Autobots contro Decepticons… e io che c’entravo?

Mi trovavo su quella che suppongo potesse essere un’astronave aliena, e per la precisione di una delle due fazioni di Transformers: Autobots o Decepticons.
Non ricordo nemmeno se ero un infiltrato alleato degli Autobots, o fossi uno schiavo umano dei Decepticons che era riuscito a fuggire dalla propria cella.
In tutto questo indosso una specie di costume da cosplayer dei Transformers, per non farmi riconoscere come umano (e quindi nuovamente imprigionato).
Nel mio vagare per l’astronave, ad un certo punto mi ritrovo in una specie di “zona ricreativa” per gli schiavi umani (che poi, schiavi per fare cosa, mica l’avevo capito… o perlomeno, ora non lo ricordo…).
In questa zona ricreativa, dove c’erano anche un biliardo, un flipper e altri intrattenimenti tipici da bar, incontro una faccia conosciuta, una ragazza che per comodità chiamerò R.
Anche R. era stata catturata e vedendo in me un possibile salvatore da quella situazione, mi salta letteralmente addosso abbracciandomi.

La cosa risulta un po’ imbarazzante per me, perché nella realtà non ho tutto questo grado di confidenza con R., ciononostante non mi sottraggo al “free hug”, e nel frattempo, dopo essermi spogliato del cosplayer da Transformer, mi fermo a parlare con lei per capire se effettivamente c’è possibilità di fuga da questa astronave.
Nel mentre del discorso, seduti su un divano, da alcune scale che portavano alla zona ricreativa scende un’altra persona a me conosciuta: “Lei”: ha i capelli corti come l’ultima volta che ci incontrammo.
Lei mi guarda, io la guardo, lei ci guarda e alla fine stizzita ritorna da dove era venuta risalendo le scale.
A quel punto, per non incorrere in qualche equivoco o malinteso, dico a R. che dovevamo rimandare la conversazione perché ora avevo qualcosa di molto più importante da fare.
Salgo le scale rincorrendo Lei, e mi ritrovo nella zona alloggi per gli “schiavi umani” (continuerò a chiamarli così…).
Dopo essermi affacciato in alcune stanze alla sua ricerca, riesco a ritrovarla, distesa su un letto che guarda il soffitto. Senza dirle niente mi siedo di fianco a lei sul letto.
Lei con lo sguardo sempre rivolto verso l’alto mi dice: “Non ci sono più speranze…”
In quel momento non riesco a capire se si riferisce alla nostra situazione lì sull’astronave aliena, o si riferisce al rapporto tra noi due, immaginando che io sia coinvolto in un’altra relazione sentimentale, magari stesso con R. con la quale parlavo seduto sul divano poc’anzi.
Io a quel punto le chiedo: “Per chi? Per noi in generale?”
E Lei: “Per te”, e nel frattempo aveva abbassato lo sguardo verso di me.
A quel punto io, sempre guardandola negli occhi, e accennando un mezzo sorriso ironico le chiedo: “O per te?”
Lei non mi risponde, lì per lì resta in silenzio, poco dopo mi dice che è stanca, ha sonno, e vuole dormire. Chiude gli occhi.
abbracciati_a_lettoAncora seduto di fianco a Lei sul letto, apro bocca e le dico: “Allora resto con te a farti compagnia…” e mi distendo anche io di fianco a lei cingendola col mio braccio sul suo addome.
Lei non ha alcuna risposta di stizza, mi ha accettato al suo fianco, e restiamo così, in pace, a riposare.

Arrivati qui, il sogno finisce, e mi sveglio.

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