La Cena in Bianco in salsa “giallorossa”

cena_in_bianco-640x360L’idea di questo post ce l’avevo già da ieri sera, ma prima volevo informarmi per bene per non incappare in errori o inesattezze. Intitolarlo semplicemente “White Dinner” o “Unconventional Dinner” (il nome dell’evento stesso) non mi andava, e per questo ho optato per un rimando colorato in riferimento ai colori della squadra calcistica cittadina (considerando anche che un paio di suoi esponenti vi hanno partecipato…).
Sin da prima che venisse effettivamente organizzata e realizzata, avevo letto o sentito numerosi commenti di miei concittadini (amici e non) che non erano entusiasti della cosa, criticando le modalità dell’evento:

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Per l’occasione su Facebook erano stati creati, oltre alla pagina istituzionale, anche un profilo e un evento. Le adesioni sono state inizialmente 1.500, salite poi (presumibilmente) a 1.600. Esauriti i posti a prenotazione, la gente pur di partecipare ha provveduto portandosi anche tavolino e sedie da casa, talmente era la voglia di esserci.

Ho appena finito di vedere i due video pubblicati dal sito EmozioniInRete:
“Cena in bianco”. Un successo di condivisione sotto il segno dello stile
Benevento sperimenta la “Cena in bianco” nel centro storico
Nel primo servizio viene intervistata Sandra Lonardo Mastella, moglie del Sindaco Clemente, che parla di come lo spunto sia venuto a lei solo dopo aver visto come la nuora abbia organizzato una Cena in bianco lì a Loano (in provincia di Savona, in Liguria) dove abita con il figlio di Mastella.
Da diverso tempo però questa modalità di evento, una specie di “flash-mob” se vogliamo definirlo tale, viene realizzata con successo in numerose metropoli mondiali, come Parigi e New York, oltre che in città italiane come Torino e Milano.
Mi era stato riferito anche di Bari e Napoli, il che cozzerebbe con l’affermazione del sindaco Mastella sulla primogenitura dell’evento da parte della città di Benevento non solo in Campania, ma anche nell’intero Sud. Ma d’altronde basta verificare su questo sito:
http://www.cenainbiancounconventionaldinner.it/p/cene-in-bianco-italia.html e guarda caso, dall’elenco manca proprio Benevento…
Piccola nota: tutto nacque quattro anni fa a Torino, nel 2012, da un’idea della torinese Antonella Bentivoglio d’Afflitto, un doppio cognome che mi ricorda l’alto lignaggio della fantozziana “Serbelloni Mazzanti Viendalmare”. Al di là dell’associazione di idee, volevo riportare una sua risposta alla domanda: “Perché il colore bianco?”
«Perché è un colore elegante, semplice, apartitico, e di grande impatto fotografico». Secondo lei le “white dinner” sono così attrattive perché sono portatrici di bellezza, in luoghi aulici o periferici delle città. La gente si sente parte di una favola romantica in cui si ride, si assaggia il tiramisù del vicino conosciuto pochi minuti prima, ci si innamora».
Mi soffermerei sull’aggettivo “apartitico” che anche la moglie del Sindaco ha sottolineato nella sua intervista, anche per rimarcare come la Cena in bianco beneventana non sia stata fatta per interessi politici, ma solo per la città di Benevento stessa.
[EDIT: Ho contattato su facebook proprio la signora Bentivoglio che mi ha confermato che seppur non in elenco, la città di Benevento è una delle 250 località italiane che partecipano a quest’iniziativa da lei ideata, e che non volendo lei né sponsor né guadagni, non aggiorna molto spesso il sito, ma dopo le mie domande al riguardo lo farà quanto prima.
Ah, mi ha anche detto che la prima città in Campania era stata Sarno, mentre Benevento era la quarta o quinta in ordine di tempo a fare la Cena in Bianco.]

Devo ammettere che ero molto curioso al riguardo (com’è di mia natura), ma a parte che nessuno delle persone con cui esco abitualmente, e nemmeno qualcuno della mia famiglia, era interessato alla cosa non vedo perché avrei dovuto parteciparvi in solitaria: già c’era molta diffidenza al riguardo poi, presentarsi da solo vestito di bianco, ad una cosa simile, mi avrebbe imbarazzato un po’; una cosa è farla in compagnia col supporto di altri, e una cosa è farla singolarmente.
La mia non partecipazione quindi non era di natura politica (come lo è stato per molti altri), e quindi ho deciso che seppur non vi avessi partecipato, sarei andato comunque a dare un’occhiata per verificare di persona come si sarebbe svolto il tutto; questo perché un conto è informarsi leggendo articoli e vedendo foto e video, e un altro conto è vedere tutto con i propri occhi.

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Sguardo dall’alto di metà Corso Garibaldi

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La preparazione delle tavolate a Santa Sofia e davanti al Teatro Comunale.

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La piazza di Santa Sofia con le tavole imbandite e colme di commensali.

Avendo parcheggiato l’automobile sotto le “Scalette Strette” ed essendo salito per il Corso Garibaldi provenendo da Piazza Roma, il primo pensiero che ho avuto in mente vedendo tutte quelle persone di bianco vestite è stato:
“ODDIO! Il Ku Klux Klan!”
Poi mi sono accorto che erano senza cappucci e senza torce e quindi mi son tranquillizzato… a parte la battuta, alla prima occhiata l’effetto di per sè è straniante, poi dopo un po’ ci si abitua e la cosa diventa piacevole allo sguardo.
Ho trovato un po’ fuori luogo la presenza di una drag queen vestita da sposa (molto apprezzata però da un paio di turisti asiatici e da commensali che si facevano selfie assieme) e la musica tipo tammorra, ma sono gusti personali. D’altronde erano presenti anche altri “illustri personaggi” beneventani (non vestiti di bianco però…) come Gaetano Pell e Can che serviva a qualche tavolo e ballava la tammorra anche lui; Gianluca il Pagliaccio che sorseggiava il suo cartone di Tavernello a Via Traiano e Antonio Buffet che cercava qualcuno dal quale scroccare la cena.

Girando per le tavolate ho avuto anche l’opportunità di parlare con quei pochi amici e conoscenti che avevano partecipato e anche con quelli che come me bazzicavano curiosamente nei dintorni.
A quest’ultimi ho chiesto cosa ne pensassero (per la privacy ometterò nomi e sesso delle persone):
C: Vedendo come sono organizzati i tavoli, con questa aggiunta del premio per il tavolo addobbato più bello, spiccano molto le differenze tra “patrizi e plebei”…

A: Non mi piace proprio, per me è stata una pacchianata organizzare queste tavolate lungo tutto il Corso Garibaldi e Via Traiano; potevano fare come hanno fatto altrove, a Torino, Milano e Parigi dove erano tutti concentrati in un luogo solo e il colpo d’occhio sarebbe stato migliore. Ad esempio si mettevano tutti a Piazza Roma, e delimitavano come fatto per lo spettacolo di Marco Travaglio a BCS con delle transenne.

G: Sto cercando di trovare un senso a questa cosa organizzata dal signor Mastella… ma più ci penso e più mi viene da piangere!! Sinceramente la trovo proprio una cosa insensata: lo devo preparare e me lo devo mangiare dove dici tu e alle tue regole… ma a sto punto me lo mangio a casa mia in grazia di Dio!!! Ma che senso ha?!!

M: Mi chiedo semplicemente cosa pensavano le 1500 persone lì sedute, ovvero quale fosse il senso, lo scopo di questo evento: se quello di valorizzare i monumenti, sentendoli ancora di più “casa propria” mangiandovi davanti (non mi pare); se quello di conoscere nuove persone (non mi pare); se quello di provare una nuova esperienza e poi vantarsene sui social; se quello di fare numero..davvero mi sfugge, e forse non dovrei nemmeno chiedermelo data l’assenza di senso e valori nella società odierna… comunque agli occhi esterni di una persona che nemmeno sapeva dell’esistenza di simili eventi,è sembrata una spettacolarizzazione e stop.. (in pieno stile dei nuovi coniugi che ci governano insomma…). Il motivo poteva essere anche quello di ottenere ulteriori consensi tra la gente…..alla “panem et circenses” per intenderci.
Non so, da fuori sembrava una cena per sé e per i suoi….solo se hai un certo abbigliamento entri, altrimenti no… se volevano fare un white party lo potevano fare in un posto delimitato, chiuso da mura insomma…mi ripeto, farlo così in piazza mi è sembrata un po’ una spettacolarizzazione..

F: No, non avrei mai partecipato, soprattutto considerando che bisognava pagare 15 euro per prenotare il posto, mi sto facendo solo un giro per vedere com’era organizzata.

A questo punto, dubbioso su quest’ultima affermazione, ho chiesto ad un’altra persona amica che era lì a cenare.

D: Assolutamente no! Non abbiamo pagato alcun contributo per partecipare. C’è però chi ha preferito il catering. Ad esempio il ristorante Pascalucci con 15 euro ha allestito i tavoli e portato la cena, servendola pure. Noi abbiamo portato il cibo da casa quindi era assolutamente gratis.

M2: Come ben sai lavorando fuori non mi trattengo molto in città, ma stasera i miei genitori mi hanno detto che c’era questo evento, mi è sembrata una cosa carina e simpatica e quindi sono qui con loro, ho dovuto solo vestirmi di bianco, e ad organizzare il tutto ci ha pensato un’amica di famiglia.

Arrivato a Piazza Santa Sofia, ho trovato anche alcuni tavoli vuoti, quindi oltre alle prenotazioni in più erano venute a mancare anche delle persone, proprio lì di fianco ho parlato con un’altra persona amica del perché lì fosse vuoto, e poi da parte ci fossero tavolini singoli.

P: Avevamo prenotato a più persone, poi per vari motivi alcuni sono venuti meno, ma abbiamo comunque lasciato tutto imbandito, magari potrebbe anche aggiungersi qualcun altro che non conosciamo, ma a quel punto non gli puoi dire niente, la cena in bianco è aperta a tutti.

Vedo che ci sono anche Pezzi e De Falco (N.d.A.: due giocatori del Benevento Calcio)!

P: Eh sì, ormai sono degli amici, ed è sempre bello che anche gente come loro che viene da fuori frequenti Benevento e si integri con i beneventani.

Insomma, in definitiva come spesso capita sia a Benevento che in Italia c’è sempre chi critica, sia che si faccia qualcosa (come sta cercando di dimostrare questa nuova amministrazione comunale) sia che non si faccia niente (e qui parlo della precedente e decennale amministrazione comunale targata Pepe-Delvecchio).
Se da una parte poi molti hanno apprezzato questa idea della Cena in Bianco che da lontano dava l’impressione di un ritrovato senso di comunità, dall’altra parte c’era comunque l’osservazione che anche se posti di fianco a degli sconosciuti, non tutti fraternizzavano con i vicini di posto, restando divisi ognuno nei propri gruppetti di amici o familiari.

Se avessi partecipato, sinceramente mi avrebbe dato fastidio se qualcuno come me ieri sera, passeggiava alle mie spalle o dall’altra parte della tavolata per guardare cosa stessi facendo, mettendomi quindi anche in imbarazzo oltre che fastidio.
Coraggiosi e menefreghisti quindi quelle persone che hanno partecipato? No, semplicemente una volta che ti siedi a tavola ci siete solo tu, il cibo e le persone con cui lo stai condividendo, niente di più.

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2 thoughts on “La Cena in Bianco in salsa “giallorossa”

  1. È sempre un piacere leggere di Benevento dalle tue pagine: si colgono aspetti che non riesco a raccogliere altrove.
    Scrivi molto bene e mi auguro che questa tua dote possa fare le tue fortune.

    • L’idea di scrivere questo post è partita appunto dal colmare quei vuoti degli articoli della stampa locale, con l’aggiunta della mia esperienza personale.
      La speranza che questa mia “dote” possa portarmi fortuna è ovviamente condivisa.

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