Sfortunato al gioco, fortunato in amore… Un par de palle!

Festività natalizie significa anche mettersi attorno ad un tavolo, dopo abbuffate pantagrueliche, e trovare poi la forza di cacciare dal portafoglio una manciata di spiccioli per poterseli giocare ai classici giochi di natale: la tombola che non manca mai, magari mercante in fiera, oppure gli intramontabili e più gettonati (almeno dalle nostre parti, Benevento e dintorni): Cucù e Sette e mezzo.
Già la sera del 24 a casa mia, verso le undici e mezza-mezzanotte, era iniziato il primo giro di giochi, ma complice la scesa da casa per raggiungere gli amici e “festeggiare” assieme il compleanno di Gesù, mi ero sapientemente sottratto alla cosa.
Il giorno dopo i “giochi natalizi” volevano farmi nuovamente loro, prendendomi di soppiatto la sera del 25, ma tra l’azzeccarmi con Plague inc. su Nosferatu (come ho battezzato il mio smartphone) e dilettarmi sulla Xbox dei miei cugini con Fifa 13 (raramente gioco con le nuove consolle videoludiche), ho evitato nuovamente la perdita di cash dalle mie tasche.

Complice poi vecchie situazioni datate un anno e mezzo prima, mi sono risparmiato anche un’altra serata giochi a casa di altre persone.
Il mio portafoglio, da poco rimpinguato e reso pacioccone dai soldi regalatami da mia nonna, mi ha reso grazie con un sorriso da bambino obeso, un sorriso di quelli contagiosi, non so se ho reso l’idea.

Passano un altro paio di giorni,e nel frattempo non si fa viva nemmeno la “maledizione del 27” (sarà che forse è diventata del 25? boh!?), fino a quando, ieri sera, non sono stato quasi costretto a partecipare ad una serata giochi…
Il programma della giornata prevedeva partita a calcetto per riprendere confidenza col pallone e col fisico (purtroppo è ritornata la fitta ad un muscolo della gamba), ritorno a casa per cena, e poi verso le 22, classico giro per il centro a Bn al fine di fare “public relations” (sempre meglio dire così, che ridurre il tutto a “ci beviamo una birra e vediamo che succede e chi incontriamo”).
Invece sul gruppo di whatsapp tra noi amici, mi giunge la notizia che “la Zia” è debilitata dal raffreddore, proponendo quindi di giocare a casa sua.
Mi capita anche l’onere di dover provvedere io ai giochi, e quindi ritorno sopra casa, prendo la busta con tombola e carte napoletane e mi dirigo alla casa della suddetta amica.

Ora, dico io, statisticamente parlando, uno se si mette a giocare, dovrebbe pur vincere qualcosa, non rientrando di tutto quel che aveva speso, ma avvicinandosi almeno di un poco? Tipo se metti 5 euro, li perdi ma poi rientrando di almeno 2 euro/2 euro e 50?
Per me evidentemente non funziona così.

Come fai a non fare almeno un ambo a Tombola pur avendo a disposizione il tabellone?
Come fai a perdere tre vite a Cucù, ai primi tre giri, con un 3 e due 2 come carte?
Come fai a non sapere che a Sette e mezzo, il 10 di denari (la cosiddetta Matta) vale 7 solo se ha un’altra figura a fianco, e da sola fa solo mezzo punto? E tutto questo, nella più completa ignoranza ti porta quindi ad affermare spavaldamente “Piatto!” perdendo più di quanto effettivamente avevi a disposizione in quel momento!

L’ho sempre pensato che i giochi d’azzardo, che siano questi, o che siano scommesse sportive, non fanno per me.
E ormai non vale neanche più la frase che a volte ti dicono “Vabbè, non ti preoccupare: sfortunato al gioco, fortunato in amore…”
In passato ho sempre sperato in questo detto: una magra consolazione per rendere meno amaro il dimagrimento progressivo del mio portafoglio ciccioso durante le feste; eppure ormai non ci credo più.
Quindi la prossima persona che mi dice ciò, è meglio che faccia molta attenzione prima di aprire bocca.

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