Autobots contro Decepticons… e io che c’entravo?

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Mi trovavo su quella che suppongo potesse essere un’astronave aliena, e per la precisione di una delle due fazioni di Transformers: Autobots o Decepticons.
Non ricordo nemmeno se ero un infiltrato alleato degli Autobots, o fossi uno schiavo umano dei Decepticons che era riuscito a fuggire dalla propria cella.
In tutto questo indosso una specie di costume da cosplayer dei Transformers, per non farmi riconoscere come umano (e quindi nuovamente imprigionato).
Nel mio vagare per l’astronave, ad un certo punto mi ritrovo in una specie di “zona ricreativa” per gli schiavi umani (che poi, schiavi per fare cosa, mica l’avevo capito… o perlomeno, ora non lo ricordo…).
In questa zona ricreativa, dove c’erano anche un biliardo, un flipper e altri intrattenimenti tipici da bar, incontro una faccia conosciuta, una ragazza che per comodità chiamerò R.
Anche R. era stata catturata e vedendo in me un possibile salvatore da quella situazione, mi salta letteralmente addosso abbracciandomi.
La cosa risulta un po’ imbarazzante per me, perché nella realtà non ho tutto questo grado di confidenza con R., ciononostante non mi sottraggo al “free hug”, e nel frattempo, dopo essermi spogliato del cosplayer da Transformer, mi fermo a parlare con lei per capire se effettivamente c’è possibilità di fuga da questa astronave.
Nel mentre del discorso, seduti su un divano, da alcune scale che portavano alla zona ricreativa scende un’altra persona a me conosciuta: “Lei”: ha i capelli corti come l’ultima volta che ci incontrammo.
Lei mi guarda, io la guardo, lei ci guarda e alla fine stizzita ritorna da dove era venuta risalendo le scale.
A quel punto, per non incorrere in qualche equivoco o malinteso, dico a R. che dovevamo rimandare la conversazione perché ora avevo qualcosa di molto più importante da fare.
Salgo le scale rincorrendo Lei, e mi ritrovo nella zona alloggi per gli “schiavi umani” (continuerò a chiamarli così…).
Dopo essermi affacciato in alcune stanze alla sua ricerca, riesco a ritrovarla, distesa su un letto che guarda il soffitto. Senza dirle niente mi siedo di fianco a lei sul letto.
Lei con lo sguardo sempre rivolto verso l’alto mi dice: “Non ci sono più speranze…”
In quel momento non riesco a capire se si riferisce alla nostra situazione lì sull’astronave aliena, o si riferisce al rapporto tra noi due, immaginando che io sia coinvolto in un’altra relazione sentimentale, magari stesso con R. con la quale parlavo seduto sul divano poc’anzi.
Io a quel punto le chiedo: “Per chi? Per noi in generale?”
E Lei: “Per te”, e nel frattempo aveva abbassato lo sguardo verso di me.
A quel punto io, sempre guardandola negli occhi, e accennando un mezzo sorriso ironico le chiedo: “O per te?”
Lei non mi risponde, lì per lì resta in silenzio, poco dopo mi dice che è stanca, ha sonno, e vuole dormire. Chiude gli occhi.
abbracciati_a_lettoAncora seduto di fianco a Lei sul letto, apro bocca e le dico: “Allora resto con te a farti compagnia…” e mi distendo anche io di fianco a lei cingendola col mio braccio sul suo addome.
Lei non ha alcuna risposta di stizza, mi ha accettato al suo fianco, e restiamo così, in pace, a riposare.

Arrivati qui, il sogno finisce, e mi sveglio.

(This is the) Land of confusi… delusion

Sembra incredibile, assurdo, impossibile.
Eppure… eppure!

Chiamatelo karma, chiamatelo destino, chiamatelo fato.
Chiamatelo come vi pare, ma alla fine si tratta sempre di corsi e/o ricorsi storici.
“In amore vince chi fugge” e “gli stronzi hanno sempre la meglio sui bravi ragazzi”.
Possono bastare queste due semplici frasi per comprendere che la vita è sempre stata tutt’altro che foriera di gioie per la mia persona riguardo questo particolare campo sociale.

A questo punto credo proprio di essere sbagliato io.
Anche se alla fin fine non riesco mai a dare ragione alla mia parte razionale riguardo a questa situazione…
Eppure so di sbagliarmi, so di essere sbagliato, so che essere come sono io, nella società di oggi non può portarmi affatto alcuna situazione positiva.
Eppure non riesco a farne a meno!
Comportarmi da stronzo, o da pseudo tale non è affatto nelle mie corde.
Eppure sarebbe la migliore soluzione per me!

No, non è affatto contemplabile dalla mia persona.
E di ciò me ne dolgo.
Maledettamente!

E’ questa la terra della confusione in cui purtroppo mi aggiro, senza difese a parte l’arma del sarcasmo, dell’autoironia, del considerare ormai come tragicomico quello che è il sentiero che continuo a percorrere ostinatamente, nonostante numerose guide e/o cartelli lungo il percorso, mi dicono di procedere diversamente.
No, è più forte di me. Non ci riesco.
E continuo a vagare nella terra della confusione…
Ma siamo sicuri poi che questa è una terra della confusione?
Scosto i rami che coprono il cartello che delimita il territorio in cui sto vagabondando… “terra della delusione”.

Ah!

Ora forse qualcosa è più chiaro.
Eppure…
Eppure!
Eppure non riesco a cambiare le cose.

Mannaggia la miseria!
No!
Maledetto me!
Ma perché non riesco a far prevalere la mia parte maschile in tutto ciò?
Perché sono così “donna” riguardo le relazioni amorose?
Maledetto me!

Mi ripropongo sempre di comportarmi diversamente, ma (in)consciamente mi rendo conto che così facendo andrei contro quella che è (purtroppo…) la mia natura.

Destino avverso, karma beffardo, fato ingiusto.
Quand’è che il vento soffierà finalmente dalla mia parte?
Quand’è che la persona di turno con cui vorrei condividere una parte del mio percorso vitale (una parte, non tutta, mi accontento, eh!) concorderà con quelli che sono i miei pensieri, i miei interessi, i miei affetti?

Perché devo penare sempre così tanto?
Perché il passato deve in qualche modo aggiungersi nuovamente al presente, per farmi capire che così come sono, non riuscirò mai ad avere risultati nella mia vita?
Un passo avanti e uno indietro…
Un passo avanti e due indietro…
Un passo avanti e tre indietro…

Perché?
Perchè?
Perché?

Non riesco a trovare una ragione.
… o non voglio vederla?
Devo rassegnarmi?
Devo essere io ad adeguarmi forzatamente ed ogni volta alla situazione?

Vorrei sapere tanto dove sta scritto tutto ciò.
Vorrei saperlo così da potervi porre rimedio, cancellarlo con ogni mezzo possibile, e riscrivere il futuro a modo mio.
Così come finalmente sento di meritarmelo.

Una mia teoria è sempre stata:
“Non c’è nessuno al mondo completamente fortunato o sfortunato, a periodi fortuna e sfortuna si alternano sempre nella vita di un essere umano. Allora credo fermamente che se fino ad ora sono stato sempre sfortunato dal punto di vista sentimentale, in futuro sarà tutto il contrario”.

Peccato che a furia di pensare al futuro, questi arriva e diventa un presente quasi sempre molto simile a quello che è stato il passato.

MonkeyLoveSono le 5 di domenica 13 luglio, i pensieri che cerco di trascrivere qui sopra ancora non abbandonano la mia mente.
Mente? Siamo sicuri che si tratti di questo, e non di un altro organo vitale del corpo umano?

Ebbene sì, forse è proprio così.
Eppure… eppure, non riesco proprio a rassegnarmi.

 

Una domenica da incorniciare tra calcio e altro!

Ma anche una giornata da incorniciare, se vogliamo allargare ancor di più il campo.
Cosa è mai accaduto al nostro Kame il Konte (o kameilkane che dir si voglia…) nella giornata di ieri?
Beh, iniziamo col dire che le mie due squadre calcistiche del cuore, Benevento prima e Juventus poi, hanno entrambe vinto (e la cosa capita di rado, questo a causa più del Benevento sfortunato, che non della Juventus che sono tre anni che vince lo scudetto); continuiamo poi col dire che entrambe affrontavano partite difficili, ed entrambe in trasferta: il Benevento a Catanzaro per i quarti di finale di play-off (sola andata in casa della meglio classificata, in caso di pareggio al 90′, supplementari e poi rigori), mentre la Juventus a Roma, contro la seconda in classifica, ormai già fuori dai giochi la settimana prima, ma che voleva comunque vincere per l’onore, e per dimostrare che la Juventus non è poi tanto superiore ai giallorossi romani, e che non ci sono tutti quei punti di differenza in classifica (11 prima del fischio di inizio).

Come son finite?
Catanzaro – Benevento 1-2: vantaggio di Melara, pareggio dell’ex Germinale su papera del nostro portiere Baiocco, e gol del difensore centrale Padella, su assist dello stesso Melara, esterno destro di centrocampo.

Roma – Juventus 0-1: gol al 94′ ultimissimo minuto di recupero, del neo entrato Osvaldo, tra l’altro ex romanista lasciatosi male con l’ambiente capitolino.

Bellissima la bolgia creatasi per il Benevento al Morgana Music Club, locale del centro di Benevento del quale ormai sono affezionato avventore. Mai avevo visto così tanta gente per una partita, ho dovuto farmi spazio a fatica per trovare uno sgabellino libero dove sedermi (tra l’altro vicino all’attuale ragazzo della mia “ex” Lei).
Un caldo micidiale assillava all’interno del locale tutti noi tifosi, tant’è che hanno dovuto accendere il condizionatore per fare un po’ aria. Io poi ero addirittura a maniche corte, senza nient’altro sotto la maglietta.
Al secondo gol del Benevento, mancava poco meno di un quarto d’ora alla fine della partita, e partivano tipo stadio i cori inneggianti ai nostri beniamini, gli stregoni giallorossi.
Bellissimo! Tutti uniti sotto la bandiera del Benevento, e tutti insieme a tifare assieme a gente sconosciuta e a scambiarsi opinioni come se ci si conoscesse da tempo.
Dato il caldo poi, all’intervallo non ho potuto prendermi il mio consueto thé domenicale, e ho quindi optato per una più dissetante bottiglietta d’acqua frizzante.

Conclusasi la partita del Benevento, ho salutato giusto un paio di amici lì fuori al Morgana, e mi son subito diretto verso casa, per vedere dalla metà del primo tempo, Roma – Juventus, fortunatamente ancora ferma sullo 0-0.
La giornata fantacalcistica stava andando male, ma nutrivo ancora qualche speranza di non farmi recuperare dal secondo in classifica, perché Cassano gli aveva sbagliato un rigore, e in compenso non gli aveva segnato nessun giocatore.
Io la mia partita la stavo già perdendo, ma speravo ancora in un ribaltamento di fronte grazie ai miei Totti, Pirlo, Chiellini, Asamoah e Llorente.
Purtroppo non è andata così, ma non mi è andata nemmeno male più del solito, permettendomi così di aggiudicarmi la vittoria nel fantacalcio.

La sera poi con gli amici Cienzo, Marti e Nunu, sono andato al cinema a vedere “Diario di un maniaco perbene” film italiano con protagonista Giorgio Pasotti.
E’ sempre difficile queste persone a convincerle a venire con me a cinema, ma grazie alla Festa del Cinema, con biglietti a soli 3 euro, ci son riuscito. Filmetto caruccio, da 6,5-7; poi siamo rientrati in città (eravamo al Torrevillage multiplex, a Torrecuso) e ci siamo andati a prendere una birretta in centro. Dove? Ma che domanda! Al Morgana!

Lì poi mi è arrivato un messaggio su whatsapp della mia “scimmietta pollastrella” che mi diceva che mi avrebbe raggiunto a breve assieme all’amica e al ragazzo di quest’ultima.
La “scimmietta” era andata al Tufo Jazz Festival, e si era fatta riaccompagnare dagli amici di origine avellinese per mostrarle alcune cose del centro di Benevento.
Arrivati quindi al Morgana, ho salutato la combriccola precedente e mi sono unito alla nuova. Un’oretta e mezza assieme, e poi li ho salutati alla macchina, e io me ne son tornato a casa sentendo musica con lo smartphone.
Giunto finalmente a casa, dopo una lunga giornata molto soddisfacente, ho dato la buonanotte alla “pollastrella” su whatsapp, e poi mi son goduto su facebook tutti i link e i commenti inerenti a Benevento e Juventus.
Ho fatto tardi, tre-tre e mezza, ma ne è valsa pienamente la pena. 😀

Sogni/segni di cambiamento? Inception mi fa un baffo.

Era da un po’ di tempo che non mi capitava di scrivere qui uno dei miei tanti sogni, ma se qualcuno di voi è già affezionato lettore di queste pagine virtuali, saprà che quelli che riporto qui sono sempre sogni particolari, quasi mai banali.
Nel caso di quello fatto stanotte, come spesso mi è capitato, c’erano diverse faccende e fatti il più delle volte neanche connessi tra loro, ma che si intrecciano senza alcun ordine tra loro. Difficile trovare il capo della matassa onirica, ma ci proverò; i numeri con cui sono segnati i fatti non è cronologico, ma è solo per rendermi conto quante cose diverse ho sognato. Inception mi fa un baffo.

1) Ero a casa di mia nonna materna, ora di colazione, e a parte me che ero rimasto suo ospite anche per la notte, c’è Lei con il suo attuale ragazzo. Sapendo i non buoni rapporti che ci sono tra noi, cerco di evitare un incontro che sia per andare in bagno, o per mettere lo zucchero nel latte.

2) Mi ritrovo in una valle sperduta, con un parcheggio in terra battuta dove sono presenti alcune automobili tra cui la mia Fiat Bravo. Il “parcheggio” è vicino ad un paesino/villaggio, abbarbicato sulla montagna vicino, un villaggio scavato nella roccia, quasi come i villaggi incas di Machu Picchu (non so se ho reso l’idea, cercate qualcosa su google, altrimenti che ci sta a fare?). La particolarità è che il “parcheggio” è coperto dal costone della montagna, come a riparare il tutto, e nella volta rocciosa su di esso, ci sono appese diverse cose, mantenute con diverse reti e corde. Non ricordo bene se erano tipo festoni, illuminazioni, o qualcos’altro, ma l’equilibrio era precario, e il tutto era mantenuto da un singolo nodo.
Non ricordo nemmeno che occasione c’era di preciso, so solo che poco prima di andarmene, inavvertitamente sciolgo questo nodo, e vedo ben presto davanti a me, sfilacciarsi tutte queste reti e corde, e la ragnatela creata ad arte da questa popolazione montana si sfalda cadendo inevitabilmente sulle macchine parcheggiate sotto.
Il caso vuole che la mia Bravo non era direttamente sotto questa rete, ma poco fuori dalla traiettoria, quindi non viene minimamente toccata dalla caduta di tutto ciò.
Sotto però resta l’auto dell’attuale ragazzo di Lei, con entrambi dentro. Io vedo il tutto, ma non me ne interesso, e me ne vado con l’auto, uscendo dal parcheggio.

3) Sono in una specie di piccolo canyon, terra rossa, un po’ di deserto, qualche cactus qua e là. Trovo un divano in pelle, di quelli vecchi tipo il divano de I Simpsons. Il canyon è come se fosse in un buco, un’insenatura, e non si può uscire direttamente a piedi, visto che era in alto, e non era nemmeno facile da scalare visto la parete ripida. Con me un paio di persone indistinte, non ricordo i loro volti, ma mi sembravano come rassegnati al loro destino, ovvero vivere o sopravvivere in questo angolo di mondo dimenticato da dio.
Prendo due cuscini da questo divano, per capirci, quelli dove ci si siede, però questi non erano voluminosi, ed erano molto leggeri, come se fossero cavi, pieni solo di aria.
Ne metto uno sotto ogni braccio, vado su una montagnola del deserto, quei piccoli rialzi rocciosi di neanche una decina di metri, e prendo lo slancio per prendere il volo, usando i cuscini come ali, membrane tipo quelle dei pipistrelli.
Preso lo slancio faccio un po’ di pratica sbattendo le “ali” improvvisate e planando per prendere confidenza con le correnti ascensionali calde di questo deserto.
Acquisita abbastanza altezza, saluto quel paio di persone lì presenti, e vado all’avventura, dicendo loro che sarei andato in cerca di qualcuno per aiutarli ad uscire da lì.
Riesco quindi a raggiungere il buco dal quale si poteva uscire e ritorno all’area aperta con un volo d’angelo, sorprendendo chi mi aveva visto uscire da lì.

4) Sembra che mi ritrovi nella valle di prima, quella del villaggio scavato nella parete della montagna. Lì c’è un locale o una discoteca. C’è gente che vorrebbe entrare, ma non ha l’invito, o abbastanza soldi per corrompere chi è all’ingresso. Assisto alle classiche scene di chi resta nel parcheggio o in fila fuori da una discoteca, facendo quindi conoscenza con chi era nella stessa situazione, e cercando di trovare una soluzione comune pur di riuscire ad entrare. Io dico a tutti questi che non vale la pena di restare lì fuori, in attesa di vivere un paio d’ore in una bolgia umana. Mi guardano straniti, non comprendono quel che dico. Alzo i tacchi e li lascio al loro destino.

5) Lo scenario cambia nuovamente, credo di essere fuori una sede Mediaset, ed è presto detto perché sia convinto di questo. Sono in una sala d’attesa, una specie di open space, in una struttura tutta in vetro, una specie di anticamera del palazzo. Mentre sono su uno dei divanetti, aspettando non so cosa o chi, dalla porta principale del palazzo, esce Barbara D’Urso, molto più giovanile di quanto non possa sembrare in televisione.
Si siede pure lei su uno dei divanetti vicino al mio, e caccia dalla borsa un cellulare, andando a controllare la propria attività virtuale (twitter, facebook, mail eccetera). Ad un certo punto la D’Urso trova difficoltà a vedere una cosa sul suo smartphone, e quindi mi chiede assistenza. Dapprima mi si siede accanto, poi vedendo in me una particolare competenza, pian piano dal bracciolo del divanetto, mi si siede sulle gambe, per farmi vedere meglio cosa cercava di fare sul suo cell.
E’ in questo frangente, quando sembra che ci sia addirittura qualcosa di più di una semplice conoscenza tra me e Barbara D’Urso, che entra in questo open space Lei, in cerca di non so cosa, informazioni o forse un ticket per il parcheggio fuori.
Trova quindi me con la D’Urso addosso, lì per lì ci resta di sasso, esce fuori, e dopo rientra con un sorriso del quale non riesco a comprenderne la natura precisa. Stranamente, mi rivolge la parola (non lo faceva da mesi) e sembra felice in superficie ma contemporaneamente è come se fosse gelosa nel profondo.
Vedendo che io non ero molto propenso al dialogo, soprattutto dopo che nel passato Lei aveva rifiutato i miei numerosi tentativi di riconciliazione o di quieto vivere alla presenza di altri, le rispondo acidamente.
Lei sembra accusare il colpo, e io rincaro la dose rinfacciandole che fino a quando mi aveva visto da solo, non mi aveva rivolto la parola, e invece appena mi vede con un’altra donna cambia immediatamente idea?
Stizzita Lei se ne esce di nuovo fuori sbattendo la porta di vetro.
Mi godo la mia piccola rivincita.

6) Sono in cerca della mia Fiat Bravo, ricordavo di averla parcheggiata nelle vicinanze ma non riesco a vederla ad occhio; ci sono tutte le automobili parcheggiate prima dove c’era anche la mia, ma è proprio la mia che manca. Mi è stata rubata? E’ stata sequestrata dalle forze dell’ordine per chissà quale motivo? Eppure non era né nelle strisce a pagamento, né in sosta vietata, né sulle strisce pedonali. Nessuno sembra sapere che fine abbia fatto…
Inizio a scervellarmi, cercando di ricordare cosa avevo fatto fino a quel momento, ma niente, nella mia mente appaiono solo frammenti di ricordi, volatili e fulminei e impossibili da carpire. Non riesco a capire come abbia fatto a non ritrovare la mia automobile, eppure è vecchia, disastrata, più vicina alla rottamazione che all’effettivo funzionamento, ma mi preme ritrovarla: al suo interno ci sono le mie due valigie e il mio zaino con tutti i miei documenti, soldi, e memorabilia.
Mi rassegno e mi incammino a piedi per strada. Non ricordo nemmeno qual è la destinazione, so solo che devo camminare.
Non so come riesco a capirlo ma mi ritrovo in una provincia francese, eppure non ci sono insegne e non ho incontrato persone che parlino francese, eppure ne ho la certezza.
Mentre cammino, ad una fermata dell’autobus reincontro due mie ex colleghe della triennale di scienzecom a Fisciano. Sono Donata e Flora, Donata ha in braccio un bebé, ma non so se sia maschio o femmina, e non so nemmeno se sia addirittura il suo.
Le chiamo, loro si girano, e si sorprendono di ritrovarmi lì, di rivederci dopo anni addirittura in una nazione che non è la nostra.
Mi dicono che stanno aspettando questa corriera, ma che non accenna a venire. Io dico loro che ho perso la mia Fiat Bravo. Flora mi dice che ne aveva vista una nel parcheggio di una concessionaria lì vicino.
Ritrovo un barlume di speranza, mi faccio raggiante in volto, le ringrazio e corro verso questa concessionaria indicatami.
Arrivo a destinazione, giro nel parcheggio antistante la concessionaria, ma non riesco a trovare la mia Bravo. Sto quasi per rassegnarmi, quando penso che forse potrebbe essere anche all’interno di uno dei saloni.
Entro dentro, e mi ritrovo gli impiegati di questa concessionaria. Non conosco che qualche parola di francese, e non so coniugare che poche frasi che non servono assolutamente al mio scopo. Accenno un misto di inglese e italiano, cercando qualcuno che sappia parlare almeno uno dei due idiomi che conosco meglio.
Si fa avanti un tizio col capello lungo leccato, indossa giacca, cravatta e pantalone blu, e mi ricordo che aveva anche un baffetto quasi alla Salvador Dalì. Pensando che fossi in difficoltà, e lo ero, mi rincuora e decide di darmi una mano, e in più mi dà anche una 10 euro, visto che ero rimasto senza soldi.
In un buon italiano l’impiegato della concessionaria mi dice che hanno sì una Fiat Bravo, gli era stata loro portata dai vigili urbani del luogo, e loro tenendo conto del fatto che era una vecchia macchina straniera (anche se alla fin dei conti è solo del 1996) l’avevano messa in esposizione in uno dei saloni della concessionaria, come se fosse una vera e propria opera, un pezzo da esposizione.
Finalmente la ritrovo, è proprio la mia auto, la targa corrisponde, e vedo il pupazzo del polpo Momo davanti e quello di Homer Simpson dietro. Nel bagagliaio ci sono tutte le mie cose, compreso il mio portafoglio nello zaino. Lo apro e ritrovo tutto: documenti e 250-300 euro che mi servivano per la mia vacanza.
Restituisco la 10 euro all’impiegato col baffetto, e riprendo le mie valigie.
Tutto felice decido di lasciare loro la Bravo, ma mi sarei ripreso i miei effetti personali al suo interno, come i pupazzi, libretto di circolazione, ed altre cose.
Ringrazio ancora tutto il personale della concessionaria e me ne vado.

7) Sono in un labirinto, un dungeon, ci sono statue enormi tipo draghi o gargoyles all’ingresso di ogni grotta. Botole, passaggi segreti, stanze che si muovono dopo ogni mio attraversamento. Non riesco a trovare una via d’uscita. Vago all’interno di questo sotterraneo labirintico per non so quanto tempo, ma alla fine riesco a sbucare in un maniero, un villone.

8 ) In questo villone è in corso una specie di asta di beneficenza, una maratona Telethon o roba simile. In ogni enorme stanzone c’è qualcosa per cui si cerca di vendere oggetti o competenze. C’è un sacco di gente tra persone sconosciute e amici vari, alcuni di questi amici gestiscono chi un mercatino delle pulci, chi tiene un corso di chitarra per principianti, chi lavora in una pizzeria con un forno tipo catena di montaggio automatica in cui si inseriscono gli ingredienti e alla fine del processo bisogna solo prendere con un piatto la pizza che esce da questo forno.
Non mi è ben chiara la causa per cui tutti questi amici in questo villone si affannano a racimolare soldi dalla gente che è lì di passaggio.
Cammino per le stanze, e trovo anche Lei col ragazzo. Lei mi nota ma fa finta di non avermi notato, continuando a fare “public relations” con le persone.
Cambio stanza e mi ritrovo in una specie di atrio con una televisione gigante e un divano sul quale altre persone stanno vedendo una VHS di qualche vecchio film.
Per un po’ mi siedo con loro, ma non riesco a capire di quale film si tratti, il nastro della VHS è rovinato, e sono più le immagini distorte che quelle effettivamente comprensibili.
Mi rendo conto di essere l’unico ad avere di questi problemi, le altre persone sul divano riescono a seguire tranquillamente il film.
Mi alzo dal divano e continuo a vagare per il villone.

Il sogno, o per meglio dire la serie di sogni fatta questa notte si ferma qui. Non ricordo nient’altro, e una volta sveglio riesco a comprendere anche perché ho sognato alcune di queste cose, e mi dispiace di non avere sognato altre cose o persone ben più piacevoli.

Prima di andare a dormire ieri sera, su youtube mi era capitato di vedere tra i video correlati un video di Barbara D’Urso sull’autodifesa per le donne. In televisione, sempre ieri sera su canale 5 hanno trasmesso il film francese “Giù al Nord”.
Su facebook, mi era capitato di andare sul profilo di Lei, e avevo notato che ora alla dicitura Impegnata, c’era Impegnata con… dando quindi un’ufficialità alla relazione, dopo un anno e mezzo dall’inizio della stessa, con relativa foto della coppia come immagine profilo di Lei.

Tutte le altre cose sognate non so a cosa possano riferirsi.

Come Donnie Darko, ma in cerca di una casa…

Ho ancora idee confuse su come fosse iniziato il sogno fatto stanotte. Il ricordo più lontano si riferisce al prendere un pulmann per andare non so dove. Su questo pulmann mi ritrovo con una specie di megafono con una tastiera alfanumerica sull’impugnatura, ed un pulsante a rilascio.
Questo megafono non serviva per aumentare il volume della voce, ma serviva a trovare le persone dovunque esse stessero, bastava digitare il loro nome sulla tastiera, e poi premere il pulsante come se fosse stato il tasto invio; dopo poco, quasi immediatamente, sul display presente sopra la tastiera uscivano immagini video e informazioni scritte sull’esatta ubicazione in quello stesso momento della persona cercata.

Digito il nome che mi interessava, ed esce un video di Lei, che faceva da comparsa in una fiction di canale 5, stile Cesaroni. Mi risulta incredibile che ora abbia intrapreso la carriera di attrice, e leggo quindi le informazioni scritte a corredo del video: “la… ed… el… mer…” le parole sono frammentate, e non si riesce a capire se quella sia la trama dell’episodio della fiction in questione, o altro.
Decido quindi di andare sul posto, a trovarla, a sua insaputa.

Arrivo in questo luogo, una specie di accademia della recitazione, con un’enorme aula a semicerchio, con tutta la parete come schermo cinematografico di fronte ai posti a sedere (divisi all’altezza del pavimento da sediolini in plastica stile aula universitaria, e gradoni tipo stadio subito dopo questi sediolini).
La trovo seduta lì sui gradoni, sullo schermo vengono proiettate delle scene che dovrebbero servire agli studenti come lezione di recitazione.
Lei mi vede immediatamente, e si altera della mia presenza lì; io le rispondo che non potevo farne a meno, avevo avvertito un brutto presentimento e sentivo il bisogno impellente di stare lì con Lei in quel momento.
Ad un certo punto, nel bel mezzo della ramanzina che mi sta facendo, sento da lontano un forte sibilo, istintivamente la prendo in braccio e corro dall’altra parte dell’aula, tempo pochi secondi e dove era prima seduta Lei, irrompe nell’edificio la fusoliera di un aereo che era precipitato da chissà quale altezza: se fosse rimasta lì sarebbe andato incontro a morte certa.

Senza dire più alcunché mi guarda negli occhi, e vedo che il suo sguardo nei miei confronti è cambiato: le avevo salvato la vita.

Non ricordo perché, ma questo sogno si interrompe, e ne inizia un altro. In quest’altro sogno, sono su un treno che si sta dirigendo in una località presso la quale i passeggeri del treno, potranno ricominciare una nuova vita.
Queste persone erano tutte dei superstiti di un disastro naturale che cercavano quindi un nuovo riparo, e in questo paesino abbarbicato su una montagna, il governo dava la possibilità a chi volesse di prendere possesso di un’abitazione gratuitamente, a patto che fosse la prima persona a mettervi piede. La vera e propria messa in atto del detto. “Chi prima arriva meglio alloggia”.
Sono da solo, anche io ero lì per cominciare una nuova vita, e credo di essere tra i primi a scendere dal treno e a correre verso quella che sarebbe diventata la mia nuova casa.
Con lo zaino in spalla corro per le vie di questo paese, alla ricerca del posto per me, ma incredibilmente trovo tutto occupato. Persino in alcune specie di scantinati, adibiti come meglio si potesse a cellula abitativa, trovo tutto occupato.
La sera sta calando, e di una casa da occupare non ce ne è nemmeno l’ombra, sempre con lo zaino in spalla, accantono per un attimo la ricerca, e mi dirigo verso la piazza del paese, dove è in corso una festa di benvenuto per tutti i nuovi residenti.
In piazza vedo persino Lei col suo nuovo ragazzo, ma visto che ultimamente si è dimostrata sempre indifferente con me, decido di non salutarla e vado verso il bancone del pub per prendere qualcosa da bere.
Mi si affianca un’amica, Nunu, che mi chiede se fossi riuscito a trovare una casa. “Ancora no” le rispondo, e mentre stavamo parlando, viene Lei verso di noi con un sorriso stampato sulle labbra sussurrandomi una frase che non riesco a capire.
Le chiedo di ripetermi le parole, ma un’altra volta non le comprendo; non voglio sfotterla, glielo faccio presente, e le chiedo gentilmente di scandire meglio la frase, magari con un tono leggermente più alto.
Sempre sorridendo, con un’aria innocente mi chiede quindi: “Per favore Alberto, puoi far finta che siamo di nuovo amici?” 

Resto basito da questa frase, veramente non so cosa risponderle, dopo tanto tempo che non ci parlavamo più come una volta. Purtroppo non so come è andata a finire, perché lo squillo insistente del telefono di casa, mi ha bruscamente svegliato, facendomi restare con un palmo di naso.

E ora?

Devo smetterla di bere… o di sognare?

Ieri sera mi sono dato alla pazza gioia con tre vecchi amici dei tempi del Bar Capriccio: Tony Doolittle, ZizzaniaMan e Rutio: abbiamo rimembrato vecchi episodi, abbiamo bevuto e mangiato, abbiamo fatto grasse risate, e alla fine ci siamo ritirati, chi più chi meno, sbronzi verso le 4 di notte.

Fortunatamente stamattina mi sono svegliato abbastanza bene, si vede che non ho ecceduto come accaduto pure nel recente passato (un paio di settimane fa), piuttosto ciò che mi dà fastidio è un molto probabile stiramento al muscolo della coscia sinistra; il che non è proprio una bella notizia in generale, ancor più se si considera che oggi dovremmo disputare le ultime due partite del torneo di Soccer Cage agli Yolo Summer Games al megaparcheggio.

Ma non è di questo che vi volevo parlare, bensì dei sogni fatti stanotte. Spesso mi capita di sognare e altrettanto spesso, soprattutto se sono meritevoli di essere ricordati, riporto quei sogni qui in forma di scrittura. Devo dire che come è già capitato in passato, dopo una bella serata di bevute goliardiche, ho avuto a che fare non con uno, ma con più sogni, uno dopo l’altro, e anche slegati tra loro.
In uno di questi c’erano ovviamente i tre amici su citati, e ci trovavamo in un paesino della provincia di Avellino, in cerca di qualcosa, e stranamente in questo paesino, c’erano agli angoli delle strade, sotto i marciapiedi e le scale, ancora dei rimasugli di ghiaccio dovuti a delle nevicate estive (no, non ho affatto ascoltato l’odiato Gigi D’Alessio, per arrivare a sognare ciò).
Altri non me ne ricordo, se non l’ultimo, poco prima di svegliarmi.

Nei miei sogni passati, mi sono trovato diverse volte a ripercorrere situazioni già viste, e mi sono ritrovato come se vedessi la replica di un film, già sapendo quindi cosa stava per accadere da un momento all’altro, agendo quindi di conseguenza e modificando a volte la trama del sogno stesso.
Parlando di film, mi sono ricordato come effettivamente fossi all’interno di uno di questi: un film commedia a sfondo romantico e con ambientazione estiva.
Durante il sogno ero certo al 100% che fossi all’interno di questo film, e i protagonisti eravamo io e Lei, e mi ricordo addirittura di aver trovato su internet gli screen capture del dvd del film, pensate un po’.
Comunque, io stavo scappando da un appartamento perché inseguito da ladri o assassini (non ricordo bene), il punto è che li avevo scoperti nel bel mezzo delle loro malefatte. Iniziava quindi un inseguimento sui tetti, passando da balcone a balcone e appartamento per appartamento, fino a quando sono riuscito a trovare il modo per raggiungere la via principale di questo paesino della periferia siciliana, di quelli con strada sterrata che scende verso la spiaggia (non so se ho reso l’idea…).

In tutto questo, dopo essermi reso conto di aver fatto perdere le mie tracce, ritrovo Lei al centro della piazza del paese: tutta bella abbronzata, con un vestitino di quelli estivi, con fiori o a pois e coi sandali ai piedi.
Io la raggiungo, e noto che ha anche un velo in testa, come se dovesse andare lì lì a sposarsi. La chiamo e le metto una mano sulla spalla, facendola girare verso di me. Lei mi guarda e noto che ha le guance tutte graffiate, come se qualcuno le avesse fatto violenza.
Mi dice che ciò però non era importante, era alla ricerca di quell’uomo che poi avrebbe dovuto sposare (e quindi era così spiegato il motivo del velo addosso).
Senza dirle niente io la abbraccio e la porto a me, avvolgendola completamente con le mie braccia. Pochi minuti di silenzio, e poi le sussurro: “ora ci sono io, non ti preoccupare, ci sono sempre stato, e ci sarò sempre per te.”
Lei commossa mi guarda e poi ce ne andiamo assieme verso la spiaggia con il mio braccio dietro la sua schiena, e la sua testa appoggiata alla mia spalla.

A quel punto penso di aver cambiato la trama del film, o è solo una mia impressione e invece la sceneggiatura era stata scritta apposta per questo finale e non me lo ricordavo?
Non trovo una risposta, però non fa niente, ormai conta solo quello che siamo l’uno per l’altra e mentre siamo seduti sulla spiaggia con io che la avvolgo come a proteggerla, Lei si gira verso di me, mi sorride e mi bacia dolcemente come non aveva mai fatto.
Il film/sogno finisce e io mi sveglio con una parte del corpo che si era alzata già prima di me. D’OH!

DuemilaCredici…lo spero vivamente

Avevo intenzione da tempo di fare un sunto, un riepilogo di questo anno che si sta appena concludendo, e questa è l’occasione perfetta, a pochi minuti dallo scoccare della mezzanotte. Volevo darmi una mano con l’archivio del blog, ma nell’ultimo anno ho veramente scritto poco, quindi la memoria va a ramengo. Posso solo dire che per quanto riguarda l’anno “accademico” (come mi piace definirlo quando settiamo l’inizio a settembre e la fine a giugno/luglio, in concomitanza con l’inizio e la fine di scuole e università) è stato un continuo rimandare la stesura della tesi della mia specialistica. Fino a quando verso febbraio ho deciso di chiudere definitivamente la questione. Di gennaio ricordo solo la solita influenza post capodanno da smaltire, e l’entrata nel novero dei clienti del fraterno amico ottico Rob a.k.a. DJ Masso.
A febbraio oltre un san Valentino passato in famiglia (una bella pizzata), ricorderò l’assurda (e storica) nevicata che bloccò la città di BN per alcuni giorni. Fu un’impresa arrivare da casa mia a casa del Makkione per svolgere l’asta di riparazione del fantacalcio. Impresa poi sprecata visto che la giornata successiva saltò per innumerevoli partite di serie A rinviate.
A fine marzo ho consegnato tutto il materiale per la tesi all’ufficio lauree dell’UNISOB, dopo un tour de force di quasi tre settimane per la stesura della suddetta tesi.
Aprile dolce dormire? Mi sarebbe piaciuto, ma come previsto mi sono laureato il 26 aprile con un inaspettato 110 e lode, e domenica 29 ho festeggiato sia laurea che compleanno con amici e parenti. Fu veramente un bel fine settimana, weekend in cui partecipai anche come aiuto regista per le riprese di questo video (sono nei credits finali).
Ormai a spasso, a metà maggio, con buona parte dei soldi ricevuti come regalo di laurea me ne sono andato a Torino, per una trasferta sfiancante al fine di vedere l’ultima di campionato della Juventus, l’ultima partita di Del Piero lì a Torino, e infine la festa scudetto per la vittoria in campionato. Compagno di viaggio: Christian “Spawn”. Ricordo del viaggio: la maglietta originale e personalizzata “numero 5 De Toma”.
Non contento della trasferta a Torino, a giugno mi organizzo un viaggetto in quel di Madrid, contando sulla vittoria di un fantacalcio che come premio dava appunto un soggiorno di tre giorni a Madrid.
Ottima sistemazione nel centro di Madrid, ma dato il periodo, purtroppo non trovai compagni di viaggio. Per la prima volta nella mia vita affrontai un viaggio in aereo da solo. Paura e preoccupazione all’andata, tranquillità e scioltezza al ritorno. A farmi compagnia in quel breve periodo fu il vecchio compagno di corsi Domenico Rosso, che aveva trovato lavoro e moglie (brasiliana però) lì a Madrid.
Intanto erano iniziati i campionati europei di calcio, e l’Italia si era qualificata per il turno successivo, quarti semifinale e finale a luglio (se ben ricordo), e tutte queste partite viste a casa mia per scaramanzia; familiari e amici più stretti. Purtroppo l’Italia perse malamente 4-0 in finale contro la Spagna…
Sempre nel mese di luglio, ricordo una breve giornata di mare con gli amici e il matrimonio di una coppia di amici a cui voglio molto bene: Egiuann (Ag1) e Giusy.
In quel periodo iniziarono per me anche i primi problemi sentimentali…
Sempre a luglio, ebbi la notizia che avrei svolto attività di stage presso l’ArTelesia Festival: un periodo di quasi due settimane a Telese per l’organizzazione di questo evento a inizio agosto.
Fu molto stancante, ma altrettanto soddisfacente, e in quei giorni pensai anche che finalmente la mia vita sentimentale avrebbe visto il suo primo (e forse ultimo) lieto fine: lasciata perdere una ragazza di 20 anni conosciuta a giugno, mi concentrai sul mio amore di sempre che nel contempo aveva chiuso la sua lunga storia.
Mi feci avanti, e fui malamente rifiutato; Lei chiuse anche la nostra lunga storia di amicizia (quasi decennale) e caddi in depressione. Passammo assieme ferragosto, e a fine mese Vinestate a Torrecuso; pensai che forse potevano esserci ancora dei margini per ristabilire tutto come prima, ma mi sbagliavo.
In un certo senso fu una fortuna ritrovarmi impegnato a settembre per un altro stage, questa volta a Benevento Città Spettacolo; ma professionalmente parlando fu una delusione, di positivo ci fu solo il fatto che avevo accesso gratis a tutti gli eventi del programma, e la conoscenza con nuove persone.
A metà settembre ci fu un riavvicinamento con Lei: pensavo che le cose per noi potessero quindi migliorare, ma il tutto durò solo due settimane: lei conobbe un altro, ovvero il “battilocchio” e io fui presto accantonato. O meglio, decisi io di farmi da parte perché non potevo sopportare questa nuova situazione.
Mi ritrovai quindi nel mese di ottobre, a dover ricostruire tutto il mio mondo da capo: non potevo più uscire col vecchio gruppo di amici perché rischiavo di incontrarla, e quindi approfondì le conoscenze con tutte quelle persone con cui prima mi scambiavo un semplice saluto. Persi inoltre peso: mangiavo poco, dormivo altrettanto poco, e in compenso facevo molta più attività fisica, tra lunghe camminate per muovermi da casa al centro per andare in redazione (di Sanniosport) e tante partite a calcetto, in cui davo sfogo a tutta la mia rabbia per questa situazione. Inoltre la mia richiesta per frequentare un corso della regione campania come manager di eventi non era andata a buon fine: idoneo ma non beneficiario del voucher gratuito per il corso, per mancanza di fondi.
Anche il copione di novembre rispecchiò quello di ottobre, e pian piano la depressione e la tristezza lasciarono spazio alla rabbia e al nervosismo. L’insonnia data dallo stress e dai pensieri per la mia situazione amorosa prestò andò scemando e dalle consuete 3-4 ore di sonno, tornai alla quasi normalità, se non fosse che il mio bioritmo mi aveva costretto a prendere sonno non prima delle 4-5 di notte, per poi svegliarmi verso mezzogiorno. Unica nota positiva di questi ultimi tempi: la nascita del cartaceo di Sannio Sport.it.
A dicembre con le prime avvisaglie delle feste natalizie, mi rattristai un altro po’, sapendo che comunque non avrei passato le feste con i miei amici più cari, per un motivo dovuto a loro, o per i miei soliti motivi di non incontrare Lei.
Complici anche le tante chiacchiere sulla “presunta fine del mondo” mi feci un esame di coscienza, e da persona adulta e civile decisi di intraprendere un riavvicinamento verso di Lei, almeno per un quieto vivere in questi giorni di festa. Le regalai un libro che sapevo poteva piacerle, un regalo di compleanno che volevo riciclare come regalo di Natale, assieme ad una dichiarazione alla Love actually, ma andò tutto male: il regalo mi fu restituito e i miei auguri per le feste non furono accettati.
Decisi quindi di lasciar perdere definitivamente lo stare male per una persona a cui ho dato solo del bene, e dalla quale ho ricevuto solo male.
Perché precludermi le amicizie degli altri, per evitare Lei? Se non era Lei a farmi terra bruciata attorno, perché dovevo farlo da me? Basta con tutto ciò! Basta con l’atteggiamento infantile “se c’è Lei allora io non vengo”. Non sono io a dovermi fare di questi problemi: deve essere Lei a farseli!
Ecco perché il mio proposito per il nuovo anno è quello di tornare felice.

In definitiva è stato un 2012 da incorniciare fino a fine giugno inizio luglio. Da metà luglio in poi è stato solo da dimenticare. Sono però pronto ad altri 6 mesi di merda come gli ultimi del 2012, a patto che i successivi 6 siano finalmente per me pregni di felicità e soddisfazioni sia in campo professionale che sentimentale.
Come ogni anno vi lascio con “Crap Kraft Dinner” degli Hot Chip.

Favola amara

Tanto tempo fa, in un regno lontano lontano, vivevano un principe e una principessa. Un giorno il principe, stanco delle continue moine della principessa, decise di lasciarla, abbandonandola al proprio destino, con la speranza di poter vivere finalmente, e senza problemi la sua vita.
La principessa agli inizi ci rimase ovviamente male, e molti dei suoi cortigiani, tra cui il sempre fedele conte, innamorato di lei da anni, la aiutarono a riprendersi dall’abbandono.
Tutti pensavano che alla fine, il “cattivo” di tutta la situazione non fosse che il principe egoista e insensibile, ma si sbagliavano di grosso…

Dopo qualche tempo in cui la principessa decise di andare avanti con la sua vita, il conte pensò che i tempi fossero maturi per avanzare la propria proposta verso la principessa, convinto che con un po’ di fortuna avrebbe finalmente coronato il proprio sogno d’amore. Sembrerà strano, ma effettivamente il conte provava un forte e puro sentimento verso la principessa; non era minimamente attirato da pensieri materiali quali il diventare il nuovo principe e possibile re, e comandare su tutto il regno.

Purtroppo per lui le cose non andarono come sperato: la principessa si dimostrò esattamente il contrario di quello che si aspettava il conte, e tutti quegli anni di fedele servizio alle cause della principessa risultarono vani, il conte si era effettivamente illuso, o forse la principessa lo aveva semplicemente usato e abbindolato per i propri scopi? Il conte ci rimase ovviamente male, e la principessa non contenta del suo rifiuto verso il nobile, inoltre lo scacciò in malo modo dal palazzo.
Il conte cadde in depressione, ma al contempo cercò di continuare la sua vita di sempre, conscio del fatto che la principessa era ancora scossa dall’abbandono del principe, e che dopo un po’ di tempo magari sarebbe ritornata sulle sue decisioni e avrebbe quindi accolto il conte con sè.

Passarono i giorni ed effettivamente la principessa sembrò tornare sui suoi passi e riaccolse il conte con sè, anche se la giovin donzella non si scusò minimamente del suo operato ritenendolo comunque giusto e ragionevole, dall’alto della sua regale persona. Il conte lasciò soprassedere anche questa volta, quando invece non avrebbe dovuto farlo, ma di questo ne parleremo più avanti.
Le cose sembrarono tornate quelle di una volta tra il conte e la principessa, e un giorno capitò anche l’incontro fortuito tra il principe e la principessa; incontro durante il quale il conte cercò comunque, per quieto vivere, di limare l’atteggiamento astioso che la principessa provava ancora verso il principe.
Tempo poche settimane, e un giorno il conte ricevette una di quelle notizie da spezzare il cuore: la principessa aveva trovato un nuovo pretendente!

Il nuovo pretendente non era assolutamente niente di che, ma incredibilmente la principessa ne restò estasiata. Il conte lo considerava giusto un battilocchio, e all’inizio sebbene ci rimase male, pensò che era utile per la principessa fare da sè i propri errori da cui poi imparare per il futuro. E forse con il senno di poi fu una scelta sbagliata: il conte avrebbe dovuto quindi opporsi con tutte le sue forze alla nuova situazione? E quali certezze avrebbe potuto quindi ricavare da questo suo comportamento? Purtroppo per lui queste domande resteranno senza risposta…

Ben presto il battilocchio agli occhi della principessa stava diventando il nuovo principe, tant’è che appunto, anche se spesso la principessa negava questa possibilità, i fatti facevano intendere altro, e lei cercava di imporre questa nuova presenza a tutti i suoi sudditi, volenti o nolenti. Se questi non avessero accettato quindi la cosa, sarebbe stato un problema loro e conseguentemente avrebbero patito la pena dell’esilio dal regno.
Il conte senza nemmeno essere avvertito della cosa, decise comunque di intraprendere un breve viaggio lontano dal regno, per capire cosa fosse meglio per lui, e per dare quindi alla principessa l’opportunità di capire dov’è che stesse sbagliando.

Il conte fu molto egoista in questa sua scelta di allontanarsi, forse sarebbe dovuto rimanere nel regno per impedire che le cose andassero a scatafascio, e perché non era allontanandosi che avrebbe risolto il problema; avrebbe dovuto affrontarlo e superarlo con tutte le sue forze.
Al suo ritorno nel regno, il conte trovò uno scenario per lui apocalittico: il battilocchio fu effettivamente insignito del titolo di nuovo principe, il governo del regno andò a scatafascio e nei sudditi abitavano sentimenti tra loro contrastanti: terrore, dubbi, indifferenza, alcuni pensavano addirittura ad una possibile rivoluzione per insorgere contro la principessa e passare quindi da una monarchia ad una democrazia, ma non avevano tutto quel coraggio che mostravano a tratti solo a parole. Infine c’era anche chi pensava che la principessa fosse vittima di un sortilegio malefico, dato che era cambiata completamente rispetto a prima, un cambiamento che però non aveva alcunché di positivo, arrivando perfino a negare quello che era stato il suo precedente passato con il principe.

Con sua somma sorpresa il conte si ritrovò inoltre defraudato del proprio titolo nobiliare; dei suoi averi e persino dei diritti da semplice suddito. Senza neanche essere convocato a palazzo, si presentò di fronte la principessa e chiese quindi delucidazioni del perché di tutte queste decisioni a lui contrarie, e la principessa incredibilmente fredda e dimentica di tutti quegli anni passati insieme nel regno, decise nella sua falsa magnanimità di insignire l’ex conte del ridicolo titolo di giullare di corte.

Il conte che non poteva sopportare oltre quei soprusi, soprattutto perché venivano dalla donna che lui amava da tanti anni e che considerava la sua anima gemella, l’unica con cui potesse avere effettivamente un futuro, decise di rifiutare l’infima offerta: per troppi anni si era accontentato di fare parte della vita della principessa senza avere un ruolo da protagonista, e questa era la goccia che faceva traboccare l’acqua dal vaso.

La principessa sempre più rosa dal proprio personale orgoglio, e tronfia della propria relazione con il battilocchio neo principe, decise quindi di bandire ed esiliare a tutti gli effetti dal proprio regno l’ex conte. In più lo diffidò dal presentarsi al palazzo o nelle vicinanze del regno, per qualsiasi ragione anche se lecita e atta al bene del regno stesso.

L’ormai ex nobile fece dunque fagotto, con quel poco che ancora gli restava, e dopo aver visto cadere tutte le proprie certezze a questo mondo si allontanò mestamente dal regno con in mente due pensieri completamente diversi e contrari tra loro: da un lato pensava che forse così la principessa avrebbe trovato quella felicità che per tanti anni lui le aveva sempre augurato, e dall’altro lato confidava nella speranza che questi nuovi (e per lui tragici) eventi sarebbero finalmente cessati, con la principessa nuovamente abbandonata persino dal battilocchio, e lui, l’ex conte che nel frattempo si era rifatto sì una nuova vita, e di fronte alla possibilità di un ritorno della principessa, ci avrebbe pensato più di una volta su cosa fare, avendo finalmente dopo tanti anni, il coltello dalla parte del manico.

P.S.: Non tutti vissero felici e contenti, anche perché questa favola non è ancora effettivamente finita: restava ancora il dubbio se effettivamente la principessa fosse vittima di un malefico incantesimo oppure no.

Qualche pensiero e qualche fatto così, alla cazzo di cane.

L’altro ieri: mi cade anche l’altro nasello dall’occhiale, quindi ogni tanto devo riportarmeli su alla Capitan Kuro di One Piece. E’ arrivato il momento di cambiare occhiali da vista…

Ieri: momento toccante della mia giovinezza su Italia Uno: il padre di Dawson Leary muore in un incidente d’auto per raccogliere la palla di gelato cadutagli dal cono e finita sotto i pedali. La morte più stupida della televisione, e tutti che nella puntata di oggi lo ricordano come grand’uomo, essendo all’oscuro del motivo per cui ha trovato la morte sulla strada. LOL!

In più aggiungiamoci che ho la netta sensazione che abbiano cambiato il Codice della strada vigente: sempre ieri due motorini, due camion e sei automobili davanti a me, quando dovevano girare o parcheggiare non hanno mai messo la freccia. No, ditemelo, perché se è così, mi regolo di conseguenza.

P.S.: in più faccio sogni assurdi che poi mi portano a sragionare e a vedere la morte di faccia.