Sogni/segni di cambiamento? Inception mi fa un baffo.

Era da un po’ di tempo che non mi capitava di scrivere qui uno dei miei tanti sogni, ma se qualcuno di voi è già affezionato lettore di queste pagine virtuali, saprà che quelli che riporto qui sono sempre sogni particolari, quasi mai banali.
Nel caso di quello fatto stanotte, come spesso mi è capitato, c’erano diverse faccende e fatti il più delle volte neanche connessi tra loro, ma che si intrecciano senza alcun ordine tra loro. Difficile trovare il capo della matassa onirica, ma ci proverò; i numeri con cui sono segnati i fatti non è cronologico, ma è solo per rendermi conto quante cose diverse ho sognato. Inception mi fa un baffo.

1) Ero a casa di mia nonna materna, ora di colazione, e a parte me che ero rimasto suo ospite anche per la notte, c’è Lei con il suo attuale ragazzo. Sapendo i non buoni rapporti che ci sono tra noi, cerco di evitare un incontro che sia per andare in bagno, o per mettere lo zucchero nel latte.

2) Mi ritrovo in una valle sperduta, con un parcheggio in terra battuta dove sono presenti alcune automobili tra cui la mia Fiat Bravo. Il “parcheggio” è vicino ad un paesino/villaggio, abbarbicato sulla montagna vicino, un villaggio scavato nella roccia, quasi come i villaggi incas di Machu Picchu (non so se ho reso l’idea, cercate qualcosa su google, altrimenti che ci sta a fare?). La particolarità è che il “parcheggio” è coperto dal costone della montagna, come a riparare il tutto, e nella volta rocciosa su di esso, ci sono appese diverse cose, mantenute con diverse reti e corde. Non ricordo bene se erano tipo festoni, illuminazioni, o qualcos’altro, ma l’equilibrio era precario, e il tutto era mantenuto da un singolo nodo.
Non ricordo nemmeno che occasione c’era di preciso, so solo che poco prima di andarmene, inavvertitamente sciolgo questo nodo, e vedo ben presto davanti a me, sfilacciarsi tutte queste reti e corde, e la ragnatela creata ad arte da questa popolazione montana si sfalda cadendo inevitabilmente sulle macchine parcheggiate sotto.
Il caso vuole che la mia Bravo non era direttamente sotto questa rete, ma poco fuori dalla traiettoria, quindi non viene minimamente toccata dalla caduta di tutto ciò.
Sotto però resta l’auto dell’attuale ragazzo di Lei, con entrambi dentro. Io vedo il tutto, ma non me ne interesso, e me ne vado con l’auto, uscendo dal parcheggio.

3) Sono in una specie di piccolo canyon, terra rossa, un po’ di deserto, qualche cactus qua e là. Trovo un divano in pelle, di quelli vecchi tipo il divano de I Simpsons. Il canyon è come se fosse in un buco, un’insenatura, e non si può uscire direttamente a piedi, visto che era in alto, e non era nemmeno facile da scalare visto la parete ripida. Con me un paio di persone indistinte, non ricordo i loro volti, ma mi sembravano come rassegnati al loro destino, ovvero vivere o sopravvivere in questo angolo di mondo dimenticato da dio.
Prendo due cuscini da questo divano, per capirci, quelli dove ci si siede, però questi non erano voluminosi, ed erano molto leggeri, come se fossero cavi, pieni solo di aria.
Ne metto uno sotto ogni braccio, vado su una montagnola del deserto, quei piccoli rialzi rocciosi di neanche una decina di metri, e prendo lo slancio per prendere il volo, usando i cuscini come ali, membrane tipo quelle dei pipistrelli.
Preso lo slancio faccio un po’ di pratica sbattendo le “ali” improvvisate e planando per prendere confidenza con le correnti ascensionali calde di questo deserto.
Acquisita abbastanza altezza, saluto quel paio di persone lì presenti, e vado all’avventura, dicendo loro che sarei andato in cerca di qualcuno per aiutarli ad uscire da lì.
Riesco quindi a raggiungere il buco dal quale si poteva uscire e ritorno all’area aperta con un volo d’angelo, sorprendendo chi mi aveva visto uscire da lì.

4) Sembra che mi ritrovi nella valle di prima, quella del villaggio scavato nella parete della montagna. Lì c’è un locale o una discoteca. C’è gente che vorrebbe entrare, ma non ha l’invito, o abbastanza soldi per corrompere chi è all’ingresso. Assisto alle classiche scene di chi resta nel parcheggio o in fila fuori da una discoteca, facendo quindi conoscenza con chi era nella stessa situazione, e cercando di trovare una soluzione comune pur di riuscire ad entrare. Io dico a tutti questi che non vale la pena di restare lì fuori, in attesa di vivere un paio d’ore in una bolgia umana. Mi guardano straniti, non comprendono quel che dico. Alzo i tacchi e li lascio al loro destino.

5) Lo scenario cambia nuovamente, credo di essere fuori una sede Mediaset, ed è presto detto perché sia convinto di questo. Sono in una sala d’attesa, una specie di open space, in una struttura tutta in vetro, una specie di anticamera del palazzo. Mentre sono su uno dei divanetti, aspettando non so cosa o chi, dalla porta principale del palazzo, esce Barbara D’Urso, molto più giovanile di quanto non possa sembrare in televisione.
Si siede pure lei su uno dei divanetti vicino al mio, e caccia dalla borsa un cellulare, andando a controllare la propria attività virtuale (twitter, facebook, mail eccetera). Ad un certo punto la D’Urso trova difficoltà a vedere una cosa sul suo smartphone, e quindi mi chiede assistenza. Dapprima mi si siede accanto, poi vedendo in me una particolare competenza, pian piano dal bracciolo del divanetto, mi si siede sulle gambe, per farmi vedere meglio cosa cercava di fare sul suo cell.
E’ in questo frangente, quando sembra che ci sia addirittura qualcosa di più di una semplice conoscenza tra me e Barbara D’Urso, che entra in questo open space Lei, in cerca di non so cosa, informazioni o forse un ticket per il parcheggio fuori.
Trova quindi me con la D’Urso addosso, lì per lì ci resta di sasso, esce fuori, e dopo rientra con un sorriso del quale non riesco a comprenderne la natura precisa. Stranamente, mi rivolge la parola (non lo faceva da mesi) e sembra felice in superficie ma contemporaneamente è come se fosse gelosa nel profondo.
Vedendo che io non ero molto propenso al dialogo, soprattutto dopo che nel passato Lei aveva rifiutato i miei numerosi tentativi di riconciliazione o di quieto vivere alla presenza di altri, le rispondo acidamente.
Lei sembra accusare il colpo, e io rincaro la dose rinfacciandole che fino a quando mi aveva visto da solo, non mi aveva rivolto la parola, e invece appena mi vede con un’altra donna cambia immediatamente idea?
Stizzita Lei se ne esce di nuovo fuori sbattendo la porta di vetro.
Mi godo la mia piccola rivincita.

6) Sono in cerca della mia Fiat Bravo, ricordavo di averla parcheggiata nelle vicinanze ma non riesco a vederla ad occhio; ci sono tutte le automobili parcheggiate prima dove c’era anche la mia, ma è proprio la mia che manca. Mi è stata rubata? E’ stata sequestrata dalle forze dell’ordine per chissà quale motivo? Eppure non era né nelle strisce a pagamento, né in sosta vietata, né sulle strisce pedonali. Nessuno sembra sapere che fine abbia fatto…
Inizio a scervellarmi, cercando di ricordare cosa avevo fatto fino a quel momento, ma niente, nella mia mente appaiono solo frammenti di ricordi, volatili e fulminei e impossibili da carpire. Non riesco a capire come abbia fatto a non ritrovare la mia automobile, eppure è vecchia, disastrata, più vicina alla rottamazione che all’effettivo funzionamento, ma mi preme ritrovarla: al suo interno ci sono le mie due valigie e il mio zaino con tutti i miei documenti, soldi, e memorabilia.
Mi rassegno e mi incammino a piedi per strada. Non ricordo nemmeno qual è la destinazione, so solo che devo camminare.
Non so come riesco a capirlo ma mi ritrovo in una provincia francese, eppure non ci sono insegne e non ho incontrato persone che parlino francese, eppure ne ho la certezza.
Mentre cammino, ad una fermata dell’autobus reincontro due mie ex colleghe della triennale di scienzecom a Fisciano. Sono Donata e Flora, Donata ha in braccio un bebé, ma non so se sia maschio o femmina, e non so nemmeno se sia addirittura il suo.
Le chiamo, loro si girano, e si sorprendono di ritrovarmi lì, di rivederci dopo anni addirittura in una nazione che non è la nostra.
Mi dicono che stanno aspettando questa corriera, ma che non accenna a venire. Io dico loro che ho perso la mia Fiat Bravo. Flora mi dice che ne aveva vista una nel parcheggio di una concessionaria lì vicino.
Ritrovo un barlume di speranza, mi faccio raggiante in volto, le ringrazio e corro verso questa concessionaria indicatami.
Arrivo a destinazione, giro nel parcheggio antistante la concessionaria, ma non riesco a trovare la mia Bravo. Sto quasi per rassegnarmi, quando penso che forse potrebbe essere anche all’interno di uno dei saloni.
Entro dentro, e mi ritrovo gli impiegati di questa concessionaria. Non conosco che qualche parola di francese, e non so coniugare che poche frasi che non servono assolutamente al mio scopo. Accenno un misto di inglese e italiano, cercando qualcuno che sappia parlare almeno uno dei due idiomi che conosco meglio.
Si fa avanti un tizio col capello lungo leccato, indossa giacca, cravatta e pantalone blu, e mi ricordo che aveva anche un baffetto quasi alla Salvador Dalì. Pensando che fossi in difficoltà, e lo ero, mi rincuora e decide di darmi una mano, e in più mi dà anche una 10 euro, visto che ero rimasto senza soldi.
In un buon italiano l’impiegato della concessionaria mi dice che hanno sì una Fiat Bravo, gli era stata loro portata dai vigili urbani del luogo, e loro tenendo conto del fatto che era una vecchia macchina straniera (anche se alla fin dei conti è solo del 1996) l’avevano messa in esposizione in uno dei saloni della concessionaria, come se fosse una vera e propria opera, un pezzo da esposizione.
Finalmente la ritrovo, è proprio la mia auto, la targa corrisponde, e vedo il pupazzo del polpo Momo davanti e quello di Homer Simpson dietro. Nel bagagliaio ci sono tutte le mie cose, compreso il mio portafoglio nello zaino. Lo apro e ritrovo tutto: documenti e 250-300 euro che mi servivano per la mia vacanza.
Restituisco la 10 euro all’impiegato col baffetto, e riprendo le mie valigie.
Tutto felice decido di lasciare loro la Bravo, ma mi sarei ripreso i miei effetti personali al suo interno, come i pupazzi, libretto di circolazione, ed altre cose.
Ringrazio ancora tutto il personale della concessionaria e me ne vado.

7) Sono in un labirinto, un dungeon, ci sono statue enormi tipo draghi o gargoyles all’ingresso di ogni grotta. Botole, passaggi segreti, stanze che si muovono dopo ogni mio attraversamento. Non riesco a trovare una via d’uscita. Vago all’interno di questo sotterraneo labirintico per non so quanto tempo, ma alla fine riesco a sbucare in un maniero, un villone.

8 ) In questo villone è in corso una specie di asta di beneficenza, una maratona Telethon o roba simile. In ogni enorme stanzone c’è qualcosa per cui si cerca di vendere oggetti o competenze. C’è un sacco di gente tra persone sconosciute e amici vari, alcuni di questi amici gestiscono chi un mercatino delle pulci, chi tiene un corso di chitarra per principianti, chi lavora in una pizzeria con un forno tipo catena di montaggio automatica in cui si inseriscono gli ingredienti e alla fine del processo bisogna solo prendere con un piatto la pizza che esce da questo forno.
Non mi è ben chiara la causa per cui tutti questi amici in questo villone si affannano a racimolare soldi dalla gente che è lì di passaggio.
Cammino per le stanze, e trovo anche Lei col ragazzo. Lei mi nota ma fa finta di non avermi notato, continuando a fare “public relations” con le persone.
Cambio stanza e mi ritrovo in una specie di atrio con una televisione gigante e un divano sul quale altre persone stanno vedendo una VHS di qualche vecchio film.
Per un po’ mi siedo con loro, ma non riesco a capire di quale film si tratti, il nastro della VHS è rovinato, e sono più le immagini distorte che quelle effettivamente comprensibili.
Mi rendo conto di essere l’unico ad avere di questi problemi, le altre persone sul divano riescono a seguire tranquillamente il film.
Mi alzo dal divano e continuo a vagare per il villone.

Il sogno, o per meglio dire la serie di sogni fatta questa notte si ferma qui. Non ricordo nient’altro, e una volta sveglio riesco a comprendere anche perché ho sognato alcune di queste cose, e mi dispiace di non avere sognato altre cose o persone ben più piacevoli.

Prima di andare a dormire ieri sera, su youtube mi era capitato di vedere tra i video correlati un video di Barbara D’Urso sull’autodifesa per le donne. In televisione, sempre ieri sera su canale 5 hanno trasmesso il film francese “Giù al Nord”.
Su facebook, mi era capitato di andare sul profilo di Lei, e avevo notato che ora alla dicitura Impegnata, c’era Impegnata con… dando quindi un’ufficialità alla relazione, dopo un anno e mezzo dall’inizio della stessa, con relativa foto della coppia come immagine profilo di Lei.

Tutte le altre cose sognate non so a cosa possano riferirsi.

E fu così che passarono altri 365 giorni… Loading 2014.

 

Ora che sto iniziando a scrivere sul mio pc sono esattamente le 23e32.
Forse non c’è più molta gente che come me si ostina ancora a scrivere le proprie sensazioni, i propri ricordi, le proprie speranze su un blog, roba che definire ormai antidiluviana è dir poco, difatti si usa di più fare una cosa simile su Facebook, Whatsapp, Instagram e chi più ne ha più ne metta.

L’anno scorso, dopo un riepilogo dei 12 mesi passati (in breve, bene fino a luglio 2012, il resto lasciamo perdere…), chiusi il mio post con la speranza di poter vivere il contrario: male fino a giugno/luglio 2013, e poi solo bene.
Purtroppo non è andata così, ed ora non mi va nemmeno di mettermi a pensare per filo e per segno cosa ho fatto in ogni mese, anche perché rispetto all’anno precedente credo di aver fatto veramente poco.
Di una cosa però sono contento e ringrazio questi mesi appena passati: sono riuscito a farmi nuove amicizie, a riabbracciarne di vecchie, e magari rinsaldarne quelle che ci sono sempre state (almeno credo di aver fatto tutto ciò…).

Ad un anno e mezzo dal conseguimento della laurea purtroppo anche per la crisi che attanaglia il nostro paese, non sono riuscito in alcun modo a ritagliarmi un posto nel mondo del lavoro. Di conseguenza non ho potuto nemmeno guadagnare denaro per aiutare la mia famiglia e togliermi diversi sfizi, tipo una vacanza come si deve e come non ne faccio da anni, magari con qualche fidato amico.
E in tutto questo, il gentil sesso percepisce anche la tua situazione, e mai si azzarderebbe ad intrecciare una relazione con una persona che non ha nessuna stabilità nella propria vita. Ok, vi comprendo per questo, ma solo ora; prima ero sempre stato della convinzione che magari, iniziando da una relazione, il resto sarebbe venuto di conseguenza.

Ah, vorrei dire una cosa a chi è già riuscito ad arrivare a leggere fino a questo punto: in questo post non ho intenzione di “lamentarmi” come forse poteva risultare da quello dell’anno scorso, o dall’andazzo che stava appunto prendendo.
No! Voglio cercare di essere positivo, e contemporaneamente non voglio nemmeno stilare una lista di desideri, anche perché penso che ormai si sia capito cosa vorrei tanto (o quale persona vorrei tanto stesse con me).
Per questo 2014 spero solo di mantenere una buona salute, e magari di migliorare queste membra trentennali che mi porto appresso. Ehehehe. Forse così facendo potrò anche sperare a qualcosa di più, e vedere finalmente fare un passo in avanti alla mia vita.

Tornando all’attualità, permettetemi di dire che mi sono letteralmente stufato che nel mio quartiere, a partire dalle 18 di sera, si inizia già con lo sparare i primi “botti delle feste”.
Ma che cazzo! – dico io – piangete sempre miseria e poi spendete fior di quattrini per sparare petardi, fuochi, ciccioli, miniciccioli, cipolline, rauti eccetera eccetera!
A volte vorrei pensarla come qualche amico che spera in menomazioni fisiche a chi si diletta a sparare.
Ormai sono le 23e45 e manca un quarto d’ora all’arrivo del nuovo anno, leggermente satollo e un po’ stanco dall’ultima partitella a calcetto dell’anno giocata oggi pomeriggio, tra un po’ mi accingerò a raggiungere gli amici per le vie del centro di Benevento, e “festeggiare” a suon di bevute l’arrivo di questo 2014 (1+4=5, mio numero fortunato, hai visto mai che… SSSHHHHHHH! Meglio non dire altro).

Come ogni anno, chiudo linkando la canzone che ascolto ogni 31 dicembre: “Crap Kraft Dinner” degli Hot Chip.
P.S.: non chiedetemi perché ma l’ho eletta a canzone must per il 365° giorno dell’anno.
Auguri a tutti quelli che mi vogliono bene (o che pensano di volermene). 😀

Sfortunato al gioco, fortunato in amore… Un par de palle!

Festività natalizie significa anche mettersi attorno ad un tavolo, dopo abbuffate pantagrueliche, e trovare poi la forza di cacciare dal portafoglio una manciata di spiccioli per poterseli giocare ai classici giochi di natale: la tombola che non manca mai, magari mercante in fiera, oppure gli intramontabili e più gettonati (almeno dalle nostre parti, Benevento e dintorni): Cucù e Sette e mezzo.
Già la sera del 24 a casa mia, verso le undici e mezza-mezzanotte, era iniziato il primo giro di giochi, ma complice la scesa da casa per raggiungere gli amici e “festeggiare” assieme il compleanno di Gesù, mi ero sapientemente sottratto alla cosa.
Il giorno dopo i “giochi natalizi” volevano farmi nuovamente loro, prendendomi di soppiatto la sera del 25, ma tra l’azzeccarmi con Plague inc. su Nosferatu (come ho battezzato il mio smartphone) e dilettarmi sulla Xbox dei miei cugini con Fifa 13 (raramente gioco con le nuove consolle videoludiche), ho evitato nuovamente la perdita di cash dalle mie tasche.
Complice poi vecchie situazioni datate un anno e mezzo prima, mi sono risparmiato anche un’altra serata giochi a casa di altre persone.
Il mio portafoglio, da poco rimpinguato e reso pacioccone dai soldi regalatami da mia nonna, mi ha reso grazie con un sorriso da bambino obeso, un sorriso di quelli contagiosi, non so se ho reso l’idea.

Passano un altro paio di giorni,e nel frattempo non si fa viva nemmeno la “maledizione del 27” (sarà che forse è diventata del 25? boh!?), fino a quando, ieri sera, non sono stato quasi costretto a partecipare ad una serata giochi…
Il programma della giornata prevedeva partita a calcetto per riprendere confidenza col pallone e col fisico (purtroppo è ritornata la fitta ad un muscolo della gamba), ritorno a casa per cena, e poi verso le 22, classico giro per il centro a Bn al fine di fare “public relations” (sempre meglio dire così, che ridurre il tutto a “ci beviamo una birra e vediamo che succede e chi incontriamo”).
Invece sul gruppo di whatsapp tra noi amici, mi giunge la notizia che “la Zia” è debilitata dal raffreddore, proponendo quindi di giocare a casa sua.
Mi capita anche l’onere di dover provvedere io ai giochi, e quindi ritorno sopra casa, prendo la busta con tombola e carte napoletane e mi dirigo alla casa della suddetta amica.

Ora, dico io, statisticamente parlando, uno se si mette a giocare, dovrebbe pur vincere qualcosa, non rientrando di tutto quel che aveva speso, ma avvicinandosi almeno di un poco? Tipo se metti 5 euro, li perdi ma poi rientrando di almeno 2 euro/2 euro e 50?
Per me evidentemente non funziona così.

Come fai a non fare almeno un ambo a Tombola pur avendo a disposizione il tabellone?
Come fai a perdere tre vite a Cucù, ai primi tre giri, con un 3 e due 2 come carte?
Come fai a non sapere che a Sette e mezzo, il 10 di denari (la cosiddetta Matta) vale 7 solo se ha un’altra figura a fianco, e da sola fa solo mezzo punto? E tutto questo, nella più completa ignoranza ti porta quindi ad affermare spavaldamente “Piatto!” perdendo più di quanto effettivamente avevi a disposizione in quel momento!

L’ho sempre pensato che i giochi d’azzardo, che siano questi, o che siano scommesse sportive, non fanno per me.
E ormai non vale neanche più la frase che a volte ti dicono “Vabbè, non ti preoccupare: sfortunato al gioco, fortunato in amore…”
In passato ho sempre sperato in questo detto: una magra consolazione per rendere meno amaro il dimagrimento progressivo del mio portafoglio ciccioso durante le feste; eppure ormai non ci credo più.
Quindi la prossima persona che mi dice ciò, è meglio che faccia molta attenzione prima di aprire bocca.

Scusi sa l’ora? Llorente rapinato! Anzi no! E’ una bufala!

Quella di cui mi ritrovo a parlare è una vera e propria manipolazione dell’informazione per gettare veleno sulla Juventus e su Torino.
Perché ne sto parlando? Beh, forse perché riguarda la Juventus, la squadra di cui sono tifoso, e perché l’anno scorso mi laureai con 110 e lode con una tesi sulla “Manipolazione dell’informazione nel sistema dei media italiani”. Quisquilie, pinzillacchere.

Nell’ambito della rivalità calcistica tra Juventus e Napoli (avvertita però maggiormente o forse solamente dai tifosi di fede azzurra), nella giornata di ieri è rimbalzata nel web la notizia che in mattinata l’attaccante spagnolo della Juventus, Fernando Llorente, fosse rimasto vittima di una rapina nella zona di Torino sud: bottino della rapina da parte di due malviventi su uno scooter, era un Rolex, l’orologio d’oro da 20.000 euro portato al polso dal calciatore.

A dare la notizia era stato il sito torinonotizieweb.com.

Tutto questo però era apparso su un sito a chiare tinte partenopee: napolinetwork.it, perché c’è questa certezza?
Semplice, il suddetto sito di torino non esiste!
Un altro indizio sull’infondatezza della notizia?
A quell’ora in cui si sarebbe svolta la rapina, Llorente era impegnato a Vinovo per l’allenamento mattutino con la squadra.

Perché è “nata” questa notizia?

In passato erano stare rese note le rapine effettuate a calciatori del Napoli (Hamsik, Behrami i primi che mi vengono a mente) e naturalmente le prime reazioni e i primi commenti nel web erano: succede solo a Napoli, i criminali sono solo lì, ed altre “amenità” simili.
Ok, le rapine avvengono ovunque, e non solo ai calciatori del Napoli, ma anche ai calciatori di altre squadre di serie A, però si dà loro risalto solo quando queste avvengono a Napoli.

Ora, non potendo controbattere sportivamente e fisicamente parlando (la Juventus ha vinto 3-0 il primo scontro diretto a Torino, e da quella giornata il Napoli ha accumulato intanto 8 punti di svantaggio rispetto alla Juventus) qualche tifoso azzurro ha ben pensato di rivalersi sugli odiati avversari bianconeri, facendo “rimbalzare” tramite link, tweet, eccetera questa falsa notizia della rapina a Llorente.

Perché il principale scopo era far capire: “non è solo Napoli la città di delinquenti che rubano oggetti di valore ai propri beniamini calcistici! Questo succede anche a Torino, sede della Juventus!

Quello che dico io a quei tifosi napoletani che hanno architettato questa bufala mal orchestrata: la prossima volta impegnatevi di più se volete far passare per vera una bugia simile.
Il bello è che non potete manco farla passare per uno scherzo, visto che: Halloween è passato da due mesi; Carnevale è tra altri due mesi, e il 1 aprile è ancora lontano.

P.S.: Sempre Forza Napoli, eh!
P.P.S.: o è una bufala anche questa qui sopra? 😀

Considerazioni su “Machete Kills”

Premessa:
Partendo dal presupposto che avendo visto “Machete”, il primo film, al cinema per ben due volte (la seconda durante una rassegna cinematografica due anni fa ad Airola), era mia intenzione vedere anche il sequel sul grande schermo.
Per cause di forza maggiore non ho potuto soddisfare questo mio desiderio, perché: 1) non ho trovato nessuno che mi accompagnasse il giorno in cui volevo andare; 2) e successivamente quando l’ho trovato, il film non era più in programmazione.
Ho dovuto quindi rifarmi con una visione casalinga, grazie a quella grande invenzione che è lo streaming. Dico grande soprattutto quando audio e video sono più che decenti, se non ottimi, come mi è capitato di trovare in questa occasione.

L’idea del film.
“Machete Kills” è il secondo film di una trilogia (almeno per ora, poi non si sa se continuerà) diretta dal regista Robert Rodriguez, caro amico di un altro folle: il maestro Quentin Tarantino. La serie di Machete, parte dal fake trailer proiettato durante il doppio film Grindhouse (“A prova di morte” e “Planet Terror”). Il progetto forse è un po’ lungo da spiegare, ma vi basti sapere che i due amici Tarantino e Rodriguez, fedeli a quelle che erano le visioni di B-movies a cui partecipavano quando erano piccoli, hanno realizzato questo progetto in connubio (“Grindhouse”) contornato da diversi fake trailer (trailer di film che poi non erano stati effettivamente realizzati), il tutto come omaggio alla loro infanzia di appassionati cinematografici. Per questioni di durata (e immagino anche di costi), Grindhouse è stato diviso e almeno nella distribuzione italiana, dei fake trailer se ne è persa traccia.
Dopo essersi reso conto che il fake trailer di Machete era stato molto apprezzato, Robert Rodriguez decise di farne un vero e proprio film, e così facendo ha assurto a protagonista l’attore Danny Trejo, fino a quel momento semplice caratterista e comprimario nella maggior parte della propria filmografia.
Alla fine di “Machete”, un po’ per scherzo e un po’ sul serio, venivano presentati i fake trailer dei seguiti di Machete stesso, tra cui appunto “Machete Kills”.
Dopo 3 anni il fake trailer del sequel è diventato un sequel vero e proprio, e siamo arrivati quindi al presente.

La mia personale visione di “Machete Kills”.
Lascio stare recensioni e critiche a trama, fotografia, recitazione e le solite cose che potrebbe fare un qualsiasi appassionato cinematografico, e mi concentro solo sulle “gnocche” presenti nel film.
Eh sì, perché Rodriguez (come d’altronde Tarantino) è anche lui un fine cultore della patata, e nei suoi film adora creare un cast di tutto rispetto in quanto a gnocche.
Ed ecco arrivare quindi la mia prediletta: Jessica Alba!
Colei che considero la donna più bella sul pianeta. Protagonista del primo film, mi aspetto di rivederla in tutto il suo splendore anche nel sequel, e invece… Dopo neanche 10 minuti che è iniziato il film, Jessica è già bella che morta. Machete non è un necrofilo, ne piange quindi la dipartita, e  si va quindi avanti con la trama.
Ma porca miseria!
E pensare che nel primo film ci aveva donato il suo primo nudo cinematografico! …anche se in realtà pare indossasse un costume color carne per le parti intime…

Ok, lasciamo stare anche noi come Machete, c’è sempre Michelle Rodriguez nel film!
Solo che prima di arrivare a vederla, ci vuole ancora un bel po’…
Nel frattempo, Rodriguez ci regala sulla scena un’altra bella topolina, con mia somma sorpresa (anche perché non avendo “studiato” il cast, ne ero all’oscuro). Sto parlando di Vanessa Hudgens.

Ok, via Jessica Alba che ha fatto quindi un cameo, al suo posto nella pellicola vedremo la Hudgens, magari con un ruolo di rilievo, in fondo è comunque la prostituta preferita dal boss messicano che sta cercando Machete; con lei arriverà tranquillamente fino al boss e… niente. Anche quel bocconcino di Vanessa viene fatta fuori in neanche 10 minuti sullo schermo (non da Machete, sia chiaro).
In tutto questo mi ero dimenticato di citare un’altra ragguardevole attrice, tale Amber Heard (da un anno a questa parte compagna di Johnny Depp, ma in passato non ha disdegnato la compagnia del suo stesso sesso, essendo bisessuale).  Di solito preferisco le more, però ha quel non so che me la rende attraente.
Nel resto del cast ci sono anche Sofia Vergara, Alexa Vega e Lady Gaga, ma nessuna di queste altre mi smuove come le precedenti…

Le guest star.
Oltre alle già citate, ci sono molti altri attori che hanno piccole o grandi parti: Antonio Banderas (attore feticcio di Rodriguez, qui doppiato per la prima volta da Pasquale Anselmo invece che da uno dei suoi doppiatori canonici, se non persino sé stesso come nella pubblicità del Mulino Bianco); Cuba Gooding Jr, Tom Savini (altro attore feticcio di Rodriguez), Charlie Sheen (per la prima volta col suo vero nome Carlos Estevez) e infine il nemico di turno: un Mel Gibson visibilmente ingrassato e invecchiato rispetto a quanto mi ricordavo.
Ed è proprio su quest’ultimo che mi voglio soffermare. Il motivo?
E’ presto detto, l’ho trovato incredibilmente somigliante al nostro…
“È lui o non è lui? Ceeerto che è lui!”
Ezio Greggio! Tra l’altro già discretamente conosciuto in America per i suoi primi film: “Il Silenzio dei Prosciutti”, “Killer per caso” e “Svitati”.

Ho ragione oppure no? Guardateli uno di fianco all’altro.

Un giudizio finale.
Beh, credo di aver finito con la mia personale visione di “Machete Kills”. Nel complesso gli dò un 7-, giusto perché mi ha fatto divertire come film caciarone e spensierato, ovvero proprio quello che mi aspettavo esattamente da Rodriguez. Se invece vogliamo equipararlo al resto della cinematografia mondiale, obiettivamente arriverebbe ad un risicato 6. Ma io i giudizi li dò soggettivamente, quindi confermo il 7-.

Un weekend calcistico coi fiocchi!

Come capita spesso al maschio italico, anche io non mi sottraggo alla pratica di essere un tifoso di una squadra di calcio. Chi mi conosce e mi segue su questo blog, sa benissimo anche per chi tifo: Benevento, la squadra della mia città che milita in Lega Pro 1a divisione (la vecchia C1), e la Juventus.

Dicevo, come molti, risulterò banale, e quando le cose principali non vanno bene nella tua vita (lavoro e vita sentimentale), allora per non cadere nell’angoscia e nella repressione, l’italiano medio si rifugia nella passione per eccellenza: il calcio, o ancor più specificatamente il tifo calcistico.
Quante volte è capitato nella nostra vita di ricevere delusioni a destra e a manca, e magari ad addolcirle ha provveduto una vittoria della nostra squadra preferita?
Chissà a quante persone è capitato nel 2006 di affrontare il proprio “annus horribilis” ma consolarsi in parte grazie alle gioie della vittoria dell’Italia alla Coppa del mondo di calcio?
(Non vi parlo del mio “annus horribilis” che è trascorso e che piano piano si sta pure prolungando per diventare un biennale, ma lasciamo stare per ora…)

Bene, in questa ottica, a fronte di un weekend nè più nè meno riguardo a soddisfazioni sociali (senza infamia e senza lode), è stato proprio il calcio a risollevarmi e a dare un giudizio più che positivo al fine settimana appena trascorso.
A che mi riferisco?
Andiamo con ordine.

1) Vittoria della mia squadra su Hattrick (gioco manageriale online) a cui sono iscritto dal lontano settembre 2006. Vittoria che mi ha permesso di salvarmi in VI serie con ben due giornate d’anticipo. Lessolandia – Kame Team FC 2-5.

2) Ritorno alla vittoria del Benevento dopo quasi due mesi dall’ultima, sempre in casa: Benevento-Nocerina 1-0. Da allora i giallorossi hanno realizzato cinque pareggi e una sconfitta, risultati equivalenti a 5 punti su 18 a disposizione. La squadra si era fatta superare e raggiungere dal resto delle squadre che le erano subito dietro, ma ciononostante, grazie al solito campionato mediocre livellato verso il basso, il Benevento dista solo 6 punti dalla vetta.
Ok, si giocava contro la terzultima in classifica, ma una vittoria è una vittoria, ed era necessaria per il morale di tutto l’ambiente giallorosso.
Benevento-Barletta 4-2. 

3) Quinta vittoria consecutiva della Juventus! Dopo la sconfitta di Firenze per 4-2 (arrivata in soli 20 minuti, a seguito dell’iniziale vantaggio bianconero di 2-0) la Juventus si è ampiamente ripresa nelle giornate successive, mettendo a segno 12 reti e non subendone nessuna. I 15 punti hanno permesso quindi alla squadra bianconera di arrivare prima in classifica con 34 punti (record di Antonio Conte) e di superare di 1 punto la Roma (che nel posticipo di ieri sera ha pareggiato 0-0 col Cagliari) e di ben 6 il Napoli (che due giornate fa era al pari della Juve, ma dopo la sconfitta per 3-0, ha perso di nuovo nell’anticipo del sabato, per 1-0 col Parma, in casa propria).
Ah, la Juve ha vinto 2-0 a Livorno con gol di Llorente e Tevez, ed il primo ce l’ho pure al fantacalcio.

4) Infine la vittoria della “Caramba che Newppy!” (più brevemente “Newppy”) nel campionato di fantacalcio che sto facendo con alcuni amici.
Squadra di Pellerin – Caramba che Newppy 0-3.
Newppy fantacalcio
In questo caso l’amico che ha avuto la peggio, è il simpatico Tony Doolittle, a.k.a. Antonio u Mast! All’andata vinse lui per 3-1, subissandomi di sfottò e chiamate a riguardo, a questo giro, alla vigilia, gli dissi: “Un po’ per uno non fa male a nessuno, questa volta vincerò io” e così è stato. Un secco 3-0 in trasferta che in un turno di coppa mi farebbe passare come squadra qualificata sulla base del totale dei gol segnati. 😀

Riconciliazione onirica

Ieri sera al Morgana (locale di BN), c’era il concerto degli Oniric, un gruppo beneventano. Nel corso della serata, dopo un bel po’ che non la vedevo, ho rivisto Lei. Era con altri amici comuni, come spesso capita, però non ci siamo parlati o salutati.
Da che ero tranquillo ieri sera, dopo averla vista, mi sono letteralmente inibito, non ero più me stesso, mi sentivo intimidito, non sapevo più che fare; e in un certo senso avrei preferito che Lei si fosse ritirata quanto prima per non influenzarmi con la sua presenza.
Alla fine ci siamo pure ritirati verso lo stesso orario, avendo comunque le macchine parcheggiate più o meno vicine.
Mentre mi stavo ritirando ho trovato pure una rosa lasciata su un muretto, la classica rosa venduta dai tizi del Bangladesh che da settimane, durante il fine settimana, “infestano” le strade del centro storico per alzarsi qualche euro.
Per un attimo ho pure pensato di tornare indietro e senza dire niente dare a Lei la rosa che avevo trovato, ma ho preferito desistere dall’intenzione che avevo.
Stanotte, tornato a casa, in un certo senso ho rivissuto la serata appena passata in sogno, e mentre lei era appoggiata ad una macchina, che parlava con un nostro comune amico, questi mi chiamava più volte, per dirmi di raggiungerli, a malincuore e imbarazzato l’ho raggiunti e io e Lei abbiamo avuto una rinconciliazione, seppur solo onirica.
In pratica mi abbracciava, e quasi in lacrime si scusava del comportamento avuto nell’ultimo anno nei miei confronti, facendomi però presente anche le mie mancanze, il mio comportamento reciproco.

Si dice che si sogna quello che si desidera. Ma questo lo sapevo già.

Juventus-Lazio 4-0 e ora lasciatemi sfogare!

Ieri si è giocata la finale di Supercoppa Italiana tra la Juventus, vincitrice dello scudetto 2012-13, e la Lazio, vincitrice della Coppa Italia TIM 2012-13.
Perché ne parlo?
Semplice, per sfogarmi! Come d’altronde sono solito fare su queste pagine (che diamine, è il mio blog, permettete, no?).
Per la cronaca la Juventus ha vinto ben 4-0 sulla Lazio; squadra capitolina mai in partita se è per questo, visto che la squadra torinese l’ha surclassato in lungo e in largo (ci sono le statistiche a confermarlo, quindi niente polemiche, grazie).
E allora cosa ci sarebbe da scrivere in proposito?
Ve lo dico subito!
Sappiate che da diverso tempo a questa parte, sono dell’idea che non conviene mai parlare prima di una partita, proclamandosi vincitori, o facendo assurdi pronostici con sicurezza tendente al 100%! No, io resto sempre sul vago, e d’altronde nei giorni precedenti questa sfida non mi sono mai pronunciato.

Beh, in parole povere sono per la scuola “non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”. Cosa che invece molti tifosi (e molti colleghi della carta stampata) non sono proprio avvezzi a fare.
In questo precampionato, la Juventus ha disputato poche gare amichevoli: vittoria contro la selezione valdostana; una vittoria ai rigori sul Sassuolo e una sconfitta ai rigori col Milan nel trofeo TIM (partite di 45′); e infine nella famigerata tournée americana: sconfitta ai rigori con l’Everton, sconfitta col Galaxy, e sconfitta ai rigori con l’Inter. Risultati che hanno portato la Juventus ad occupare l’ultimo posto nel torneo International Guinness Champions Cup.
A nulla è servita la vittoria contro la squadra primavera nel classico test di fine estate a Villar Perosa, per buona e larga parte della carta stampata, non ché dei tifosi italiani (ma diciamo antijuventini così non sbagliamo di certo), la Juventus targata 2013-14 non era tutta ‘sta gran cosa; non era più la miracolosa squadra di due anni fa, e il carrarmato della scorsa stagione.
La Juventus era diventata (nonostante i soli tre innesti di Ogbonna, Llorente e Tevez di cui solo l’ultimo titolare, e la sola cessione pesante di Giaccherini) una squadra che non poteva competere con gli altri “squadroni” allestiti in estate dalle rivali, prima fra tutte il Napoli che seppur privo di Cavani, ha sopperito benissimo col nuovo idolo del tifo partenopeo Higuain, migliorando inoltre la propria rosa con molti altri innesti.
Addirittura anche la Fiorentina, con l’acquisto dell’attaccante Mario Gomez, agli occhi dell’opinione pubblica, era arrivata a pareggiare la forza dei campioni in carica bianconeri.
E per forza di cose, anche le altre squadre a seguito (Milan, Inter, Roma e Lazio) potevano iniziare a fare sogni di gloria dopo aver visto per ben due anni consecutivi la Vecchia Signora raccogliere risultati positivi a iosa.

Ma mi sto dilungando, e quindi voglio tornare a parlare della Supercoppa di ieri.
Sin da prima della sua disputa, e prima del precampionato bianconero, non ho visto altro che fare di tutto per impedire che la Juventus potesse fare il bis in questa manifestazione!
Innanzitutto dovete sapere che per regolamento, in Supercoppa si gioca in casa della vincitrice dello scudetto (lasciando perdere le occasioni in cui si è giocato all’estero, tipo Pechino l’anno scorso).
La Lazio, nella persona del proprio presidente Lotito, non voleva assolutamente che si giocasse allo Juventus Stadium: “Giochiamo a Pechino!” Ma i vertici societari bianconeri non erano d’accordo, c’era già in programma la tournée negli USA, e non potevano sballare tutta la preparazione estiva.
Giochiamo a Toronto il 10 agosto!” ha tuonato allora Lotito, non sapendo che sarebbe stata due giorni dopo la fine della tournée americana bianconera;  “Mi hanno fatto perdere i soldi della tournée in Colombia, quelli di Pechino e ora quelli di Toronto, ma che pensano alla Juve? Di essere la Lega e di comandare loro?”
Allora Lotito, per venire incontro alle “esigenze” della Juve ha proposto: “Giochiamo a Roma! E visto che non volendo giocare a Pechino, ho perso il grande incasso e ritorno economico da parte dei tifosi cinesi, voglio per me la maggior parte dei ricavi della partita!
Questo il succo del presidente laziale (e non le sue testuali parole).

Cioè, scusa… non ho capito… Questo non solo vuole decidere dove si gioca, ma vuole pure gli incassi? Difatti in tutto questo la Juve perde 600.000 euro, ricavato della biglietteria.
Il bello è che poi, a domanda precisa, Lotito ha risposto: “Ah, ma non si gioca nello stadio della Lazio, l’Olimpico è la sede designata della nazionale italiana, è solo un caso che anche Lazio e Roma vi giochino le partite di campionato, anzi così come è per la Coppa Italia, spero che Roma diventi la sede fissa anche della Supercoppa”.
Continuo a non capire, ma questo qui ci vuole prendere per fessi?
Aggiungiamo inoltre che dopo tutto questo, era difficile trovare qualcuno che perorasse le ragioni juventine a scapito di quelle laziali, anzi, stampa e opinione pubblica (nonché tifosi avversari tutti, non solo laziali) davano ragione a Lotito, trincerandosi dietro gli ipotetici capricci di una società come quella bianconera, alla quale non stava mai bene niente.
Una squadra che dopo quel fallimentare precampionato, in molti speravano uscisse perdente dal confronto con la Lazio in Supercoppa.
Ma non è finita qui! Le polemiche sono continuate riguardo la sede degli allenamenti alla vigilia della partita: la Juventus doveva allenarsi ai campi della Borghesiana, ma arrivati lì, Conte e il suo staff hanno trovato inadatto il luogo dell’allenamento, ritirandosi in hotel e pensando addirittura di tornare a Torino; per poi virare dapprima ai campi della Marina militare a Tor di Quinto, e poi a Trigoria, campo d’allenamento della Roma che era però impegnata a Terni per un’amichevole.
Ora non so se i campi della Borghesiana erano stati concessi dalla Lega, o dalla Lazio stessa, fatto sta che anche andando a Trigoria, ci sono stati molti tifosi romanisti che alle radio e sui social network hanno tuonato contro questa concessione da parte della società giallorossa ai “rivali” storici bianconeri.

In pratica tutto e tutti contro la Juventus; il terreno era ben preparato per una sconfitta bianconera osannata da mezza Italia.
Conte in conferenza stampa già dopo la tournée americana aveva risposto alle domande polemiche dei giornalisti: “Quando il presidente Agnelli mi dirà di vincere la Guinness Cup, svolgeremo la preparazione estiva per vincerla, per ora ci alleniamo per la Supercoppa, per il Campionato e per la Champions.
E alla vigilia della partita Conte ha rincarato la dose: “Ci giochiamo un trofeo importante, sia che lo vinca la Juventus, sia che lo vinca la Lazio. Non vorrei che se dovesse vincerlo la Juve è ordinaria amministrazione, se dovesse vincerlo la Lazio diventa una cosa straordinaria. E’ un trofeo importante, lo abbiamo vinto l’anno scorso e vorremmo rivincerlo. Mi auguro che sia dato il giusto valore sia in caso di vittoria della Juve, sia in caso di vittoria della Lazio”
Infine ancora l’allenatore bianconero: “Io penso che non ci sia una favorita. L’unica cosa è che la coppa vada alla squadra che ha meritato di più sul campo e non a una squadra fortunata. Mi auguro solo questo”.

Difatti nella scorsa stagione, in quattro confronti tra campionato e coppa, la Juventus riuscì a vincere solo una volta, in campionato, mentre le altre tre volte ci furono due pareggi e una sconfitta (in coppa), sebbene abbia stradominato in tutti i match, trovandosi sulla strada un superlativo e miracoloso Marchetti, vero e proprio paratutto.
A questo proposito, fioccavano sondaggi sia in rete che in tv, su chi fosse il più forte e chi meritasse di più il posto da titolare in Nazionale tra il capitano Buffon e il suo vice Marchetti.
Inutile dire che da ogni dove arrivavano commenti positivi per Marchetti e commenti negativi per Buffon, un portiere che tanto era titolare della nazionale solo perchè facente parte della Juventus, e non perché meritasse veramente…
Beh, ieri alla fine dei 90′ Marchetti non ha potuto nulla davanti allo strapotere della Juventus che a inizio ripresa ha rifilato tre colpi da KO alla Lazio, mentre dall’altra parte Buffon spegneva le velleità offensive di Klose che sul risultato di 4-0 stava tentando la via della rete della bandiera, mettendo così fine alla “maledizione” che lo accompagna da quando affronta i colori bianconeri.
E sì, perché ad infiammare la sfida di Supercoppa c’era anche quest’altra cosa: da quando Klose gioca a pallone, contro la Juve non ha mai segnato (né con la maglia del Werder Brema, né con quella del Bayern Monaco, tantomeno con quella della Lazio). Solo una volta segnò a Buffon, ma si trattava di un’amichevole tra nazionali nel marzo 2011.
Tifosi e giornalisti contavano anche su questo, ma alla fine le loro speranze sono state nuovamente disattese.

In definitiva: stampa e tifosi avversari che parlavano sempre prima della sconfitta della Juventus (o della speranza che potesse perdere), mentre Buffon, Conte e tutti gli altri tesserati della Juventus, mantenevano il loro aplomb in merito, lasciando al campo (come sempre) l’ardua sentenza.

Campo che come ampiamente dimostrato ieri, ha detto solo una cosa: la Juventus c’è ancora, è sempre contro tutto e tutti, e resta ancora una volta la squadra da battere in Italia. Pensate poi che dopo il 4-0, i giocatori bianconeri si sono addirittura fermati! Per me invece dovevano insistere alla ricerca di altre segnature…
E infine l’arbitro della contesa, il signor Rocchi che non ha dato il recupero nella ripresa, anzi ha finito il prima possibile per evidente inferiorità della squadra laziale!
Sull’arbitraggio solo tre cose:
1) sbagliata la decisione di non ammonire per la seconda volta Hernanes per i fallacci commessi a metà primo tempo, sì, magari la partita sarebbe risultata falsata, ma alla fine le cose sono andate comunque male alla Lazio;
2) assurda l’ammonizione comminata a Barzagli che aveva un braccio attaccato al corpo;
3) non dato un rigore a fine partita alla Juventus, fischiando addirittura prima la fine delle ostilità (89 minuti e 56 secondi!).

Ulteriore chicca: ieri sul 4-0 i tifosi laziali lanciavano buu razzisti nei confronti di Pogba, Asamoah e Ogbonna. In questo caso lo speaker dello stadio dovrebbe diramare il comunicato di sospensione della partita, comunicato che però è arrivato molti minuti dopo, l’arbitro Rocchi ha poi fatto finta di niente, visto che nessuno dei colored bianconeri ha accennato a qualche protesta, e se l’avesse sospesa, la Lazio sarebbe andata sicuramente alla squalifica del campo, mentre invece così facendo sono arrivati solo alla chiusura della Curva per una giornata di campionato.
Poche parole invece sul solito commento RAI antiJuve: Cerqueti noto tifoso romanista e antijuventino, sul 3-0 per la Juve era ancora alla ricerca di “un miracolo sportivo della Lazio”, così come disse due anni fa ai quarti di Coppa Italia tra Juventus e Roma sul 3-0 per i bianconeri. Ridicolo…

Ahhhhh!
Finalmente ho detto tutto quello che volevo dire!
Perché è così che dobbiamo fare noi tifosi juventini: parlare dei fatti, di ciò che accade sul campo, e non di aria fritta come fanno tutti gli altri!
Hasta la vista baby!

Come Donnie Darko, ma in cerca di una casa…

Ho ancora idee confuse su come fosse iniziato il sogno fatto stanotte. Il ricordo più lontano si riferisce al prendere un pulmann per andare non so dove. Su questo pulmann mi ritrovo con una specie di megafono con una tastiera alfanumerica sull’impugnatura, ed un pulsante a rilascio.
Questo megafono non serviva per aumentare il volume della voce, ma serviva a trovare le persone dovunque esse stessero, bastava digitare il loro nome sulla tastiera, e poi premere il pulsante come se fosse stato il tasto invio; dopo poco, quasi immediatamente, sul display presente sopra la tastiera uscivano immagini video e informazioni scritte sull’esatta ubicazione in quello stesso momento della persona cercata.

Digito il nome che mi interessava, ed esce un video di Lei, che faceva da comparsa in una fiction di canale 5, stile Cesaroni. Mi risulta incredibile che ora abbia intrapreso la carriera di attrice, e leggo quindi le informazioni scritte a corredo del video: “la… ed… el… mer…” le parole sono frammentate, e non si riesce a capire se quella sia la trama dell’episodio della fiction in questione, o altro.
Decido quindi di andare sul posto, a trovarla, a sua insaputa.

Arrivo in questo luogo, una specie di accademia della recitazione, con un’enorme aula a semicerchio, con tutta la parete come schermo cinematografico di fronte ai posti a sedere (divisi all’altezza del pavimento da sediolini in plastica stile aula universitaria, e gradoni tipo stadio subito dopo questi sediolini).
La trovo seduta lì sui gradoni, sullo schermo vengono proiettate delle scene che dovrebbero servire agli studenti come lezione di recitazione.
Lei mi vede immediatamente, e si altera della mia presenza lì; io le rispondo che non potevo farne a meno, avevo avvertito un brutto presentimento e sentivo il bisogno impellente di stare lì con Lei in quel momento.
Ad un certo punto, nel bel mezzo della ramanzina che mi sta facendo, sento da lontano un forte sibilo, istintivamente la prendo in braccio e corro dall’altra parte dell’aula, tempo pochi secondi e dove era prima seduta Lei, irrompe nell’edificio la fusoliera di un aereo che era precipitato da chissà quale altezza: se fosse rimasta lì sarebbe andato incontro a morte certa.

Senza dire più alcunché mi guarda negli occhi, e vedo che il suo sguardo nei miei confronti è cambiato: le avevo salvato la vita.

Non ricordo perché, ma questo sogno si interrompe, e ne inizia un altro. In quest’altro sogno, sono su un treno che si sta dirigendo in una località presso la quale i passeggeri del treno, potranno ricominciare una nuova vita.
Queste persone erano tutte dei superstiti di un disastro naturale che cercavano quindi un nuovo riparo, e in questo paesino abbarbicato su una montagna, il governo dava la possibilità a chi volesse di prendere possesso di un’abitazione gratuitamente, a patto che fosse la prima persona a mettervi piede. La vera e propria messa in atto del detto. “Chi prima arriva meglio alloggia”.
Sono da solo, anche io ero lì per cominciare una nuova vita, e credo di essere tra i primi a scendere dal treno e a correre verso quella che sarebbe diventata la mia nuova casa.
Con lo zaino in spalla corro per le vie di questo paese, alla ricerca del posto per me, ma incredibilmente trovo tutto occupato. Persino in alcune specie di scantinati, adibiti come meglio si potesse a cellula abitativa, trovo tutto occupato.
La sera sta calando, e di una casa da occupare non ce ne è nemmeno l’ombra, sempre con lo zaino in spalla, accantono per un attimo la ricerca, e mi dirigo verso la piazza del paese, dove è in corso una festa di benvenuto per tutti i nuovi residenti.
In piazza vedo persino Lei col suo nuovo ragazzo, ma visto che ultimamente si è dimostrata sempre indifferente con me, decido di non salutarla e vado verso il bancone del pub per prendere qualcosa da bere.
Mi si affianca un’amica, Nunu, che mi chiede se fossi riuscito a trovare una casa. “Ancora no” le rispondo, e mentre stavamo parlando, viene Lei verso di noi con un sorriso stampato sulle labbra sussurrandomi una frase che non riesco a capire.
Le chiedo di ripetermi le parole, ma un’altra volta non le comprendo; non voglio sfotterla, glielo faccio presente, e le chiedo gentilmente di scandire meglio la frase, magari con un tono leggermente più alto.
Sempre sorridendo, con un’aria innocente mi chiede quindi: “Per favore Alberto, puoi far finta che siamo di nuovo amici?” 

Resto basito da questa frase, veramente non so cosa risponderle, dopo tanto tempo che non ci parlavamo più come una volta. Purtroppo non so come è andata a finire, perché lo squillo insistente del telefono di casa, mi ha bruscamente svegliato, facendomi restare con un palmo di naso.

E ora?

Il famigerato e leggendario “Pisellatore 4000”!

Dopo innumerevole tempo, oggi con gli amici fraterni DJ Masso e Last, abbiamo rimembrato un’invenzione di quest’ultimo, ovvero il suddetto “Pisellatore 4000”.
Tornato quindi a casa, mi sono subito fiondato sul blog, per cercare qualcosa a riguardo, ma incredibilmente non ho trovato niente!

Possibile che in quasi 10 anni di onorata carriera da blogger della Perverse All Star, non ho mai affrontato questo argomento? Assurdo, piuttosto che inverosimile!
Ed è per questo che a distanza di anni, torno a scrivere un post come ai gran bei vecchi tempi, sul “famigerato e leggendario Pisellatore 4000!”
E dai, riempiamo questa lacuna!

Ora i più si chiederanno: “Ma che cazzo è questo Pisellatore 4000?”
Ebbene, ci siete quasi arrivati nominandolo nella vostra domanda. La risposta è dunque più semplice di quanto pensaste: il Pisellatore 4000 altro non è che un accessorio a uso e consumo dei rappresentanti del genere maschile; un “proteggi-glande” (o proteggi-cappella, per essere più volgari…) che serve inoltre a dare piacere, o dolore (a seconda dei casi) alle rappresentanti del genere femminile.

Eh sì, il pisellatore 4000 in realtà è un prodotto alquanto controverso, e nei pensieri originari dell’autore era utilizzato appunto per dare “pisellate” a destra e a manca a malcapitate donzelle. Per le più temerarie c’è anche la versione chiodata del Pisellatore 4000.
Ora, non avendo a disposizione disegni e/o spiegazioni dell’autore Last Il Pario, per farvi capire graficamente com’è fatto il Pisellatore 4000, non posso che affidarmi al banalissimo Paint.

E pensare che a detta del DJ Masso esisteva anche uno spot radiofonico (realizzato da lui e Last) sul Pisellatore 4000, con ovviamente la splendida voce del nostro simpatico dj chiattone. Del tipo: “Donna, Pisellatore 4000! E sai cosa vuoi!”