Juventus-Lazio 4-0 e ora lasciatemi sfogare!

Ieri si è giocata la finale di Supercoppa Italiana tra la Juventus, vincitrice dello scudetto 2012-13, e la Lazio, vincitrice della Coppa Italia TIM 2012-13.
Perché ne parlo?
Semplice, per sfogarmi! Come d’altronde sono solito fare su queste pagine (che diamine, è il mio blog, permettete, no?).
Per la cronaca la Juventus ha vinto ben 4-0 sulla Lazio; squadra capitolina mai in partita se è per questo, visto che la squadra torinese l’ha surclassato in lungo e in largo (ci sono le statistiche a confermarlo, quindi niente polemiche, grazie).
E allora cosa ci sarebbe da scrivere in proposito?
Ve lo dico subito!
Sappiate che da diverso tempo a questa parte, sono dell’idea che non conviene mai parlare prima di una partita, proclamandosi vincitori, o facendo assurdi pronostici con sicurezza tendente al 100%! No, io resto sempre sul vago, e d’altronde nei giorni precedenti questa sfida non mi sono mai pronunciato.

Beh, in parole povere sono per la scuola “non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”. Cosa che invece molti tifosi (e molti colleghi della carta stampata) non sono proprio avvezzi a fare.
In questo precampionato, la Juventus ha disputato poche gare amichevoli: vittoria contro la selezione valdostana; una vittoria ai rigori sul Sassuolo e una sconfitta ai rigori col Milan nel trofeo TIM (partite di 45′); e infine nella famigerata tournée americana: sconfitta ai rigori con l’Everton, sconfitta col Galaxy, e sconfitta ai rigori con l’Inter. Risultati che hanno portato la Juventus ad occupare l’ultimo posto nel torneo International Guinness Champions Cup.
A nulla è servita la vittoria contro la squadra primavera nel classico test di fine estate a Villar Perosa, per buona e larga parte della carta stampata, non ché dei tifosi italiani (ma diciamo antijuventini così non sbagliamo di certo), la Juventus targata 2013-14 non era tutta ‘sta gran cosa; non era più la miracolosa squadra di due anni fa, e il carrarmato della scorsa stagione.
La Juventus era diventata (nonostante i soli tre innesti di Ogbonna, Llorente e Tevez di cui solo l’ultimo titolare, e la sola cessione pesante di Giaccherini) una squadra che non poteva competere con gli altri “squadroni” allestiti in estate dalle rivali, prima fra tutte il Napoli che seppur privo di Cavani, ha sopperito benissimo col nuovo idolo del tifo partenopeo Higuain, migliorando inoltre la propria rosa con molti altri innesti.
Addirittura anche la Fiorentina, con l’acquisto dell’attaccante Mario Gomez, agli occhi dell’opinione pubblica, era arrivata a pareggiare la forza dei campioni in carica bianconeri.
E per forza di cose, anche le altre squadre a seguito (Milan, Inter, Roma e Lazio) potevano iniziare a fare sogni di gloria dopo aver visto per ben due anni consecutivi la Vecchia Signora raccogliere risultati positivi a iosa.

Ma mi sto dilungando, e quindi voglio tornare a parlare della Supercoppa di ieri.
Sin da prima della sua disputa, e prima del precampionato bianconero, non ho visto altro che fare di tutto per impedire che la Juventus potesse fare il bis in questa manifestazione!
Innanzitutto dovete sapere che per regolamento, in Supercoppa si gioca in casa della vincitrice dello scudetto (lasciando perdere le occasioni in cui si è giocato all’estero, tipo Pechino l’anno scorso).
La Lazio, nella persona del proprio presidente Lotito, non voleva assolutamente che si giocasse allo Juventus Stadium: “Giochiamo a Pechino!” Ma i vertici societari bianconeri non erano d’accordo, c’era già in programma la tournée negli USA, e non potevano sballare tutta la preparazione estiva.
Giochiamo a Toronto il 10 agosto!” ha tuonato allora Lotito, non sapendo che sarebbe stata due giorni dopo la fine della tournée americana bianconera;  “Mi hanno fatto perdere i soldi della tournée in Colombia, quelli di Pechino e ora quelli di Toronto, ma che pensano alla Juve? Di essere la Lega e di comandare loro?”
Allora Lotito, per venire incontro alle “esigenze” della Juve ha proposto: “Giochiamo a Roma! E visto che non volendo giocare a Pechino, ho perso il grande incasso e ritorno economico da parte dei tifosi cinesi, voglio per me la maggior parte dei ricavi della partita!
Questo il succo del presidente laziale (e non le sue testuali parole).

Cioè, scusa… non ho capito… Questo non solo vuole decidere dove si gioca, ma vuole pure gli incassi? Difatti in tutto questo la Juve perde 600.000 euro, ricavato della biglietteria.
Il bello è che poi, a domanda precisa, Lotito ha risposto: “Ah, ma non si gioca nello stadio della Lazio, l’Olimpico è la sede designata della nazionale italiana, è solo un caso che anche Lazio e Roma vi giochino le partite di campionato, anzi così come è per la Coppa Italia, spero che Roma diventi la sede fissa anche della Supercoppa”.
Continuo a non capire, ma questo qui ci vuole prendere per fessi?
Aggiungiamo inoltre che dopo tutto questo, era difficile trovare qualcuno che perorasse le ragioni juventine a scapito di quelle laziali, anzi, stampa e opinione pubblica (nonché tifosi avversari tutti, non solo laziali) davano ragione a Lotito, trincerandosi dietro gli ipotetici capricci di una società come quella bianconera, alla quale non stava mai bene niente.
Una squadra che dopo quel fallimentare precampionato, in molti speravano uscisse perdente dal confronto con la Lazio in Supercoppa.
Ma non è finita qui! Le polemiche sono continuate riguardo la sede degli allenamenti alla vigilia della partita: la Juventus doveva allenarsi ai campi della Borghesiana, ma arrivati lì, Conte e il suo staff hanno trovato inadatto il luogo dell’allenamento, ritirandosi in hotel e pensando addirittura di tornare a Torino; per poi virare dapprima ai campi della Marina militare a Tor di Quinto, e poi a Trigoria, campo d’allenamento della Roma che era però impegnata a Terni per un’amichevole.
Ora non so se i campi della Borghesiana erano stati concessi dalla Lega, o dalla Lazio stessa, fatto sta che anche andando a Trigoria, ci sono stati molti tifosi romanisti che alle radio e sui social network hanno tuonato contro questa concessione da parte della società giallorossa ai “rivali” storici bianconeri.

In pratica tutto e tutti contro la Juventus; il terreno era ben preparato per una sconfitta bianconera osannata da mezza Italia.
Conte in conferenza stampa già dopo la tournée americana aveva risposto alle domande polemiche dei giornalisti: “Quando il presidente Agnelli mi dirà di vincere la Guinness Cup, svolgeremo la preparazione estiva per vincerla, per ora ci alleniamo per la Supercoppa, per il Campionato e per la Champions.
E alla vigilia della partita Conte ha rincarato la dose: “Ci giochiamo un trofeo importante, sia che lo vinca la Juventus, sia che lo vinca la Lazio. Non vorrei che se dovesse vincerlo la Juve è ordinaria amministrazione, se dovesse vincerlo la Lazio diventa una cosa straordinaria. E’ un trofeo importante, lo abbiamo vinto l’anno scorso e vorremmo rivincerlo. Mi auguro che sia dato il giusto valore sia in caso di vittoria della Juve, sia in caso di vittoria della Lazio”
Infine ancora l’allenatore bianconero: “Io penso che non ci sia una favorita. L’unica cosa è che la coppa vada alla squadra che ha meritato di più sul campo e non a una squadra fortunata. Mi auguro solo questo”.

Difatti nella scorsa stagione, in quattro confronti tra campionato e coppa, la Juventus riuscì a vincere solo una volta, in campionato, mentre le altre tre volte ci furono due pareggi e una sconfitta (in coppa), sebbene abbia stradominato in tutti i match, trovandosi sulla strada un superlativo e miracoloso Marchetti, vero e proprio paratutto.
A questo proposito, fioccavano sondaggi sia in rete che in tv, su chi fosse il più forte e chi meritasse di più il posto da titolare in Nazionale tra il capitano Buffon e il suo vice Marchetti.
Inutile dire che da ogni dove arrivavano commenti positivi per Marchetti e commenti negativi per Buffon, un portiere che tanto era titolare della nazionale solo perchè facente parte della Juventus, e non perché meritasse veramente…
Beh, ieri alla fine dei 90′ Marchetti non ha potuto nulla davanti allo strapotere della Juventus che a inizio ripresa ha rifilato tre colpi da KO alla Lazio, mentre dall’altra parte Buffon spegneva le velleità offensive di Klose che sul risultato di 4-0 stava tentando la via della rete della bandiera, mettendo così fine alla “maledizione” che lo accompagna da quando affronta i colori bianconeri.
E sì, perché ad infiammare la sfida di Supercoppa c’era anche quest’altra cosa: da quando Klose gioca a pallone, contro la Juve non ha mai segnato (né con la maglia del Werder Brema, né con quella del Bayern Monaco, tantomeno con quella della Lazio). Solo una volta segnò a Buffon, ma si trattava di un’amichevole tra nazionali nel marzo 2011.
Tifosi e giornalisti contavano anche su questo, ma alla fine le loro speranze sono state nuovamente disattese.

In definitiva: stampa e tifosi avversari che parlavano sempre prima della sconfitta della Juventus (o della speranza che potesse perdere), mentre Buffon, Conte e tutti gli altri tesserati della Juventus, mantenevano il loro aplomb in merito, lasciando al campo (come sempre) l’ardua sentenza.

Campo che come ampiamente dimostrato ieri, ha detto solo una cosa: la Juventus c’è ancora, è sempre contro tutto e tutti, e resta ancora una volta la squadra da battere in Italia. Pensate poi che dopo il 4-0, i giocatori bianconeri si sono addirittura fermati! Per me invece dovevano insistere alla ricerca di altre segnature…
E infine l’arbitro della contesa, il signor Rocchi che non ha dato il recupero nella ripresa, anzi ha finito il prima possibile per evidente inferiorità della squadra laziale!
Sull’arbitraggio solo tre cose:
1) sbagliata la decisione di non ammonire per la seconda volta Hernanes per i fallacci commessi a metà primo tempo, sì, magari la partita sarebbe risultata falsata, ma alla fine le cose sono andate comunque male alla Lazio;
2) assurda l’ammonizione comminata a Barzagli che aveva un braccio attaccato al corpo;
3) non dato un rigore a fine partita alla Juventus, fischiando addirittura prima la fine delle ostilità (89 minuti e 56 secondi!).

Ulteriore chicca: ieri sul 4-0 i tifosi laziali lanciavano buu razzisti nei confronti di Pogba, Asamoah e Ogbonna. In questo caso lo speaker dello stadio dovrebbe diramare il comunicato di sospensione della partita, comunicato che però è arrivato molti minuti dopo, l’arbitro Rocchi ha poi fatto finta di niente, visto che nessuno dei colored bianconeri ha accennato a qualche protesta, e se l’avesse sospesa, la Lazio sarebbe andata sicuramente alla squalifica del campo, mentre invece così facendo sono arrivati solo alla chiusura della Curva per una giornata di campionato.
Poche parole invece sul solito commento RAI antiJuve: Cerqueti noto tifoso romanista e antijuventino, sul 3-0 per la Juve era ancora alla ricerca di “un miracolo sportivo della Lazio”, così come disse due anni fa ai quarti di Coppa Italia tra Juventus e Roma sul 3-0 per i bianconeri. Ridicolo…

Ahhhhh!
Finalmente ho detto tutto quello che volevo dire!
Perché è così che dobbiamo fare noi tifosi juventini: parlare dei fatti, di ciò che accade sul campo, e non di aria fritta come fanno tutti gli altri!
Hasta la vista baby!

Censura!!!

Una cosa che mi dà enormemente fastidio in questi ultimi anni, è ricevere censura da parte di altre persone su facebook.
Di cosa sto parlando? Ci arriviamo, ci arriviamo.
Dovete sapere che ogni tanto, mi faccio un giro anche su altri siti che non sono facebook…
“OHIBO’! Ma ciò è assurdo! Come è possibile che Kame il Konte possa visitare e leggere altre pagine web che non siano quelle biancoazzurre del più noto social network esistente?”

Eh, cari amici, vi sembrerà strano ma è così! Nonostante molti di voi possono pensare che io stia 25 ore su 24 e 8 giorni su 7 incollato a facebook, ciò non corrisponde a realtà.
Sinceramente mi dispiace profondamente aver deluso le vostre aspettative e i vostri pregiudizi su di me, ma sembra che dopotutto anche il vostro Konte abbia una vita (virtuale all’infuori di facebook, e sociale al di fuori del web).

Comunque, tornando al succo del discorso, nel mio peregrinare informatico spesso mi ritrovo a leggere articoli o post che possono interessare ad alcuni miei amici e/o conoscenti, e per fare loro un piacere, per informarli su argomenti che penso possano loro interessare, appena li trovo, li condivido sui loro profili/pagine facebook o tramite messaggi privati.
Mi fa ridere che se io pubblico un link a Tizio, dietro a questa pubblicazione c’è solo il gusto di averlo informato, mentre se pubblico un link a Caio, dietro a quest’altra pubblicazione non c’è solo la motivazione di far sapere a Caio questa determinata cosa, ma c’è anche la mia volontà implicita di avere un seppur minimo contatto con Caio, per fargli vedere che in un modo o nell’altro, in minima parte, io faccio ancora parte della sua vita.

BULLSHIT! O per dirla all’italiana: STRONZATE!

Soprattutto quando dietro a quel link non c’è niente dietro! E poi scusate, se proprio fosse stato come avete ben pensato di riferirmi, non credete che avrei potuto passare quel link tramite messaggio privato o per e-mail, se dietro ci fosse stata qualche altra motivazione implicita? Perché quindi pubblicarla in modo che tutti potessero vedere quel link? Perché mi piace la platealità? Ma a che pro?
Mah, io trovo veramente assurdo il tutto, a maggior ragione quando su un gruppo gestito dalla stessa persona che mi ha fatto notare questa cosa, avevo appena condiviso un altro link.

Ah, per la cronaca, per far piacere a questa persona che tra l’altro mi ha detto queste cose per il mio bene (di questo ne sono conscio), ho poi cancellato quel link, e glielo ho pubblicato sulla sua pagina con tanto di amorevole commento a corredo, mancavano solo i cuoricini. Per la privacy non vi dico chi è, ma chi mi conosce sa già a chi mi riferivo.

P.S.: l’articolo dietro il quale c’erano dietro altre motivazioni da parte mia, era questo sulla connessione tra Instagram e i disordini alimentari (ed ecco così spiegata anche l’immagine della torta di cui sopra).

Ridiculous

Si parla di ridicoli, di ridicolaggini.
Inizio col parlare di un sogno/pensiero che ho avuto quasi una settimana fa: il matrimonio di Lei col battilocchio.

Ridiculous (anche se in Harry Potter l’incantesimo si chiama riddikulus fatemela passare), e appunto per questo ne parlo, si sa, se si rendono noti certi sogni, difficilmente si avvereranno (almeno nel breve periodo).

De Sanctis che dopo sole 6 presenze e 6 gol subiti in nazionale, decide di ritirarsi?
Fantastici alcuni dei commenti sotto all’articolo, commenti che rispecchiano a pieno il mio pensiero.
Capisco un giocatore che prende una decisione simile dopo anni di nazionale, dopo 100 presenze, 50 presenze, va, pure 30! Ma dopo sole 6 presenze, risulta un (bel) po’ ridicolo…
Qualche mio compagno di tifo direbbe: “Son napoletani…”

Ridiculous…

In redazione:
– “Ma come mai non sono state più stampate le copie della rivista di gennaio, febbraio e marzo?”
– “Purtroppo c’è crisi, sono venuti a mancare gli sponsor, e col senno di poi, dovessimo tornare ad agosto/settembre, sicuramente non avrei preso la decisione di fare una rivista cartacea”

Grazie! Io l’avevo pensato sin da subito che poteva finire così, eppure mi sono fidato lo stesso! Scemo io che continuo a dare fiducia alla gente.

– “Comunque il progetto sulla storia del Benevento e le interviste agli ex calciatori continueremo a farle, poi a fine anno rileghiamo il tutto e facciamo un bel libriccino a riguardo, il tutto a nome tuo, visto che è un lavoro tuo.”

Ci mancherebbe altro!

Ridiculous…

Passiamo ad altro, cronache da chat:
– “Ehi ciao come va, è un sacco che non ci si vede, e non ci si sente.”
– “Eh già!”
– “Visto che mò arriva pasqua e poi fino a metà mese sarò occupato fuori città, che ne dici di vederci domani o dopodomani?”
– “Che ne dici se invece ci sentissimo dopo metà mese?”
– “Uaaahhh addirittura? E che è? Ma veramente posso fare un così brutto effetto da ritardare così tanto un incontro?”

Ridiculous…

Pasqua, pasquetta, pasquina, il giorno si avvicina.
Che si fa, che non si fa?
Piove, non piove?
Blablablablabla… lei… blablablablabla… a casa di… blablablablabla… inviti… blablablablabla
– “Oh, questa è la situazione, casomai dovesse succedere, tu che vuoi fare?”
– “Ci siamo messi d’accordo per stare assieme? A ro’ vai tu, vac’ je! (trad.: dove vai tu, vado io!)”

Ridiculous…

Le “buone” notizie non arrivano mai da sole, ma a braccetto.
Karma dove sei?

L’ennesima delusione…

Io veramente non so proprio cosa fare col mio karma.
Mi comporto sempre bene, da bravo ragazzo, e come ricompensa le cose mi vanno sempre male.
Devo veramente iniziare a comportarmi da pezzo di merda per potere finalmente avere qualche soddisfazione nella mia vita?
Non so veramente dove andare a sbattere la testa. Mi sto stufando sempre più, ma cosa c’è che non va in me???
E in tutto questo non ho nemmeno avuto una spiegazione del perché sia finita così…

🙁

Un piccolo sfogo sportivo come tanti altri.

Stavo giusto pensando ad una persona che ieri sera, conoscendo molto probabilmente la mia fede, godeva del risultato della Juventus, con la convinzione che oggi contro la Sampdoria, il suo Napoli avrebbe passeggiato, per poi così portarsi a soli 2 punti dalla Juventus.

Beh cara mia persona, conoscenza superficiale che quando sei entrata a far parte della vita di Lei e in parte anche nella mia, tu che non ti sei mai degnata di presentarti a me, sono veramente contento che dopo questo giovedì europeo (un bel 3-0 casalingo contro una modestissima squadra dell’est europa), te la sei presa nuovamente in culo anche di domenica.

E se il 1 marzo la Juventus dovesse vincere o uscire imbattuta da Napoli, stai sicura che il giorno dopo mi vedrai indossare fiero la maglietta bianconera, e ti riderò in faccia. Stronza che non sei altro!

P.S.: e magari, questo non lo so, ma è pure la classica persona tifosa napoletana che se ne strafotte del Benevento, già me l’immagino!

Il giornalismo beneventano, ovvero perché continuo a considerarmi un aspirante e valente giornalista sportivo.

Non so se si era capito (o non ricordo di averlo accennato nei post passati), ma da qualche anno svolgo la professione di giornalista sportivo, occupandomi in particolar modo della maggiore espressione calcistica della mia città: il Benevento.

Anche se non ancora retribuita (sto lavorando per diventare pubblicista) questa professione unisce indubbiamente l’utile al dilettevole (seguire le partite allo stadio in tribuna stampa, e poter accedere alla sala stampa dello stadio per i commenti a caldo di tecnici e giocatori).
Ci sono articoli per i quali ci metto neanche 5 minuti a scriverli, e altri per cui devo fare ricerche per più giorni, e mi riferisco a quando studio la prossima squadra avversaria che affronterà il Benevento.

Quelle poche volte che ricevo commenti positivi al mio lavoro, da parte di amici o colleghi mi fa enormemente piacere, anche perché vuol dire che i miei sforzi in qualche modo vengono ripagati. Meno piacere mi fa quando vedo che altri colleghi della stampa (soprattutto sul web) riprendono o copiano parti dei miei articoli per poter scrivere i loro.
Spesso mi è capitato di arrivare primo sul pezzo, con altri giornalisti che dunque prendono “spunto” dal mio lavoro.
Altre volte capita pure il contrario: ovvero andare a leggere gli articoli altrui coi quali confrontarmi e vedere se ho sbagliato a scrivere i miei.
Oggi mi è capitato quindi, dopo la partita di ieri Benevento-Catanzaro 2-0 (Mancosu e Germinale su rigore), di andarmi a rileggere la “rassegna stampa” dei principali siti di informazione sportiva (e non) di Benevento.

Con mia somma sorpresa (non è vero, è capitato già in passato quello che sto per dirvi, ma scrivendo così l’effetto è maggiore) ho notato sempre lo stesso errore in diversi siti, errore che cercherò di spiegarvi il più brevemente possibile (impresa sempre un bel po’ ardua per il mio essere logorroico).
Nella partita di ieri nell’azione del rigore per il Benevento, un difensore del Catanzaro fa fallo toccando la palla di mano su un tiro di Germinale, l’arbitro ammonisce il difensore e concede la massima punizione.
Fin qui tutto va liscio.
Il problema sorge con tutti quei siti che ritenevano Papasidero l’autore del fallo; quando in realtà era stato invece l’altro difensore centrale ad aver commesso il fallo: Conti.
Che cosa cambia?
Semplice: Papasidero nei primi 20 minuti del match era stato ammonito per un fallo; se fosse stato ammonito una seconda volta, sarebbe scattata automaticamente l’espulsione che avrebbe ridotto il Catanzaro a giocare i minuti finali in 9 (era già stato espulso con rosso diretto Russotto).

Ora, dico io, che professionalità può mai dimostrare un giornalista se non tiene conto di queste cose? Soprattutto quando nello stesso articolo mi scrivi che Papasidero viene ammonito una prima volta, e sull’azione del rigore, ammonito una seconda volta non viene espulso?
Ovvio! Non era lo stesso giocatore!!! Ma come fai quindi tu giornalista a non accorgertene?

E’ semplice! Non sai fare il tuo lavoro!
E la rabbia mi sale soprattutto quando vedo che a commettere questi banali errori sono giornalisti che a differenza mia vengono retribuiti, occupando quindi posizioni per persone come me, ben più competenti di loro.

Mi starò forse sopravvalutando esageratamente? Lo verificheremo con degli screenshot degli articoli incriminati. Cliccate sull’immagine per vederla nella sua interezza; i riquadri in nero o in rosso, sono le mie aggiunte per dimostrare dove hanno sbagliato.

1) Lo Stregone.net (dopo BeneventoFree, forse è il sito più seguito dai tifosi giallorossi)

2) Il vaglio.it (sito di informazione generalista su Benevento e il Sannio)

3) Beneventocalcio.it (sito specializzato sul Benevento calcio)

4) Il Quaderno.it (sito di informazione generalista su Benevento e il Sannio)
La pecca che hanno avuto qui è di aver scritto una diretta testuale sbagliando comunque.

5) Corriere del Sannio (anche qui come sopra: sito generalista ecc.)

Dopo ben 5 esempi, voi vi chiederete? Ma allora qual è stato il sito che ha sbagliato per primo, e al quale tutti si sono riferiti? Credo molto probabilmente che sia proprio il sito ufficiale (lasciando perdere il madornale errore, secondo me, del Quaderno che ha fatto una diretta testuale e poteva quindi correggersi al volo).
BeneventoCalcioSpa.it (il peccato originale!)

Verificato ciò, ora su che basi dico di avere ragione? Eccovi quindi gli screenshot del mio articolo su Benevento-Catanzaro, diretta testuale su SannioSport.it (sito sull’informazione sportiva di Benevento e del Sannio, e non solo sul Benevento calcio!)

Tutto esatto, persino il minuto e perché i giocatori hanno ricevuto un cartellino giallo!
Ma ora, appurato che ho ragione, ci sarà pure qualche sito che invece non ha sbagliato?
Certamente! Perché quindi non vederli?
Iniziamo con la diretta testuale di
1) Beneventofree (sicuramente il sito di informazione sportiva, prevalentemente calcistica, più informato di Benevento e provincia)

2) Gazzetta di Benevento (non tra i miei preferiti in quanto ad usabilità, ma in questo caso anche loro non si sono sbagliati accodandosi agli errori degli altri siti)

3) TuttoBenevento.it (facente parte del ben più famoso network Tuttomercatoweb.com)

Ora, dopo tutto ciò, magari a qualcuno potrebbe venire il dubbio che io (SannioSport.it) e questi ultimi tre siti, ci siamo sbagliati e ad avere ragione sono gli altri?
E invece no, anche perché il Giudice Sportivo ci dà ampiamente ragione!
Andate alla quinta pagina, sotto la dicitura “Squalifica per una gara effettiva per recidività in ammonizione (IV infr.)”, troverete Papasidero e Ulloa del Catanzaro (anche per quest’ultimo in molti dei suddetti siti non veniva riportata l’ammonizione); mentre alla settima pagina del pdf, sotto la dicitura “Ammonizione (I infr.)” troverete Conti e Catacchini, sempre del Catanzaro.

PRENDETE E PORTATE A CASA!!!

DuemilaCredici…lo spero vivamente

Avevo intenzione da tempo di fare un sunto, un riepilogo di questo anno che si sta appena concludendo, e questa è l’occasione perfetta, a pochi minuti dallo scoccare della mezzanotte. Volevo darmi una mano con l’archivio del blog, ma nell’ultimo anno ho veramente scritto poco, quindi la memoria va a ramengo. Posso solo dire che per quanto riguarda l’anno “accademico” (come mi piace definirlo quando settiamo l’inizio a settembre e la fine a giugno/luglio, in concomitanza con l’inizio e la fine di scuole e università) è stato un continuo rimandare la stesura della tesi della mia specialistica. Fino a quando verso febbraio ho deciso di chiudere definitivamente la questione. Di gennaio ricordo solo la solita influenza post capodanno da smaltire, e l’entrata nel novero dei clienti del fraterno amico ottico Rob a.k.a. DJ Masso.
A febbraio oltre un san Valentino passato in famiglia (una bella pizzata), ricorderò l’assurda (e storica) nevicata che bloccò la città di BN per alcuni giorni. Fu un’impresa arrivare da casa mia a casa del Makkione per svolgere l’asta di riparazione del fantacalcio. Impresa poi sprecata visto che la giornata successiva saltò per innumerevoli partite di serie A rinviate.
A fine marzo ho consegnato tutto il materiale per la tesi all’ufficio lauree dell’UNISOB, dopo un tour de force di quasi tre settimane per la stesura della suddetta tesi.
Aprile dolce dormire? Mi sarebbe piaciuto, ma come previsto mi sono laureato il 26 aprile con un inaspettato 110 e lode, e domenica 29 ho festeggiato sia laurea che compleanno con amici e parenti. Fu veramente un bel fine settimana, weekend in cui partecipai anche come aiuto regista per le riprese di questo video (sono nei credits finali).
Ormai a spasso, a metà maggio, con buona parte dei soldi ricevuti come regalo di laurea me ne sono andato a Torino, per una trasferta sfiancante al fine di vedere l’ultima di campionato della Juventus, l’ultima partita di Del Piero lì a Torino, e infine la festa scudetto per la vittoria in campionato. Compagno di viaggio: Christian “Spawn”. Ricordo del viaggio: la maglietta originale e personalizzata “numero 5 De Toma”.
Non contento della trasferta a Torino, a giugno mi organizzo un viaggetto in quel di Madrid, contando sulla vittoria di un fantacalcio che come premio dava appunto un soggiorno di tre giorni a Madrid.
Ottima sistemazione nel centro di Madrid, ma dato il periodo, purtroppo non trovai compagni di viaggio. Per la prima volta nella mia vita affrontai un viaggio in aereo da solo. Paura e preoccupazione all’andata, tranquillità e scioltezza al ritorno. A farmi compagnia in quel breve periodo fu il vecchio compagno di corsi Domenico Rosso, che aveva trovato lavoro e moglie (brasiliana però) lì a Madrid.
Intanto erano iniziati i campionati europei di calcio, e l’Italia si era qualificata per il turno successivo, quarti semifinale e finale a luglio (se ben ricordo), e tutte queste partite viste a casa mia per scaramanzia; familiari e amici più stretti. Purtroppo l’Italia perse malamente 4-0 in finale contro la Spagna…
Sempre nel mese di luglio, ricordo una breve giornata di mare con gli amici e il matrimonio di una coppia di amici a cui voglio molto bene: Egiuann (Ag1) e Giusy.
In quel periodo iniziarono per me anche i primi problemi sentimentali…
Sempre a luglio, ebbi la notizia che avrei svolto attività di stage presso l’ArTelesia Festival: un periodo di quasi due settimane a Telese per l’organizzazione di questo evento a inizio agosto.
Fu molto stancante, ma altrettanto soddisfacente, e in quei giorni pensai anche che finalmente la mia vita sentimentale avrebbe visto il suo primo (e forse ultimo) lieto fine: lasciata perdere una ragazza di 20 anni conosciuta a giugno, mi concentrai sul mio amore di sempre che nel contempo aveva chiuso la sua lunga storia.
Mi feci avanti, e fui malamente rifiutato; Lei chiuse anche la nostra lunga storia di amicizia (quasi decennale) e caddi in depressione. Passammo assieme ferragosto, e a fine mese Vinestate a Torrecuso; pensai che forse potevano esserci ancora dei margini per ristabilire tutto come prima, ma mi sbagliavo.
In un certo senso fu una fortuna ritrovarmi impegnato a settembre per un altro stage, questa volta a Benevento Città Spettacolo; ma professionalmente parlando fu una delusione, di positivo ci fu solo il fatto che avevo accesso gratis a tutti gli eventi del programma, e la conoscenza con nuove persone.
A metà settembre ci fu un riavvicinamento con Lei: pensavo che le cose per noi potessero quindi migliorare, ma il tutto durò solo due settimane: lei conobbe un altro, ovvero il “battilocchio” e io fui presto accantonato. O meglio, decisi io di farmi da parte perché non potevo sopportare questa nuova situazione.
Mi ritrovai quindi nel mese di ottobre, a dover ricostruire tutto il mio mondo da capo: non potevo più uscire col vecchio gruppo di amici perché rischiavo di incontrarla, e quindi approfondì le conoscenze con tutte quelle persone con cui prima mi scambiavo un semplice saluto. Persi inoltre peso: mangiavo poco, dormivo altrettanto poco, e in compenso facevo molta più attività fisica, tra lunghe camminate per muovermi da casa al centro per andare in redazione (di Sanniosport) e tante partite a calcetto, in cui davo sfogo a tutta la mia rabbia per questa situazione. Inoltre la mia richiesta per frequentare un corso della regione campania come manager di eventi non era andata a buon fine: idoneo ma non beneficiario del voucher gratuito per il corso, per mancanza di fondi.
Anche il copione di novembre rispecchiò quello di ottobre, e pian piano la depressione e la tristezza lasciarono spazio alla rabbia e al nervosismo. L’insonnia data dallo stress e dai pensieri per la mia situazione amorosa prestò andò scemando e dalle consuete 3-4 ore di sonno, tornai alla quasi normalità, se non fosse che il mio bioritmo mi aveva costretto a prendere sonno non prima delle 4-5 di notte, per poi svegliarmi verso mezzogiorno. Unica nota positiva di questi ultimi tempi: la nascita del cartaceo di Sannio Sport.it.
A dicembre con le prime avvisaglie delle feste natalizie, mi rattristai un altro po’, sapendo che comunque non avrei passato le feste con i miei amici più cari, per un motivo dovuto a loro, o per i miei soliti motivi di non incontrare Lei.
Complici anche le tante chiacchiere sulla “presunta fine del mondo” mi feci un esame di coscienza, e da persona adulta e civile decisi di intraprendere un riavvicinamento verso di Lei, almeno per un quieto vivere in questi giorni di festa. Le regalai un libro che sapevo poteva piacerle, un regalo di compleanno che volevo riciclare come regalo di Natale, assieme ad una dichiarazione alla Love actually, ma andò tutto male: il regalo mi fu restituito e i miei auguri per le feste non furono accettati.
Decisi quindi di lasciar perdere definitivamente lo stare male per una persona a cui ho dato solo del bene, e dalla quale ho ricevuto solo male.
Perché precludermi le amicizie degli altri, per evitare Lei? Se non era Lei a farmi terra bruciata attorno, perché dovevo farlo da me? Basta con tutto ciò! Basta con l’atteggiamento infantile “se c’è Lei allora io non vengo”. Non sono io a dovermi fare di questi problemi: deve essere Lei a farseli!
Ecco perché il mio proposito per il nuovo anno è quello di tornare felice.

In definitiva è stato un 2012 da incorniciare fino a fine giugno inizio luglio. Da metà luglio in poi è stato solo da dimenticare. Sono però pronto ad altri 6 mesi di merda come gli ultimi del 2012, a patto che i successivi 6 siano finalmente per me pregni di felicità e soddisfazioni sia in campo professionale che sentimentale.
Come ogni anno vi lascio con “Crap Kraft Dinner” degli Hot Chip.

Favola amara

Tanto tempo fa, in un regno lontano lontano, vivevano un principe e una principessa. Un giorno il principe, stanco delle continue moine della principessa, decise di lasciarla, abbandonandola al proprio destino, con la speranza di poter vivere finalmente, e senza problemi la sua vita.
La principessa agli inizi ci rimase ovviamente male, e molti dei suoi cortigiani, tra cui il sempre fedele conte, innamorato di lei da anni, la aiutarono a riprendersi dall’abbandono.
Tutti pensavano che alla fine, il “cattivo” di tutta la situazione non fosse che il principe egoista e insensibile, ma si sbagliavano di grosso…

Dopo qualche tempo in cui la principessa decise di andare avanti con la sua vita, il conte pensò che i tempi fossero maturi per avanzare la propria proposta verso la principessa, convinto che con un po’ di fortuna avrebbe finalmente coronato il proprio sogno d’amore. Sembrerà strano, ma effettivamente il conte provava un forte e puro sentimento verso la principessa; non era minimamente attirato da pensieri materiali quali il diventare il nuovo principe e possibile re, e comandare su tutto il regno.

Purtroppo per lui le cose non andarono come sperato: la principessa si dimostrò esattamente il contrario di quello che si aspettava il conte, e tutti quegli anni di fedele servizio alle cause della principessa risultarono vani, il conte si era effettivamente illuso, o forse la principessa lo aveva semplicemente usato e abbindolato per i propri scopi? Il conte ci rimase ovviamente male, e la principessa non contenta del suo rifiuto verso il nobile, inoltre lo scacciò in malo modo dal palazzo.
Il conte cadde in depressione, ma al contempo cercò di continuare la sua vita di sempre, conscio del fatto che la principessa era ancora scossa dall’abbandono del principe, e che dopo un po’ di tempo magari sarebbe ritornata sulle sue decisioni e avrebbe quindi accolto il conte con sè.

Passarono i giorni ed effettivamente la principessa sembrò tornare sui suoi passi e riaccolse il conte con sè, anche se la giovin donzella non si scusò minimamente del suo operato ritenendolo comunque giusto e ragionevole, dall’alto della sua regale persona. Il conte lasciò soprassedere anche questa volta, quando invece non avrebbe dovuto farlo, ma di questo ne parleremo più avanti.
Le cose sembrarono tornate quelle di una volta tra il conte e la principessa, e un giorno capitò anche l’incontro fortuito tra il principe e la principessa; incontro durante il quale il conte cercò comunque, per quieto vivere, di limare l’atteggiamento astioso che la principessa provava ancora verso il principe.
Tempo poche settimane, e un giorno il conte ricevette una di quelle notizie da spezzare il cuore: la principessa aveva trovato un nuovo pretendente!

Il nuovo pretendente non era assolutamente niente di che, ma incredibilmente la principessa ne restò estasiata. Il conte lo considerava giusto un battilocchio, e all’inizio sebbene ci rimase male, pensò che era utile per la principessa fare da sè i propri errori da cui poi imparare per il futuro. E forse con il senno di poi fu una scelta sbagliata: il conte avrebbe dovuto quindi opporsi con tutte le sue forze alla nuova situazione? E quali certezze avrebbe potuto quindi ricavare da questo suo comportamento? Purtroppo per lui queste domande resteranno senza risposta…

Ben presto il battilocchio agli occhi della principessa stava diventando il nuovo principe, tant’è che appunto, anche se spesso la principessa negava questa possibilità, i fatti facevano intendere altro, e lei cercava di imporre questa nuova presenza a tutti i suoi sudditi, volenti o nolenti. Se questi non avessero accettato quindi la cosa, sarebbe stato un problema loro e conseguentemente avrebbero patito la pena dell’esilio dal regno.
Il conte senza nemmeno essere avvertito della cosa, decise comunque di intraprendere un breve viaggio lontano dal regno, per capire cosa fosse meglio per lui, e per dare quindi alla principessa l’opportunità di capire dov’è che stesse sbagliando.

Il conte fu molto egoista in questa sua scelta di allontanarsi, forse sarebbe dovuto rimanere nel regno per impedire che le cose andassero a scatafascio, e perché non era allontanandosi che avrebbe risolto il problema; avrebbe dovuto affrontarlo e superarlo con tutte le sue forze.
Al suo ritorno nel regno, il conte trovò uno scenario per lui apocalittico: il battilocchio fu effettivamente insignito del titolo di nuovo principe, il governo del regno andò a scatafascio e nei sudditi abitavano sentimenti tra loro contrastanti: terrore, dubbi, indifferenza, alcuni pensavano addirittura ad una possibile rivoluzione per insorgere contro la principessa e passare quindi da una monarchia ad una democrazia, ma non avevano tutto quel coraggio che mostravano a tratti solo a parole. Infine c’era anche chi pensava che la principessa fosse vittima di un sortilegio malefico, dato che era cambiata completamente rispetto a prima, un cambiamento che però non aveva alcunché di positivo, arrivando perfino a negare quello che era stato il suo precedente passato con il principe.

Con sua somma sorpresa il conte si ritrovò inoltre defraudato del proprio titolo nobiliare; dei suoi averi e persino dei diritti da semplice suddito. Senza neanche essere convocato a palazzo, si presentò di fronte la principessa e chiese quindi delucidazioni del perché di tutte queste decisioni a lui contrarie, e la principessa incredibilmente fredda e dimentica di tutti quegli anni passati insieme nel regno, decise nella sua falsa magnanimità di insignire l’ex conte del ridicolo titolo di giullare di corte.

Il conte che non poteva sopportare oltre quei soprusi, soprattutto perché venivano dalla donna che lui amava da tanti anni e che considerava la sua anima gemella, l’unica con cui potesse avere effettivamente un futuro, decise di rifiutare l’infima offerta: per troppi anni si era accontentato di fare parte della vita della principessa senza avere un ruolo da protagonista, e questa era la goccia che faceva traboccare l’acqua dal vaso.

La principessa sempre più rosa dal proprio personale orgoglio, e tronfia della propria relazione con il battilocchio neo principe, decise quindi di bandire ed esiliare a tutti gli effetti dal proprio regno l’ex conte. In più lo diffidò dal presentarsi al palazzo o nelle vicinanze del regno, per qualsiasi ragione anche se lecita e atta al bene del regno stesso.

L’ormai ex nobile fece dunque fagotto, con quel poco che ancora gli restava, e dopo aver visto cadere tutte le proprie certezze a questo mondo si allontanò mestamente dal regno con in mente due pensieri completamente diversi e contrari tra loro: da un lato pensava che forse così la principessa avrebbe trovato quella felicità che per tanti anni lui le aveva sempre augurato, e dall’altro lato confidava nella speranza che questi nuovi (e per lui tragici) eventi sarebbero finalmente cessati, con la principessa nuovamente abbandonata persino dal battilocchio, e lui, l’ex conte che nel frattempo si era rifatto sì una nuova vita, e di fronte alla possibilità di un ritorno della principessa, ci avrebbe pensato più di una volta su cosa fare, avendo finalmente dopo tanti anni, il coltello dalla parte del manico.

P.S.: Non tutti vissero felici e contenti, anche perché questa favola non è ancora effettivamente finita: restava ancora il dubbio se effettivamente la principessa fosse vittima di un malefico incantesimo oppure no.

Affetto fraterno.

Ieri sera, intervallo di Juventus-Cagliari, partita di coppa Italia.

Io, vedendo mia sorella cucinare un sofficino in padella:  – Ah Dani, grazie!

Mia sorella: – Che vuoi? Questo è l’ultimo sofficino, è solo per me.

Vado a controllare nel freezer, trovando la confezione dei sofficini con un altro sofficino dentro: – E questo?

Mia sorella: – Quello me lo sono conservato per la prossima volta…

Io: – Ma scusa, prima mi avevi detto che quello in padella era l’ultimo… Facciamo una cosa: fammi questi bastoncini, e l’ultimo sofficino te lo mangi la prossima volta.

Mia sorella: – No! I bastoncini te li cucini da solo!

Io: – E io che avevo rinunciato all’ultimo sofficino per te…
OK, allora vuol dire non mi mangio i bastoncini ma l’ultimo sofficino, e  me lo cucino da solo.

Affanben!