Fette di pane “nutellose”!

fette_di_pane_nutellose

Questa notte ho fatto un sogno come non ne facevo da tempo, i più forse non comprenderanno i riferimenti geografici, ma tant’è… non sono quelli i dettagli importanti…

Ero a Benevento, via Posillipo (per intenderci lungo Calore dalla parte dove c’è il Bue Apis), era sera inoltrata forse addirittura notte fonda, passata la mezzanotte molto probabilmente. Non ricordo nemmeno precisamente in compagnia di chi fossi, però mi ricordo che c’erano diverse persone che conoscevo sia personalmente che di vista.
La “movida beneventana” stranamente era concentrata lì, a partire dall’incrocio coi semafori tra ponte Calore e Corso Vittorio Emanuele, fino ad arrivare alla Torre piccionaia (o colombaia?) prima della curva del Bue Apis; una serie di localini un po’ tipo come ci sono nel centro di Salerno, solo che lì hanno il mare, e noi solo il fiume…

Comunque, mentre giravo lì attorno e stavo parlando con una ragazza che presumo sia stata una mia compagna di università alla triennale, noto diverse persone appoggiate dalla parte del fiume tipo come quando ci sono i fuochi d’artificio nell’ultima sera della Festa della Madonna delle Grazie, solo girate dalla parte della strada e non che guardavano verso il fiume. Ad un certo punto, mentre sto parlando con questa vecchia amica (che ora non ricordo nemmeno chi fosse visto che aveva un volto sconosciuto) vedo una ragazza incosciente della propria situazione, in compagnia di loschi individui: avete presente quei quei ragazzi di buona famiglia, ma dai comportamenti da mezzi criminali, come se a loro fosse tutto dovuto? Ecco, proprio quelli là. La ragazza semi svenuta tanto era in piedi perché mantenuta appunto da queste persone, appoggiata addosso a loro che avevano le chiappe sul muretto del lungo calore.
Questo gruppetto di ragazzi tra i 20 e i 30 anni probabilmente ubriachi se non addirittura drogati, volevano approfittarsi di questa ragazza e non ero a conoscenza del fatto se fossero stati loro a drogarla o a farla ubriacare, o se l’avevano trovata direttamente così.

Aguzzo lo sguardo, e riconosco nella figura della ragazza incosciente i lineamenti di una persona a me conosciuta: è Lei.
Immediatamente mi congedo dall’amica con cui mi stavo intrattenendo a parlare e mi fiondo in direzione di questo gruppetto di ragazzi; senza dire loro alcunché, la tiro a me e la prendo in braccio.
Mi allontano da tutto e da tutti, e inizio ad andare a piedi verso casa di Lei che nel frattempo si è avvinghiata fiduciosa a me, come quei bambini che di sera, dopo essersi scatenati a giocare, si fanno portare in braccio dai genitori a casa fino nel proprio lettino.

Attraverso a metà il ponte Calore, Lei fino a quel momento non aveva detto niente, e nel frattempo rimuginavo tra me e me: “Ma come mai si trovava lì con quelle persone? e dov’è il suo ragazzo, o qualche altro amico che conosco? E’ mai possibile che l’avessero lasciata da sola in quelle condizioni?” …a quel punto la guardo in faccia e noto che è completamente pallida in volto. Mi preoccupo visibilmente, la chiamo per nome, e le dò un paio di schiaffetti sulle guance per farla riprendere.
Lei alza la testa e riprende immediatamente colore, si accorge di me, e mi chiede di andare a riprendere la borsetta che aveva lasciato ad una festa privata, in una villetta dall’altra parte del fiume Calore. Acconsentò alla sua richiesta e continuò a portarla in braccio fino al suddetto luogo, ed arrivati lì davanti troviamo la sua borsetta che aveva lasciato per terra vicino ad un lampione. Lei si siede su una panchina lì a fianco e mi chiede di portarle qualcosa da mangiare.
Le chiedo che cosa volesse e lei mi risponde così: “un paio di fette di pane nutellose!”

Notte fonda, ore piccole, e dove potevo mai andarle a prendere lì in zona quel che voleva? Allora decido di entrare in questa villa privata per trovare il pane e nutella in questa festa a cui Lei era evidentemente stata in precedenza.
La assicuro che sarei tornata a prenderla con la sua “merenda” di lì a breve, il più veloce possibile, non l’avrei mai più lasciata da sola come invece avevano fatto altre persone quella sera stessa.
Entro dalla porta principale e sentendo delle voci provenire da una scala a chiocciola che scendeva verso una tavernetta, saluto i pochi presenti e mi dirigo direttamente verso una dispensa in cerca del necessario. Purtroppo la nutella era finita e c’erano solo dei tramezzini con prosciutto e sottilette, pronti per essere tostati.
Chiedo un po’ in giro dove trovare altro pane, e non avendo ricevuto risposte soddisfacenti, continuo a cercare da me.
Poco più tardi, aprendo una vetrinetta, trovo un filoncino di pane, ma mi manca ancora la Nutella…
I toni scuri dell’ambiente della festa privata improvvisamente si schiariscono e vengono inondati da una forte luce…Mi sono appena svegliato!

Il primo pensiero che mi viene in mente è di preoccupazione: “E ora? Come farà Lei senza di me???”

Saluti e abbracci onirici.

abbraccio-1Si torna a parlare di sogni, questo l’ho fatto nella notte tra sabato e domenica, ed è solo la fine di un sogno ben più articolato ma, appunto, racconto solo la fine perché ben più vivida nei miei ricordi, e soprattutto perché non sognavo questa persona da mesi e mesi.

Non sapevo bene dov’eravamo, se alla fine di una festa di compleanno o di un matrimonio, so solo che, caso strano, come “bomboniere”/regalo agli ospiti venivano donate porte di calcio regolamentari (però erano leggere e pieghevoli, così da poterle portare sul cofano di un’automobile).
Mentre me ne sto andando dalla “festa”, incontro Lei con cui non mi frequentavo da tempo, da quando ormai si era messa con un altro ragazzo.
Stranamente mi viene incontro, e dice che voleva salutarmi perché sarebbe partita per un viaggio di 2 settimane (non so per dove, non so se di piacere o di lavoro).
Bacetti sulle guance di rito, poi però vedo che sulla parte sinistra del suo volto, c’è una specie di rivolo di sangue essiccato, o forse una leggera cicatrice.
Le scosto i capelli dalla fronte per vedere se si fosse ferita precedentemente, ma non trovo niente e Lei (che in quest’occasione
era senza occhiali come le prime volte che uscivamo assieme), mi dice di non preoccuparmi e nel farlo, mi abbraccia affettuosamente.
Io ricambio l’abbraccio, e mi sembra quasi come se tutti i casini che erano successi negli ultimi anni tra noi, non ci fossero mai stati. Era assurdo perché nel frattempo, c’era anche l’attuale ragazzo che la aspettava in un’auto parcheggiata lì nei pressi.
Alla fine parliamo pure di questa cosa, che ci eravamo mancati, e che sarebbe stato bello riprendere i rapporti.
Nel frattempo, i miei compagni di viaggio con cui ero in macchina, mi mettono fretta, quindi io e Lei ci salutiamo un’altra volta con baci sulle guance e un secondo e ultimo affettuoso abbraccio.

Più tardi mi sveglio, e non riesco minimamente a comprendere come Lei mi sia tornata in mente e in sogno, pur non avendola né vista, né pensata nelle ore e nei giorni precedenti a questa vicenda onirica. Mah!

“Il mio ippocratico dilemma”

149768 C’era un tempo in cui, qui sul blog, influenzato dalla mia passione smisurata verso “Scrubs“, intitolavo i miei post similmente a come veniva fatto coi titoli delle puntate del suddetto telefilm: “Il mio…” o “La mia…” Era il 2009, quindi di acqua sotto i ponti, o di caratteri su questo blog, ne è passata un bel po’, eppure oggi ho voluto riproporre la cosa.

In realtà dirò veramente poco in questo post (è sempre nelle mie intenzioni essere sintetico, lo sapete…), vorrei solo dire che mi ritrovo quasi nelle stesse condizioni del protagonista J.D. nella puntata della quarta stagione intitolata appunto “Il mio ippocratico dilemma”:
Ad un bar J.D. incontra Kylie, una barista. Lui ne rimane subito innamorato. Il giorno dopo Kylie si presenta all’ospedale con il fidanzato e J.D. scopre che questo ha la gonorrea ma l’uomo non vuole dirlo a Kylie e J.D. vorrebbe invece dirglielo, in modo che la ragazza non contragga la malattia, ma ciò violerebbe il segreto professionale e il Giuramento di Ippocrate. Quindi J.D. è costretto a tacere.

Non so, forse è la prima volta che mi ritrovo in una situazione simile, e per situazione simile intendo ‘sapere una determinata cosa, e non poterne parlare e/o intervenire‘. Se avessi intitolato il post con qualcosa inerente all’impotenza, sicuramente qualcuno avrebbe messo in mezzo una mia ipotetica flessione nella virilità attualmente in possesso, quindi ho rinominato il post prendendo pari pari il titolo di quell’episodio.
Chi mi conosce lo sa come spesso io possa equiparare la mia realtà quotidiana con situazioni da serie tv o da film, ma non ci posso fare niente, sono fatto così, e quindi il più delle volte cerco di evitare di fare paragoni del genere.

Purtroppo mi ritrovo quindi ad avere a che fare anche con lo squilibrio tra il tempo della finzione, in cui in una puntata di 20/40 min, o in un film da 90/180 minuti, tutti i problemi riescono a risolversi; e il tempo reale che inevitabilmente è dilatato all’inverosimile, in confronto a quello della finzione. E il più delle volte può persino accadere che certi problemi che ti/mi affliggono, non riescano a trovare nemmeno più una soluzione, restando quindi così, in sospeso.
Magari in sospeso per te, ma già archiviati da altre persone. Chissà in quanti di voi siano riusciti a comprendere quello che volevo esprimere almeno in parte. Mi spiace se vi ho fatto perdere un po’ di tempo, ma scrivere accennando superficialmente a ciò che mi affligge da un giorno a questa parte, per me è anche un modo di sfogarmi almeno un po’.

In fondo per me scrivere (sia su carta che al pc) è sempre stato un modo per allentare tensioni, nervosismi, preoccupazioni. La speranza è che quanto prima si riesca a risolvere il tutto, l’esperienza mi dice però che difficilmente le ciambelle nella cucina del Konte riescono col buco…

Conte, il Konte, con te, te.

antonio conteAnche se questo potrebbe sembrare un post calcistico (da titolo e da foto), non sarà così, …o per lo meno non lo sarà completamente.
Lo spunto parte dalla rescissione consensuale del contratto tra Antonio Conte e la Juventus. Come ho detto io (seguito poi da molti altri, pensiero comune quindi) è stato un fulmine a ciel sereno (qui il video delle sue prime parole).
Per quanto mi riguarda, a parte la tristezza per questa notizia, ne parlerò più concretamente in seguito, con maggiori informazioni a riguardo. Se mi mettessi a farlo ora, darei adito solo a supposizioni e ad illazioni.

Il Konte (ovvero io), si ritrova spiazzato da questa notizia, e dopo il (non)giorno buono di ieri (a questo proposito la mia squadra ha perso anche la prima partita del torneo di calcetto, quisquilie al momento, chiudendo quindi malamente questo infausto lunedì), non mi aspettavo una mazzata simile.
Per me è sempre difficile far finta di niente, non dire la mia, lasciar in sospeso le cose o lasciarmele scivolare via addosso.. Ah, precisazione! Ci riesco con facilità solo quando queste cose non le ritengo per me importanti.

Si parlava di addii, di rescissioni consensuali, di mazzate, di brutti periodi.
“Oooooohhhh!” – direbbe qualcuno che non sopporta queste menate – “Ma ti vuoi ripigliare o no?
Ed io infatti ti dò ragione, caro ed esimio qualcuno, ma non puoi biasimarmi se con la “freschezza” delle brutte nuove io non posso che deprimermi, abbassando di molto l’asticella della mia autostima.
Parlando di altri argomenti su whatsapp, mi è capitato oggi di sentirmi dire questa frase:
“Non dovresti sottovalutarti”
Vorrei tanto che frasi simili restassero impresse come promemoria dentro di me.
Ora come ora mi son ricordato di una conversazione che ebbi con un caro amico dell’università di Fisciano, con cui però non mi ci vedo da anni, ma col quale siamo rimasti in contatto tramite i nostri blog e facebook, il suo nome è Mazi.
Mazi è una delle poche persone che ho sempre ritenuto da prendere ad esempio ai tempi dell’università, era piacevole poter parlare con lui di ogni più disparato argomento del quale aveva il più delle volte sempre un pensiero, un’opinione, una critica.
Una persona che ho sempre stimato e che continuo a stimare tutt’ora.

Beh, un paio di anni fa, conoscendolo come persona intelligente, saggia e illuminata (ma al contempo è anche un cazzaro come pochi), mi rivolgo quindi a lui per dei consigli sulla mia disastrata vita sentimentale.
E lui mi senza tanti giri di parole, mi dice delle cose tra le più belle che un amico mi abbia mai detto.

“…no alby tu hai sempre avuto un solo difetto (e scusa se mi permetto): tu non hai proprio idea di che bella persona sei

“…non faccio complimenti. mai io descrivo solo, e te lo dico perchè l’ho sempre pensato ma non c’era bisogno di dirtelo, mo serve…
tu sei una persona creativa, piena di generosità e con valori che manco il Papa, una mosca bianca rarissima in un tempo di tronisti e bimbiminkia. 
non devi metterti in situazioni irraggiungibili o strane, perchè non ne hai bisogno affatto, tu te le fai capitare”

“…te lo spiego con una metafora:
quando uno beve, esiste un momento esatto quando sai perfettamente che se bevi di più esci ubriaco fradicio, non ci si ritrova ubriachi improvvisamente, out of the blue
ecco, tu devi semplicemente tirare il freno prima di schiantarti.
e non dirmi che non lo puoi fare.
scusa se mi permetto di dirti ste cose, ma non sopporto che una persona come te deve stare male per un rifiuto umano. tu devi prendere in mano la situazione e capire che è LEI ad aver perso una grande occasione.”

…tu pensa sempre che sei uno che vale. e indipendentemente da quello che dovesse pensare lei tu lo sei, davvero“.

Guardate le frasi che ho grassettato (N.d.A.: voglio mettere in chiaro che queste frasi e questa conversazione si riferiscono ad anni fa, e non al presente!!!), ebbene sono queste le frasi che devo cercare sempre di tenere a mente!!!
E invece io spesso me le dimentico.
Devo cercare di volermi più bene anche io, e non di suggerirlo solo alle altre persone.
Per troppo tempo sono stato altruista, ho pensato sempre prima al bene degli altri, e tutto questo perché ho sempre pensato di essere un egoista della peggior specie, e per controbilanciare questo mio egoismo, ho sempre cercato di fare diversamente.
Per rispetto alle altre persone ho accumulato tanti di quei rimpianti che non avete nemmeno idea, ed invece se non fossi stato così altruista, magari ora avrei invece una collezione di rimorsi.

Non voglio arrivare un giorno del futuro a pensare: “Perché non l’ho fatto?”
Vorrei pensare invece al contrario, magari poi ridendoci su: “Ma come mi è preso di farlo?”
Come molte persone a questo mondo, anche io spesso ho paura dell’ignoto, del futuro, di ciò che potrebbe essere, e per questo tendo magari a rovinare quello che è il presente, per queste mie paure.
Devo cercare di combattere questa mia tendenza. Cercando di godere di più del presente, o cercando di pensare con speranza e non con paura al futuro.
Il vivere giorno per giorno che ho attuato negli ultimi anni forse non è la cosa adatta. Devo cercare di trovare un giusto mix. Ma ancora non ci sono riuscito.

Se mi ritrovo a commettere degli errori non è quindi mai per cattiveria, ma è solo per paura. E dopo tutto quello che ho passato sono sempre un po’ restio a fidarmi della buonafede degli altri, visto che in passato mi sono sentito tradito dagli altri che hanno approfittato della mia buonafede.
Ma sento che sto divagando.
Stamattina andando a rileggere altre conversazioni di qualche mese fa, mi sono reso conto di aver sbagliato certi miei comportamenti. Devo riprendere a pensare un pochino di più a me stesso, e di meno agli altri, cercando di farmi influenzare il meno possibile e sperando che poi queste altre persone non si dimentichino di me, tenendomi ancora in conto nonostante tutte le difficoltà che potremmo incontrare.

Non voglio essere posto in un dimenticatoio, e nemmeno essere considerato una zona di passaggio, e infine, prima che le nostre strade possano dividersi ad un bivio, spero che prima di allora passino migliaia e migliaia di km.