Sogni/segni di cambiamento? Inception mi fa un baffo.

Era da un po’ di tempo che non mi capitava di scrivere qui uno dei miei tanti sogni, ma se qualcuno di voi è già affezionato lettore di queste pagine virtuali, saprà che quelli che riporto qui sono sempre sogni particolari, quasi mai banali.
Nel caso di quello fatto stanotte, come spesso mi è capitato, c’erano diverse faccende e fatti il più delle volte neanche connessi tra loro, ma che si intrecciano senza alcun ordine tra loro. Difficile trovare il capo della matassa onirica, ma ci proverò; i numeri con cui sono segnati i fatti non è cronologico, ma è solo per rendermi conto quante cose diverse ho sognato. Inception mi fa un baffo.

1) Ero a casa di mia nonna materna, ora di colazione, e a parte me che ero rimasto suo ospite anche per la notte, c’è Lei con il suo attuale ragazzo. Sapendo i non buoni rapporti che ci sono tra noi, cerco di evitare un incontro che sia per andare in bagno, o per mettere lo zucchero nel latte.

2) Mi ritrovo in una valle sperduta, con un parcheggio in terra battuta dove sono presenti alcune automobili tra cui la mia Fiat Bravo. Il “parcheggio” è vicino ad un paesino/villaggio, abbarbicato sulla montagna vicino, un villaggio scavato nella roccia, quasi come i villaggi incas di Machu Picchu (non so se ho reso l’idea, cercate qualcosa su google, altrimenti che ci sta a fare?). La particolarità è che il “parcheggio” è coperto dal costone della montagna, come a riparare il tutto, e nella volta rocciosa su di esso, ci sono appese diverse cose, mantenute con diverse reti e corde. Non ricordo bene se erano tipo festoni, illuminazioni, o qualcos’altro, ma l’equilibrio era precario, e il tutto era mantenuto da un singolo nodo.
Non ricordo nemmeno che occasione c’era di preciso, so solo che poco prima di andarmene, inavvertitamente sciolgo questo nodo, e vedo ben presto davanti a me, sfilacciarsi tutte queste reti e corde, e la ragnatela creata ad arte da questa popolazione montana si sfalda cadendo inevitabilmente sulle macchine parcheggiate sotto.
Il caso vuole che la mia Bravo non era direttamente sotto questa rete, ma poco fuori dalla traiettoria, quindi non viene minimamente toccata dalla caduta di tutto ciò.
Sotto però resta l’auto dell’attuale ragazzo di Lei, con entrambi dentro. Io vedo il tutto, ma non me ne interesso, e me ne vado con l’auto, uscendo dal parcheggio.

3) Sono in una specie di piccolo canyon, terra rossa, un po’ di deserto, qualche cactus qua e là. Trovo un divano in pelle, di quelli vecchi tipo il divano de I Simpsons. Il canyon è come se fosse in un buco, un’insenatura, e non si può uscire direttamente a piedi, visto che era in alto, e non era nemmeno facile da scalare visto la parete ripida. Con me un paio di persone indistinte, non ricordo i loro volti, ma mi sembravano come rassegnati al loro destino, ovvero vivere o sopravvivere in questo angolo di mondo dimenticato da dio.
Prendo due cuscini da questo divano, per capirci, quelli dove ci si siede, però questi non erano voluminosi, ed erano molto leggeri, come se fossero cavi, pieni solo di aria.
Ne metto uno sotto ogni braccio, vado su una montagnola del deserto, quei piccoli rialzi rocciosi di neanche una decina di metri, e prendo lo slancio per prendere il volo, usando i cuscini come ali, membrane tipo quelle dei pipistrelli.
Preso lo slancio faccio un po’ di pratica sbattendo le “ali” improvvisate e planando per prendere confidenza con le correnti ascensionali calde di questo deserto.
Acquisita abbastanza altezza, saluto quel paio di persone lì presenti, e vado all’avventura, dicendo loro che sarei andato in cerca di qualcuno per aiutarli ad uscire da lì.
Riesco quindi a raggiungere il buco dal quale si poteva uscire e ritorno all’area aperta con un volo d’angelo, sorprendendo chi mi aveva visto uscire da lì.

4) Sembra che mi ritrovi nella valle di prima, quella del villaggio scavato nella parete della montagna. Lì c’è un locale o una discoteca. C’è gente che vorrebbe entrare, ma non ha l’invito, o abbastanza soldi per corrompere chi è all’ingresso. Assisto alle classiche scene di chi resta nel parcheggio o in fila fuori da una discoteca, facendo quindi conoscenza con chi era nella stessa situazione, e cercando di trovare una soluzione comune pur di riuscire ad entrare. Io dico a tutti questi che non vale la pena di restare lì fuori, in attesa di vivere un paio d’ore in una bolgia umana. Mi guardano straniti, non comprendono quel che dico. Alzo i tacchi e li lascio al loro destino.

5) Lo scenario cambia nuovamente, credo di essere fuori una sede Mediaset, ed è presto detto perché sia convinto di questo. Sono in una sala d’attesa, una specie di open space, in una struttura tutta in vetro, una specie di anticamera del palazzo. Mentre sono su uno dei divanetti, aspettando non so cosa o chi, dalla porta principale del palazzo, esce Barbara D’Urso, molto più giovanile di quanto non possa sembrare in televisione.
Si siede pure lei su uno dei divanetti vicino al mio, e caccia dalla borsa un cellulare, andando a controllare la propria attività virtuale (twitter, facebook, mail eccetera). Ad un certo punto la D’Urso trova difficoltà a vedere una cosa sul suo smartphone, e quindi mi chiede assistenza. Dapprima mi si siede accanto, poi vedendo in me una particolare competenza, pian piano dal bracciolo del divanetto, mi si siede sulle gambe, per farmi vedere meglio cosa cercava di fare sul suo cell.
E’ in questo frangente, quando sembra che ci sia addirittura qualcosa di più di una semplice conoscenza tra me e Barbara D’Urso, che entra in questo open space Lei, in cerca di non so cosa, informazioni o forse un ticket per il parcheggio fuori.
Trova quindi me con la D’Urso addosso, lì per lì ci resta di sasso, esce fuori, e dopo rientra con un sorriso del quale non riesco a comprenderne la natura precisa. Stranamente, mi rivolge la parola (non lo faceva da mesi) e sembra felice in superficie ma contemporaneamente è come se fosse gelosa nel profondo.
Vedendo che io non ero molto propenso al dialogo, soprattutto dopo che nel passato Lei aveva rifiutato i miei numerosi tentativi di riconciliazione o di quieto vivere alla presenza di altri, le rispondo acidamente.
Lei sembra accusare il colpo, e io rincaro la dose rinfacciandole che fino a quando mi aveva visto da solo, non mi aveva rivolto la parola, e invece appena mi vede con un’altra donna cambia immediatamente idea?
Stizzita Lei se ne esce di nuovo fuori sbattendo la porta di vetro.
Mi godo la mia piccola rivincita.

6) Sono in cerca della mia Fiat Bravo, ricordavo di averla parcheggiata nelle vicinanze ma non riesco a vederla ad occhio; ci sono tutte le automobili parcheggiate prima dove c’era anche la mia, ma è proprio la mia che manca. Mi è stata rubata? E’ stata sequestrata dalle forze dell’ordine per chissà quale motivo? Eppure non era né nelle strisce a pagamento, né in sosta vietata, né sulle strisce pedonali. Nessuno sembra sapere che fine abbia fatto…
Inizio a scervellarmi, cercando di ricordare cosa avevo fatto fino a quel momento, ma niente, nella mia mente appaiono solo frammenti di ricordi, volatili e fulminei e impossibili da carpire. Non riesco a capire come abbia fatto a non ritrovare la mia automobile, eppure è vecchia, disastrata, più vicina alla rottamazione che all’effettivo funzionamento, ma mi preme ritrovarla: al suo interno ci sono le mie due valigie e il mio zaino con tutti i miei documenti, soldi, e memorabilia.
Mi rassegno e mi incammino a piedi per strada. Non ricordo nemmeno qual è la destinazione, so solo che devo camminare.
Non so come riesco a capirlo ma mi ritrovo in una provincia francese, eppure non ci sono insegne e non ho incontrato persone che parlino francese, eppure ne ho la certezza.
Mentre cammino, ad una fermata dell’autobus reincontro due mie ex colleghe della triennale di scienzecom a Fisciano. Sono Donata e Flora, Donata ha in braccio un bebé, ma non so se sia maschio o femmina, e non so nemmeno se sia addirittura il suo.
Le chiamo, loro si girano, e si sorprendono di ritrovarmi lì, di rivederci dopo anni addirittura in una nazione che non è la nostra.
Mi dicono che stanno aspettando questa corriera, ma che non accenna a venire. Io dico loro che ho perso la mia Fiat Bravo. Flora mi dice che ne aveva vista una nel parcheggio di una concessionaria lì vicino.
Ritrovo un barlume di speranza, mi faccio raggiante in volto, le ringrazio e corro verso questa concessionaria indicatami.
Arrivo a destinazione, giro nel parcheggio antistante la concessionaria, ma non riesco a trovare la mia Bravo. Sto quasi per rassegnarmi, quando penso che forse potrebbe essere anche all’interno di uno dei saloni.
Entro dentro, e mi ritrovo gli impiegati di questa concessionaria. Non conosco che qualche parola di francese, e non so coniugare che poche frasi che non servono assolutamente al mio scopo. Accenno un misto di inglese e italiano, cercando qualcuno che sappia parlare almeno uno dei due idiomi che conosco meglio.
Si fa avanti un tizio col capello lungo leccato, indossa giacca, cravatta e pantalone blu, e mi ricordo che aveva anche un baffetto quasi alla Salvador Dalì. Pensando che fossi in difficoltà, e lo ero, mi rincuora e decide di darmi una mano, e in più mi dà anche una 10 euro, visto che ero rimasto senza soldi.
In un buon italiano l’impiegato della concessionaria mi dice che hanno sì una Fiat Bravo, gli era stata loro portata dai vigili urbani del luogo, e loro tenendo conto del fatto che era una vecchia macchina straniera (anche se alla fin dei conti è solo del 1996) l’avevano messa in esposizione in uno dei saloni della concessionaria, come se fosse una vera e propria opera, un pezzo da esposizione.
Finalmente la ritrovo, è proprio la mia auto, la targa corrisponde, e vedo il pupazzo del polpo Momo davanti e quello di Homer Simpson dietro. Nel bagagliaio ci sono tutte le mie cose, compreso il mio portafoglio nello zaino. Lo apro e ritrovo tutto: documenti e 250-300 euro che mi servivano per la mia vacanza.
Restituisco la 10 euro all’impiegato col baffetto, e riprendo le mie valigie.
Tutto felice decido di lasciare loro la Bravo, ma mi sarei ripreso i miei effetti personali al suo interno, come i pupazzi, libretto di circolazione, ed altre cose.
Ringrazio ancora tutto il personale della concessionaria e me ne vado.

7) Sono in un labirinto, un dungeon, ci sono statue enormi tipo draghi o gargoyles all’ingresso di ogni grotta. Botole, passaggi segreti, stanze che si muovono dopo ogni mio attraversamento. Non riesco a trovare una via d’uscita. Vago all’interno di questo sotterraneo labirintico per non so quanto tempo, ma alla fine riesco a sbucare in un maniero, un villone.

8 ) In questo villone è in corso una specie di asta di beneficenza, una maratona Telethon o roba simile. In ogni enorme stanzone c’è qualcosa per cui si cerca di vendere oggetti o competenze. C’è un sacco di gente tra persone sconosciute e amici vari, alcuni di questi amici gestiscono chi un mercatino delle pulci, chi tiene un corso di chitarra per principianti, chi lavora in una pizzeria con un forno tipo catena di montaggio automatica in cui si inseriscono gli ingredienti e alla fine del processo bisogna solo prendere con un piatto la pizza che esce da questo forno.
Non mi è ben chiara la causa per cui tutti questi amici in questo villone si affannano a racimolare soldi dalla gente che è lì di passaggio.
Cammino per le stanze, e trovo anche Lei col ragazzo. Lei mi nota ma fa finta di non avermi notato, continuando a fare “public relations” con le persone.
Cambio stanza e mi ritrovo in una specie di atrio con una televisione gigante e un divano sul quale altre persone stanno vedendo una VHS di qualche vecchio film.
Per un po’ mi siedo con loro, ma non riesco a capire di quale film si tratti, il nastro della VHS è rovinato, e sono più le immagini distorte che quelle effettivamente comprensibili.
Mi rendo conto di essere l’unico ad avere di questi problemi, le altre persone sul divano riescono a seguire tranquillamente il film.
Mi alzo dal divano e continuo a vagare per il villone.

Il sogno, o per meglio dire la serie di sogni fatta questa notte si ferma qui. Non ricordo nient’altro, e una volta sveglio riesco a comprendere anche perché ho sognato alcune di queste cose, e mi dispiace di non avere sognato altre cose o persone ben più piacevoli.

Prima di andare a dormire ieri sera, su youtube mi era capitato di vedere tra i video correlati un video di Barbara D’Urso sull’autodifesa per le donne. In televisione, sempre ieri sera su canale 5 hanno trasmesso il film francese “Giù al Nord”.
Su facebook, mi era capitato di andare sul profilo di Lei, e avevo notato che ora alla dicitura Impegnata, c’era Impegnata con… dando quindi un’ufficialità alla relazione, dopo un anno e mezzo dall’inizio della stessa, con relativa foto della coppia come immagine profilo di Lei.

Tutte le altre cose sognate non so a cosa possano riferirsi.

DuemilaCredici…lo spero vivamente

Avevo intenzione da tempo di fare un sunto, un riepilogo di questo anno che si sta appena concludendo, e questa è l’occasione perfetta, a pochi minuti dallo scoccare della mezzanotte. Volevo darmi una mano con l’archivio del blog, ma nell’ultimo anno ho veramente scritto poco, quindi la memoria va a ramengo. Posso solo dire che per quanto riguarda l’anno “accademico” (come mi piace definirlo quando settiamo l’inizio a settembre e la fine a giugno/luglio, in concomitanza con l’inizio e la fine di scuole e università) è stato un continuo rimandare la stesura della tesi della mia specialistica. Fino a quando verso febbraio ho deciso di chiudere definitivamente la questione. Di gennaio ricordo solo la solita influenza post capodanno da smaltire, e l’entrata nel novero dei clienti del fraterno amico ottico Rob a.k.a. DJ Masso.
A febbraio oltre un san Valentino passato in famiglia (una bella pizzata), ricorderò l’assurda (e storica) nevicata che bloccò la città di BN per alcuni giorni. Fu un’impresa arrivare da casa mia a casa del Makkione per svolgere l’asta di riparazione del fantacalcio. Impresa poi sprecata visto che la giornata successiva saltò per innumerevoli partite di serie A rinviate.
A fine marzo ho consegnato tutto il materiale per la tesi all’ufficio lauree dell’UNISOB, dopo un tour de force di quasi tre settimane per la stesura della suddetta tesi.
Aprile dolce dormire? Mi sarebbe piaciuto, ma come previsto mi sono laureato il 26 aprile con un inaspettato 110 e lode, e domenica 29 ho festeggiato sia laurea che compleanno con amici e parenti. Fu veramente un bel fine settimana, weekend in cui partecipai anche come aiuto regista per le riprese di questo video (sono nei credits finali).
Ormai a spasso, a metà maggio, con buona parte dei soldi ricevuti come regalo di laurea me ne sono andato a Torino, per una trasferta sfiancante al fine di vedere l’ultima di campionato della Juventus, l’ultima partita di Del Piero lì a Torino, e infine la festa scudetto per la vittoria in campionato. Compagno di viaggio: Christian “Spawn”. Ricordo del viaggio: la maglietta originale e personalizzata “numero 5 De Toma”.
Non contento della trasferta a Torino, a giugno mi organizzo un viaggetto in quel di Madrid, contando sulla vittoria di un fantacalcio che come premio dava appunto un soggiorno di tre giorni a Madrid.
Ottima sistemazione nel centro di Madrid, ma dato il periodo, purtroppo non trovai compagni di viaggio. Per la prima volta nella mia vita affrontai un viaggio in aereo da solo. Paura e preoccupazione all’andata, tranquillità e scioltezza al ritorno. A farmi compagnia in quel breve periodo fu il vecchio compagno di corsi Domenico Rosso, che aveva trovato lavoro e moglie (brasiliana però) lì a Madrid.
Intanto erano iniziati i campionati europei di calcio, e l’Italia si era qualificata per il turno successivo, quarti semifinale e finale a luglio (se ben ricordo), e tutte queste partite viste a casa mia per scaramanzia; familiari e amici più stretti. Purtroppo l’Italia perse malamente 4-0 in finale contro la Spagna…
Sempre nel mese di luglio, ricordo una breve giornata di mare con gli amici e il matrimonio di una coppia di amici a cui voglio molto bene: Egiuann (Ag1) e Giusy.
In quel periodo iniziarono per me anche i primi problemi sentimentali…
Sempre a luglio, ebbi la notizia che avrei svolto attività di stage presso l’ArTelesia Festival: un periodo di quasi due settimane a Telese per l’organizzazione di questo evento a inizio agosto.
Fu molto stancante, ma altrettanto soddisfacente, e in quei giorni pensai anche che finalmente la mia vita sentimentale avrebbe visto il suo primo (e forse ultimo) lieto fine: lasciata perdere una ragazza di 20 anni conosciuta a giugno, mi concentrai sul mio amore di sempre che nel contempo aveva chiuso la sua lunga storia.
Mi feci avanti, e fui malamente rifiutato; Lei chiuse anche la nostra lunga storia di amicizia (quasi decennale) e caddi in depressione. Passammo assieme ferragosto, e a fine mese Vinestate a Torrecuso; pensai che forse potevano esserci ancora dei margini per ristabilire tutto come prima, ma mi sbagliavo.
In un certo senso fu una fortuna ritrovarmi impegnato a settembre per un altro stage, questa volta a Benevento Città Spettacolo; ma professionalmente parlando fu una delusione, di positivo ci fu solo il fatto che avevo accesso gratis a tutti gli eventi del programma, e la conoscenza con nuove persone.
A metà settembre ci fu un riavvicinamento con Lei: pensavo che le cose per noi potessero quindi migliorare, ma il tutto durò solo due settimane: lei conobbe un altro, ovvero il “battilocchio” e io fui presto accantonato. O meglio, decisi io di farmi da parte perché non potevo sopportare questa nuova situazione.
Mi ritrovai quindi nel mese di ottobre, a dover ricostruire tutto il mio mondo da capo: non potevo più uscire col vecchio gruppo di amici perché rischiavo di incontrarla, e quindi approfondì le conoscenze con tutte quelle persone con cui prima mi scambiavo un semplice saluto. Persi inoltre peso: mangiavo poco, dormivo altrettanto poco, e in compenso facevo molta più attività fisica, tra lunghe camminate per muovermi da casa al centro per andare in redazione (di Sanniosport) e tante partite a calcetto, in cui davo sfogo a tutta la mia rabbia per questa situazione. Inoltre la mia richiesta per frequentare un corso della regione campania come manager di eventi non era andata a buon fine: idoneo ma non beneficiario del voucher gratuito per il corso, per mancanza di fondi.
Anche il copione di novembre rispecchiò quello di ottobre, e pian piano la depressione e la tristezza lasciarono spazio alla rabbia e al nervosismo. L’insonnia data dallo stress e dai pensieri per la mia situazione amorosa prestò andò scemando e dalle consuete 3-4 ore di sonno, tornai alla quasi normalità, se non fosse che il mio bioritmo mi aveva costretto a prendere sonno non prima delle 4-5 di notte, per poi svegliarmi verso mezzogiorno. Unica nota positiva di questi ultimi tempi: la nascita del cartaceo di Sannio Sport.it.
A dicembre con le prime avvisaglie delle feste natalizie, mi rattristai un altro po’, sapendo che comunque non avrei passato le feste con i miei amici più cari, per un motivo dovuto a loro, o per i miei soliti motivi di non incontrare Lei.
Complici anche le tante chiacchiere sulla “presunta fine del mondo” mi feci un esame di coscienza, e da persona adulta e civile decisi di intraprendere un riavvicinamento verso di Lei, almeno per un quieto vivere in questi giorni di festa. Le regalai un libro che sapevo poteva piacerle, un regalo di compleanno che volevo riciclare come regalo di Natale, assieme ad una dichiarazione alla Love actually, ma andò tutto male: il regalo mi fu restituito e i miei auguri per le feste non furono accettati.
Decisi quindi di lasciar perdere definitivamente lo stare male per una persona a cui ho dato solo del bene, e dalla quale ho ricevuto solo male.
Perché precludermi le amicizie degli altri, per evitare Lei? Se non era Lei a farmi terra bruciata attorno, perché dovevo farlo da me? Basta con tutto ciò! Basta con l’atteggiamento infantile “se c’è Lei allora io non vengo”. Non sono io a dovermi fare di questi problemi: deve essere Lei a farseli!
Ecco perché il mio proposito per il nuovo anno è quello di tornare felice.

In definitiva è stato un 2012 da incorniciare fino a fine giugno inizio luglio. Da metà luglio in poi è stato solo da dimenticare. Sono però pronto ad altri 6 mesi di merda come gli ultimi del 2012, a patto che i successivi 6 siano finalmente per me pregni di felicità e soddisfazioni sia in campo professionale che sentimentale.
Come ogni anno vi lascio con “Crap Kraft Dinner” degli Hot Chip.

La sorpresa inaspettata dopo il ritorno da un lungo viaggio.

Ero stato via da casa per un anno o due, in giro per il mondo: Sudafrica, India, Australia, Stati Uniti. Un giro del globo sulle stile di Into the wild: passando canyon, attraversando foreste, camminando per lunghe distese aride, eccetera eccetera.
Stranamente avevo anche chi mi ostacolava, come se fosse un gioco di ruolo, e come un videogioco, avevo dei checkpoint dove arrivare e poter salvare il cammino fatto fino ad allora.

Dopo un lungo peregrinare riesco a tornare a casa, in Italia, anche se il luogo dove mi trovavo non mi ricordava affatto Benevento. In tutto questo tempo erano poche le persone con cui ero rimasto in contatto, e mi trovavo in una villa con tutti i comfort, e tante stanze, con tante altre persone che avevo conosciuto durante il mio viaggio, o che avevo conosciuto lì per lì.

Appena posato lo zaino, ed essermi messo a mio agio, chiedo a chi di dovere chi ci fosse che conoscevo già da tempo. Mi viene risposto che c’era “Lei”, l’ultimo amore della mia vita. Chiedo di cosa avesse parlato fino a poco prima della mia venuta, e mi viene risposto che aveva discusso sulle sue ultime relazioni, e sulle tante complicazioni che aveva avuto sino ad allora, nominando poi a più riprese un certo “il Conte”.
Gli occhi mi si illuminano: quello era uno dei miei tanti soprannomi che mi erano stati affibbiati. Incredibile pensare che a distanza di anni ero stato così importante per “Lei” nonostante tutti i casini che ci erano stati tra noi.

Senza proferire alcunché faccio un cenno di intesa al mio interlocutore e vado nella zona piscina della villa, andandomi a coricare su un bel cuscinone a poca distanza dal bordo piscina, e mi ritrovo a chiacchierare dei miei viaggi con una ragazza che avevo conosciuto qualche giorno prima.

Tutto ad un tratto, mentre ero ancora con lo sguardo fisso verso l’alto, vedo arrivare “lei”, in costume che mi sovrasta da sopra, accenna il suo classico sorriso a bocca chiusa, quel suo sorriso che non è naturale come quello suo solito stile “signorina Colgate”, un sorriso che ti fa capire che “mi fa piacere vederti, ma sono ancora un po’ imbarazzata“.

Sapevo che c’era anche “lei” lì, e lei sapeva che c’ero anche io. Un incontro che magari aspettavamo entrambi da tempo, ma io non mi mostro sorpreso nel vederla, anzi le parlo come se non ci fossimo visti dal giorno prima: “Ue ciao, come stai? Fatti salutare…
Lei ricambia il saluto e si china verso di me per darmi un bacio sulla guancia, io mi alzo verso di lei per dimezzare la poca distanza che ci divide, e nessuno dei due china la testa dall’altro lato per farsi baciare sulla guancia: entrambi andiamo dritti e il risultato che esce è un bacio a stampo sulle labbra.

Il tutto non dura neanche due secondi, io poi mi appoggio sui gomiti e lei si china in ginocchio affianco a me. Entrambi restiamo sorpresi da questo breve contatto tra di noi, dopo tanto tempo, e facciamo finta come se non fosse mai avvenuto, continuando ad aggiornarci su quel che avevamo fatto sino ad allora.

Volver in Italia…

Tornato a casa dopo la cena da Domenico, era passata ormai l’una, e ho pensato di cambiare totalmente i miei piani iniziali per il ritorno: visto che la metro avrebbe finito le proprie corse verso le 2 in punto, ho pensato che magari ce l’avrei fatta in tempo per arrivare all’aeroporto prendendo solo la metro, e poi aspettare l’ora di imbarco stesso lì.

Purtroppo mi sono mosso un po’ in ritardo, e sono riuscito a prendere le prime due linee (da Tirso de Molina, vicino casa mia, fino a Tribunal; e da Tribunal a Nuevos Ministerios), e non la terza, la più importante, da Nuevos Ministerios all’aeroporto di Madrid-Barajas.

Erano quasi le 2, e a nulla era valsa la corsa verso la metro che ormai aveva già chiuso i battenti. Davanti a me, nella mia stessa identica situazione, c’erano altri 7 italiani tra ragazzi e ragazze.
L’unica soluzione per tutti noi era di prendere un taxi collettivo fino all’aeroporto, e così abbiam fatto, pagando poi soli 6 euro a testa. Da solo avrei pagato quasi 30 euro!
Arrivati quindi verso le 2e30-3 meno qualcosa, ho fatto amicizia con questi ragazzi scoprendo poi che alcuni di loro venivano da Chivasso (provincia di Torino) ed altri da Milano.
Il loro aereo diretto a Bergamo-Orio al serio partiva alle 6, il mio alle 6e30 per Roma, entrambi voli Ryanair.

Abbiamo passato un po’ di tempo ad un bar fuori dall’accettazione, e poi dopo una mezz’oretta ci siamo decisi di entrare nella zona duty free, dopo aver effettuato le operazioni di perquisizione delle valigie e di passaggio sotto il metal detector. Tutto questo perché all’interno di quella zona c’erano serie da 3 di sediolini su cui ci si poteva allungare e sonnecchiare un po’. Dopo aver scritto un po’ per il blog, e aver preso un’aranciata al distributore, anche io mi son fatto una piccola siesta fino a poco prima delle 5, quando hanno iniziato ad aprire i primi negozi nella zona duty free.
I ragazzi sono andati a fare colazione al bar (prezzi assurdi anche qui: un succo d’arancia 4 euro!) mentre io aspettavo seduto al di fuori per poi percorrere assieme la strada che ci divideva dai rispettivi gate.

Salutata anche quest’altra compagnia italiana, mi son diretto poi per l’imbarco per il mio volo. E questa volta non ci sono stati problemi col check in, visto che una delle prime cose fatte in compagnia di Domenico era stata appunto la stampa del “fottuto” check in online, tutto per evitare di pagare nuovamente 60 ingiusti euro.

Il viaggio di ritorno con l’aereo è filato tutto liscio, addirittura dal gate siamo entrati direttamente dentro il velivolo. Ho trovato posto affianco ad una ragazza e avevamo il posto libero in mezzo per poter appoggiare le cose, e infine ho trovato posto alla mia valigia proprio sopra di me. Arrivati a Roma, ho preso il pulmann Schiaffini (thanks to Mara per la dritta) per arrivare a Termini, e da lì ho preso la Metro B per Tiburtina; ma proprio qui sono giunti i problemi nel ritorno.

In pratica a Roma hanno inaugurato da nemmeno due settimane una nuova tratta della metro, per cui la linea B diretta a Rebibbia (capolinea) devia verso un altro capolinea (COnta d’oro), e i treni si alternano tra loro, Ebbene ho preso quello per la nuova linea, e accortomi dell’errore sono sceso alla fermata dopo. Come me almeno un’altra ventina di persone ha accusato lo stesso disagio perché all’oscuro della novità.
La metro successiva è arrivata quasi mezz’ora più tardi, rischiando di farmi perdere il pulman Marozzi per Benevento che partiva alle 11 precise. Una corsa dalla stazione della metro a Tiburtina, sempre con valigia in mano, e son riuscito ad arrivare 5 minuti prima della partenza.

E pensare che a Madrid, tutte le metro e tutti gli autobus sono annunciati sia visivamente che a voce, e non solo! Visivamente vengono annunciate anche le corse immediatamente successive.
Esempio: il treno sta arrivando in stazione tra 4 min, prossima corsa tra 11 minuti.
Dicono che la Spagna sia inguaiata come o peggio dell’Italia, ma quanto a civiltà ci battono 10 a zero! (cit.)

Il Bernabeu e la cena italo-spagnola-brasiliana.

La mattinata dell’ultimo giorno a Madrid ho deciso di dedicarla alla visita di uno dei templi del calcio mondiale: l’Estadio Santiago Bernabeu, casa del Real Madrid.
Maestosa la vista dello stadio, appena usciti dalla metropolitana, una struttura costruita in un quartiere residenziale, anche se ben stanziato da larghe vie intorno.
Arrivato alla biglietteria, ho notato che il gruppetto davanti a me, composti da padri di famiglia e figli a seguito (senza mamme) era italiano con inflessione toscana.
Avevo già intenzione di seguire il tour libero (16 euro), anche perché quello guidato era solo in inglese e in spagnolo (22 euro), e visto che il giorno prima avevo avuto qualche difficoltà a seguire un madrelingua inglese, ho soprasseduto.
Ho subito chiesto ai signori toscani se potessi unirmi a loro, anche perché ero solo, e avrei avuto bisogno di qualcuno che ogni tanto mi scattasse qualche foto (oltre che a scambiare un po’ di battute).
Molto tranquillamente i toscani mi hanno accettato tra loro, dicendomi poi di essere di Viareggio, al che io ho subito detto loro di essere di Benevento. Un paio di loro tra l’altro erano anche stati a Benevento ultimament per il 2-2 dell’anno scorso e del 5-1 di quest’anno, sonora sconfitta poi vendicata al ritorno con un 2-1 per il Viareggio che ha impedito ai sanniti di giungere ai playoff, ma questa è un’altra storia.

All’interno del Bernabeu erano in corso alcuni lavori di ristrutturazione, sia sul manto erboso, che sugli spalti, ma solo in minima parte, per il resto lo stadio era sempre lo stesso. Un piccolo imprevisto è giunto dopo le foto fatte sul campo di gioco, quando si è esaurita la batteria della mia fotocamera, e ho dovuto saltare video e/o foto per gli spogliatoi e per la sala stampa. In quest’ultimo caso ho cercato di provvedere con il cellulare, con risultati però pessimi o mediocri, a voler essere generosi.

Dopo la sala stampa, come ultima tappa del tour, c’era lo store del Real Madrid.
Altre tappe intermedie: la foto con la coppa campioni (10 euro in più da sborsare) e la foto photoshoppata, a fianco ad uno dei giocatori madridisti.
Usciti fuori dallo store senza comprare alcunché (prezzi proibitivi anche qui, ed ora capisco perché la Liga spagnola ha ben 5 miliardi di euro di debito…) saluto parte del gruppo viareggino e ritorno verso casa.
Piccola curiosità: uno di questi signori è amico intimo del dottore della Roma, Michele, che ha rifiutato le offerte del Manchester united a più riprese.

Sulla strada di casa, sulla metro, mi sono poi ricordato che vicino il Bernabeu potevo andare ad ammirare le Torri Kio, particolari torri gemelle oblique di Madrid.
Peccato, ma d’altronde non posso mica vedere tutti i monumenti e luoghi caratteristici di Madrid in soli 3 giorni???
E poi la prossima volta che torno cosa vado a guardare?

Nel pomeriggio mi riposo un’oretta e mezza – due ore, poi scendo nuovamente prima in cerca di alcuni souvenir e cartoline, e poi in cerca di qualcosa da portare da bere a casa di Domenico. Verso le 19 torno a casa per farmi la doccia, sistemare l’appartamento, e preparare le prime cose in valigia.
Sono quasi le 20, e sono un po’ in ritardo sulla tabella di marcia. Decido di farmela a piedi per poter ammirare la vista sul Puente de Toledo, e un altro scorcio di Madrid, invece di prendere la metro e non vedere un tubo. La scelta è ottima da un punto di vista, ma pessima da un altro, visto che sebbene fossero le 20e30 passate, c’erano ancora 34 gradi, e la strada verso casa di Domenico era più lunga di quanto mi aspettassi.

Arrivo quasi disidratato da Domenico, mi riceve in t-shirt e pantaloncini perché stavano finendo di pulire casa e di sistemare le ultime cose, in un certo senso ho fatto bene a presentarmi con qualche decina di minuti di ritardo, anche perché Domenico mi ha assicurato che avrebbe messo a pulire anche me. Ehehehe!

Ci mettiamo in soggiorno per l’inizio della partita e beviamo un paio di bei bicchieroni d’acqua. Piccolo fun fact: non bevevo acqua dalla mia partenza dall’Italia, in questi giorni ho ingurgitato solo cerveza, coca cola, e vino tinto.
Continuando a parlare di roba da bere, ho anche consegnato il mio presente al padrone di casa: due bottiglie di sidro di mela.
La scelta era ricaduta sul sidro anche perché nella mia mente mi ero costruito la storia che Domenico ne andasse ghiotto. Messe in congelatore le bottiglie, arriva ad accogliermi anche la moglie di Domenico, Maria.
Piccolo equivoco sulla direzione dei baci da dare sulla guancia: io sono partito come mio solito da destra, ma Domenico mi ha assicurato che in Spagna si parte da sinistra, cosa che avviene anche in altre parti d’Europa, forse siamo solo noi italiani che ci distinguiamo in proposito.

Finito di vedere il primo tempo, accompagno Domenico e Maria in cucina, e mentre loro preparano la cena, continuiamo a chiacchierare tra noi.
Nel frattempo il secondo tempo della partita è già iniziato da un po’, e dopo aver concluso i preparativi della cena, ci riposizioniamo in soggiorno.
Domenico ha preparato delle bruschette, mentre Maria che è brasiliana, ha preparato un piatto tipico delle sue parti: l’Empadao (spero di averlo scritto bene). Devo dire la verità, l’Empadao mi è piaciuto assai, ma molto eh! Tant’è che non ho fatto il bis, ma il tris.
In pratica è come se fosse una torta salata, e dal gusto mi ricordava vagamente gli involtini primavera cinesi.
Ad innaffiare il tutto, dopo una cerveza a testa, abbiamo aperto le due bottiglie di sidro.

La partita nel frattempo era finita, tra un po’ di insalata, cetriolini e carciofi, e qualche “shottino” di gazpacho, abbiamo rimembiato i vecchi tempi dell’università di fisciano, e abbiamo provato vanamente a cercare testimonianza nelle foto del matrimonio di Domenico, del mitico Cumpà Gennà, che proprio quel giorno era a festeggiare un altro matrimonio nella sala accanto.

Visto che la suddetta foto non siamo riusciti a trovarla, ci siamo visti allora gli album di fisciano che avevo pubblicato anni fa su facebook, e le foto e i video che ho fatto in questi giorni a Madrid. La mezzanotte era ormai passata, e quindi ho deciso di ritornare verso casa. Domenico e Maria mi hanno poi accompagnato fino alla fermata della metro raccomandandomi quale percorso seguire per arrivare poi all’aeroporto per il volo di ritorno, e di fare buon viaggio.

Ci siamo ripromessi di non rivederci nuovamente dopo 6 anni, ma di far passare un anno al massimo, per poi tornare a Madrid magari con Cumpà Marco e Cumpà Gennà.
Riuscirò a mantenere la promessa???

Madrid 24h su 24h: Ben Chang dove sei?

Oggi la sveglia era alle 9, però mi sono alzato dal letto più tardi, mentre sono a letto prendo il portatile e cerco di organizzarmi la giornata. Nei miei appunti di Word presi da Zingarate.com, trovo la possibilità di seguire un tour guidato e gratuito per il centro di Madrid, tour che tocca diversi monumenti e luoghi caratteristici.
Decido di iscrivermi anche perché iniziava vicino casa: appuntamento alle 13 a Plaza Mayor, di fronte l’ufficio per le informazioni turistiche.

Purtroppo, arrivato lì, scopro che il tour è solo in spagnolo e in inglese, propendo quindi per quest’ultimo perché era più numeroso come gruppo e poi comprendo più l’inglese che non lo spagnolo. La guida però non parla un inglese americano (che capisco abbastanza bene), ma un inglese britannico (difatti in seguito scopre che è originario della Scozia), e a quel punto però è troppo tardi per passare al tour in spagnolo. Poco male: comunque girerò senza perdermi per Madrid, risparmio di tempo e fatica.
Tocchiamo e vediamo i seguenti luoghi: Plaza Mayor (ovviamente); Arco dei Cuchilleros; il ristorante più vecchio del mondo; il quartiere La Latina: la Plaza del la Cruz Verde dove c’è un monumento sulla inquisizione spagnola; il Ponte dei suicidi; la cattedrale di Almudena; il monumento che ricorda l’attacco anarchico subito da Alfonso XIII; la Plaza de la Villa (con annessa statua di Don Alvaro de Bazan); il Mercado de San Miguel; il Palazzo Reale; Puerta del Sol; il Km 0; la statua dell’orso e del corbezzolo.
Gli ultimi tre però li avevo già visti il giorno prima con Domenico.

Di quello che dice il ragazzo scozzese che ci fa da guida, capisco in parte diverse cose, ma per il resto vado un po’ ad intuito. Durante il tour poi questi ogni tanto infilava informazioni sugli altri tour della sua compagnia (tour sulla guerra civile, tour sulle origini delle “tapas”, e infine il Pub crawl notturno), tour che, a differenza del nostro, erano a pagamento.
Alla fine del nostro giro turistico, Connor (così si chiamava la guida), ci chiede una mancia a piacere nostro, e molti cacciano una 5 euro a testa (eravamo una ventina). Io però avevo neanche due euro in spiccioli, e una 50 euro intera; mica potevo dargli la 50 e chiedergli poi il resto?
Fortuna che il mio sguardo a quel punto viene catturato da un signore di fianco a me che immediatamente si bagna con l’apertura della bottiglietta di acqua frizzante.

Subito il signore rivelò la sua origine: anche lui era italiano, molto probabilmente della zona di Roma. Una lingua finalmente a me familiare, mi aveva così permesso di barcamenarmi da quella situazione: il resto del gruppo una volta data la mancia alla guida, si allontanò pian piano, il signore romano iniziò quindi a disquisire sul lavoro della giovane guida scozzese, e mi aveva così dato modo di poter instaurare un dialogo.

La conversazione cadde subito sulle differenze tra gli spagnoli (andalusi, castigliani, catalani ecc.) per poi passare agli italiani, una nazione divisa per secoli ed unificata sotto Garibaldi per il regno d’Italia. Abbiamo così parlato di questione meridionale, dell’inutilità dei polentoni della Lega, e tante altre cose.
In pratica abbiamo elencato tutto ciò che non va in questo momento in Italia, e che forse veramente converrebbe tornare alle vecchie denominazioni, stato sabaudo, regno delle due Sicilie, eccetera eccetera.

Nel frattempo sulle scale di fronte il palazzo reale del gruppo del tour guidato ero rimasto solo io. Saluto quindi il mio interlocutore (che tra le altre cose conosceva anche Benevento per esserci passato molte volte per lavoro, ora non ricordo quale però) e vado nei giardini di fianco il palazzo reale per riposarmi un po’ prima di tornare verso casa e farmi una doccia.

Mi pare di non averlo accennato prima, ma stamattina c’era veramente un gran sole, difatti molte ragazze si scambiarono più volte tra loro tubetti di crema solare per proteggere la pelle.Tornato quindi a casa, e fatta la doccia, ho poi raggiunto nuovamente l’amico Domenico, per un altro giro del centro di Madrid: siamo passati nel quartiere interazziale di Lavapiez; poi abbiamo fatto un giro all’università lì vicino, un’università fatta apposta per i corsi a distanza costruita in una vecchia moschea.

Più tardi abbiamo fatto un giro nei pressi del Museo Reina Sofia, museo d’arte moderna, un’entrata in un centro sociale, poi in un cinema che trasmetteva film vecchi e nuovi, stranieri e spagnoli, in lingua originale e/o doppiati, e tutti ad un prezzo bassissimo (2,50 € prezzo intero, e 2€ per gli studenti).Ad esempio uno dei film di prossima proiezione, sarebbe stato “2001 odissea nello spazio”, doppiato in spagnolo.
Nel nostro giro di ritorno verso Plaza Mayor, siamo passati anche per un localino di estrazione islamica, dove ho preso un paio di dolcetti particolari, veramente buoni e che avrei voluto portare in Italia, ma si sarebbero rovinati col caldo.

Arrivati a Plaza Mayor, Domenico poi mi ha portato in un localino che conosce dove mi ha fatto assaggiare assieme alla ormai classica cerveza, le “caracolas”, ovvero le lumache cucinate in un sughetto. A dir la verità, abituato alle porzioni quasi mastodontiche del giorno prima, un po’ ci sono rimasto male davanti a sole 5-6 lumache da dividere in due.
Inoltre ho anche assaggiato il vinto tinto di verrano, ovvero vino rosso con aggiunta di acqua tonica al gusto di limone, con una scorzetta dello stesso all’interno; una bevanda simil sangria, ma diversa.

Nel frattempo veniva trasmessa anche la partita Germania – Grecia, e abbiamo assistito ad un forcing dei greci durato 5-10 minuti, in cui avevano anche pareggiato ed erano andati anche vicini al raddoppio.Usciti da lì, Domenico mi ha convinto ad accompagnarlo verso casa sua, e mi ha fatto vedere la bella Puerta de Toledo, e l’omonimo Puente de Toledo, dal quale era possibile vedere in lontanza l’Estadio Vicente Calderon, la tana dell’Atletico Madrid.

Una cosa strana in proposito: era molto difficile trovare nei negozi di souvenir, ricordini o gadget relativi all’atletico, mentre in quasi tutti i negozi, oltre a quelli del real madrid, c’era anche molto merchandising dei rivali del Barcellona. Incredibile! In Italia una cosa simile difficilmente potrebbe accadere.

Erano quasi le 23 ormai, salutato Domenico che mi ha invitato poi per la sera seguente a casa sua per cena e partita della Spagna (contro la Francia), sono tornato verso casa, una bella sfaticata di mezz’ora quasi.