogiochi e cultura della simulazione. La nascita dell’«homo game»” di Gianfranco Pecchinenda. Ciò che segue è una cosa che già feci notare a suo tempo a LastIlPario, ma che solo ultimamente, ristudiando l’esame ho ritrovato. Ah, volevo informare il PAS* King 3/4 in laterale e in laterale A.K.A. il DJ Masso che la“seccia”, inviatami per l’esame che dovevo sostenere ieri, non ha avuto esito visto che l’ho passato. Per ultimo un saluto all’amico Spaik, il PAS* Imperator : la prossima volta abbi più fede.

—Il bambino socializzato dalla tv impara naturalmente a divenire un “bricoleur” di messaggi e significati che ha tratto dalle sequenze televisive per lui più significative e che mette insieme secondo una logica provvisoria e casuale. —

—Quella che in questo caso viene definita la “socializzazione virtuale”, sarebbe la matrice di quella che, da adulto, tenderebbe a diventare un’identità “da spettatore” che semplicemente “assiste” a tutto ciò che gli viene mostrato; di un uomo, insomma, che <<farà comunque poco per difendere le sue idee e i suoi valori>>.—

—Un adulto-bambino <<senza chiari oggetti di riferimento nè certezze stabili nel tempo>>. Un uomo che non saprebbe fare altro che sviluppare emozioni e repentini entusiasmi o delusioni.—

Il Beneventano Medio, questo sconosciuto…

Questo esemplare di maschio italiano della zona meridionale, durante la settimana, è solito girovagare per il proprio habitat naturale (Benevento) preso come è dai vari impegni tra studio e/o lavoro. Nel weekend, libero (o quasi) dagli impegni sopracitati, il Beneventano Medio sente l’impulso irrefrenabile di uscire fuori dai patrii confini provinciali, ed addentrarsi nei territori adiacenti al solo scopo di sollazzarsi. Nel corso di questo suo peregrinare fra locali, discoteche, cinema, della Campania ma non della propria città; il Beneventano Medio osservando la realtà femminile dei luoghi visitati, nota dettagliatamente tutti i particolari fisici delle indigene, ed una volta tornato nella sua dimora sannita, in presenza di propri simili che non hanno avuto la sua fortuna di uscire fuori BN, inizia col decantare le lodi delle “femmine” intraviste durante i suoi viaggi, non dimenticando di “disprezzare” il materiale autoctono con cui quotidianamente ha a che fare.

Non siamo però precipitosi: il Beneventano Medio non si ferma solo all’estetica dell’altro sesso non-beneventano; ma attua una pratica simile anche nel resto di ciò che i suoi occhi sono in grado di scorgere. Per farla breve: il Beneventano Medio apprezza tutto ciò che di BN non è, e contemporaneamente disprezza tutto ciò che di BN è! Naturalmente (e mi sembra di essere stato chiaro specificando che si parla della media dei beneventani) non sempre questa teoria è valida, tra i beneventani ci sono sempre le eccezioni del caso, come me ed altri ancora che ritengono giusto non generalizzare, e che danno il giusto valore alle cose.

P.S.: so di non aver dato il meglio di me con questo post, comunque mi premeva rendere noto ai più il mio pensiero rivolto al Beneventano Medio, i cui segni caratteristici sono: il conformarsi alla moda del momento (uno dei prox argomenti che saranno trattati); la parlata in dialetto;  il basso grado culturale; e la tendenza a sentirsi, e a cercare di essere, migliori degli altri, non accorgendosi di rivaleggiare, il più delle volte, con un proprio clone.

Ossequi!

Trattato di sociologia: Rapporti Umani – Come stai? Tutt’apposto?

In questo nuovo trattato sociologico, il contesto osservato è sempre quello campano-meridionale, ma l’argomento trattato può benissimo toccare anche altre zone del Sud Italia o, perchè no, anche del resto della penisola. Sicuramente vi sarà capitato innumerevoli volte di incontrare un vostro conoscente per strada; sull’autobus; in un locale; al supermercato; all’università  e quant’altro… E nella maggior parte dei casi, il vostro (o il suo) saluto iniziava così: “Uè bello/a! Come stai? Tutt’apposto?”

Fermiamoci qui ed analizziamo l’ultima parte della frase: “Tutt’apposto?” Ci troviamo di fronte ad una delle classiche frasi di rito delle nostre zone. Ora, cosa dovrebbe attirare la nostra attenzione nel “Tutt’apposto?” Voglio premettere che la sociologia, nelle continue diversità individuali che la nostra società vuol farci credere di avere, ha trovato dei punti in comune che ci rendono l’uno simile all’altro.

Tornando al nocciolo della questione qui aperta, voi come rispondete a questa domanda? Sembrerà strano, ma il più delle volte non ci si pensa affatto e si risponde così: “Tutto bene!” Poi passano alcuni secondi (nei quali si è avuto il tempo di pensare), ed al “Tutto bene!” si aggiungono le reali risposte che volevano dare, ma che il tempo tra domanda e risposta non ci ha permesso di pronunciare.

ESEMPI:

1) “Tutto bene! Anche se proprio poco fa sono stato bocciato ad un esame…”

2) “Tutto bene! Però l’altro giorno è morto mio nonno di infarto…”

3) “Tutto bene! Solo che ieri sono stato male per una forte diarrea…” 

Per non dilungarmi troppo ricapitoliamo:

PREMESSA 1

La frase di rito: “Come stai? Tutt’apposto?” detta dall’individuo salutante, esige dall’individuo salutato una risposta rapida, data senza pensare alle sue reali condizioni sentimental-umorali e fisiche.

PREMESSA 2

Dopo un brevissimo lasso di tempo, il salutato riformula la sua risposta.

CONCLUSIONE

E’ la velocità eccessiva dell’attimo domanda/risposta che fa cadere in errore l’individuo salutato, facendogli poi riformulare, in seguito, la risposta precedentemente data.

La prossima volta che vi fanno questa domanda prendetevi qualche secondo di tempo, pensate e poi rispondete; non cadete nella trappola del “Tutt’apposto?”

Trattato di sociologia: I soprannomi amorosi

Oggi è sabato, e qui non ci piove. Sabato, sabato, sabato. Per molti ragazzi è un giorno sacro: il giorno da dedicare al divertimento con gli amici, dimenticare i dispiaceri avuti nell’arco della settimana, ed andare in giro con il/la proprio/a moroso/a. Proprio su questo punto vorrei soffermarmi, anche perchè è un argomento di cui volevo trattare già da tempo, ma non sapevo come introdurlo qui su perverseallstar, ora ci son riuscito.

Da tempo immemore, la mia natura sociologica, mi ha spinto nel fermarmi ad osservare i vari comportamenti che due individui (maschio e femmina) possano avere tra di loro nell’ambito di una relazione amorosa; ciò che mi colpiva più di tutto era però il modo in cui i due piccioncini di turno solevano nomarsi nella loro intimità: i soprannomi amorosi. So che una delle regole (alquanto contraddittorie tra l’altro) della sociologia è immergersi nel contesto che si vuole osservare per trarre conclusioni, facendo attenzione però che queste conclusioni siano il più obiettive possibili. Ciò è difficile, perchè è assolutamente normale che una persona abbia una visione soggettiva della realtà osservata al suo interno.

Non voglio dilungarmi e quindi arrivo al nocciolo della questione: …MI STANNO TROPPO SUL CAZZO QUEI SOPRANNOMI CAZZUTI CHE SI DANNO I FIDANZATI ! E precisamente due di questi non li riesco proprio a sopportare: AMO’ & TESO’.

Penso che i soprannomi suddetti siano una prerogativa della nostra zona geografica, e mi farebbe piacere avere anche delle testimonianze da gente di altra estrazione regionale per confrontarle…

E’ mai possibile sentire dialoghi del genere?

Lui: – Amò, stasera ci andiamo a fare ‘na pizza?

Lei: – No Tesò, oggi non ne ho voglia, andiamo al cinema…

E ce ne sarebbero tanti altri poichè sono estremamente duttili.Comunque, cari fidanzatini (anche quelli che navigano su internet e passeranno presso questi lidi telematici), abbiate un pò più di inventiva per quanto riguarda i soprannomi con cui vi chiamate nell’intimità. E poi lasciatemi declamare un rimprovero diretto a quelle ragazze che si incazzano quando il loro ragazzo le chiama per nome dicendo: “mica sono una tua amica”. A questo punto un bel “zoccola mia, vieni qua” ci starebbe proprio bene.

A Rivederci!

P.S.: per ora ho trovato solo questo link su una discussione simile: http://www.livejournal.com/users/miic/101212.html