(This is the) Land of confusi… delusion

Sembra incredibile, assurdo, impossibile.
Eppure… eppure!

Chiamatelo karma, chiamatelo destino, chiamatelo fato.
Chiamatelo come vi pare, ma alla fine si tratta sempre di corsi e/o ricorsi storici.
“In amore vince chi fugge” e “gli stronzi hanno sempre la meglio sui bravi ragazzi”.
Possono bastare queste due semplici frasi per comprendere che la vita è sempre stata tutt’altro che foriera di gioie per la mia persona riguardo questo particolare campo sociale.

A questo punto credo proprio di essere sbagliato io.
Anche se alla fin fine non riesco mai a dare ragione alla mia parte razionale riguardo a questa situazione…
Eppure so di sbagliarmi, so di essere sbagliato, so che essere come sono io, nella società di oggi non può portarmi affatto alcuna situazione positiva.
Eppure non riesco a farne a meno!
Comportarmi da stronzo, o da pseudo tale non è affatto nelle mie corde.
Eppure sarebbe la migliore soluzione per me!

No, non è affatto contemplabile dalla mia persona.
E di ciò me ne dolgo.
Maledettamente!

E’ questa la terra della confusione in cui purtroppo mi aggiro, senza difese a parte l’arma del sarcasmo, dell’autoironia, del considerare ormai come tragicomico quello che è il sentiero che continuo a percorrere ostinatamente, nonostante numerose guide e/o cartelli lungo il percorso, mi dicono di procedere diversamente.
No, è più forte di me. Non ci riesco.
E continuo a vagare nella terra della confusione…
Ma siamo sicuri poi che questa è una terra della confusione?
Scosto i rami che coprono il cartello che delimita il territorio in cui sto vagabondando… “terra della delusione”.

Ah!

Ora forse qualcosa è più chiaro.
Eppure…
Eppure!
Eppure non riesco a cambiare le cose.

Mannaggia la miseria!
No!
Maledetto me!
Ma perché non riesco a far prevalere la mia parte maschile in tutto ciò?
Perché sono così “donna” riguardo le relazioni amorose?
Maledetto me!

Mi ripropongo sempre di comportarmi diversamente, ma (in)consciamente mi rendo conto che così facendo andrei contro quella che è (purtroppo…) la mia natura.

Destino avverso, karma beffardo, fato ingiusto.
Quand’è che il vento soffierà finalmente dalla mia parte?
Quand’è che la persona di turno con cui vorrei condividere una parte del mio percorso vitale (una parte, non tutta, mi accontento, eh!) concorderà con quelli che sono i miei pensieri, i miei interessi, i miei affetti?

Perché devo penare sempre così tanto?
Perché il passato deve in qualche modo aggiungersi nuovamente al presente, per farmi capire che così come sono, non riuscirò mai ad avere risultati nella mia vita?
Un passo avanti e uno indietro…
Un passo avanti e due indietro…
Un passo avanti e tre indietro…

Perché?
Perchè?
Perché?

Non riesco a trovare una ragione.
… o non voglio vederla?
Devo rassegnarmi?
Devo essere io ad adeguarmi forzatamente ed ogni volta alla situazione?

Vorrei sapere tanto dove sta scritto tutto ciò.
Vorrei saperlo così da potervi porre rimedio, cancellarlo con ogni mezzo possibile, e riscrivere il futuro a modo mio.
Così come finalmente sento di meritarmelo.

Una mia teoria è sempre stata:
“Non c’è nessuno al mondo completamente fortunato o sfortunato, a periodi fortuna e sfortuna si alternano sempre nella vita di un essere umano. Allora credo fermamente che se fino ad ora sono stato sempre sfortunato dal punto di vista sentimentale, in futuro sarà tutto il contrario”.

Peccato che a furia di pensare al futuro, questi arriva e diventa un presente quasi sempre molto simile a quello che è stato il passato.

MonkeyLoveSono le 5 di domenica 13 luglio, i pensieri che cerco di trascrivere qui sopra ancora non abbandonano la mia mente.
Mente? Siamo sicuri che si tratti di questo, e non di un altro organo vitale del corpo umano?

Ebbene sì, forse è proprio così.
Eppure… eppure, non riesco proprio a rassegnarmi.

 

Chissà qual’era la verità…

Ieri sera, pizzeria il Tricorno. Il locale è piccolino e per prendere posto attendiamo un paio di minuti, siamo in 4: io, Leo, Pario e Lalla. Di lì a poco ci avrebbe raggiunti anche Nunzia.
Ci sediamo e diamo un’occhiata ai menù.
Ad un certo punto, di fronte a me, all’altra tavolata, sento una ragazza che dice all’amica: “Uh guarda, all’altro tavolo si è seduto un ragazzo bellissimo”.
La domanda è:
‘Sta ragazza diceva sul serio? E se sì, a chi si rivolgeva? Forse a me?
E se invece non era stata seria, a chi dei tre era rivolta ironicamente la suddetta frase?

Chissà qual’era la verità…
La mia autostima non lo saprà mai.

Che fantasia, eh?

Incredibile veramente il mio sogno di stanotte!
Era da un pò che non mi capitava un sogno ad episodi, cercherò di ricordarmi alla meno peggio quel che ha partorito la mia mente stanotte. Sembrerebbe trattarsi di una vera e propria storia, quindi è anche un pò lunghetta, visto che si tratta di ben 4 distinte parti. Sarà che sono andato a dormire a notte fonda verso le 4, ma comincio a credere che io più sia stanco e più faccia sogni del genere. Dopo essermi svegliato stamattina ho dovuto subito accompagnare mia sorella alla stazione Appia…
Cliccate sul continua a leggere se siete curiosi.

1a PARTE.

C’erano state un paio di rapine precedentemente, alla banca e alla posta, ma nessuna delle due aveva avuto buon esito per quel che riguarda il bottino, l’unica nota “positiva” era che i ladri non erano stati catturati, e che quindi potevano riprovare nuovamente il colpo.

Tra di loro si pensava che il non aver racimolato neanche un centesimo risiedesse nel fatto che non godevano di abbastanza considerazione dalle loro “vittime”, poichè non avevano a disposizione armi da fuoco.
Per ovviare alla cosa decisero di procurarsene una: una specie di pistola, senza calco, ma solo con la canna da fuoco, un tubo di ferro con a lato un cilindretto da premere per sparare il proiettile.
Anche se l’arma era stata trovata, un problema sussisteva: nessuno dei ladri aveva dimestichezza con gingilli simili, e quindi bisognava ovviare al più presto all’inconveniente trovando la persona che invece ne fosse capace.

Io che ero presente nell’appartamento vengo deputato a provare la “pistola” e quindi inizio con il dirigere la canna verso vari suppellettili che potevano fungere da bersaglio, ma a detta dei furfanti nessuno di quelli si poteva distruggere poichè cimeli di famiglia.
Cambiamo stanza: da quella da letto matrimoniale alla stanza dei ragazzi con un letto a castello; qui sopra viene posizionato un vecchio piatto di porcellana da usare come bersaglio designato.
Finalmente posso premere il “grilletto”, e dalla canna viene sparata ad alta velocità una freccetta con una ventosa sopra che si attacca al piatto, che nel frattempo si era tramutato in un classico tiro al bersaglio con il 100 in mezzo e i vari punteggi tutti intorno.
Rimango basito mentre finalmente i complici si smascherano dinanzi a me: sono mio padre e i miei zii; l’appartamento invece era quello di mia nonna paterna prima di essere ristrutturato; e infine scopro che era tutta una messinscena mentre i miei parenti cercano di regolarsi con la mira della pistola per fare centro sul bersaglio.

2a PARTE
Mi sveglio. Quello appena descritto era un sogno che stavo facendo, e non riesco a spiegarmi come abbia fatto a sognare una sciocchezza simile. Ancora assonnato e seduto nel mio letto, mi liscio con le mani mento, collo e guance e sento una inaspettata e folta peluria, sebbene la sera prima mi sia rasato completamente il viso. Mi alzo e mi dirigo verso il bagno.
Nella penombra mattutina non riesco ancora ad afferrare quel che sta accadendo, accendo la luce dello specchio e mi ritrovo con la barba lunga: mi pare strano che per una volta che non faccio il contropelo mi sia cresciuta così spropositatamente.

La faccenda passa in secondo piano, mi ritrovo nuovamente sotto le coperte; evidentemente non avevo ancora finito di sognare, perchè mi sveglio di soprassalto a causa di un fastidioso prurito che sento per tutto il corpo.
Alzo le coperte e vedo che sul mio pigiama ci sono sparse una decina di coccinelle gialle che mi camminano addosso. Piano piano con le dita lancio lontano da me e verso il pavimento tutti i piccoli insetti e mi rimetto a letto. Mi rialzo ancora una volta e vedo che ne ho ancora altre addosso, e sono più di prima.
Guardo le lenzuola, le sfilo dal materasso e le metto in lavatrice; dal cassetto ne prendo di nuove, mi rifaccio il letto e torno a dormire.
Il prurito fastidioso è persistente, guardo le lenzuola e non c’è traccia di altre coccinelle gialle, e certo, vedo che sono sul piumone.

Esco di casa in pigiama; e vedo che abito in una casa in campagna, villetta ad un piano unifamiliare. Appena al di fuori della proprietà ci sono un paio di cassonetti vera e propria dimora di sciami di coccinelle gialle. Decido di fotografarle per non farmi prendere per pazzo, ma stranamente la foto scattata sul display della macchinetta digitale risulta capovolta. Torno in casa e chiedo a mia sorella di vedere come mai fosse uscito questo inghippo, ma prima di passarle la digitale, sposto il cursore su un’altra foto che riprendeva un divano: non volevo farle vedere la foto con le coccinelle. Con un paio di pigiate sui tasti mia sorella rimette le immagini al loro posto e mi ridà la macchinetta fotografica.
Clicco sulla foto delle coccinelle e vedo che è sbiadita, quasi oscurata, ci deve essere stato qualche inconveniente. Torno in casa e non le trovo più. Forse fotografandole le ho catturate magicamente nello schermo.
Mia sorella poi mi redarguisce: è tardi e mi devo muovere, altrimenti perdo il pulmann per la gita a Roma per vedere i monumenti.

3a PARTE
Ben presto siamo giunti assieme ad altri amici e compagni nella Città Eterna.
Muniti di macchine fotografiche e depliant, e con il supporto di una guida, ci addentriamo nel dedalo di monumenti (stranamente non quelli consueti come il Colosseo, e la Fontana di Trevi, ma altri non riconoscibili) in una sarabanda di chi fa prima ad arrivare al prossimo.
Correndo per le vie; saltando da paia di scalini; scivolando su lunghi corrimano; passando sotto ringhiere la folla arriva tutta davanti all’ultimo monumento designato come méta del percorso.
Subito mi accorgo che il luogo in cui ci troviamo è davanti al Convitto, sede universitaria di Benevento: siamo a Piazza Roma!
Qui mia sorella consegna come regalo di compleanno ad una sua amica che la aspettava lì, un piccolo sgabello di legno ripiegabile e ben curato, lavorato a mano e molto antico. Poi raggiunge il suo ragazzo che era lì nei pressi.
La compagnia turistica si scioglie e noto che lì davanti all’entrata dell’edificio del Convitto, c’è una enorme ressa che vuole vedere un pluri assassino che è dietro delle sbarre a mò di fenomeno da baraccone.
Incontro alcuni dei miei compagni delle superiori, tra cui anche Adalgisa, la ragazza che mi piaceva e che non vedevo dal diploma.
Inaspettatamente viene verso di me, mi prende sottobraccio e mi porta in un vicolo lì vicino confessandomi che all’epoca lei sbagliò tutto con me e che voleva farsi perdonare. Subitò si scaglia famelica su di me, e in una specie di stupro al contrario mi ritrovo in sua balìa.

4a PARTE
Come in un film in cui avviene uno stacco tra una scena e l’altra, nel mio sogno non si capisce più cosa è capitato dopo la 3a parte, e mi ritrovo in una station wagon (non so che tipo di auto, mi dispiace) e sto guidando per la superstrada che porta da casa mia alla galleria sotto la Pacevecchia.
Noto che dopo anni di chiusura, la galleria di destra è stata riaperta, e che seguendo la via che sto percorrendo, devo per forza di cose passare di là.
Imbocco il tunnel ed inizio col trovarmi di fronte altre automobili che sorpassano impunemente quelle che vengono contrariamente al mio senso di marcia.
Con una destrezza di guida pari a quella di Schumacher evito una ad una tutte le auto che mi vengono addosso, e la strada da due corsie passa a tre, e come in un livello superiore di videogioco aumentano anche le macchine da evitare.
Esco illeso dal tunnel, ma dopo un altro pò di macchine evitate non riesco ad evitarne una: con una velocità ed agilità inumana, esco dall’abitacolo prima della collisione e osservo il mio veicolo cadere alla destra del guard-rail, dove una decina di metri più sotto passa un binario della ferrovia.
La station wagon ormai cappottata ostruisce il passaggio ed inizia a formarsi una fila di trattori, folla di contadini e macchine che passano per di là che cercano di capire come fare a liberare la carreggiata prima dell’arrivo del treno.

Finalmente me ne rendo conto, non sono più io quello che guidava l’auto e che ne è uscito, sono Eddie Murphy! (N.d.A.: non so se a qualcuno di voi che sta leggendo è mai capitato in un sogno di essere un’altra persona…)
Vedo che dietro di me c’è una auto della polizia americana con dentro poliziotti neri, obesi ed ignoranti, sugli -anta che scherzano tra di loro sull’incidente appena accaduto.
Con molta flemma vado verso di loro e sento un loro aggettivo per definire la situazione assurda: “Monopolesco”.
All’epiteto inconsueto che ho ascoltato, li correggo dicendo che è un termine che non esiste. Questa mia correzione viene vista, nella ignoranza in cui sguazzano, come una offesa verso di loro, e il poliziotto al posto di guida ordina ad una sua collega corpulenta e bassa come un barilotto, di darmi una lezione.

La tutrice dell’ordine dalla forma di un boccaccio per la passata di pomodori, con i capelli sciolti che cadono sulle spalle, e dall’aspetto samoano, si toglie la camicia blu e mostra avere due “zinne” da competizione stile latteria, e sopra di esse vari tatuaggi molto tamarri e un rosario al collo.
Lentamente ed inesorabilmente la cicciona si dirige verso di me, e ad ogni passo fatto aumenta la velocità come un rinoceronte che mi sta caricando.
Inizio a correre per l’autostrada ma incredibilmente mi sta sotto sotto, decido quindi di gettarmi dal guard-rail e cadere sopra la mia macchina cappottata per impedire di farmi catturare. Mi butto giù e finalmente mi sveglio sul serio.

Come detto all’inizio del post, mi sono poi svegliato e ho accompagnato mia sorella a prendere il treno per Napoli, e intanto le ho raccontato quello che ho appena finito di scrivere.

Che fantasia, eh?

Obbrobria 2007

Mercoledì 21 sera io, Spaik e DJ Masso ci siamo visti la partita Italia-Far Oer a casa dell’ultimo, mangiando pizza e degustando subito dopo un buon Amaretto di Saronno.
Verso le 23, finita la partita, ci siamo appostati davanti il pc del chiatto, e lui ci ha fatto vedere un sito: Cam4
Tra i vari personaggi facenti parte di questa chat invereconda, abbiamo avuto a che fare con un certo Rusty69, un rasta di 36 anni che faceva tutto il bellillo.
Mascheratici tutti e 3 dietro lo pseudonimo KETTYNAP, una fittizia ragazza universitaria di Napoli con una foto presa dal sito dell’università di Macerata!!! è iniziata la nostra opera di sputtanamento del tizio; prontamente documentata grazie a 3 screenshot che son qui di seguito.

in cui gente da tutto il mondo si fa vedere tramite webcam per chattare, porcate e anche altro.

coglione rasta

coglione rasta culo

coglione rasta

Come un burattino nelle nostre mani, lo "stolto" ha preso a realizzare tutto quel che gli impartivamo (e potete benissimo leggere nelle immagini, cliccandoci sopra e visualizzandole nella loro interezza):
"Mettiti un dread in bocca e ciucciatelo!"; "Fammi vedere il tuo petto villoso!"; "Mostrami il tuo culetto!"

Tutto questo nel giro di 7-8 minuti, fino a quando il coglione non ha salutato tutti e noi lo abbiamo sputtanato con l’ultimo messaggio presente nella terza immagine.

Fate attenzione voi tutti a parlare sulle chat, potreste trovarvi qualcuno di noi.

"la perversione è ovunque, temetela"!!!

Alla Ricerca del Cell Perduto

Ieri sera, al casale in campagna di Leo Trueliar, festino atto a festeggiare la avvenuta laurea di Guiduccio.
Uhm, devo dire che nel mio piccolo, la serata non è stata affatto malaccio, certo che come tutte le cose di questo mondo sarebbe potuta andare meglio (ma anche peggio, sia chiaro).

Ma lasciamo stare, il motivo del mio scrivere è quello che mi è accaduto dopo, e nella notte.
Al ritorno, prendo un passaggio dalla Zia, e tornato a casa, appena richiusa la porta di casa, mi accorgo che mi manca qualcosa, ovvero il telefonino del titolo.
Subito la mia mente va al retro della macchinina verde della Zia, e quindi mi ripropongo tranquillamente di a recuperare il cell il mattino dopo, chiamando la proprietaria, e penso che tutto sia finito lì, ma mi sbagliavo!

Nella notte il mio inconscio inizia a fabbricare sogni, e varie situazioni scollegate tra di loro nella realtà, risultano poi unirsi in un pot-pourri incredibile.
Ben presto scendo da casa e vado nel giardino del parco, dove ci sono alcuni operai che stanno, guarda caso, scambiando le varie SIM dei loro cellulari su di una pietra, con miriadi di batterie, memorie e
custodie di cellulari sparse per tutto il terreno.
Fortunatamente trovo il mio cellulare in mano ad uno di questi manovali che nel frattempo hanno concluso la loro pausa dal lavoro, e mi lasciano campo libero nella mia ricerca della SIM, visto che nel mio cell c’era una altra scheda non mia.
Tra un ciuffo d’erba e qualche pietra inizio a trovare schede WIND, TIM e Vodafone, ma nessuna di queste è la mia. Continuo nella mia ricerca e scavo con le mie unghie in superficie, trovando altre vecchie SIM sepolte da chissà chi; ma niente, non c’è proprio nulla da fare, non riesco a trovare il mio obiettivo.

Decido allora di cambiare luogo di ricerca (e ora non ricordo neanche bene in base all’indicazione di chi presi questa decisione), andando a cercare un mezzo di locomozione nei vicini garage chissà perchè adibiti a magazzini e officine meccaniche.
Prendo un motorino mezzo scooter e mezzo vespa special, e vado a casa di mia nonna a cercare indizi. Lì incontro Leo che mi chiede un passaggio in mezzo a Via Napoli (chissà che cazzo dovevi fare…).
Al mio ritorno ritrovo il mio parco tutto in festa, e non capisco bene cosa si festeggi, poi noto che tutto il quartiere è agghindato e inizio allora a chiedere a qualcuno dei presenti cosa ci sia.
Come se fossi un fantasma, nessuno mi caga, però intravedo una faccia conosciuta, è Simona che mi dice di seguirla in strada, e mi conduce ad un manifesto appeso con il programma della festa in atto; e su  una parte di questo manifesto noto due facce conosciute: Spaik e AC!
Insomma la grande festa che stava mettendo in subbuglio tutto il quartiere (impedendomi tra l’altro la ricerca della mia scheda SIM) era il matrimonio della coppia!!!

Il seguito del sogno non me lo ricordo, so solo che poi quando mi son svegliato mi chiedevo se veramente avessi perso il cellulare con la scheda nel mio giardino, poi piano piano ho ripreso contatto con la realtà e in mattinata ho recuperato il cell a casa della Zia.

 

EPILOGO

Nella mia uscita mattutina (era quasi mezzogiorno però…) ho anche convinto mio padre a comprare l’adattatore del lettore CD/Mp3 per il vecchio stereo della mia Fiat Bravo. Si cambia musica finalmente!!!
Ora vado che sono in ritardo per l’asta di riparazione del fantacalcio (Spaik scusa!), poi stasera altra festa di laurea, questa volta della su citata Simona. AHEEE!
Tra tutte queste feste era meglio che mi arrivava un avviso di garanzia! Alla prossima!

L’ora fantasma

Sottotitolo: la venticinquesima ora (cit.)

Bene, come ogni anno, con l’avvento dell’autunno ci troviamo ad avere a che fare con l’ora legale, che ci "costringe" questa sera a portare le lancette degli orologi indietro di un’ora. Di solito questa operazione si compie alle 3 di notte. Naturalmente chi a quell’ora non è sveglio, effettua la cosa la mattina dopo.

Insomma, spostare le impostazioni degli orologi alle 3 o alle 10 alla fine, non è che sia tanto diverso, ma voglio discutere sulla condizione di questa ora che viene poi a mancare.
Oggi è sabato, e quindi è molto più probabile che questora che va dalle 2 alle 3 di notte possa essere da noi vissuta.

Il mio ragionamento è astruso, e forse anche al di fuori della logica convenzionale, ma provate a seguirmi.
Di seguito incollo una parte di una discussione su di un forum:

"…una persona che giusto poco prima arrivava regolarmente in ritardo di un’ora alla stazione e perdeva il treno e si metteva ad inseguirlo sulle rotaie davanti a dove poco prima si trovava fermo il treno, si ritroverebbe sulle stesse rotaie con il treno non ancora partito e verrebbe messa sotto subito dopo la partenza, cosa che viola una legge fondamentale dell’esistenza che recita :’al treno ci si deve andare sopra e non sotto’. Dunque l’assurdità della tesi dimostra l’assurdità dell’ipotesi e quindi non è possibile ripristinare l’esistenza precedente dopo essere rimasti incantenati all’ora fantasma.
Una evidente analogia è quella delle bocce rosse e nere posizionate vicine per colore in una scatola, scuotiamo la scatola e le bocce si mescolano e non è possibile ripristinare l’ordine iniziale, a meno di intervento manuale esterno e utilizzo dunque di una fonte di energia esterna.
Ovviamente ho appena introdotto il concetto di entropia, un equilibrio stabile differente che non si può ricondurre all’equilibrio stabile precedente.
Come altra dimostrazione, consideriamo i viaggi nel tempo, se una persona si ritrova nel passato, modifica il futuro e dunque, per ripristinare la sequenza sconvolta, il futuro dovrà cambiare tenendo conto che il passato è cambiato, introduciamo il concetto di mondi paralleli."

In definitiva, ciò che viene fatto, detto, compiuto (e metteteci quanti altri verbi e sinonimi volete) dalle 2 alle 3 di notte, tornando indietro di un’ora, è come se non fosse mai esistito!

In effetti ci si troverebbe ad avere a che fare con un bel paradosso temporale! Rifletteteci tutti!

E visto che ora ci troviamo a parlare di tempo, vi lascio un link su John Titor, colui che si è presentato 6 anni fa, come un viaggiatore del tempo proveniente dal 2036.
Non so voi, ma io con queste storie su viaggi del tempo, dimensioni parallele et similia, mi flasho pesantemente!
Buon sabato e buona "Ora Fantasma"!

Minestrone!

"I Don’t Like Mondays" cantava ormai tot anni fà un certo Bob Geldof! Beh, per quanto mi riguarda anche gli altri giorni che precedono il venerdì ormai sono come tanti lunedì. Ero già abbastanza stressato in questo periodo per via del volantinaggio al mattino presto ed ora, perfortuna (o purtroppo?) si è aggiunto un altro lavoro di cui vi accennerò brevemente: Da oggi fino a fine mese infatti, lavorerò per conto dell’Adacta – marketing research & sensory analysis – come intervistatore sociale (Ah, caro Felice Addeo, perdonami! Lo sò, quando ti elemosinai, dopo non sò più quanti tentativi, il 18 in Metodologie e Tecniche della Ricerca Sociale spergiurai che non avrei mai fatto nulla di simile… Beh, guarda un pò i casi della vita!). Titolo del progetto: osservatorio sulla criminalità in Campania! Detto da me credo che faccia ridere come quando dicevo di voler compilare la domanda d’iscrizione al bando di concorso per allievo maresciallo in finanza! Beh, comunque bando alle ciance! Mi affido al blog per cercare tra (e/o grazie a) i nostri lettori 3 uomini, ciascuno dei quali rientrante in una fascia d’età compresa i tra 30 e 44 anni, 45 e 64 anni e da 65 anni in sù! Inoltre mi servirebbero altrettante donne per un totale di 6 soggetti da intervistare nella provincia di S.Giorgio del Sannio e… non finisce qui, altri 6 soggetti con le identiche caratteristiche nei comuni di Airola e Paupisi per un totale di 18 intervistandi… il tutto entro e non oltre il 30 di giugno! Se potete darmi una mano non esitate a contattarmi! E intanto che compilo i moduli per il servizio civile all’A.I.S.M. nel quale da settembre dovrei prendere il posto di Spaik, vi lascio ad un passo di "Porno" che leggevo stamane, prima di partire per Napoli, che, forse perchè ho da poco finito la dieta, mi ha particolarmente affascinato: "La panza non è male, ginnastica e dieta stan facendo effetto. La metto su facilmente, ma dopo con la stessa facilità la smaltisco. Basta qualche piccolo aggiustamento al regime alimentare: niente fritti, superalcol invece della birra, in palestra tre volte alla settimana al posto di una, andare a piedi invece di pigliare i mezzi, cocaina sì erba no e, sicuro riprendere a fumare. Risultato: i chili scivolan via comodi." Grazie Sick Boy, ora ho capito perchè ho perso solo qualche chilo… dannazione!

Faccia da Zombie Contest

Proprio ieri sera mentre chattavo su Messenger, sono stato ispirato dalla mia interlocutrice Simo su una idea da realizzare proprio in questi spazi virtuali: il "Faccia da zombie – Contest".
[N.d.A.: Senza che mi venite a dire che è una cazzata chè io sono il primo a considerarla tale]

L’idea di base è semplice: appena vi siete svegliati fatevi una foto: non dovete però nè prendervi un caffè per essere coscienti, oppure (se siete ragazze) andarvi a truccare quel tanto che vi basta per sembrare un minimo decenti, e nemmeno andarvi a detergervi il viso con una bella dose di acqua fredda!

faccia da zombie contest Lo scopo del contest è di farsi qualche risata notando le differenze tra la faccia da zombie che si ha appena svegli, e la faccia pimpante tutta sistemata, pronta giusto per uscire di casa e affrontare la giornata.

La partecipazione al Contest è aperta a chiunque, io cercherò di coinvolgere i nostri amici più stretti in primis, e pubblicherò le foto che ci perverranno via Messenger (se amici stretti) e via mail per gli altri.
Le mail a cui mandarle sono quelle presenti nella colonna di sinistra, verso la fine, sotto il video Il Mascaturo e prima delle statistiche shinystat, ovvero
[email protected] oppure la mia personale [email protected] e in subordine le altre mail degli amici perversi.

Domattina il Contest inizierà, e io naturalmente sarò il primo a mettere una mia foto a disposizione del pubblico ludibrio verso le 13.00 (prima son impegnato a studiare come ogni buon studente universitario).

Mi raccomando accorrete numerosi miei cari "Zombies"!

Flash sportivo!

Oggi abbiamo organizzato una partita 7Vs7, e a vederci (dico vederci, ma in realtà hanno pensato ai fatti loro, mettendosi ad "inciuciare") sono venute Anna Chiara, Simona e Martina.
Ad un certo punto della partita le tre sono andate a prendersi qualcosa da mangiucchiare e da bere, circumnavigando il campo (N.d.A.: forse circumnavigare non è il termine adatto per un pezzo di terra squadrato, ma non mi veniva in mente qualcosa di meglio ).

Bè, al ritorno dalla piccola spesa, le 3 hanno pensato bene di passare dentro il campo per giungere prima alla panchina, e non so come, mi è venuto in mente un flash su un filmato che avevo visto qualche giorno fa e che mi era rimasto impresso.
Infatti parlando con un avversario ad un certo punto ho detto:
– "Oddio, non so come, ma me le stavo immaginando nude come le streakers inglesi!"
Il mio interlocutore mi risponde:
– "Sì, ma quello era vestito, e poi era un maschio!"
Facendo mente locale, ho capito che egli pensava mi riferissi alla finale di Champions League "Milan-Liverpool", in cui uno streaker greco (almeno credo), ha gettato un cappellino/sciarpa (non ricordo) al portiere del Liverpool e poi è stato placcato dagli steward.

Il filmato che vidi qualche giorno fa era questo: godetevelo!