“Il mio ippocratico dilemma”

149768 C’era un tempo in cui, qui sul blog, influenzato dalla mia passione smisurata verso “Scrubs“, intitolavo i miei post similmente a come veniva fatto coi titoli delle puntate del suddetto telefilm: “Il mio…” o “La mia…” Era il 2009, quindi di acqua sotto i ponti, o di caratteri su questo blog, ne è passata un bel po’, eppure oggi ho voluto riproporre la cosa.

In realtà dirò veramente poco in questo post (è sempre nelle mie intenzioni essere sintetico, lo sapete…), vorrei solo dire che mi ritrovo quasi nelle stesse condizioni del protagonista J.D. nella puntata della quarta stagione intitolata appunto “Il mio ippocratico dilemma”:

Ad un bar J.D. incontra Kylie, una barista. Lui ne rimane subito innamorato. Il giorno dopo Kylie si presenta all’ospedale con il fidanzato e J.D. scopre che questo ha la gonorrea ma l’uomo non vuole dirlo a Kylie e J.D. vorrebbe invece dirglielo, in modo che la ragazza non contragga la malattia, ma ciò violerebbe il segreto professionale e il Giuramento di Ippocrate. Quindi J.D. è costretto a tacere.

Non so, forse è la prima volta che mi ritrovo in una situazione simile, e per situazione simile intendo ‘sapere una determinata cosa, e non poterne parlare e/o intervenire‘. Se avessi intitolato il post con qualcosa inerente all’impotenza, sicuramente qualcuno avrebbe messo in mezzo una mia ipotetica flessione nella virilità attualmente in possesso, quindi ho rinominato il post prendendo pari pari il titolo di quell’episodio.
Chi mi conosce lo sa come spesso io possa equiparare la mia realtà quotidiana con situazioni da serie tv o da film, ma non ci posso fare niente, sono fatto così, e quindi il più delle volte cerco di evitare di fare paragoni del genere.

Purtroppo mi ritrovo quindi ad avere a che fare anche con lo squilibrio tra il tempo della finzione, in cui in una puntata di 20/40 min, o in un film da 90/180 minuti, tutti i problemi riescono a risolversi; e il tempo reale che inevitabilmente è dilatato all’inverosimile, in confronto a quello della finzione. E il più delle volte può persino accadere che certi problemi che ti/mi affliggono, non riescano a trovare nemmeno più una soluzione, restando quindi così, in sospeso.
Magari in sospeso per te, ma già archiviati da altre persone. Chissà in quanti di voi siano riusciti a comprendere quello che volevo esprimere almeno in parte. Mi spiace se vi ho fatto perdere un po’ di tempo, ma scrivere accennando superficialmente a ciò che mi affligge da un giorno a questa parte, per me è anche un modo di sfogarmi almeno un po’.

In fondo per me scrivere (sia su carta che al pc) è sempre stato un modo per allentare tensioni, nervosismi, preoccupazioni. La speranza è che quanto prima si riesca a risolvere il tutto, l’esperienza mi dice però che difficilmente le ciambelle nella cucina del Konte riescono col buco…

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