La Cena in Bianco in salsa “giallorossa”

cena_in_bianco-640x360L’idea di questo post ce l’avevo già da ieri sera, ma prima volevo informarmi per bene per non incappare in errori o inesattezze. Intitolarlo semplicemente “White Dinner” o “Unconventional Dinner” (il nome dell’evento stesso) non mi andava, e per questo ho optato per un rimando colorato in riferimento ai colori della squadra calcistica cittadina (considerando anche che un paio di suoi esponenti vi hanno partecipato…).
Sin da prima che venisse effettivamente organizzata e realizzata, avevo letto o sentito numerosi commenti di miei concittadini (amici e non) che non erano entusiasti della cosa, criticando le modalità dell’evento:

regolecenainbianco

regolecenabianco2

Per l’occasione su Facebook erano stati creati, oltre alla pagina istituzionale, anche un profilo e un evento. Le adesioni sono state inizialmente 1.500, salite poi (presumibilmente) a 1.600. Esauriti i posti a prenotazione, la gente pur di partecipare ha provveduto portandosi anche tavolino e sedie da casa, talmente era la voglia di esserci.

Ho appena finito di vedere i due video pubblicati dal sito EmozioniInRete:
“Cena in bianco”. Un successo di condivisione sotto il segno dello stile
Benevento sperimenta la “Cena in bianco” nel centro storico
Nel primo servizio viene intervistata Sandra Lonardo Mastella, moglie del Sindaco Clemente, che parla di come lo spunto sia venuto a lei solo dopo aver visto come la nuora abbia organizzato una Cena in bianco lì a Loano (in provincia di Savona, in Liguria) dove abita con il figlio di Mastella.
Da diverso tempo però questa modalità di evento, una specie di “flash-mob” se vogliamo definirlo tale, viene realizzata con successo in numerose metropoli mondiali, come Parigi e New York, oltre che in città italiane come Torino e Milano.
Mi era stato riferito anche di Bari e Napoli, il che cozzerebbe con l’affermazione del sindaco Mastella sulla primogenitura dell’evento da parte della città di Benevento non solo in Campania, ma anche nell’intero Sud. Ma d’altronde basta verificare su questo sito:
http://www.cenainbiancounconventionaldinner.it/p/cene-in-bianco-italia.html e guarda caso, dall’elenco manca proprio Benevento…
Piccola nota: tutto nacque quattro anni fa a Torino, nel 2012, da un’idea della torinese Antonella Bentivoglio d’Afflitto, un doppio cognome che mi ricorda l’alto lignaggio della fantozziana “Serbelloni Mazzanti Viendalmare”. Al di là dell’associazione di idee, volevo riportare una sua risposta alla domanda: “Perché il colore bianco?”
«Perché è un colore elegante, semplice, apartitico, e di grande impatto fotografico». Secondo lei le “white dinner” sono così attrattive perché sono portatrici di bellezza, in luoghi aulici o periferici delle città. La gente si sente parte di una favola romantica in cui si ride, si assaggia il tiramisù del vicino conosciuto pochi minuti prima, ci si innamora».
Mi soffermerei sull’aggettivo “apartitico” che anche la moglie del Sindaco ha sottolineato nella sua intervista, anche per rimarcare come la Cena in bianco beneventana non sia stata fatta per interessi politici, ma solo per la città di Benevento stessa.
[EDIT: Ho contattato su facebook proprio la signora Bentivoglio che mi ha confermato che seppur non in elenco, la città di Benevento è una delle 250 località italiane che partecipano a quest’iniziativa da lei ideata, e che non volendo lei né sponsor né guadagni, non aggiorna molto spesso il sito, ma dopo le mie domande al riguardo lo farà quanto prima.
Ah, mi ha anche detto che la prima città in Campania era stata Sarno, mentre Benevento era la quarta o quinta in ordine di tempo a fare la Cena in Bianco.]

Devo ammettere che ero molto curioso al riguardo (com’è di mia natura), ma a parte che nessuno delle persone con cui esco abitualmente, e nemmeno qualcuno della mia famiglia, era interessato alla cosa non vedo perché avrei dovuto parteciparvi in solitaria: già c’era molta diffidenza al riguardo poi, presentarsi da solo vestito di bianco, ad una cosa simile, mi avrebbe imbarazzato un po’; una cosa è farla in compagnia col supporto di altri, e una cosa è farla singolarmente.
La mia non partecipazione quindi non era di natura politica (come lo è stato per molti altri), e quindi ho deciso che seppur non vi avessi partecipato, sarei andato comunque a dare un’occhiata per verificare di persona come si sarebbe svolto il tutto; questo perché un conto è informarsi leggendo articoli e vedendo foto e video, e un altro conto è vedere tutto con i propri occhi.

14199395_10156399523724619_6653330211505113986_n

Sguardo dall’alto di metà Corso Garibaldi

14241661_1345812728786723_8626776973878513787_o

14212688_10156399523844619_4867063518427930059_n

La preparazione delle tavolate a Santa Sofia e davanti al Teatro Comunale.

14264996_10156399529484619_56816220576145691_n

La piazza di Santa Sofia con le tavole imbandite e colme di commensali.

Avendo parcheggiato l’automobile sotto le “Scalette Strette” ed essendo salito per il Corso Garibaldi provenendo da Piazza Roma, il primo pensiero che ho avuto in mente vedendo tutte quelle persone di bianco vestite è stato:
“ODDIO! Il Ku Klux Klan!”
Poi mi sono accorto che erano senza cappucci e senza torce e quindi mi son tranquillizzato… a parte la battuta, alla prima occhiata l’effetto di per sè è straniante, poi dopo un po’ ci si abitua e la cosa diventa piacevole allo sguardo.
Ho trovato un po’ fuori luogo la presenza di una drag queen vestita da sposa (molto apprezzata però da un paio di turisti asiatici e da commensali che si facevano selfie assieme) e la musica tipo tammorra, ma sono gusti personali. D’altronde erano presenti anche altri “illustri personaggi” beneventani (non vestiti di bianco però…) come Gaetano Pell e Can che serviva a qualche tavolo e ballava la tammorra anche lui; Gianluca il Pagliaccio che sorseggiava il suo cartone di Tavernello a Via Traiano e Antonio Buffet che cercava qualcuno dal quale scroccare la cena.

Girando per le tavolate ho avuto anche l’opportunità di parlare con quei pochi amici e conoscenti che avevano partecipato e anche con quelli che come me bazzicavano curiosamente nei dintorni.
A quest’ultimi ho chiesto cosa ne pensassero (per la privacy ometterò nomi e sesso delle persone):
C: Vedendo come sono organizzati i tavoli, con questa aggiunta del premio per il tavolo addobbato più bello, spiccano molto le differenze tra “patrizi e plebei”…

A: Non mi piace proprio, per me è stata una pacchianata organizzare queste tavolate lungo tutto il Corso Garibaldi e Via Traiano; potevano fare come hanno fatto altrove, a Torino, Milano e Parigi dove erano tutti concentrati in un luogo solo e il colpo d’occhio sarebbe stato migliore. Ad esempio si mettevano tutti a Piazza Roma, e delimitavano come fatto per lo spettacolo di Marco Travaglio a BCS con delle transenne.

G: Sto cercando di trovare un senso a questa cosa organizzata dal signor Mastella… ma più ci penso e più mi viene da piangere!! Sinceramente la trovo proprio una cosa insensata: lo devo preparare e me lo devo mangiare dove dici tu e alle tue regole… ma a sto punto me lo mangio a casa mia in grazia di Dio!!! Ma che senso ha?!!

M: Mi chiedo semplicemente cosa pensavano le 1500 persone lì sedute, ovvero quale fosse il senso, lo scopo di questo evento: se quello di valorizzare i monumenti, sentendoli ancora di più “casa propria” mangiandovi davanti (non mi pare); se quello di conoscere nuove persone (non mi pare); se quello di provare una nuova esperienza e poi vantarsene sui social; se quello di fare numero..davvero mi sfugge, e forse non dovrei nemmeno chiedermelo data l’assenza di senso e valori nella società odierna… comunque agli occhi esterni di una persona che nemmeno sapeva dell’esistenza di simili eventi,è sembrata una spettacolarizzazione e stop.. (in pieno stile dei nuovi coniugi che ci governano insomma…). Il motivo poteva essere anche quello di ottenere ulteriori consensi tra la gente…..alla “panem et circenses” per intenderci.
Non so, da fuori sembrava una cena per sé e per i suoi….solo se hai un certo abbigliamento entri, altrimenti no… se volevano fare un white party lo potevano fare in un posto delimitato, chiuso da mura insomma…mi ripeto, farlo così in piazza mi è sembrata un po’ una spettacolarizzazione..

F: No, non avrei mai partecipato, soprattutto considerando che bisognava pagare 15 euro per prenotare il posto, mi sto facendo solo un giro per vedere com’era organizzata.

A questo punto, dubbioso su quest’ultima affermazione, ho chiesto ad un’altra persona amica che era lì a cenare.

D: Assolutamente no! Non abbiamo pagato alcun contributo per partecipare. C’è però chi ha preferito il catering. Ad esempio il ristorante Pascalucci con 15 euro ha allestito i tavoli e portato la cena, servendola pure. Noi abbiamo portato il cibo da casa quindi era assolutamente gratis.

M2: Come ben sai lavorando fuori non mi trattengo molto in città, ma stasera i miei genitori mi hanno detto che c’era questo evento, mi è sembrata una cosa carina e simpatica e quindi sono qui con loro, ho dovuto solo vestirmi di bianco, e ad organizzare il tutto ci ha pensato un’amica di famiglia.

Arrivato a Piazza Santa Sofia, ho trovato anche alcuni tavoli vuoti, quindi oltre alle prenotazioni in più erano venute a mancare anche delle persone, proprio lì di fianco ho parlato con un’altra persona amica del perché lì fosse vuoto, e poi da parte ci fossero tavolini singoli.

P: Avevamo prenotato a più persone, poi per vari motivi alcuni sono venuti meno, ma abbiamo comunque lasciato tutto imbandito, magari potrebbe anche aggiungersi qualcun altro che non conosciamo, ma a quel punto non gli puoi dire niente, la cena in bianco è aperta a tutti.

Vedo che ci sono anche Pezzi e De Falco (N.d.A.: due giocatori del Benevento Calcio)!

P: Eh sì, ormai sono degli amici, ed è sempre bello che anche gente come loro che viene da fuori frequenti Benevento e si integri con i beneventani.

Insomma, in definitiva come spesso capita sia a Benevento che in Italia c’è sempre chi critica, sia che si faccia qualcosa (come sta cercando di dimostrare questa nuova amministrazione comunale) sia che non si faccia niente (e qui parlo della precedente e decennale amministrazione comunale targata Pepe-Delvecchio).
Se da una parte poi molti hanno apprezzato questa idea della Cena in Bianco che da lontano dava l’impressione di un ritrovato senso di comunità, dall’altra parte c’era comunque l’osservazione che anche se posti di fianco a degli sconosciuti, non tutti fraternizzavano con i vicini di posto, restando divisi ognuno nei propri gruppetti di amici o familiari.

Se avessi partecipato, sinceramente mi avrebbe dato fastidio se qualcuno come me ieri sera, passeggiava alle mie spalle o dall’altra parte della tavolata per guardare cosa stessi facendo, mettendomi quindi anche in imbarazzo oltre che fastidio.
Coraggiosi e menefreghisti quindi quelle persone che hanno partecipato? No, semplicemente una volta che ti siedi a tavola ci siete solo tu, il cibo e le persone con cui lo stai condividendo, niente di più.

8962b84d-d28f-4a08-a861-78ef0ce25672 0a1c7612-8b3a-4980-841a-bd8788f742b4

Fette di pane “nutellose”!

fette_di_pane_nutellose

Questa notte ho fatto un sogno come non ne facevo da tempo, i più forse non comprenderanno i riferimenti geografici, ma tant’è… non sono quelli i dettagli importanti…

Ero a Benevento, via Posillipo (per intenderci lungo Calore dalla parte dove c’è il Bue Apis), era sera inoltrata forse addirittura notte fonda, passata la mezzanotte molto probabilmente. Non ricordo nemmeno precisamente in compagnia di chi fossi, però mi ricordo che c’erano diverse persone che conoscevo sia personalmente che di vista.
La “movida beneventana” stranamente era concentrata lì, a partire dall’incrocio coi semafori tra ponte Calore e Corso Vittorio Emanuele, fino ad arrivare alla Torre piccionaia (o colombaia?) prima della curva del Bue Apis; una serie di localini un po’ tipo come ci sono nel centro di Salerno, solo che lì hanno il mare, e noi solo il fiume…

Comunque, mentre giravo lì attorno e stavo parlando con una ragazza che presumo sia stata una mia compagna di università alla triennale, noto diverse persone appoggiate dalla parte del fiume tipo come quando ci sono i fuochi d’artificio nell’ultima sera della Festa della Madonna delle Grazie, solo girate dalla parte della strada e non che guardavano verso il fiume. Ad un certo punto, mentre sto parlando con questa vecchia amica (che ora non ricordo nemmeno chi fosse visto che aveva un volto sconosciuto) vedo una ragazza incosciente della propria situazione, in compagnia di loschi individui: avete presente quei quei ragazzi di buona famiglia, ma dai comportamenti da mezzi criminali, come se a loro fosse tutto dovuto? Ecco, proprio quelli là. La ragazza semi svenuta tanto era in piedi perché mantenuta appunto da queste persone, appoggiata addosso a loro che avevano le chiappe sul muretto del lungo calore.
Questo gruppetto di ragazzi tra i 20 e i 30 anni probabilmente ubriachi se non addirittura drogati, volevano approfittarsi di questa ragazza e non ero a conoscenza del fatto se fossero stati loro a drogarla o a farla ubriacare, o se l’avevano trovata direttamente così.

Aguzzo lo sguardo, e riconosco nella figura della ragazza incosciente i lineamenti di una persona a me conosciuta: è Lei.
Immediatamente mi congedo dall’amica con cui mi stavo intrattenendo a parlare e mi fiondo in direzione di questo gruppetto di ragazzi; senza dire loro alcunché, la tiro a me e la prendo in braccio.
Mi allontano da tutto e da tutti, e inizio ad andare a piedi verso casa di Lei che nel frattempo si è avvinghiata fiduciosa a me, come quei bambini che di sera, dopo essersi scatenati a giocare, si fanno portare in braccio dai genitori a casa fino nel proprio lettino.

Attraverso a metà il ponte Calore, Lei fino a quel momento non aveva detto niente, e nel frattempo rimuginavo tra me e me: “Ma come mai si trovava lì con quelle persone? e dov’è il suo ragazzo, o qualche altro amico che conosco? E’ mai possibile che l’avessero lasciata da sola in quelle condizioni?” …a quel punto la guardo in faccia e noto che è completamente pallida in volto. Mi preoccupo visibilmente, la chiamo per nome, e le dò un paio di schiaffetti sulle guance per farla riprendere.
Lei alza la testa e riprende immediatamente colore, si accorge di me, e mi chiede di andare a riprendere la borsetta che aveva lasciato ad una festa privata, in una villetta dall’altra parte del fiume Calore. Acconsentò alla sua richiesta e continuò a portarla in braccio fino al suddetto luogo, ed arrivati lì davanti troviamo la sua borsetta che aveva lasciato per terra vicino ad un lampione. Lei si siede su una panchina lì a fianco e mi chiede di portarle qualcosa da mangiare.
Le chiedo che cosa volesse e lei mi risponde così: “un paio di fette di pane nutellose!”

Notte fonda, ore piccole, e dove potevo mai andarle a prendere lì in zona quel che voleva? Allora decido di entrare in questa villa privata per trovare il pane e nutella in questa festa a cui Lei era evidentemente stata in precedenza.
La assicuro che sarei tornata a prenderla con la sua “merenda” di lì a breve, il più veloce possibile, non l’avrei mai più lasciata da sola come invece avevano fatto altre persone quella sera stessa.
Entro dalla porta principale e sentendo delle voci provenire da una scala a chiocciola che scendeva verso una tavernetta, saluto i pochi presenti e mi dirigo direttamente verso una dispensa in cerca del necessario. Purtroppo la nutella era finita e c’erano solo dei tramezzini con prosciutto e sottilette, pronti per essere tostati.
Chiedo un po’ in giro dove trovare altro pane, e non avendo ricevuto risposte soddisfacenti, continuo a cercare da me.
Poco più tardi, aprendo una vetrinetta, trovo un filoncino di pane, ma mi manca ancora la Nutella…
I toni scuri dell’ambiente della festa privata improvvisamente si schiariscono e vengono inondati da una forte luce…Mi sono appena svegliato!

Il primo pensiero che mi viene in mente è di preoccupazione: “E ora? Come farà Lei senza di me???”

Breve trattato di filosofia amorosa social (offline e online).

Premessa.
L’idea di questo post, me l’ha data un’amica che come me ha studiato comunicazione, e che oggi aveva scritto questo su facebook:

Immagine

Letto questo post, sono intervenuto una prima volta commentando: “Se dico la mia qui, sotto forma di commento, rischio di scrivere un saggio a riguardo…
Al che sia lei, che un’altra sua amica, mi hanno poi convinto nel farlo, e io di getto, ho buttato giù queste righe.

Per quanto mi riguarda, la conoscenza con una ragazza che
mi interessa, anche se già l’ho vista in amicizie in
comune su facebook, la faccio sempre dal vivo.
Se vedo un minimo di interesse, allora dopo un po’ di
volte che ci si è visti per caso, mando la richiesta
(sempre se non è la lei in questione a farlo per prima).
Ci si sente per chat, e magari ci si dà un appuntamento
senza impegno, del tipo: sai io stasera vado a sentire
questo gruppo in questo locale, magari ci si vede lì.
Così lei sa dove poterti trovare.
Via via che la conoscenza si approfondisce, ci si scambia
anche i numeri di telefono per chiamate, sms, whatsapp.

Questo credo che sia un modus operandi decente. (potete
pure smentirmi o criticare qualche passaggio).
Per quanto riguarda la questione dei like, c’è chi li
apprezza, e chi invece non li apprezza affatto.
Soprattutto se i like che metti, sono a link, o a status
che a te uomo, non interessano.
Alcuni li mettono per far vedere che sono presenti alla
lei di turno, altri per dimostrare il proprio interesse o
per concordare con le opinioni espresse da lei, senza
doversi impegnare a scrivere dei commenti sensati
inerenti l’argomento del giorno.

Personalmente, una volta feci l’errore di mettere una
ventina di like, vedendo le foto degli album di una
ragazza, e lei lo trovò esagerato. (le foto dei vari
album però erano 300-400 quindi a me non sembravano
tanti).
Da allora, ho cambiato: mi fermo ad un like ad una delle
foto recenti del profilo, anche se invece guardo tutto
l’album; commento invece quando effettivamente ho
un’opinione e una conoscenza decente del link o dello
status di cui si parla.

Note vocali su whatsapp (e facebook):
ogni tanto sono apprezzabili così tu, prima di
addormentarti, senti la voce di lei e sognerai qualcosa
di bello.
Fortunatamente non mi è mai capitato di flirtare con
ragazze che sfruttavano a piè sospinto le note vocali, un
paio di volte le note le ho inviate io per essere sicuro
che la lei di turno “leggesse” effettivamente quel che
avevo da dire.

Mettiamo inoltre una cosa in chiaro: per quel che mi
riguarda, io sarei più per la semplice chiamata a voce,
ma ho constatato che non sempre è apprezzata, anzi, viene
considerata parte di un livello successivo alla prima
fase di conoscenza.
Perché sono arrivato a scoprire anche questa cosa
nell’ultimo anno: i livelli di conoscenza/frequentazione.
1° livello: conoscenza
2° livello: frequentazione
3° livello: relazione vera e propria.
E io avevo sempre pensato che i primi due livelli fossero
la stessa cosa!

Le chiamate di interesse “come stai? dove sei? cosa fai?”
alcune ragazze la vedono come una vera e propria
intrusione nella propria sfera privata.
Poi, ho avuto a che fare con ragazze che apprezzavano un
sentirsi costante, quotidiano; ed altre ragazze che meno
ci si sentiva, più lo apprezzavano, perché per loro
voleva dire che “entrambi hanno una propria vita a sé
stante” invece che passare i giorni alla continua ricerca
dell’altro, sempre e comunque, anche se per poco, che sia
un incontro dal vivo di pochi minuti, o una conversazione
telefonica di 10-15 min, o una conversazione whatsapp.

Ricapitolando:
sì all’aiuto dei social, no alla sostituzione completa
dell’interazione dal vivo con i social.

download

Saluti e abbracci onirici.

abbraccio-1Si torna a parlare di sogni, questo l’ho fatto nella notte tra sabato e domenica, ed è solo la fine di un sogno ben più articolato ma, appunto, racconto solo la fine perché ben più vivida nei miei ricordi, e soprattutto perché non sognavo questa persona da mesi e mesi.

Non sapevo bene dov’eravamo, se alla fine di una festa di compleanno o di un matrimonio, so solo che, caso strano, come “bomboniere”/regalo agli ospiti venivano donate porte di calcio regolamentari (però erano leggere e pieghevoli, così da poterle portare sul cofano di un’automobile).
Mentre me ne sto andando dalla “festa”, incontro Lei con cui non mi frequentavo da tempo, da quando ormai si era messa con un altro ragazzo.
Stranamente mi viene incontro, e dice che voleva salutarmi perché sarebbe partita per un viaggio di 2 settimane (non so per dove, non so se di piacere o di lavoro).
Bacetti sulle guance di rito, poi però vedo che sulla parte sinistra del suo volto, c’è una specie di rivolo di sangue essiccato, o forse una leggera cicatrice.
Le scosto i capelli dalla fronte per vedere se si fosse ferita precedentemente, ma non trovo niente e Lei (che in quest’occasione
era senza occhiali come le prime volte che uscivamo assieme), mi dice di non preoccuparmi e nel farlo, mi abbraccia affettuosamente.
Io ricambio l’abbraccio, e mi sembra quasi come se tutti i casini che erano successi negli ultimi anni tra noi, non ci fossero mai stati. Era assurdo perché nel frattempo, c’era anche l’attuale ragazzo che la aspettava in un’auto parcheggiata lì nei pressi.
Alla fine parliamo pure di questa cosa, che ci eravamo mancati, e che sarebbe stato bello riprendere i rapporti.
Nel frattempo, i miei compagni di viaggio con cui ero in macchina, mi mettono fretta, quindi io e Lei ci salutiamo un’altra volta con baci sulle guance e un secondo e ultimo affettuoso abbraccio.

Più tardi mi sveglio, e non riesco minimamente a comprendere come Lei mi sia tornata in mente e in sogno, pur non avendola né vista, né pensata nelle ore e nei giorni precedenti a questa vicenda onirica. Mah!

Beneventano Medio 3: il bacio gay in villa comunale, e non solo…

SOTTOTITOLO: beneventana media questa (s)conosciuta.

Scorcio della Villa Comunale a Benevento.

Qualche giorno fa c’è stato questo increscioso episodio avvenuto nella villa comunale, e per “increscioso” non mi riferisco all’atto affettuoso tra i due ragazzi, quanto per la reazione avuta dal custode della villa comunale dinanzi a questo gesto romantico:
“Ragazzi mi raccomando… allora non avete capito? di qui passano i bambini, se non ve ne andate, chiamo i carabinieri!”
Una vicenda che ha avuto così tanto risalto da finire persino sulle pagine di testate online nazionali (come si può evincere dal primo link del post).
Qualche “cittadino” beneventano avrà persino pensato che fosse assurdo da parte di alcuni esponenti del consiglio comunale, aprire una attività di accertamento interna per riscontrare e verificare l’episodio di discriminazione omofoba.

Su facebook ho condiviso qualche decina di minuti fa l’articolo scritto da una mia amica che scrive su Bmagazine (giovane testata giornalistica online di Benevento); articolo al quale ho accompagnato il seguente commento:

Era da un po’ che avrei voluto dire la mia su questo argomento, scrivendone sul mio blog, ma colgo ora l’occasione per farlo qui, sfruttando l’articolo scritto dall’amica Annalisa.

Se c’è una cosa che si devono mettere in testa i beneventani, è che Benevento non è una città alla stregua di Salerno, Napoli o uscendone fuori Roma, Milano, Bologna, Firenze o Torino.

Benevento è un paesotto! 
Un paese un po’ più grande di altri che abbiamo nella provincia, dai quali si può differenziare giusto per la storia dei sanniti, romani e longobardi che ci hanno lasciato nel corso dei secoli.
Se per il beneventano medio (che si crede alla stregua di un cittadino moderno delle città/metropoli che ho su nominato), un gesto affettuoso effettuato da due ragazzi dello stesso sesso assume ancora connotati così assurdi, dove vogliamo andare?
Come ci si vuole equiparare a gente molto più moderna ed aperta mentalmente se i primi a non essere aperti mentalmente sono loro stessi?

MI rendo conto che sto per dilungarmi troppo, quindi continuerò poi sul mio blog a riguardo.
ABBASSO IL BENEVENTANO MEDIO E RETROGRADO MENTALMENTE!!!

E quindi, come già accennato un paio di righe prima, mi son reso conto che mi sarei necessariamente dilungato affrontando nuovamente il discorso sul beneventano medio, proseguendo quindi la scia dei precedenti post a riguardo (quello sul Silent Party è un’appendice, quindi questo qui, invece che Beneventano Medio 3, dovrebbe intitolarsi Beneventano Medio 3.5).
L’ambito che volevo affrontare era quello della conoscenza tra due persone al fine di un coinvolgimento amoroso…
Ne parlai tempo fa con l’amico Mazi Sarcotrafficante, che davanti alle mie storie passate sulla difficoltà nel conoscere una ragazza per una relazione, mi disse:
“Ma tu dovresti cambiare città! A Roma dove sono io, non ci sono tutti i problemi di cui mi racconti.”
Non è da poco che mi rendo conto (dopo aver avuto a che fare con la tipica mentalità aperta di gente colta conosciuta negli anni universitari) che in effetti è proprio così.
Qui se provo a conoscere una ragazza da zero, senza alcun aggancio, difficilmente mi andrà bene. E parlando con diverse coppie della mia città, o venendo a conoscenza della genesi della storia di altrui coppie (sì lo so, sono molto curioso e indiscreto…) mi sono reso conto che il più delle volte queste relazioni sono nate grazie all’aggancio di persone amiche di entrambi i soggetti coinvolti.
Lo trovo assurdo!
Addirittura tempo fa (un paio di anni) mi capitò di trovare su facebook, tra le “Persone che potresti conoscere” una ragazza che conoscevo da tempo di vista, e della quale non sapevo assolutamente niente.
Ne approfittai e iniziai a mandarle messaggi, spiegandole la situazione, e dopo poco diventammo “amici di facebook”.
Il problema si ebbe poi, quando dopo i miei numerosi tentativi di voler combinare un incontro, questa ragazza si mostrava sempre titubante.
Tempo qualche mese e la suddetta ragazza mi dice le seguenti cose in ordine cronologico:
A) ha conosciuto un altro tramite una sua amica;
B) ci sta uscendo e lui le piace;
C) lui interrompe la relazione per motivi di lavoro, lasciando la città;
D) lei viene a conoscenza che lui aveva già una precedente relazione con un’altra ragazza con la quale è andato poi a convivere.

Insomma, in tutto questo, uno venuto dal nulla, e favorito dalla conoscenza di un’amica della ragazza, ha fatto i suoi porci comodi (naturalmente la ragazza aveva anche una predilezione estetica verso il suddetto tizio…) e poi se ne è bellamente lavato le mani successivamente, lasciando in cattive condizioni sentimentali la ragazza che ha dovuto poi raccogliere i cocci della relazione.
Non era servito a niente quindi professarsi per quello che si è: un bravo ragazzo, intelligente, né brutto né bello (un tipo insomma…). No, senza conoscenza pregressa di qualcun altro che facesse da gancio, non c’era assolutamente storia.

E che vuoi dire poi a quelle ragazze con cui provi ad accennare un saluto, e senza manco starti a sentire ti rispondono: “Sono fidanzata!”
Questo non è capitato a me, ma ad alcuni amici miei che vivono a Roma e che erano scesi per le ferie a Benevento, ed erano rimasti interdetti dalla reazione piccata di queste ragazze alle quali avevano solo detto “Ciao, io sono XXX”.
Le tipiche ragazze beneventane che si credono chissà chi, e che magari come la classica rana che esce fuori dal pozzo, non si troverebbe a proprio agio davanti alla vastità dell’oceano che le si para davanti.

In questo caso quindi urge ricorrere ad un’ulteriore rettifica: questo post non avrebbe dovuto intitolarsi nemmeno Beneventano Medio 3.5, bensì Beneventana Media
(EDIT: l’ho appena messo come sottotitolo del post).

Conte, il Konte, con te, te.

antonio conteAnche se questo potrebbe sembrare un post calcistico (da titolo e da foto), non sarà così, …o per lo meno non lo sarà completamente.
Lo spunto parte dalla rescissione consensuale del contratto tra Antonio Conte e la Juventus. Come ho detto io (seguito poi da molti altri, pensiero comune quindi) è stato un fulmine a ciel sereno (qui il video delle sue prime parole).
Per quanto mi riguarda, a parte la tristezza per questa notizia, ne parlerò più concretamente in seguito, con maggiori informazioni a riguardo. Se mi mettessi a farlo ora, darei adito solo a supposizioni e ad illazioni.

Il Konte (ovvero io), si ritrova spiazzato da questa notizia, e dopo il (non)giorno buono di ieri (a questo proposito la mia squadra ha perso anche la prima partita del torneo di calcetto, quisquilie al momento, chiudendo quindi malamente questo infausto lunedì), non mi aspettavo una mazzata simile.
Per me è sempre difficile far finta di niente, non dire la mia, lasciar in sospeso le cose o lasciarmele scivolare via addosso.. Ah, precisazione! Ci riesco con facilità solo quando queste cose non le ritengo per me importanti.

Si parlava di addii, di rescissioni consensuali, di mazzate, di brutti periodi.
“Oooooohhhh!” – direbbe qualcuno che non sopporta queste menate – “Ma ti vuoi ripigliare o no?
Ed io infatti ti dò ragione, caro ed esimio qualcuno, ma non puoi biasimarmi se con la “freschezza” delle brutte nuove io non posso che deprimermi, abbassando di molto l’asticella della mia autostima.
Parlando di altri argomenti su whatsapp, mi è capitato oggi di sentirmi dire questa frase:
“Non dovresti sottovalutarti”
Vorrei tanto che frasi simili restassero impresse come promemoria dentro di me.
Ora come ora mi son ricordato di una conversazione che ebbi con un caro amico dell’università di Fisciano, con cui però non mi ci vedo da anni, ma col quale siamo rimasti in contatto tramite i nostri blog e facebook, il suo nome è Mazi.
Mazi è una delle poche persone che ho sempre ritenuto da prendere ad esempio ai tempi dell’università, era piacevole poter parlare con lui di ogni più disparato argomento del quale aveva il più delle volte sempre un pensiero, un’opinione, una critica.
Una persona che ho sempre stimato e che continuo a stimare tutt’ora.

Beh, un paio di anni fa, conoscendolo come persona intelligente, saggia e illuminata (ma al contempo è anche un cazzaro come pochi), mi rivolgo quindi a lui per dei consigli sulla mia disastrata vita sentimentale.
E lui mi senza tanti giri di parole, mi dice delle cose tra le più belle che un amico mi abbia mai detto.

“…no alby tu hai sempre avuto un solo difetto (e scusa se mi permetto): tu non hai proprio idea di che bella persona sei

“…non faccio complimenti. mai io descrivo solo, e te lo dico perchè l’ho sempre pensato ma non c’era bisogno di dirtelo, mo serve…
tu sei una persona creativa, piena di generosità e con valori che manco il Papa, una mosca bianca rarissima in un tempo di tronisti e bimbiminkia. 
non devi metterti in situazioni irraggiungibili o strane, perchè non ne hai bisogno affatto, tu te le fai capitare”

“…te lo spiego con una metafora:
quando uno beve, esiste un momento esatto quando sai perfettamente che se bevi di più esci ubriaco fradicio, non ci si ritrova ubriachi improvvisamente, out of the blue
ecco, tu devi semplicemente tirare il freno prima di schiantarti.
e non dirmi che non lo puoi fare.
scusa se mi permetto di dirti ste cose, ma non sopporto che una persona come te deve stare male per un rifiuto umano. tu devi prendere in mano la situazione e capire che è LEI ad aver perso una grande occasione.”

…tu pensa sempre che sei uno che vale. e indipendentemente da quello che dovesse pensare lei tu lo sei, davvero“.

Guardate le frasi che ho grassettato (N.d.A.: voglio mettere in chiaro che queste frasi e questa conversazione si riferiscono ad anni fa, e non al presente!!!), ebbene sono queste le frasi che devo cercare sempre di tenere a mente!!!
E invece io spesso me le dimentico.
Devo cercare di volermi più bene anche io, e non di suggerirlo solo alle altre persone.
Per troppo tempo sono stato altruista, ho pensato sempre prima al bene degli altri, e tutto questo perché ho sempre pensato di essere un egoista della peggior specie, e per controbilanciare questo mio egoismo, ho sempre cercato di fare diversamente.
Per rispetto alle altre persone ho accumulato tanti di quei rimpianti che non avete nemmeno idea, ed invece se non fossi stato così altruista, magari ora avrei invece una collezione di rimorsi.

Non voglio arrivare un giorno del futuro a pensare: “Perché non l’ho fatto?”
Vorrei pensare invece al contrario, magari poi ridendoci su: “Ma come mi è preso di farlo?”
Come molte persone a questo mondo, anche io spesso ho paura dell’ignoto, del futuro, di ciò che potrebbe essere, e per questo tendo magari a rovinare quello che è il presente, per queste mie paure.
Devo cercare di combattere questa mia tendenza. Cercando di godere di più del presente, o cercando di pensare con speranza e non con paura al futuro.
Il vivere giorno per giorno che ho attuato negli ultimi anni forse non è la cosa adatta. Devo cercare di trovare un giusto mix. Ma ancora non ci sono riuscito.

Se mi ritrovo a commettere degli errori non è quindi mai per cattiveria, ma è solo per paura. E dopo tutto quello che ho passato sono sempre un po’ restio a fidarmi della buonafede degli altri, visto che in passato mi sono sentito tradito dagli altri che hanno approfittato della mia buonafede.
Ma sento che sto divagando.
Stamattina andando a rileggere altre conversazioni di qualche mese fa, mi sono reso conto di aver sbagliato certi miei comportamenti. Devo riprendere a pensare un pochino di più a me stesso, e di meno agli altri, cercando di farmi influenzare il meno possibile e sperando che poi queste altre persone non si dimentichino di me, tenendomi ancora in conto nonostante tutte le difficoltà che potremmo incontrare.

Non voglio essere posto in un dimenticatoio, e nemmeno essere considerato una zona di passaggio, e infine, prima che le nostre strade possano dividersi ad un bivio, spero che prima di allora passino migliaia e migliaia di km.

Rocco Hunt… ma vedi un po’ dove te ne devi andare…

Il giovane rapper salernitano cantava mesi fa a Sanremo “E’ nu juorn’ bbuon’“.
Eh! Per te casomai caro Rocco (mi riferisco al solo titolo della canzone, lo so che il testo intende altro…)!

Piccola digressione:
non so perché, ma sarà la faccia da bravo ragazzo di Rocco Hunt, ma mi trovo spesso a chiamarlo Clementino, ovviamente confondendomi.
Ritorniamo a noi.
Su facebook avevo appena scritto:

 è meteoropatico
11 min · Possibile che come Tempesta degli X-Men io possa influenzare il tempo?

Cosa è successo oggi?
Beh, lasciamo stare che non vedrò la mia “scimmietta” preferita per un po’ di tempo perché se ne va in vacanza; lasciamo stare che nel frattempo si sta scatenando l’ira di Giove Pluvio (Santi Numi!); lasciamo stare che oggi inizierò un nuovo torneo di calcio a 5, e sebbene la rosa conti 12 elementi, molto probabilmente saremo 5 giocatori contati (fortuna che almeno il campo è al coperto, il PalaAdua a Rione Ferrovia).

Quello su cui voglio soffermarmi è l’immagine che è qui a fianco nel post.giffoniloungeexperience
Il Giffoni Lounge Experience.
Qualche tempo fa, su facebook lessi un link pubblicato da una mia docente del corso di organizzazione per eventi che seguì l’anno scorso in provincia di Salerno, andando poi a inizio aprile a fare un piccolo stage a Giffoni Valle Piana presso l’ufficio stampa del Giffoni Film Festival; fu una esperienza particolare, e speravo che sia io che le colleghe che fecero questo stage con me, saremmo poi andati nuovamente a Giffoni per i giorni del festival. Purtroppo non chiamarono nessuno di noi.

Stavo dicendo, questa mia docente aveva pubblicato un link nel quale cercavano un webmaster tirocinante per un nuovo progetto correlato al GFF: il Giffoni Lounge Experience.
Mando una mail, mi sento a telefono, e prendo appuntamento per sostenere un colloquio conoscitivo.
Arrivo in sede, faccio il colloquio, rivedo la mia docente dopo un po’ di tempo, e ci mettiamo d’accordo che avrei lavorato inizialmente da “remoto” come webmaster e che poi nei giorni a seguire, avrei partecipato ad una conference call su skype. Purtroppo non ho letto per tempo l’avviso per email della conference call, quindi non riuscii a parteciparvi.
Mi risentì con Angela, la mia docente, e mi disse che avevo sì sbagliato, ma che avrei dovuto prendere come abitudine quella di vedere la mail di mattina (e così ho sempre poi fatto).
Il tempo è passato, e stamattina leggo che mi è arrivata una mail dal GLE per una riunione da effettuare dalle 15 alle 17 di mercoledì 16 luglio.
Chiamo Angela e mi dice che quella mail che mi era arrivata era stata un errore: era arrivata a tutti quelli che avevano svolto un colloquio, e poi lei pensava che fossi io a dovermi rifare vivo (cosa che ho fatto poi solo oggi dopo la lettura della mail).
Mi spiega inoltre che il responsabile capo del progetto aveva preferito coinvolgere giusto un paio di ragazzi della zona di Salerno, che non avevano quindi problemi a stare lì sul posto, a differenza mia che almeno inizialmente, avrei dovuto lavorare da “remoto” e poi mi sarei trasferito a Giffoni Valle Piana per i giorni del festival, con vitto e alloggio a carico dell’organizzazione.

Lei si dispiace dell’errore e di come è andata (ci mancherebbe…) e mi dice che terrà conto del mio profilo per altri progetti futuri.
Magrissima consolazione.
Resta solo il fatto che oggi, caro Rocco Hunt, per me non è affatto “nu juorn bbuon’!

 

(This is the) Land of confusi… delusion

Sembra incredibile, assurdo, impossibile.
Eppure… eppure!

Chiamatelo karma, chiamatelo destino, chiamatelo fato.
Chiamatelo come vi pare, ma alla fine si tratta sempre di corsi e/o ricorsi storici.
“In amore vince chi fugge” e “gli stronzi hanno sempre la meglio sui bravi ragazzi”.
Possono bastare queste due semplici frasi per comprendere che la vita è sempre stata tutt’altro che foriera di gioie per la mia persona riguardo questo particolare campo sociale.

A questo punto credo proprio di essere sbagliato io.
Anche se alla fin fine non riesco mai a dare ragione alla mia parte razionale riguardo a questa situazione…
Eppure so di sbagliarmi, so di essere sbagliato, so che essere come sono io, nella società di oggi non può portarmi affatto alcuna situazione positiva.
Eppure non riesco a farne a meno!
Comportarmi da stronzo, o da pseudo tale non è affatto nelle mie corde.
Eppure sarebbe la migliore soluzione per me!

No, non è affatto contemplabile dalla mia persona.
E di ciò me ne dolgo.
Maledettamente!

E’ questa la terra della confusione in cui purtroppo mi aggiro, senza difese a parte l’arma del sarcasmo, dell’autoironia, del considerare ormai come tragicomico quello che è il sentiero che continuo a percorrere ostinatamente, nonostante numerose guide e/o cartelli lungo il percorso, mi dicono di procedere diversamente.
No, è più forte di me. Non ci riesco.
E continuo a vagare nella terra della confusione…
Ma siamo sicuri poi che questa è una terra della confusione?
Scosto i rami che coprono il cartello che delimita il territorio in cui sto vagabondando… “terra della delusione”.

Ah!

Ora forse qualcosa è più chiaro.
Eppure…
Eppure!
Eppure non riesco a cambiare le cose.

Mannaggia la miseria!
No!
Maledetto me!
Ma perché non riesco a far prevalere la mia parte maschile in tutto ciò?
Perché sono così “donna” riguardo le relazioni amorose?
Maledetto me!

Mi ripropongo sempre di comportarmi diversamente, ma (in)consciamente mi rendo conto che così facendo andrei contro quella che è (purtroppo…) la mia natura.

Destino avverso, karma beffardo, fato ingiusto.
Quand’è che il vento soffierà finalmente dalla mia parte?
Quand’è che la persona di turno con cui vorrei condividere una parte del mio percorso vitale (una parte, non tutta, mi accontento, eh!) concorderà con quelli che sono i miei pensieri, i miei interessi, i miei affetti?

Perché devo penare sempre così tanto?
Perché il passato deve in qualche modo aggiungersi nuovamente al presente, per farmi capire che così come sono, non riuscirò mai ad avere risultati nella mia vita?
Un passo avanti e uno indietro…
Un passo avanti e due indietro…
Un passo avanti e tre indietro…

Perché?
Perchè?
Perché?

Non riesco a trovare una ragione.
… o non voglio vederla?
Devo rassegnarmi?
Devo essere io ad adeguarmi forzatamente ed ogni volta alla situazione?

Vorrei sapere tanto dove sta scritto tutto ciò.
Vorrei saperlo così da potervi porre rimedio, cancellarlo con ogni mezzo possibile, e riscrivere il futuro a modo mio.
Così come finalmente sento di meritarmelo.

Una mia teoria è sempre stata:
“Non c’è nessuno al mondo completamente fortunato o sfortunato, a periodi fortuna e sfortuna si alternano sempre nella vita di un essere umano. Allora credo fermamente che se fino ad ora sono stato sempre sfortunato dal punto di vista sentimentale, in futuro sarà tutto il contrario”.

Peccato che a furia di pensare al futuro, questi arriva e diventa un presente quasi sempre molto simile a quello che è stato il passato.

MonkeyLoveSono le 5 di domenica 13 luglio, i pensieri che cerco di trascrivere qui sopra ancora non abbandonano la mia mente.
Mente? Siamo sicuri che si tratti di questo, e non di un altro organo vitale del corpo umano?

Ebbene sì, forse è proprio così.
Eppure… eppure, non riesco proprio a rassegnarmi.

 

Silent party e stampa silenziosa sì, siamo a Benevento.

Nella serata di sabato 5 luglio, qui a Benevento, e precisamente nel giardino del Morgana Music Club, si è avuto per la prima volta nella nostra città un particolare evento musicale: il Silent Party!

Purtroppo, sebbene ci sia stata una grossa affluenza (addirittura una quarantina di persona che ballava e andava a ritmo fino alle 4 di notte, orario in cui me ne sono andato), secondo me poche persone erano venute veramente a conoscenza dell’evento in sé.
A parte il passaparola effettuato da aficionados del Morgana come me; e l’evento su facebook linkato in apertura di post, resto convinto dell’idea che la stampa locale non abbia dato il giusto risalto al tutto.
Nel pomeriggio di ieri ho fatto una piccola ricerchina su google, e ho notato come nel “pre-evento”, erano stati pubblicati solo 4 articoli scritti in base al comunicato stampa che è stato inviato alle redazioni, e in alcuni casi incorporato dalle info prese dall’evento su facebook, verificate: Il Quaderno, Il Vaglio, Gazzetta di BeneventoBMagazine.
Per non parlare di OttoPagine, il giornale di proprietà del presidente del Benevento Calcio, Oreste Vigorito, che si è posto sin da subito come importante fonte di informazione di Sannio e Irpinia.
Beh, OttoPagine si è proprio sprecato nel dare risalto all’evento, relegando la cosa ad una semplice frase alla fine degli appuntamenti della sera a Benevento:
In serata al Morgana c’è il Silent Party, il primo party silenzioso mai realizzato a Benevento. 

Oh, vi siete sprecati cari colleghi di OttoPagine!
Dopo questa prima ricerchina, ne ho fatta un’altra per vedere in quanti dei suddetti giornali online avessero poi parlato del “post-evento”.
Ebbene cari lettori (sempre se qualcuno è riuscito ad arrivare fin qui a leggere…) ho trovato un solo articolo, su GazzettaBenevento.it persino con alcune immagini della serata (mi si intravede nella quarta).

Chiunque vi ha partecipato delle persone che conosco, ha detto che è stata una grande iniziativa; altre persone che erano poi risultate assenti e che avrebbero voluto esserci (tipo la “scimmietta” Serena) speravano in una seconda volta per potervi partecipare; e non dimentichiamo che con un Silent Party in pieno centro, si è avuto zero inquinamento acustico, non arrecando quindi alcun danno alla cittadinanza residente in zona, cosa che invece può capitare durante altri fine settimana, nei quali di solito già dopo mezzanotte e qualcosa, i locali devono abbassare o addirittura spegnere la musica.

Ora con chi me la voglio prendere? Ma col Beneventano Medio ovviamente (secondo link sul BM)!!!
In breve: il beneventano medio dice sempre che:
“A Benevento non c’è mai niente di nuovo e di interessante”
Ma il BM non fa neanche niente per non lamentarsi; il problema che esiste a Benevento è che quando accadono eventi particolari e nuovi come il Silent Party, questi non hanno quasi mai la giusta “sponsorizzazione”, quindi la gente resta nell’ignoranza e si lamenta della mancanza di nuove alternative.
I principali quotidiani (online e non) dovrebbero dare maggior risalto nella cronaca di questi eventi, e non limitandosi al solo comunicato stampa copi incollato.

Io nel mio piccolo cerco sempre di informarmi in merito ad eventi culturali e di puro divertimento che possono esserci nella mia città, e di conseguenza cerco anche di informare la mia rete di contatti affinché la particolare razza del BM possa estinguersi o almeno ridursi a meno esemplari possibili.

Fantacacchio, cronaca di un fantacalcista (s)fortunato.

Era da un po’ che non mi capitava di parlare di Fantacalcio qui sul blog, ma ora che è finito questo fantacampionato, vorrei dire brevemente la mia su una situazione spiacevole che mi è capitata, ma prima vorrei fare un excursus storico sulla mia storia col fantacalcio.

Mi appassionai a questo gioco nel lontano 1996-97, avevo 13 anni, eravamo poche persone e sebbene io conservi quasi tutto, non riesco a trovare o a ricordarmi cosa feci quell’anno. Mi pare fossimo solo in 4 a giocare all’inizio, poi coinvolgemmo altre persone.
Negli anni successivi pure giocai, ma non sempre consecutivamente.
Una volta mi ricordo di aver avuto in attacco (sarà stato in secondo o terzo superiore) Batistuta, Del Piero, Trezeguet, Bierhoff, Hubner e Ferrante (fantacalcio 2001-2002), ma eravamo sempre in pochi a giocare.

Un fantacalcio a cui sono molto legato fu quello svoltosi nel 2003-04, giocato con gli amici dell’allora Bar Capriccio. Quando c’erano i posticipi serali della domenica, ci incontravamo tutti lì, prenotavamo due tre tavolini e insieme seguivamo la partita, esaltandoci per un cross, deludendoci per un’ammonizione presa, o per un palo colpito. A seconda di ogni azione che faceva un nostro giocatore, il voto sul giornale, secondo noi, aumentava o diminuiva; e così facendo potevamo ipotizzare a grandi linee se avevamo vinto o perso quella giornata di fantacalcio.
Eravamo a 8 a giocare, io e Matteo Monero eravamo stati i fautori del fantacampionato, e ci eleggemmo a presidenti di Lega (all’epoca mi pare fossero Moggi e Galliani, perché è così che venivamo soprannominati dagli altri partecipanti)
Ricordo con piacere i nomi fantasiosi dati alle squadre; lo scambiarsi le formazioni per telefono a voce, oppure per sms, a volte se si frequentava la stessa classe o scuola, le formazioni arrivavano su fogliettini volanti, e io come presidente della fantalega dovevo raccogliere le formazioni di tutti per fare i calcoli e stilare la classifica di giornata.
Quel fantacalcio ricordo di averlo vinto grazie ad una signora formazione (fantacalcio 2003-04), schierata con un 3-4-3 con difensori goleador, buoni portieri, centrocampisti tiratori di punizioni e rigori e due tre bomber di sicuro affidamento. I colpi maggiori furono principalmente due: Amantino Mancini della Roma che all’epoca era schierato tra i difensori (preso a 1 miliardo), e Alberto Gilardino del Parma che presi a soli 3 miliardi.
Fino al mese di gennaio Gilardino era solo la riserva di Adriano, poi il brasiliano passò all’Inter e Gilardino in soli 6 mesi si scatenò mettendo a segno qualcosa come 20 reti.

Vinto quel fantacalcio, ripresi a giocarci dopo qualche anno, stagione 2005-06, ma sebbene fossi primo a gennaio con largo distacco sulle altre squadre, per dei casini vari organizzati dagli altri partecipanti, decisi di lasciare il campionato e di farmi ridare indietro la mia quota di partecipazione.
Nel 2007-08 ripresi a giocare con gli amici con cui uscivo all’epoca: Spaik, Renosteiger, Tokombo, Gianluca Orange Plonster, Nic Sboron. Mi pare fossimo solo in 6 allora. Comunque quel fantacalcio fu diviso in due sessioni, una la vinsi e nell’altra arrivai secondo, sempre se non ricordo male.

Per diversi anni, fino al 2011-12 non giocai più a fantacalcio. Quella stagione, con il contemporaneo avvento di Antonio Conte sulla panchina della Juventus, ripresi a giocare, non solo con gli amici della comitiva con cui uscivo, ma persino con dei ragazzi su Hattrick, facenti parte della federazione della Juventus.
Vinsi entrambi i fantacampionati, e con quello degli amici accumulai soldi (assieme a quelli dati dai regali di laurea), per togliermi un paio di sfizi: andare a Torino a vedere Juventus-Atalanta, l’ultima partita di Del Piero con la Juventus e festa scudetto, e un paio di settimane più tardi, mi feci un weekend (da giovedì a sabato) a Madrid, grazie alla vincita dell’altro fantacalcio, quello su Hattrick, nel quale c’era in palio un soggiorno gratuito in un appartamentino nel centro di Madrid. Pagai quindi solo le spese di viaggio, andai a trovare l’amico Domenico Rosso, compagno di università ormai trasferitosi da anni lì, e feci un po’ il turista solitario (partì da solo).

Quest’anno, dopo un anno di pausa, ho ripreso a fare il fantacalcio, coinvolgendo degli amici con cui spesso vado a giocare a calcetto, e un altro paio di vecchi amici con cui avevo ripreso contatti nell’ultimo anno.
E’ storia di oggi che domenica scorsa ho vinto il campionato con tre punti sul secondo in classifica, e contemporaneamente, due domeniche fa, ho vinto anche la Champions League (ovvero la nostra fantacoppa), aggiudicandomi quindi due premi su quattro a disposizioni: campionato a scontri diretti e champions league, gli altri due erano classifica generale e europa league (ma solo per quelli eliminati dalla champions), quindi in definitiva due premi su tre competizioni disputate.

Apriti cielo! Già in passato mi sono attirato ire o antipatie di manager fantacalcistici sulla base di aver più culo degli altri, ma quest’anno è successo veramente l’incredibile!
Prosegue tutto bene fino a un paio di giorni fa, quando ho scritto nel nostro gruppo segreto su facebook i verdetti delle competizioni e le cronache dell’ultima giornata.
L’ultimo in classifica caccia fuori la storia che ho imbrogliato, perché in quanto amministratore della lega su fantagazzetta, ho salvato la formazione in 4 occasioni (alla 4a giornata, alla 12a, alla 26a e alla 30a del nostro campionato) come amministratore.
In 3 di queste 4 volte, la formazione salvata è stata comunque inserita prima dell’inizio della prima partita della giornata (ovvero l’anticipo del sabato delle 18), in un caso, alla 26a giornata, ho salvato la formazione 4 minuti dopo l’inizio della prima partita disputata.

Proprio perché è tutto automatizzato e visibile, pensavo fosse una pignoleria far presente che non essendo riuscito a salvare la formazione per tutte le competizioni sullo smartphone, ho poi provveduto a farlo una volta tornato a casa; cancellando quindi il precedente salvataggio, e mettendo quello successivo, sempre di pochi minuti.
Purtroppo questa spiegazione di un errore fatto in buonafede, non è servita, e addirittura due partecipanti pretendono penalizzazioni di punti nei miei confronti. Persino il secondo in classifica ha paragonato la cosa come a togliere un campionato ad una squadra di serie A, perché in 4 partite ha battuto un fallo laterale qualche metro più avanti.

Vi basti sapere che io che ho sempre fatto di onestà, sincerità e chiarezza i miei valori fondamentali per vivere la mia vita, essere tacciato di aver imbrogliato, di aver aggirato le regole, per me equivale ad una grossa offesa!
Uno fa tanto per comportarsi da persona retta e poi viene a sentire di queste cose?
Talmente che ero adirato, ho preferito non continuare la conversazione su facebook, mi son vestito, ho preso la macchina, e me ne sono andato da solo a cinema a vedere The Amazing Spiderman 2 – Il potere di Electro. Ho persino spento per tre ore il cellulare perché non volevo essere minimamente disturbato, non pensare più alla brutta faccenda, e cercare di rilassarmi un po’.

Ora non so come andrà a finire, e pensare che mi ero pure ripromesso di elargire 50 euro del premio del fantacalcio per offrire una pizza e birra a tutti i partecipanti, così come feci due anni prima (anche se all’epoca pagai solo all’ultimo in classifica).