(This is the) Land of confusi… delusion

Sembra incredibile, assurdo, impossibile.
Eppure… eppure!

Chiamatelo karma, chiamatelo destino, chiamatelo fato.
Chiamatelo come vi pare, ma alla fine si tratta sempre di corsi e/o ricorsi storici.
“In amore vince chi fugge” e “gli stronzi hanno sempre la meglio sui bravi ragazzi”.
Possono bastare queste due semplici frasi per comprendere che la vita è sempre stata tutt’altro che foriera di gioie per la mia persona riguardo questo particolare campo sociale.

A questo punto credo proprio di essere sbagliato io.
Anche se alla fin fine non riesco mai a dare ragione alla mia parte razionale riguardo a questa situazione…
Eppure so di sbagliarmi, so di essere sbagliato, so che essere come sono io, nella società di oggi non può portarmi affatto alcuna situazione positiva.
Eppure non riesco a farne a meno!
Comportarmi da stronzo, o da pseudo tale non è affatto nelle mie corde.
Eppure sarebbe la migliore soluzione per me!

No, non è affatto contemplabile dalla mia persona.
E di ciò me ne dolgo.
Maledettamente!

E’ questa la terra della confusione in cui purtroppo mi aggiro, senza difese a parte l’arma del sarcasmo, dell’autoironia, del considerare ormai come tragicomico quello che è il sentiero che continuo a percorrere ostinatamente, nonostante numerose guide e/o cartelli lungo il percorso, mi dicono di procedere diversamente.
No, è più forte di me. Non ci riesco.
E continuo a vagare nella terra della confusione…
Ma siamo sicuri poi che questa è una terra della confusione?
Scosto i rami che coprono il cartello che delimita il territorio in cui sto vagabondando… “terra della delusione”.

Ah!

Ora forse qualcosa è più chiaro.
Eppure…
Eppure!
Eppure non riesco a cambiare le cose.

Mannaggia la miseria!
No!
Maledetto me!
Ma perché non riesco a far prevalere la mia parte maschile in tutto ciò?
Perché sono così “donna” riguardo le relazioni amorose?
Maledetto me!

Mi ripropongo sempre di comportarmi diversamente, ma (in)consciamente mi rendo conto che così facendo andrei contro quella che è (purtroppo…) la mia natura.

Destino avverso, karma beffardo, fato ingiusto.
Quand’è che il vento soffierà finalmente dalla mia parte?
Quand’è che la persona di turno con cui vorrei condividere una parte del mio percorso vitale (una parte, non tutta, mi accontento, eh!) concorderà con quelli che sono i miei pensieri, i miei interessi, i miei affetti?

Perché devo penare sempre così tanto?
Perché il passato deve in qualche modo aggiungersi nuovamente al presente, per farmi capire che così come sono, non riuscirò mai ad avere risultati nella mia vita?
Un passo avanti e uno indietro…
Un passo avanti e due indietro…
Un passo avanti e tre indietro…

Perché?
Perchè?
Perché?

Non riesco a trovare una ragione.
… o non voglio vederla?
Devo rassegnarmi?
Devo essere io ad adeguarmi forzatamente ed ogni volta alla situazione?

Vorrei sapere tanto dove sta scritto tutto ciò.
Vorrei saperlo così da potervi porre rimedio, cancellarlo con ogni mezzo possibile, e riscrivere il futuro a modo mio.
Così come finalmente sento di meritarmelo.

Una mia teoria è sempre stata:
“Non c’è nessuno al mondo completamente fortunato o sfortunato, a periodi fortuna e sfortuna si alternano sempre nella vita di un essere umano. Allora credo fermamente che se fino ad ora sono stato sempre sfortunato dal punto di vista sentimentale, in futuro sarà tutto il contrario”.

Peccato che a furia di pensare al futuro, questi arriva e diventa un presente quasi sempre molto simile a quello che è stato il passato.

MonkeyLoveSono le 5 di domenica 13 luglio, i pensieri che cerco di trascrivere qui sopra ancora non abbandonano la mia mente.
Mente? Siamo sicuri che si tratti di questo, e non di un altro organo vitale del corpo umano?

Ebbene sì, forse è proprio così.
Eppure… eppure, non riesco proprio a rassegnarmi.

 

Silent party e stampa silenziosa sì, siamo a Benevento.

Nella serata di sabato 5 luglio, qui a Benevento, e precisamente nel giardino del Morgana Music Club, si è avuto per la prima volta nella nostra città un particolare evento musicale: il Silent Party!

Purtroppo, sebbene ci sia stata una grossa affluenza (addirittura una quarantina di persona che ballava e andava a ritmo fino alle 4 di notte, orario in cui me ne sono andato), secondo me poche persone erano venute veramente a conoscenza dell’evento in sé.
A parte il passaparola effettuato da aficionados del Morgana come me; e l’evento su facebook linkato in apertura di post, resto convinto dell’idea che la stampa locale non abbia dato il giusto risalto al tutto.
Nel pomeriggio di ieri ho fatto una piccola ricerchina su google, e ho notato come nel “pre-evento”, erano stati pubblicati solo 4 articoli scritti in base al comunicato stampa che è stato inviato alle redazioni, e in alcuni casi incorporato dalle info prese dall’evento su facebook, verificate: Il Quaderno, Il Vaglio, Gazzetta di BeneventoBMagazine.
Per non parlare di OttoPagine, il giornale di proprietà del presidente del Benevento Calcio, Oreste Vigorito, che si è posto sin da subito come importante fonte di informazione di Sannio e Irpinia.
Beh, OttoPagine si è proprio sprecato nel dare risalto all’evento, relegando la cosa ad una semplice frase alla fine degli appuntamenti della sera a Benevento:
In serata al Morgana c’è il Silent Party, il primo party silenzioso mai realizzato a Benevento. 

Oh, vi siete sprecati cari colleghi di OttoPagine!
Dopo questa prima ricerchina, ne ho fatta un’altra per vedere in quanti dei suddetti giornali online avessero poi parlato del “post-evento”.
Ebbene cari lettori (sempre se qualcuno è riuscito ad arrivare fin qui a leggere…) ho trovato un solo articolo, su GazzettaBenevento.it persino con alcune immagini della serata (mi si intravede nella quarta).

Chiunque vi ha partecipato delle persone che conosco, ha detto che è stata una grande iniziativa; altre persone che erano poi risultate assenti e che avrebbero voluto esserci (tipo la “scimmietta” Serena) speravano in una seconda volta per potervi partecipare; e non dimentichiamo che con un Silent Party in pieno centro, si è avuto zero inquinamento acustico, non arrecando quindi alcun danno alla cittadinanza residente in zona, cosa che invece può capitare durante altri fine settimana, nei quali di solito già dopo mezzanotte e qualcosa, i locali devono abbassare o addirittura spegnere la musica.

Ora con chi me la voglio prendere? Ma col Beneventano Medio ovviamente (secondo link sul BM)!!!
In breve: il beneventano medio dice sempre che:
“A Benevento non c’è mai niente di nuovo e di interessante”
Ma il BM non fa neanche niente per non lamentarsi; il problema che esiste a Benevento è che quando accadono eventi particolari e nuovi come il Silent Party, questi non hanno quasi mai la giusta “sponsorizzazione”, quindi la gente resta nell’ignoranza e si lamenta della mancanza di nuove alternative.
I principali quotidiani (online e non) dovrebbero dare maggior risalto nella cronaca di questi eventi, e non limitandosi al solo comunicato stampa copi incollato.

Io nel mio piccolo cerco sempre di informarmi in merito ad eventi culturali e di puro divertimento che possono esserci nella mia città, e di conseguenza cerco anche di informare la mia rete di contatti affinché la particolare razza del BM possa estinguersi o almeno ridursi a meno esemplari possibili.

L’opinione del Konte sui 23 convocati azzurri alla Coppa del Mondo di Brasile 2014.

Su questo blog ogni tanto mi piace anche dire la mia su alcune vicende calcistiche – sapete com’è, volendo fare come professione il giornalista sportivo penso che mi possa anche essere concesso, no? – e in questo preciso momento, ho deciso quindi di impugnare la mia tastiera (manco fosse un’arma bianca…) per parlare dei 23 convocati ufficiali della Nazionale italiana di calcio.

Voglio partire con una premessa che forse inficerà la lettura di alcuni, oltre a voler fare il giornalista sportivo, sono anzitutto tifoso di due squadre: il Benevento Calcio, squadra della mia città, e la Juventus (magari in futuro parlerò anche di come sono nate in me queste due passioni).
Dopo il famoso scandalo di Calciopoli del 2006, a nulla è servita la Juventus nata dalle ceneri dello squadrone della triade Moggi-Giraudo-Bettega; quella Juve post 2006, venendo dalla serie B, e dopo due iniziali podi in serie A (3° e poi 2° posto), si attestò per due anni consecutivi al 7° posto.
Quella Juve poiché “non più vincente” come prima, doveva risultare “simpatica” agli occhi degli altri tifosi, secondo chi aveva orchestrato lo scandalo Calciopoli e chi aveva cavalcato l’onda dello scandalo stesso, andando poi ai vertici societari della Juventus (Cobolli Gigli, Blanc e Secco).
Ma l’antijuventinità non muore mai, e i cattivi risultati sportivi rispetto al passato di quella Juventus “finto-simpatica” non fece altro che corroborare le insinuazioni dei tifosi antijuventini su quella che era una delle squadre più forti della storia bianconera.

Col ritorno di un esponente della famiglia Agnelli come presidente (Andrea) a maggio 2011, e con la contemporanea assunzione come allenatore della prima squadra di Antonio Conte, le cose ben presto cambiarono, e la Juventus da 3 anni a questa parte è tornata ad essere vincente e antipatica (almeno nei confini nazionali).

Ora volevo dire che da tifoso juventino, dopo le tante critiche e insulti degli antijuventini che sono convinti di evidenti favoreggiamenti della FIGC e della Lega Calcio nei confronti della Juventus (che sia a riguardo di partite di campionato e coppa italia, o che sia per le convocazioni di calciatori juventini in nazionale), ultimamente ho coltivato l’idea che la società Juventus debba rifiutarsi di concedere i propri tesserati alla propria nazionale.
Questo perché?
La risposta è che nell’antijuventinità non si riesce mai a considerare un calciatore della Juventus come calciatore della Nazionale, come avviene invece per quelli delle altre squadre; Buffon non sarà mai solo il capitano e portiere titolare della nazionale, ma sarà prima di tutto uno “sporco bianconero”.
Benissimo!
Allora se voi antijuventini considerate il blocco Juve come il male che è insito nei fallimenti della Nazionale allenata da Cesare Prandelli, siete d’accordo che i tesserati bianconeri non vengano più convocati tra le file azzurre?
Poi però non venite a lamentarvi se la vostra Nazionale di calcio farà irrimediabilmente schifo come risultati nelle qualificazioni e nelle competizioni internazionali!

Da cosa viene questa mia convinzione che senza gli juventini la Nazionale di calcio possa sicuramente fallire? Beh, la storia insegna che nelle 4 Coppe del Mondo finora vinte dall’Italia, la maggior parte dei convocati e dei titolari delle selezioni vincenti vedeva sempre una nutrita colonia juventina.
Per restare all’ultima coppa del mondo vinta, quella del 2006 in Germania, nella finale contro la Francia giocarono ben 5 juventini (Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi e Del Piero). Successivamente altri 4 indossarono la casacca bianconera negli anni successivi (Grosso, Iaquinta, Pirlo e Toni); e nelle file degli avversari giocarono altri 3 juventini dell’epoca (Thuram, Vieira e Trezeguet), con altri due transalpini che in passato giocarono anche loro nella Juve (Zidane e Henry).
Altri giocatori di quella Juventus della stagione 2005-2006? Ibrahimovic, Nedved, Emerson, Chiellini, Mutu, Balzaretti, Zebina, Pessotto, Abbiati.

E secondo gli antijuventini questa formazione composta da questi giocatori aveva bisogno di aiuti arbitrali per vincere i campionati? Ma per favore!!!

Chiusa premessa.

FIUUU! E questa era solo la premessa! Il vero post non è ancora iniziato!
Scusatemi ma sono fatto per gli spiegoni e sono sempre un pignolo della peggior specie, non dimenticatelo!

Orsù eccoci al nocciolo della questione: i 23 convocati azzurri per Brasile 2014!
Parto subito dalla fine: personalmente sono contrario all’esclusione di Giuseppe “Pepito” Rossi dalla rosa mondiale e all’inserimento di Lorenzo Insigne al suo posto.
Per ogni calciatore vedrò quindi di mettere dei pro e dei contro alla propria convocazione, con motivazioni positive e negative, aggiungendo quindi il giudizio a riguardo in quanto tifoso juventino.
Si va per numero di maglia.

1 Buffon (Juventus).
Uno dei migliori portieri della storia italiana, iniziò giovanissimo nel Parma, a soli 17 anni giocando contro il Milan (allora una superpotenza mondiale), restò in campo per tutti i 90′ e  finì 0-0. Era nata una leggenda!
Nel corso degli anni, soprattutto da quando è passato alla corte di Madama, in molti hanno tentato di destituirlo dalla carica di “miglior portiere del mondo”, o più semplicemente come “portiere titolare della nazionale” (della quale è da diversi anni anche il capitano); ma alla fine tutti i suoi presunti contendenti sono scivolati nell’oblio (Toldo, Dida, Julio Cesar, Marchetti eccetera), mentre lui resta imperterrito lì in alto, sempre tra i migliori.
E quando non erano vicende calcistiche a farlo scendere dal podio dei migliori, i suoi detrattori hanno sempre tentato di gettare ombre con squallide vicende extracalcistiche (scommesse, influenze politiche, gossip).
Ma come si può dubitare di un “superuomo” come Gigi Buffon?
Convocazione approvata al 100%.

2 De Sciglio (Milan).
La scuola milanista ha da sempre offerto ottimi prospetti difensivi per la nazionale (mi limito solo agli ultimi 20 anni: Baresi, Costacurta, Tassotti, Maldini ed è tutto dire).
Nell’ultima stagione il 22enne rossonero ha messo insieme solo 16 presenze (troppi infortuni per lui), ma avendo partecipato all’ultima Confederations Cup, e potendo giocare sia come terzino destro che sinistro non poteva non essere considerato tra i convocati.
Convocazione approvata al 100%.

3 Chiellini (Juventus).
Anche per lui come per Buffon, mi dilungherò un po’.
In nazionale da quasi 10 anni (debuttò che era in prestito alla Fiorentina) e baluardo difensivo della Juve dal 2005, inizialmente giocava come terzino sinistro, ma poi fu riadattato come centrale in una difesa a 4. Con l’avvento di Conte sulla panchina bianconera e il passaggio alla difesa a 3, è passato ad essere il centrale difensivo di sinistra, limitando quindi le scorribande sulla fascia che lo contraddistinguevano agli esordi.
Obiettivamente è uno dei migliori difensori italiani degli ultimi anni, ma è da sempre bistrattato dai suoi detrattori dapprima per la sua irruenza (il che è vero), ma soprattutto perché considerato un falloso della peggior specie ed essendo juventino il più delle volte graziato dalla terna arbitrale di turno per le sue scorrettezze in campo.
Ruvido, brutto a vedersi esteticamente (se fosse un pro-wrestler americano sarebbe sicuramente annoverato nella schiera dei cattivi) Chiellini paga questa sua nomea e incredibilmente subisce numerosi falli da parte degli avversari a sua volta, non tirandosi però mai indietro una volta iniziata la tenzone.
Andatevi un po’ a vedere l’ultimo Roma-Juventus quanti falli ha subito da Totti, Pjanic e compagnia bella.
Per il pugno rifilato allo stesso Pjanic in quella partita, fu squalificato per tre giornate, chiudendo anzitempo la propria stagione, e per questa squalifica i suoi detrattori hanno chiesto a spada tratta l’esecuzione del cosiddetto “codice etico di Prandelli” per escluderlo dai convocati azzurri.
Dico io, ma veramente il vostro odio antijuventino è così radicato da non farvi rendere conto di trovarvi davanti al miglior difensore italiano degli ultimi anni?
E ditemi di grazia, chi altri sarebbe stato ben più meritevole di lui al suo posto?
Convocazione approvata al 100%. 

4 Darmian (Torino).
Anche lui come De Sciglio proviene dalle giovanili del Milan, e dopo gli esordi in prima squadra è passato prima in prestito e poi in compartecipazione, tra A e B a Padova e Palermo, per finire poi al Torino dove negli ultimi tre anni (dopo la promozione in A), si è distinto tra i migliori del campionato nel suo ruolo (difensore di fascia con predilezione per quella destra). Debutto assoluto in nazionale nell’amichevole contro l’Irlanda dove è uscito solo all’87’.
Convocazione approvata al 100%.

5 Thiago Motta (Paris Saint-Germain).
Centrocampista centrale di origine brasiliana, e quindi oriundo azzurro.
Per tanti anni a Barcellona (tra squadra B e prima squadra), si trasferì in Italia, prima al Genoa e poi all’Inter dove fu uno dei protagonisti del Triplete 2010 (Campionato, coppa Italia e Champions League). Gli infortuni e la perdita del posto, favorirono poi il passaggio al PSG in Francia dove gioca tuttora da 2 anni e mezzo.
Nella nazionale italiana ha partecipato all’Europeo 2012 oltre che alle qualificazioni per il suddetto e per l’attuale campionato del mondo.
Sarà per la sua non perfetta tenuta atletica degli ultimi anni (anche se in francia sembra aver ritrovato la continuità), sarà perché non mi è mai piaciuto come gioca in nazionale, non è tra i miei preferiti tra i convocati; a questo punto avrei preferito un altro oriundo, Romulo, ma ne parlerò più avanti. Molto probabilmente potrebbe essere tra i titolari per l’infortunio occorso a Montolivo, chissà…
Convocazione approvata al 50%. 

6 Candreva (Lazio).
Un vero e proprio jolly di centrocampo: iniziò come centrale, per poi evolversi prima in trequartista e poi in mezzala, negli ultimi tempi alla Lazio si è distinto tra i migliori della stagione corrente come esterno di centrocampo (ammetto di aver copiato da Wikipedia…)
Un autentico vagabondo che ha cambiato maglia quasi ogni anno trovando continuità da 2 anni e mezzo proprio a Roma sponda biancoceleste.
Personalmente mi è sempre piaciuto: quando venne per 6 mesi alla disastrosa Juventus dei settimi posti, per me era uno da riconfermare nonostante non avesse ancora trovato una sua collocazione tattica e lo vedevo ancora come un diamante grezzo.
In un modulo che prevede un gioco sugli esterni per foraggiare la prima punta Balotelli, Candreva per me deve giocare titolare.
Convocazione approvata al 100%. 

7 Abate (Milan).
Nasce come esterno alto offensivo, col ritorno in pianta stabile alla casa madre dopo i prestiti in ogni categoria (Napoli in C1, Piacenza e Modena in B, Empoli e Torino in A), Abate passa definitivamente al ruolo di terzino destro.
Per me è stato veramente un peccato, quando giocava nel Napoli lo ricordavo come uno che in quel ruolo avrebbe sicuramente sfondato nel calcio che conta. Alla fine ci è comunque riuscito, ma secondo me si è snaturato.
Nutro una certa simpatia per lui perché è nato a Sant’Agata dei Goti in provincia di Benevento, è figlio di Beniamino Abate (portiere che ha giocato dapprima nel Benevento e poi in A con diverse squadre) e infine è anche cugino di un mio ex compagno delle elementari, tale Paolo Abate.
Da sannita quindi sono fiero della carriera che si è costruito.
Nell’ultima stagione al Milan è stato diverso tempo fuori per infortunio, e per questo non ero sicuro che restasse tra i 23 convocati, nonostante sia nella rosa della nazionale in pianta stabile negli ultimi 3 anni (qualificazioni europee, Europeo 2012, Confederations Cup e qualificazioni mondiali).
Convocazione approvata all’80%. 

8 Marchisio (Juventus).
Cresciuto nella Juventus da quanto vi entrò a soli 7 anni, ha sempre giocato con la maglia bianconera tranne che nella stagione 2007-2008 nel quale fu prestato all’Empoli in serie A.
Quell’anno la Juve tornò prepotentemente nella massima serie dopo la retrocessione (per me ovviamente ingiusta) in serie B post Calciopoli.
Fu uno dei protagonisti della promozione, e poi ad Empoli assieme a Giovinco si riguadagnò i galloni da titolare una volta tornato alla casa madre.
Dà il meglio di sé come centrocampista centrale, ma si è sempre adattato sufficientemente in tutti gli altri ruoli a centrocampo (esterno, regista, trequartista, mezzala). In nazionale è presente dal fallimentare Mondiale 2010 in Sudafrica (partecipando anche a qualche partita di qualificazione allo stesso), e da quel che mi ricordo sono stati veramente pochi gli antijuventini che hanno avuto da ridire sulla presenza in azzurro del Principino bianconero, forse giusto nel 2010 quando Lippi lo snaturò facendolo giocare ovunque tranne che nel suo ruolo preferito.
Nell’ultima stagione subisce un infortunio che ne condiziona la prima parte, ma con l’anno nuovo recupera il posto da titolare offrendo anche buone prestazioni.
Convocazione approvata al 100%. 

9 Balotelli (Milan).
Di Mario Balotelli si è già detto tutto e il contrario di tutto e non ha nemmeno 30 anni!
Talento controverso dotato di una grande tecnica e potenza fisica, predilige il gioco come centravanti ma all’occorrenza può interpretare anche gli altri ruoli d’attacco (seconda punta, attaccante esterno). Dopo il fiasco degli azzurri a Sudafrica 2010 debutta in nazionale a soli 20 anni (precedentemente gioca un biennio in U21) e non la lascia più.
Nell’ultimo anno, sebbene non abbia disputato un gran campionato di serie A (nonostante i 14 gol segnati) Prandelli lo considera un titolarissimo e non ha mai pensato di escluderlo dai convocati e fare a meno della sua indubbia classe.
Per quel che mi riguarda Balotelli ha potenzialità grandissime ed effettivamente potrebbe entrare nella storia se solo smussasse un po’ quello che è il suo carattere fumantino.
Ne approfitto inoltre per dire che ogni qual volta negli stadi italiani Balotelli viene fischiato non è per presunto razzismo, ma perché sta sul cazzo a molti tifosi avversari per il suo atteggiamento.
Convocazione approvata al 100%. 

10 Cassano (Parma).
Fa il paio con Balotelli, tant’è che in passato fu coniato il neologismo “cassanata” per definire i suoi eccessi e i comportamenti indisciplinati realizzati dentro e fuori dal campo.
Alla sua seconda gara in serie A col Bari andò in gol con una splendida rete di pregevole fattura contro l’Inter, facendo echeggiare in Italia le voci su un nuovo erede di Baggio.
Col passaggio alla Roma il talento di Bari vecchia dapprima divenne pappa e ciccia con l’ambiente romano con Totti in primis, poi mandò tutto in vacca per un mancato rinnovo.
Andò al Real Madrid dove in un anno e mezzo non fece granché. Tornò in Italia alla Sampdoria dove sembrava aver trovato finalmente la sua dimensione.
Fece casino anche lì con la proprietà e si trasferì a Milano prima per un anno e mezzo al Milan e poi all’Inter per un anno.
Nella stagione attuale era in forza al Parma dove ha svolto un buon campionato tra gol fatti e assist offerti ai compagni riguadagnandosi la convocazione in nazionale.
In nazionale debuttò con Trapattoni, disputò l’Europeo 2004 dove fu tra i migliori ma complici gli anni al Real e con Lippi al timone della nazionale, Cassano non indossò più la casacca azzurra fino a quando Donadoni non prese il posto di Lippi.
Cassano disputò un altro Europeo (2008), ma col ritorno di Lippi sulla panca azzurra, il talento pugliese perse un altro mondiale.
Quando Prandelli prese il testimone come CT dopo Lippi, Cassano ritornò tra i convocati e disputò quindi tutte le qualificazioni europee e il successivo campionato continentale sempre tra i titolari.
Questo che affronterà ora sarà quindi il suo primo mondiale, ci si aspetta finalmente una prova di maturità e di responsabilità da parte sua.
Personalmente l’ho sempre visto come un giocatore a metà, con notevoli mezzi tecnici ma senza il giusto apporto di mentalità: se avesse avuto la testa a posto e la giusta mentalità avrebbe raccolto sicuramente di più nella sua carriera.
In queste convocazioni la sua presenza in rosa non sembrava certa come in passato, ma alla fine ce l’ha fatta.
Convocazione approvata al 70%.

11 Cerci (Torino).
Esterno offensivo mancino, preferisce però giocare sulla destra. Uno dei migliori talenti usciti dalle giovanili della Roma negli ultimi anni, a parte l’annata a Pisa in B con Ventura (suo attuale allenatore al Toro) non è mai parso in grado di confermare i suoi enormi mezzi tecnici (Brescia in B, Atalanta e ritorno a Roma in A).
La società capitolina lo cede alla Fiorentina dove in due anni, seppur andando in rete spesso nei mesi primaverili, non è riuscito a confermarsi tra i titolari.
Quando Cerci è poi passato l’anno scorso al Torino, pensai che questo trasferimento era una retrocessione nella sua carriera, e invece ritornando agli ordini di mister Ventura e giocando nella stagione corrente più stabilmente in attacco, Cerci è riuscito non solo a guadagnarsi la nazionale ma ad essere persino convocato prima in Confederations Cup e poi per il Mondiale, il primo per lui.
Resta da vedere come vorrà schierarlo Prandelli, se in coppia con Immobile riproponendo il tandem affiatato visto al Torino, o se schierato singolarmente con altri compagni di reparto.
Convocazione approvata al 90%. 

12 Sirigu (Paris Saint-Germain).
Il secondo portiere della rosa, degna riserva di Buffon.
Prodotto del vivaio palermitano, dopo prestiti in C1 e in B (Cremonese e Ancona) torna alla casa madre dove diventa subito titolare, dopo 2 anni in Sicilia, si mette talmente in luce, anche grazie alle convocazioni in nazionale, tanto da meritarsi il trasferimento in Francia al volenteroso e intraprendente PSG dove, sempre da titolare, vince due campionati una supercoppa e una coppa di lega francese.
Gioca solo una partita ufficiale da titolare (una di qualificazione agli Europei 2012) in nazionale anche perché nelle gerarchie veniva dopo Marchetti e De Sanctis (oltre che all’ovvio Buffon).
Ciononostante Sirigu era entrato nei preconvocati del mondiale 2010, ed era terzo portiere all’Europeo 2012 e alla Confederations Cup.
Convocazione approvata al 100%. 

13 Perin (Genoa).
Terzo portiere e tra i più giovani convocati della rosa azzurra, Perin si è guadagnato la convocazione grazie alle sue prestazioni in A degli ultimi due anni con Pescara e Genoa: nonostante i tanti gol presi con entrambe, è riuscito però a mettersi in luce con diverse buone prestazioni, superando inoltre la concorrenza di Mirante, portiere del Parma, in ballottaggio con lui per il ruolo di terzo portiere. Personalmente speravo in una convocazione di Mirante, visto che è dell’83 e se lo meritava anche lui. Perin è del ’92 e ha ancora un sacco di tempo avanti per giocarsi le chances per la selezione azzurra.
Ancora non ha debuttato in nazionale.
Convocazione approvata al 70%. 

14 Aquilani (Fiorentina).
Un altro talento uscito dalle giovanili della Roma e centrocampista poliedrico (mediano, regista, trequartista) che però preferisce giocare da interno.
Dopo un iniziale prestito in B alla Triestina, torna a Roma dove resta per 5 stagioni prima di trasferirsi a Liverpool per 20 milioni di euro! In Inghilterra però non riesce a farsi valere e l’anno dopo si trasferisce in prestito alla Juventus.
A Torino offre buone prestazioni, ma non viene riscattato perché con l’arrivo di Pirlo avrebbe trovato pochissimo spazio, ed era inutile per la dirigenza bianconera riscattarlo ad un prezzo così alto (16 milioni).
Torna al Liverpool che lo dà nuovamente in prestito, questa volta al Milan. Anche la squadra rossonera non esercita il riscatto ma Aquilani resta in italia alla Fiorentina che lo acquista a titolo definitivo dal Liverpool.
Da due anni a Firenze, Aquilani è tra i titolari della squadra ed aumenta anche il suo contributo in zona gol rispetto al passato.
In nazionale fa parte della rosa di Euro 2008, Confederations Cup. Questo sarà il suo primo mondiale.
Convocazione approvata al 100%. 

15 Barzagli (Juventus).
Difensore centrale che prima di stabilirsi a Palermo per 4 stagioni aveva girato l’Italia e giocato in tutte le categorie professionistiche (dai dilettanti a salire). Si trasferisce poi al Wolfsburg in Germania dove vince anche il campionato al primo anno. Resta per un altro anno e mezzo al Wolfsburg prima di trasferirsi a gennaio 2011 alla Juventus che conclude l’anno al 7° posto fuori dalle coppe europee.
Nei successivi tre anni vince tre scudetti con la Juve e torna stabilmente in nazionale dove era già entrato ai tempi di Palermo per poi uscirne dopo il trasferimento all’estero.
Nell’ultima stagione le presenze in squadra diminuiscono per via di qualche infortunio, e sino all’ultimo si temeva per un suo forfait per Brasile 2014.
Alla fine Prandelli ha deciso di tenerlo visto che è una pedina troppo importante per lo schiacchiere azzurro, io avrei preferito che fosse rimasto fuori per non precludergli la prossima stagione con la Juventus.
In nazionale Barzagli ha vinto la coppa del mondo del 2006 (giocando agli ottavi e ai quarti), ha fatto poi parte delle rose azzurre per Euro 2008, Euro 2012, Confederations Cup oltre che in tutte le precedenti qualificazioni europee e mondiali. E’ rimasto fuori solo per il mondiale 2010 in Sudafrica.
Convocazione approvata all’80%. 

16 De Rossi (Roma).
Centrocampista centrale, ma all’occorrenza anche difensore centrale negli ultimi anni sia a Roma che con la Nazionale, De Rossi sin dai suoi esordi in serie A (dove ha sempre giocato con la Roma), l’ho visto da subito come un predestinato tant’è che alla prima da titolare va anche in gol. Anche lui come Aquilani e Cerci è un prodotto del prolifico vivaio giallorosso. Debuttò subito anche in nazionale e anche qui, al suo esordio, va immediatamente in gol.
Una delle colonne azzurre che ho sempre ammirato e che ho sempre sperato potesse un giorno trasferirsi alla Juventus, infatti c’aveva visto lungo Luciano Moggi che nel 2002 chiese alla Roma De Rossi e Aquilani in cambio di Davids (allora cercato dai giallorossi).
Ha fatto parte delle rose di tutte le spedizioni azzurre in tutte le manifestazioni internazionali in cui ha partecipato l’Italia: vittoria al Mondiale 2006, Euro 2008, Confederations Cup 2009, Mondiale 2010, Euro 2012, Confederations Cup 2013.
Convocazione approvata al 100%. 

17 Immobile (Torino).
Centravanti che preferisce giocare in campo aperto e in solitaria tant’è che giocando così, col solo Cerci dietro di lui in appoggio, si è laureato capocannoniere in serie A con 22 gol.
Ha giocato nelle giovanili del Sorrento e successivamente nella Juve primavera. Mette assieme 5 presenze totali in prima squadra, prima di trasferirsi in prestito in altre squadre (Siena, Grosseto e Pescara in B).
Torna ad essere l’attaccante ammirato nelle giovanili nella stagione a Pescara quando diventa capocannoniere con 28 reti. Si merita il passaggio ad una squadra di serie A, al Genoa, ma sigla solo 5 reti. La Juventus nell’ambito dell’operazione Ogbonna lo manda ai cugini del Torino come già detto mette assieme ottime prestazioni in coppia col “gemello” Cerci laureandosi cannoniere principe della massima serie.
In nazionale colleziona giusto 2 presenze per poi meritarsi la conferma nei 23 convocati.
Sarebbe stato assurdo per Prandelli non considerarlo.
Di poche ore è l’ufficialità del suo passaggio al Borussia Dortmund.
Convocazione approvata al 100%.

18 Parolo (Parma).
Centrocampista centrale con tendenze offensive. Essendo ambidestro può calciare indifferentemente e con buoni esiti dalla distanza. Cresciuto nel Como gioca sempre in C1 (Como, Pistoiese, Foligno, Verona) fino a quando non arriva al Cesena in B dove consegue la promozione in serie A. Coi romagnoli riesce nell’impresa di salvarsi il primo anno, non riuscendo a fare lo stesso nella seconda stagione. L’anno scorso passa al Parma, ma è solo quest’anno che balza agli onori della cronaca con ben 8 gol siglati in campionato, e quasi tutti decisivi.
In nazionale debutta nel 2011, torna due anni dopo con un’altra amichevole, e infine colleziona la terza presenza nell’amichevole pre-mondiale contro l’Irlanda.
Complice l’infortunio di Montolivo, viene confermato nei 23 ufficiali per la kermesse internazionale in Brasile.
Sinceramente avrei preferito un Florenzi al suo posto.
Convocazione approvata all’80%. 

19 Bonucci (Juventus).
Difensore centrale (anche se con un passato giovanile da centrocampista) della Juventus da 4 stagioni, è diventato anche lui come Chiellini uno dei più bistrattati dai detrattori antijuventini. Inizia con le giovanili di Viterbese e Inter nel 2006 avendo debuttato con Mancini in prima squadra e a seguito di Calciopoli, risulta vincitore dello scudetto “a tavolino” poi definito “di cartone”. Passa in prestito per un anno e mezzo in B al Treviso, e poi al Pisa per 6 mesi. Nell’ambito dell’operazione Milito e Thiago Motta dal Genoa all’Inter, passa a titolo definitivo al Genoa che lo gira subito al Bari in serie A.
Qui ritrova Giampiero Ventura (avuto già a Pisa) che lo rende un titolarissimo (gioca tutte le partite di campionato) guadagnandosi la chiamata alla Juventus che aiuta il Bari a riscattarlo dal Genoa.
Passato alla Juventus inizialmente viene definito un bidone anche perché si ritrova a far parte della rosa della “Juventus dei settimi posti”. Con l’arrivo di Conte l’anno dopo, Bonucci migliora sensibilmente il suo gioco e grazie ai compagni di reparto Buffon, Chiellini e Barzagli compone poi una difesa granitica che per 3 anni consecutivi si confermerà la meno battuta del campionato.
Difesa juventina che viene poi trasferita in blocco in nazionale portando in dote anche lo schieramento difensivo a 3.
Bonucci in nazionale fa parte delle rose dell’Euro 2012 e della Confederations Cup 2013, partecipando poi alle qualificazioni europee e mondiali.
Prima dell’Euro 2012 entra nell’occhio del ciclone riguardo il Calcioscommesse, e in molti lo additano come sicuro colpevole (ancor prima delle sentenze effettive). In seguito viene prosciolto e assolto in tutte le inchieste in cui era stato coinvolto, ma l’opinione pubblica juventina se la prende con lui in favore di Criscito che per accuse simili, viene escluso dalla nazionale. In quell’occasione Bonucci fu ritenuto favorito in quanto juventino e perché Prandelli in gioventù aveva militato nella società bianconera.
Inutile considerare che anche lo stesso Criscito aveva militato diverse stagioni sia nella primavera che in prima squadra bianconera. In quell’occasione sbagliò sicuramente Prandelli.
Convocazione approvata al 100%. 

20 Paletta (Parma).
Dopo Thiago Motta il secondo oriundo in questa rosa mondiale italiana.
Difensore centrale argentino annovera solo 7 presenze nell’U20 sudamericana tutte nel 2005 quando vinse il campionato del mondo di categoria.
Con la modifica del regolamento per le convocazioni di giocatori con doppia nazionalità anche lui ha potuto quindi debuttare con la nazionale italiana.
In Argentina ha giocato con Banfield e Boca Juniors, esperienze inframezzate da una stagione in Inghilterra al Liverpool. Da quattro stagioni gioca in serie A col Parma dove nel corso degli ultimi tempi si è distinto come uno dei migliori centrali difensivi del campionato grazie alla sua grinta.
L’unica pecca è la sua pettinatura indecente, ma a parte gli scherzi era rimasto in dubbio tra i convocati a causa della sua forma fisica, visto che aveva perso mezza stagione per infortunio.
Convocazione approvata al 100%. 

21 Pirlo (Juventus).
Dopo Buffon è il giocatore dell’attuale rosa con più presenze in nazionale.
Centrocampista che ha iniziato come trequartista per poi spostarsi successivamente e con maggiori frutti come regista.
Debutta col Brescia giocando in A e in B, passa giovanissimo all’Inter che lo manda in prestito prima alla Reggina e poi al Brescia. Successivamente passa al Milan dove farà le fortune dei rossoneri per 10 stagioni.
Con l’arrivo di Allegri sulla panchina rossonera, dopo aver vinto il suo secondo scudetto, passa a parametro zero alla Juventus, perché il tecnico rossonero non lo ritiene più utile alla causa.
Coi bianconeri Pirlo diventa subito protagonista e vince tre scudetti consecutivi, rivelandosi tutt’altro che bollito.
In nazionale debutta nel 2002, e partecipa a tutte le spedizioni azzurre successive, e sempre tra i titolari, vincendo anche lui la coppa del mondo 2006.
Convocazione approvata al 100%. 

22 Insigne (Napoli).
Ultimo attaccante ad essere considerato nella rosa azzurra dopo le esclusioni di Rossi e Destro (entrambi tra i pre-convocati di Prandelli), gioca preferibilmente come attaccante sinistro in un tridente, ma può giocare anche dietro le punte.
Cresciuto nelle giovanili del Napoli viene mandato in prestito in C1 prima alla Cavese e poi al Foggia (dove mette a segno 19 reti le sue prime da professionista). L’anno successivo viene mandato a Pescara dove con Immobile e Verratti riesce a conquistare la promozione dalla B alla A. In Abruzzo sono 18 le reti segnate.
Insigne si guadagna finalmente di far parte della rosa del Napoli e negli ultimi due anni gioca quasi tutte le partite diminuendo sensibilmente il computo delle marcature, ma mantenendo su buon livello quello degli assist, prodigandosi sopratutto nel ripiegamento difensivo sia con Mazzarri che con Benitez sulla panca del Napoli.
In nazionale debutta nelle qualificazioni mondiali e prima del mondiale 2014 colleziona 4 presenze e 1 rete (contro l’Argentina in un’amichevole).
Convocazione approvata al 50%. 

23 Verratti (Paris Saint-Germain).
Terzo italiano dopo Sirigu e Thiago Motta che fa parte di una squadra estera (sempre il PSG). Giovanissimo, anche lui come Pirlo inizia da trequartista per poi passare da regista.
Cresciuto nel Pescara debutta in prima squadra in C1, l’anno dopo anche se con poche presenze contribuisce alla promozione in serie B tramite play-off. Nella serie cadetta resta 2 anni, dove al secondo assieme ai compagni Immobile e Insigne è tra i protagonisti per la promozione in massima serie.
In A non debutta perché nell’estate di 2 anni fa passa al PSG con Ancelotti allenatore. Anche lui come Sirigu vince 2 campionati, 1 supercoppa e una coppa di lega francese.
In nazionale viene preconvocato (sebbene militi ancora in serie B) per l’Euro 2012, ma debutta in amichevole solo dopo la competizione continentale.
Non partecipa a nessuna partita di qualificazione mondiale ma solo ad amichevoli. E’ in dubbio fino alla fine, ma complice anche l’infortunio a Montolivo, viene confermato per far parte per la prima volta nella sua carriera ad un mondiale.
Convocazione utile per lui per respirare ulteriormente l’aria delle competizioni internazionali (dopo la champions col PSG) e per crescere all’ombra di Pirlo, magari rubandogli qualche segreto del mestiere.
Convocazione approvata al 70%. 

24 Ranocchia (Inter).
Il difensore centrale interista è stato inserito da Prandelli come riserva.
Cresciuto nelle giovanili di Perugia e Arezzo, Ranocchia debutta coi toscani in serie B agli ordini di Antonio Conte. L’anno successivo con la retrocessione, gioca in C1 da titolare.
Torna in B al Bari sempre con Conte come allenatore e consegue la promozione in serie A. Nella massima serie gioca in coppia con Bonucci.
La sua squadra successiva è il Genoa (già proprietaria del suo cartellino sin dalla prima stagione a Bari) ma vi resta solo 6 mesi, passando poi all’Inter dove resta per 3 stagioni e mezzo, giocando da titolare solo nella scorsa stagione. In nazionale debutta nel 2010, in amichevole, partecipa alle qualificazioni per Euro 2012, viene inserito nei pre-convocati ma non riesce a passare l’ultima selezione.
Riesce a fare un passo in avanti in quest’occasione diventando la riserva per Brasile 2014.
Convocazione approvata al 70%. 

Dopo la lunga sequela riguardo ai 23 convocati +1 passo quindi ai 6 esclusi dalle convocazioni.

Mirante (Parma)
Portiere, sebbene Prandelli aveva inizialmente considerato solo 30 pre-convocati, decide di convocare un quarto portiere che sarà il +1 delle pre-convocazioni.
Mirante alla fine non riesce a superare la concorrenza del più giovane Perin e viene escluso dalla rosa mondiale.
Cresciuto nelle giovanili del Sorrento, passa poi alla primavera della Juventus. Viene mandato prima in prestito in B al Crotone dove gioca titolare, e poi in A dove debutta col Siena. Ritorna alla Juventus come secondo di Buffon in serie B, con 7 presenze.
Non viene riconfermato e passa quindi alla Sampdoria in A, dove fa da secondo portiere a Castellazzi.
Dopo due stagioni passa al Parma dove diventa titolare per ben 5 stagioni.
In nazionale non debutta mai, ma viene convocato una prima volta nel 2010, una seconda nel 2012 e infine per uno stage a marzo 2014; sempre con Prandelli come CT.
Per me si meritava la convocazione come terzo portiere: non troppo vecchio, ma nemmeno troppo giovane, dopo tanti anni di gavetta in serie A.
Convocazione approvata al 100%. 

Maggio (Napoli).
Inizia come esterno destro di centrocampo, passa poi come terzino destro.
Giovanili del Vicenza debutta in A con i veneti e disputa poi due stagioni in B. Passa alla Fiorentina sempre in B dove diventa titolare, una volta promossi in A, perde il posto e dopo un anno e mezzo passa al Treviso per 6 mesi sempre in A. L’anno dopo va alla Sampdoria dove soprattutto al secondo anno diventa uno dei migliori esterni del campionato nel 3-5-2 di Mazzarri.
Passa al Napoli (dove resta per 6 stagioni), prima con Reja e poi con lo stesso Mazzarri.
Nell’ultima stagione con Benitez allenatore, Maggio salta diverse gare di campionato a causa di infortuni, ma resta comunque nel giro della nazionale venendo pre-convocato da Prandelli.
In nazionale Maggio debutta nel 2008, viene convocati ai mondiali 2010 e poi a tutte le successive competizioni comprese le qualificazioni, sempre da titolare e sempre come terzino destro.
Le sue non perfette condizioni fisiche lo escludono dai 23+1 per Brasile 2014.
Esclusione giusta per la sua stagione che a definire opaca è dir poco.
Convocazione approvata al 40%. 

Pasqual (Fiorentina).
Terzino o esterno sinistro di centrocampo, Pasqual si adatta in entrambe le posizioni con buoni esiti risultando sempre un buon assist man grazie ai suoi cross precisi.
Prima dell’arrivo alla Fiorentina, nel quale milita da 9 stagioni e ultimamente anche capitano, Pasqual ha sempre militato nelle serie inferiori (Derthona e Pordenone in D, Treviso e Arezzo in C1 e poi in B con l’Arezzo).
In nazionale non ha mai avuto vita facile: debutta con Lippi nel 2006, non va al mondiale perché aveva Zambrotta e Grosso davanti, per 7 anni non viene convocato fino a quando Prandelli non si ricorda di lui nelle qualificazioni mondiali dell’anno scorso.
Anche in questo caso erano poche le possibilità di giocare chiuso da De Sciglio, Darmian e volendo anche da Chiellini.
Convocazione approvata al 50%. 

Montolivo (Milan).
Interno di centrocampo, ma in grado di coprire anche tutti gli altri ruoli (regista, trequartista).
Debutta con l’Atalanta in B e poi in A, passa poi alla Fiorentina dove resta per 7 stagioni e nelle ultime 2 passa al Milan a parametro zero dove diventa anche capitano della squadra (dopo esserlo già stato a Firenze).
Entra a far parte stabilmente della rosa azzurra a partire dalla Confederations Cup 2009.
Sinceramente come già scritto su facebook a seguito del suo infortunio (frattura alla tibia) che lo ha escluso da un mondiale nel quale la sua presenza sarebbe stata certa al 100%, mi dispiace poco della sua esclusione perché l’ho sempre visto come un giocatore a metà, un po’ come per Cassano quindi.
Un diamante grezzo che sarebbe dovuto esplodere negli anni a seguire, ma che non è mai riuscito a mantenere le attese, almeno le mie.
Buon giocatore per carità, ma la sua continua presenza tra i convocati e tra i titolari in nazionale la adduco solo al fatto che Prandelli lo ha allenato per anni nella Fiorentina; ho sempre ritenuto altri calciatori ben più meritevoli di lui come tecnica ad esempio il collega di nazionale Aquilani, per fare un esempio pratico.
Convocazione approvata all’80%.

Romulo (Verona).
Dopo Paletta sarebbe stato il secondo nuovo oriundo di questa nazionale.
Brasiliano impiegato come terzino destro o esterno alto di centrocampo, ultimamente è stato schierato con profitto anche come interno di centrocampo.
Dopo diverse stagioni in Brasile dove ha cambiato squadra ogni anno (l’ultima prima di trasferirsi in Italia era stata l’Atletico Paranaense in prestito dal Cruzeiro), Romulo passa alla Fiorentina tre stagioni fa. A Firenze resta due anni mettendo assieme tra campionato e coppa italia 32 presenze e 2 reti totali.
Nella scorsa estate passa al Verona in prestito dove si distingue come uno dei migliori centrocampisti del campionato con 6 reti e diversi assist ai compagni.
Non ha mai giocato in nessuna rappresentativa nazionale brasiliana, e grazie ai suoi trisavoli veneti prende il passaporto italiano e la doppia nazionalità.
Viene convocato per un breve stage ad aprile da Prandelli ed entra a far parte prima dei 30 pre-convocati e poi dei 23 convocati per il mondiale 2014.
Romulo però dichiara ai media di aver rifiutato l’opportunità perché essendo solo al 70% (sua opinione personale) come condizione fisica gli è sembrato brutto accettare la convocazione a fronte di qualche altro compagno che rispetto a lui era invece al 100% della condizione.
Difatti nelle ultime giornate di campionato Romulo aveva fatto diverse assenze appunto per un infortunio.
Se fosse stato integro, per me si meritava appieno il posto in rosa.
Convocazione approvata all’90%.

Destro (Roma).
Attaccante che può giocare in tutti i ruoli del reparto.
Giovanili di Ascoli prima e poi Inter con quest’ultima vince un torneo di Viareggio. Nel 2010 avviene il debutto tra i grandi col Genoa (2 reti), ma è al Siena sempre in A, unica categoria in cui ha militato finora Destro, che si mette in luce guadagnandosi il trasferimento in una grande, ovvero la Roma, grazie a 12 reti.
Nel primo anno sigla la metà delle reti messe a segno col Siena, ma nel secondo anno, dopo essere tornato da un brutto infortunio in sole 20 presenze segna 13 reti migliorando il proprio score personale nella massima serie.
In nazionale partecipa alle qualificazioni mondiali di due anni fa, partecipa all’amichevole contro la Spagna di marzo 2014, e viene inserito nei pre-convocati.
Alla fine ne viene escluso e si vocifera di una proposta fattagli da Prandelli come prima riserva al posto di un acciacato Rossi (sempre secondo il CT); Destro poi avrebbe rifiutato escludendo di fatto anche Rossi tra i 23, e inserendo poi al posto di entrambi Insigne che nella graduatoria del CT era all’ultimo posto degli attaccanti.
Convocazione approvata al 90%. 

Rossi (Fiorentina).
Ed eccoci infine al grande escluso di queste convocazioni mondiali.
Giuseppe Rossi detto Pepito, gioca preferibilmente come seconda punta, ma può giostrare anche come esterno d’attacco o come unico termine offensivo centrale (come accaduto ultimamente alla Fiorentina).
Nato e cresciuto in America, nel New Jersey, Rossi a 12 anni si trasferisce a Parma dove inizia con le giovanili. Passa quasi subito al Manchester United a 17 anni, e a 18 debutta in Premier League con un gol. Successivamente viene mandato in prestito prima al Newcastle e poi al Parma dove in 6 mesi mette assieme 19 presenze e 9 reti.
Torna poi a Manchester che lo cede in Spagna al Villarreal dove resta per 5 stagioni con un ottimo bottino di reti (54 in campionato, 7 in coppa del re, 21 tra Champions ed Europa League). Sul finire dell’ultima stagione nella Liga, Rossi si infortuna, il Villarreal retrocede, e a gennaio del 2013 passa infortunato alla Fiorentina che lo acquista a titolo definitivo.
Con la maglia viola riesce a debuttare nell’ultima di campionato e va in gol alla prima giornata dell’attuale campionato.
Ben presto Pepito Rossi diventa capocannoniere del campionato con 14 reti in 18 partite, ma a gennaio a seguito di un bruttissimo fallo di Rinaudo, difensore del Livorno, Rossi si infortuna di nuovo al ginocchio, temendo quindi di perdere il mondiale.
Dopo 4 mesi torna a giocare prima in finale di Coppa Italia contro il Napoli (suo debutto assoluto in questa competizione), e poi in campionato contro il Sassuolo, andando subito in gol. Rossi gioca poi anche le ultime due partite mettendo a segno un’altra rete.
Alla fine conclude la stagione in serie A con 21 presenze in campionato e 16 reti.
In nazionale Pepito Rossi ha partecipato con ottimo esito alla Confederations Cup del 2009 (doppietta contro gli USA alla prima partita), e alle qualificazioni mondiali per Sudafrica 2010, ma alla fine Lippi lo escluse dalla rosa finale.
Partecipa poi alle qualificazioni per Euro 2012, ma non vi riesce a partecipare per via dell’infortunio al ginocchio quando era al Villarreal. Gioca una sola partita per le qualificazioni mondiali del 2014, e dopo essere riuscito a rimettersi in sesto nel finale di stagione viene incluso nei 30 pre-convocati.

Tenendo conto del gioco delle parti su descritto nella parte relativa a Destro, voglio invece considerare le differenze sostanziali in termini di rapporto presenze reti tra Insigne (inserito nei 23 ufficiali) e Rossi, escluso dai 23:
– Insigne 37 presenze e 3 reti in campionato;
– Rossi 21 presenze e 16 reti in campionato.

Non bastano? Allora consideriamo anche le altre competizioni:
– Insigne 5 presenze e 3 reti in Coppa Italia, 6 presenze e 2 reti in Champions League, 4 presenze e 1 rete in Europa League; totale comprese quelle in campionato: 51 presenze e 9 reti.
Rossi 1 presenza in Coppa Italia, 2 presenze e 1 rete in Europa League; totale comprese quelle in campionato: 25 presenze e 17 reti.

C’è ancora da chiedersi perché Insigne no e Rossi sì?
Convocazione approvata al 100%!!! 

Piccola curiosità finale: nello stage avvenuto dal 10 al 12 marzo nel centro sportivo dell’Acqua Acetosa a Roma, agli ordini di mister Prandelli, erano stati convocati questi giocatori tra serie A e serie B:

Portieri: Bardi (Livorno), Leali (Spezia), Mirante (Parma), Perin (Genoa), Scuffet (Udinese);
Difensori: Biraghi (Catania), Brivio (Atalanta), Camporese (Cesena), Ceccherini (Livorno), Darmian (Torino), De Silvestri (Sampdoria), Murru (Cagliari), Romagnoli (Roma), Rugani (Empoli);
Centrocampisti: Baselli (Atalanta), Bellomo (Spezia), Benassi (Livorno), Bernardeschi (Crotone), Bertolacci (Genoa), Bonaventura (Atalanta), Dezi (Crotone), Gagliardini (Cesena), Marrone (Sassuolo), Soriano (Sampdoria), Viviani (Latina);
Attaccanti: Cerri (Parma), Comi (Virtus Lanciano), Gabbiadini (Sampdoria), Paloschi (Chievo Verona), Sau (Cagliari), Zaza (Sassuolo).

Alla fine chi è riuscito ad andare ai mondiali?
Solo il portiere Perin e il difensore Darmian, con Mirante che ha fatto da +1 ai 30 preconvocati.

Fantacacchio, cronaca di un fantacalcista (s)fortunato.

Era da un po’ che non mi capitava di parlare di Fantacalcio qui sul blog, ma ora che è finito questo fantacampionato, vorrei dire brevemente la mia su una situazione spiacevole che mi è capitata, ma prima vorrei fare un excursus storico sulla mia storia col fantacalcio.

Mi appassionai a questo gioco nel lontano 1996-97, avevo 13 anni, eravamo poche persone e sebbene io conservi quasi tutto, non riesco a trovare o a ricordarmi cosa feci quell’anno. Mi pare fossimo solo in 4 a giocare all’inizio, poi coinvolgemmo altre persone.
Negli anni successivi pure giocai, ma non sempre consecutivamente.
Una volta mi ricordo di aver avuto in attacco (sarà stato in secondo o terzo superiore) Batistuta, Del Piero, Trezeguet, Bierhoff, Hubner e Ferrante (fantacalcio 2001-2002), ma eravamo sempre in pochi a giocare.

Un fantacalcio a cui sono molto legato fu quello svoltosi nel 2003-04, giocato con gli amici dell’allora Bar Capriccio. Quando c’erano i posticipi serali della domenica, ci incontravamo tutti lì, prenotavamo due tre tavolini e insieme seguivamo la partita, esaltandoci per un cross, deludendoci per un’ammonizione presa, o per un palo colpito. A seconda di ogni azione che faceva un nostro giocatore, il voto sul giornale, secondo noi, aumentava o diminuiva; e così facendo potevamo ipotizzare a grandi linee se avevamo vinto o perso quella giornata di fantacalcio.
Eravamo a 8 a giocare, io e Matteo Monero eravamo stati i fautori del fantacampionato, e ci eleggemmo a presidenti di Lega (all’epoca mi pare fossero Moggi e Galliani, perché è così che venivamo soprannominati dagli altri partecipanti)
Ricordo con piacere i nomi fantasiosi dati alle squadre; lo scambiarsi le formazioni per telefono a voce, oppure per sms, a volte se si frequentava la stessa classe o scuola, le formazioni arrivavano su fogliettini volanti, e io come presidente della fantalega dovevo raccogliere le formazioni di tutti per fare i calcoli e stilare la classifica di giornata.
Quel fantacalcio ricordo di averlo vinto grazie ad una signora formazione (fantacalcio 2003-04), schierata con un 3-4-3 con difensori goleador, buoni portieri, centrocampisti tiratori di punizioni e rigori e due tre bomber di sicuro affidamento. I colpi maggiori furono principalmente due: Amantino Mancini della Roma che all’epoca era schierato tra i difensori (preso a 1 miliardo), e Alberto Gilardino del Parma che presi a soli 3 miliardi.
Fino al mese di gennaio Gilardino era solo la riserva di Adriano, poi il brasiliano passò all’Inter e Gilardino in soli 6 mesi si scatenò mettendo a segno qualcosa come 20 reti.

Vinto quel fantacalcio, ripresi a giocarci dopo qualche anno, stagione 2005-06, ma sebbene fossi primo a gennaio con largo distacco sulle altre squadre, per dei casini vari organizzati dagli altri partecipanti, decisi di lasciare il campionato e di farmi ridare indietro la mia quota di partecipazione.
Nel 2007-08 ripresi a giocare con gli amici con cui uscivo all’epoca: Spaik, Renosteiger, Tokombo, Gianluca Orange Plonster, Nic Sboron. Mi pare fossimo solo in 6 allora. Comunque quel fantacalcio fu diviso in due sessioni, una la vinsi e nell’altra arrivai secondo, sempre se non ricordo male.

Per diversi anni, fino al 2011-12 non giocai più a fantacalcio. Quella stagione, con il contemporaneo avvento di Antonio Conte sulla panchina della Juventus, ripresi a giocare, non solo con gli amici della comitiva con cui uscivo, ma persino con dei ragazzi su Hattrick, facenti parte della federazione della Juventus.
Vinsi entrambi i fantacampionati, e con quello degli amici accumulai soldi (assieme a quelli dati dai regali di laurea), per togliermi un paio di sfizi: andare a Torino a vedere Juventus-Atalanta, l’ultima partita di Del Piero con la Juventus e festa scudetto, e un paio di settimane più tardi, mi feci un weekend (da giovedì a sabato) a Madrid, grazie alla vincita dell’altro fantacalcio, quello su Hattrick, nel quale c’era in palio un soggiorno gratuito in un appartamentino nel centro di Madrid. Pagai quindi solo le spese di viaggio, andai a trovare l’amico Domenico Rosso, compagno di università ormai trasferitosi da anni lì, e feci un po’ il turista solitario (partì da solo).

Quest’anno, dopo un anno di pausa, ho ripreso a fare il fantacalcio, coinvolgendo degli amici con cui spesso vado a giocare a calcetto, e un altro paio di vecchi amici con cui avevo ripreso contatti nell’ultimo anno.
E’ storia di oggi che domenica scorsa ho vinto il campionato con tre punti sul secondo in classifica, e contemporaneamente, due domeniche fa, ho vinto anche la Champions League (ovvero la nostra fantacoppa), aggiudicandomi quindi due premi su quattro a disposizioni: campionato a scontri diretti e champions league, gli altri due erano classifica generale e europa league (ma solo per quelli eliminati dalla champions), quindi in definitiva due premi su tre competizioni disputate.

Apriti cielo! Già in passato mi sono attirato ire o antipatie di manager fantacalcistici sulla base di aver più culo degli altri, ma quest’anno è successo veramente l’incredibile!
Prosegue tutto bene fino a un paio di giorni fa, quando ho scritto nel nostro gruppo segreto su facebook i verdetti delle competizioni e le cronache dell’ultima giornata.
L’ultimo in classifica caccia fuori la storia che ho imbrogliato, perché in quanto amministratore della lega su fantagazzetta, ho salvato la formazione in 4 occasioni (alla 4a giornata, alla 12a, alla 26a e alla 30a del nostro campionato) come amministratore.
In 3 di queste 4 volte, la formazione salvata è stata comunque inserita prima dell’inizio della prima partita della giornata (ovvero l’anticipo del sabato delle 18), in un caso, alla 26a giornata, ho salvato la formazione 4 minuti dopo l’inizio della prima partita disputata.

Proprio perché è tutto automatizzato e visibile, pensavo fosse una pignoleria far presente che non essendo riuscito a salvare la formazione per tutte le competizioni sullo smartphone, ho poi provveduto a farlo una volta tornato a casa; cancellando quindi il precedente salvataggio, e mettendo quello successivo, sempre di pochi minuti.
Purtroppo questa spiegazione di un errore fatto in buonafede, non è servita, e addirittura due partecipanti pretendono penalizzazioni di punti nei miei confronti. Persino il secondo in classifica ha paragonato la cosa come a togliere un campionato ad una squadra di serie A, perché in 4 partite ha battuto un fallo laterale qualche metro più avanti.

Vi basti sapere che io che ho sempre fatto di onestà, sincerità e chiarezza i miei valori fondamentali per vivere la mia vita, essere tacciato di aver imbrogliato, di aver aggirato le regole, per me equivale ad una grossa offesa!
Uno fa tanto per comportarsi da persona retta e poi viene a sentire di queste cose?
Talmente che ero adirato, ho preferito non continuare la conversazione su facebook, mi son vestito, ho preso la macchina, e me ne sono andato da solo a cinema a vedere The Amazing Spiderman 2 – Il potere di Electro. Ho persino spento per tre ore il cellulare perché non volevo essere minimamente disturbato, non pensare più alla brutta faccenda, e cercare di rilassarmi un po’.

Ora non so come andrà a finire, e pensare che mi ero pure ripromesso di elargire 50 euro del premio del fantacalcio per offrire una pizza e birra a tutti i partecipanti, così come feci due anni prima (anche se all’epoca pagai solo all’ultimo in classifica).

 

Una domenica da incorniciare tra calcio e altro!

Ma anche una giornata da incorniciare, se vogliamo allargare ancor di più il campo.
Cosa è mai accaduto al nostro Kame il Konte (o kameilkane che dir si voglia…) nella giornata di ieri?
Beh, iniziamo col dire che le mie due squadre calcistiche del cuore, Benevento prima e Juventus poi, hanno entrambe vinto (e la cosa capita di rado, questo a causa più del Benevento sfortunato, che non della Juventus che sono tre anni che vince lo scudetto); continuiamo poi col dire che entrambe affrontavano partite difficili, ed entrambe in trasferta: il Benevento a Catanzaro per i quarti di finale di play-off (sola andata in casa della meglio classificata, in caso di pareggio al 90′, supplementari e poi rigori), mentre la Juventus a Roma, contro la seconda in classifica, ormai già fuori dai giochi la settimana prima, ma che voleva comunque vincere per l’onore, e per dimostrare che la Juventus non è poi tanto superiore ai giallorossi romani, e che non ci sono tutti quei punti di differenza in classifica (11 prima del fischio di inizio).

Come son finite?
Catanzaro – Benevento 1-2: vantaggio di Melara, pareggio dell’ex Germinale su papera del nostro portiere Baiocco, e gol del difensore centrale Padella, su assist dello stesso Melara, esterno destro di centrocampo.

Roma – Juventus 0-1: gol al 94′ ultimissimo minuto di recupero, del neo entrato Osvaldo, tra l’altro ex romanista lasciatosi male con l’ambiente capitolino.

Bellissima la bolgia creatasi per il Benevento al Morgana Music Club, locale del centro di Benevento del quale ormai sono affezionato avventore. Mai avevo visto così tanta gente per una partita, ho dovuto farmi spazio a fatica per trovare uno sgabellino libero dove sedermi (tra l’altro vicino all’attuale ragazzo della mia “ex” Lei).
Un caldo micidiale assillava all’interno del locale tutti noi tifosi, tant’è che hanno dovuto accendere il condizionatore per fare un po’ aria. Io poi ero addirittura a maniche corte, senza nient’altro sotto la maglietta.
Al secondo gol del Benevento, mancava poco meno di un quarto d’ora alla fine della partita, e partivano tipo stadio i cori inneggianti ai nostri beniamini, gli stregoni giallorossi.
Bellissimo! Tutti uniti sotto la bandiera del Benevento, e tutti insieme a tifare assieme a gente sconosciuta e a scambiarsi opinioni come se ci si conoscesse da tempo.
Dato il caldo poi, all’intervallo non ho potuto prendermi il mio consueto thé domenicale, e ho quindi optato per una più dissetante bottiglietta d’acqua frizzante.

Conclusasi la partita del Benevento, ho salutato giusto un paio di amici lì fuori al Morgana, e mi son subito diretto verso casa, per vedere dalla metà del primo tempo, Roma – Juventus, fortunatamente ancora ferma sullo 0-0.
La giornata fantacalcistica stava andando male, ma nutrivo ancora qualche speranza di non farmi recuperare dal secondo in classifica, perché Cassano gli aveva sbagliato un rigore, e in compenso non gli aveva segnato nessun giocatore.
Io la mia partita la stavo già perdendo, ma speravo ancora in un ribaltamento di fronte grazie ai miei Totti, Pirlo, Chiellini, Asamoah e Llorente.
Purtroppo non è andata così, ma non mi è andata nemmeno male più del solito, permettendomi così di aggiudicarmi la vittoria nel fantacalcio.

La sera poi con gli amici Cienzo, Marti e Nunu, sono andato al cinema a vedere “Diario di un maniaco perbene” film italiano con protagonista Giorgio Pasotti.
E’ sempre difficile queste persone a convincerle a venire con me a cinema, ma grazie alla Festa del Cinema, con biglietti a soli 3 euro, ci son riuscito. Filmetto caruccio, da 6,5-7; poi siamo rientrati in città (eravamo al Torrevillage multiplex, a Torrecuso) e ci siamo andati a prendere una birretta in centro. Dove? Ma che domanda! Al Morgana!

Lì poi mi è arrivato un messaggio su whatsapp della mia “scimmietta pollastrella” che mi diceva che mi avrebbe raggiunto a breve assieme all’amica e al ragazzo di quest’ultima.
La “scimmietta” era andata al Tufo Jazz Festival, e si era fatta riaccompagnare dagli amici di origine avellinese per mostrarle alcune cose del centro di Benevento.
Arrivati quindi al Morgana, ho salutato la combriccola precedente e mi sono unito alla nuova. Un’oretta e mezza assieme, e poi li ho salutati alla macchina, e io me ne son tornato a casa sentendo musica con lo smartphone.
Giunto finalmente a casa, dopo una lunga giornata molto soddisfacente, ho dato la buonanotte alla “pollastrella” su whatsapp, e poi mi son goduto su facebook tutti i link e i commenti inerenti a Benevento e Juventus.
Ho fatto tardi, tre-tre e mezza, ma ne è valsa pienamente la pena. 😀

Kame, 25 anni version 3.1

Mi sa che l’anno scorso non parlai affatto del giorno in cui compio il giro di boa di quando sono nato… Mmm mumble mumble, ma come mai?
Mah, e chi se lo ricorda… (strano detto da me che ho una buona memoria… sì, ma mica per tutte le cose del mondo, eh!)

Tralasciando la diatriba tra me e il sottoscritto, procedo e vado avanti.
Come ben sa chi mi conosce bene, da diverso tempo, quando domando alle persone che ancora non mi conoscono quanti anni ho, la maggior parte mi risponde sempre che ne ho 25. Se tutto questo vi suona familiare, e siete appassionati cinefili un po’ come me, allora forse vi ricorderà la trama di In Time.
Infatti l’anno scorso, festeggiai con una splendida torta realizzata da mia sorella, che potete vedere proprio qui sotto 25+5. Inutile dirvi quanto fa, a meno che voi non siate analfabeti o a completo digiuno di matematica elementare…
Ecco, dopo il consueto insulto a chi sta peggio di me, possiamo proseguire ulteriormente.
Peccato che l’anno scorso non ho avuto testimonianze fotografiche decenti del mio compleanno (ovvero, ci sono ma non mi son tanto piaciute…), a dir la verità nemmeno quest’anno son perfette, ma in un certo senso son rimasto comunque contento.
L’anno scorso quindi 25+5, l’anno prima aprile 2012 era 29 il 29 aprile; nel 2011 28 giorni/anni dopo (perché il 1 aprile feci il pesce d’aprile su facebook che era il mio compleanno); nel 2010 entrai nel Club dei 27 (all’epoca sonora grattata dei gioielli di famiglia); nel 2009 feci per la seconda volta 25 anni; nel 2008 la splendida data dei 25 anni. E così via. In effetti pensandoci, mi è sempre piaciuto giocare sui numeri e sui significati inerenti ad essi durante il mio compleanno.
L’anno scorso per un motivo preciso, non mi son goduto decentemente la festa, ma mi ricordo che ero molto brillo, e che almeno i miei amici più stretti erano presenti all’evento.
Il regalo fu un po’ pacchiano: la busta coi soldi, e la busta era uno dei foglietti che danno in chiesa per seguire la messa (dovrei averlo ancora conservato da qualche parte).

Quest’anno invece ho affrontato la ricorrenza natale con uno spirito diverso. Pochi amici ma buoni; anche per forza di cose: chi era fuori Benevento, chi addirittura fuori l’Italia, chi lavorava, e chi invece si è ritrovato a badare ad un proprio mini-Me al femminile tutto ad un tratto (e sì, parlo dell’ormai papà DJ Masso).
Nessuno spesone, nessuna festa in mezzo alla strada, nessuna festa a casa mia o di mia nonna. Semplicemente una sera all’Irish Pub dove offrivo da bere e da mangiare, con in più una torta fatta in fretta e furia dalla mia sempre diligente sorella, ormai più futura cuoca/pasticcera che futura dottoressa (non me ne volere, ma al momento è così).
Classica busta coi soldi anche quest’anno, ma almeno è stata organizzata meglio la cosa, con un bel bigliettino di auguri recante sulla busta la scritta “Tetè” (tradotto in italiano, “eccotela qua, prendi!”).
E soprattutto il regalo di compleanno che ho apprezzato di più: un coupon regalo da sfruttare presso il Morgana Music Club; un’idea originale realizzata dalla mia “scimmietta/pollastrella” preferita.
Non so proprio come le sia venuto in mente, ma ha fatto proprio una bella composizione, semplice semplice. Un plauso poi per la faccia tosta dimostrata per proporre questa cosa ai proprietari del mio locale beneventano preferito. Ehehehe, grande Serena!
La prima cosa che ho pensato: ed ora come farò ad essere abbastanza originale anche io quando arriverà il suo compleanno? Beh, qualcosa sempre mi inventerò…

Veramente son rimasto più soddisfatto di questo compleanno che non di quello dell’anno scorso, ma molto probabilmente ha giocato a suo favore il mio differente stato d’animo. E’ proprio vero che il tempo è la miglior medicina. A buon intenditor poche parole.

Album speciale solo per il blog (chi l’ha detto che le foto si devono pubblicare solo su facebook o su instagram???)


Pesce fuor d’acqua.

Non credo di averne mai parlato sul blog, al massimo solo accennato, ma sono diversi anni che ho questa particolare sensazione, ovvero quella di sentirmi come un pesce fuor d’acqua.
Non mi pare di ricordare nemmeno a quante persone io abbia già rivelato questa cosa, ma non erro se dico che si contano sulle dita di una mano, se proprio ci vogliamo allargare allora sulle dita di due mani, ma dicendo così temo proprio di esagerare.

Una cosa che la società odierna ci vieta spesso di fare, o perlomeno non ci stimola a fare, è quella di guardarci dentro e chiederci: “Questo sono io, o è la maschera che mi chiede di portare la gente che mi circonda?
Premetto che in questo post potrei far largo uso di citazioni, e quindi mi tolgo subito il dente (e conseguentemente il dolore), con un primo rimando cinematografico:
The Mask, film commedia statunitense del 1994, protagonista Jim Carrey.
Il protagonista Stanley Ipkiss è un timido bancario che trova una maschera in grado di trasformarlo in un essere dagli enormi poteri e senza freni inibitori.
Dopo la seconda trasformazione, Ipkiss va dal dottor Arthur Neuman, autore del libro “La maschera che indossiamo” pensando che potesse dirgli qualche notizia in più sulla strana maschera che aveva trovato; il dottor Neuman riferisce ad Ipkiss la seguente frase:
Tutti noi indossiamo una maschera, metaforicamente parlando“.
In realtà non è la frase esatta detta nella pellicola, ma il succo è quello.
Anche in sociologia viene affrontato questo argomento delle “maschere sociali” o per meglio dire dei “ruoli” che ognuno di noi interpreta nei diversi gruppi di cui fa parte.
Esempio: io sono figlio e fratello nella mia famiglia; allargando il gruppo sono cugino o nipote di altri parenti; a scuola sono studente; nella mia squadra di calcio sono un difensore; nel mio lavoro sono un giornalista; e così via procedendo nel proprio gruppo di amici, conoscenti, eccetera.
In ogni gruppo in cui mi vengo a trovare, indosserò dunque una maschera, o interpreterò un ruolo a seconda dell’esigenza; non è che così mi ritrovo ad essere una persona diversa ogni volta, ma dimostrerò diversi lati del mio carattere, della mia personalità, del mio essere.

Dopo questa breve spiegazione ritorno al titolo di questo post: “Pesce fuor d’acqua”.
Sebbene io riesca a barcamenarmi da un gruppo all’altro, difficilmente riesco a sentirmi parte integrante di ognuno di questi gruppi. Ancor di più se andiamo ad analizzare i singoli rapporti con gli individui facenti parte di questi gruppi.
Insomma, il più delle volte, anche se posso non darne l’impressione, o non dare l’impressione di preoccuparmi di ciò, io mi sento appunto un “pesce fuor d’acqua”.
In questi ultimi anni, sono rare le volte in cui non mi sono sentito così, e appunto, le persone con cui mi sento veramente me stesso sono sempre poche.
A volte qualcuna di queste persone esce dall’orbita della mia vita, a volte vi rientra e a volte no; e qualche altra volta capita anche che qualche nuova persona entri a far parte della mia vita e non mi faccia sentire il classico “pesce fuor d’acqua”.
Persone con cui ti senti di poter dire tutto di te, di poter parlare di tutto, di non avere freni inibitori, di non avere limiti da importi, limiti che invece se superi con altre persone, sai che poi tutto non sarà più come prima, e col senno di poi ti rendi quindi conto che questi limiti erano invalicabili, pena la fine del suddetto rapporto.

Credo di essere appena arrivato alla conclusione della prima parte di questo post.
In realtà questa era tutta una premessa per parlare poi del motivo per cui ho deciso di scrivere tutte queste parole messe nero su bianco fino ad ora.
Un’oretta e mezza fa, ho letto su Facebook un post di uno dei miei contatti, e mi è venuto in mente quello che mi dicevano alcune persone sulle cose che scrivevo qualche tempo fa in seguito ad una depressione sentimentale.
Mi veniva detto: “Va bene Alberto, fai bene pure a sfogarti all’inizio, ma non puoi continuare a scrivere sempre le stesse cose, pubblicare gli stessi tipi di link eccetera eccetera. Se agli inizi la gente ti compatisce, successivamente si inizia a stufare di te, e non ti darà più retta anche se cambierai atteggiamento“.
Preso atto di ciò, iniziai quindi a far scemare questi interventi sul principe dei social network, e ben presto arrivai anche a rimuginare su altre cose da scrivere o da condividere, anche se non più inerenti al sentimento che provavo.

In pratica me ne son visto bene di spiattellare sempre e comunque tutto quello che mi passava per la testa, e ho notato un’altra cosa che in realtà mi rimase impressa anni prima.
Nel corso dei miei studi universitari inerenti la storia contemporanea e quella del cinema, mi sono imbattuto in questo film: “La folla” film muto statunitense del 1928, genere drammatico, regia di King Vidor.
Copio la trama parimenti dal link di wikipedia:
“È la storia di un individuo qualunque che vuole emergere dalla massa e non si accorge che le sue esperienze non fanno altro che ricalcare cliché consolidati.”
Suggerisco comunque di leggere questo link per maggiori delucidazioni.
Nel film ad un certo punto esce in sovraimpressione la seguente scritta:
“Ridi e il mondo riderà con te…piangi e piangerai da solo”.

Ed effettivamente tutto ciò è vero!!!
Combaciava perfettamente con quello che avevo passato, e sempre riferendomi a Facebook, ho notato come i post con più seguito (tra commenti e like) erano appunto quelli di felicità, di gioia, di traguardi professionali e personali raggiunti, e quasi mai a quelli più introspettivi, quelli in cui mettevo a nudo una parte di me cercando compassione, condivisione, interesse da parte della moltitudine di contatti del mio profilo.

Ricollegandomi a poco più sopra, ovvero a ciò che avevo letto un’oretta e mezza fa su Facebook, avrei subito voluto rispondere nei commenti, o anche mettere un “banale e asettico” mi piace sotto al post, ma ho preferito non farlo.
Non mi andava di entrare a far parte della “folla” del social network e ho quindi preferito dire la mia qui, nel mio spazio personale sul web, preesistente al mio ingresso in Facebook.
Ovviamente riporterò il link di questo post alla suddetta persona, privatamente.
Per quei pochi che ancora leggono il mio vetusto blog, e per quei pochi che si sono avventurati fin qui sotto nel continuare a leggere il mio sproloquio, riporterò anche ciò che avevo letto, ciò che aveva scritto questa persona:

“Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te.”

Scusami se ho copiato tutto per filo e per segno, forse non volevi che questo venisse fatto, e difatti ci ho pensato più volte mentre scrivevo se farlo o meno, ma conoscendoti un poco, ho pensato che forse domani mattina ci avresti pensato su, e avresti quindi cancellato immediatamente quello che avevi scritto stasera.
Forse risulterò patetico, fuori luogo, e molto probabilmente anche banale, ma volevo risponderti qui dicendoti che anche io ho provato tutto quello che hai provato tu; e che la persona che tu vuoi immaginare essere da qualche parte nel mondo, forse è più vicina di quanto tu pensassi; che questa stessa persona che è riuscita a leggere tutto ciò è altrettanto strana quanto potresti esserla tu, ed infine che questa persona qua ti sta già pensando.

L’unica cosa che veramente mi dispiace è che tu non sia riuscita a capire prima quanto questa persona ti fosse già vicina, e che magari apprezzerebbe decisamente affrontare questi tipi di discorsi con te, e non per forza discutere sempre e comunque di argomenti ben più leggeri e che comportano meno pensieri ed elucubrazioni di questi di cui ho parlato finora.

IO CI SONO…

Al cospetto del venerabile sciamano.

Devo dire che sogni così dettagliati ogni tanto riesco ancora a farli, e questo qua, appena mi son svegliato, mi ha quasi fatto riflettere su quello che cercava di comunicarmi.

Il sogno iniziava in una giungla amazzonica, africana, indiana, non so dirlo, ma possiamo definirla senza problemi, “equatoriale”; una giungla così fitta che quasi non penetravano i raggi solari, ed era sempre difficile definire che ore fossero in un determinato momento della giornata.
In questa giungla c’erano diversi complessi monumentali, costruiti in pura e semplice roccia, e molto antichi, forse anche di migliaia di anni.
Questi complessi monumentali erano degli pseudo altari, colonnati, portici; e tutti insieme erano un’attrazione turistica del luogo, rinomata per la qualità delle divinazioni fatte dagli sciamani lì presenti, uno su ognuno di questi altari.
Non c’era un livello che definisse quale sciamano fosse migliore di un altro, ma la cosa particolare, è che seppure fossimo da tutt’altra parte del mondo, questi sciamani erano talmente acculturati che riuscivano a comprendere e a disquisire in italiano, o in qualsivoglia altro linguaggio si fossero trovati a parlare.

La divinazione effettuata da questi sciamani era composta di tre fasi, quasi simili tra loro, e la riuscita di ogni fase portava ad un diverso esito nella sfera sociale, emotiva ed economica di chi voleva prestarsi ad essa.
Dall’alto di questi altari, bisognava lanciare dei mucchietti di polvere (ora non ricordo di che materiale si trattasse precisamente), e in base al vento, ai movimenti che faceva questa polvere nell’aria, dove si andasse a posare, e chi si trovava ad influenzare l’andamento della polvere nell’aria, lo sciamano di turno riusciva con estrema minuzia, a darti una previsione su ciò che ti sarebbe potuto accadere nel futuro prossimo e in quello remoto.

Decido quindi di prestarmi anche io a questa famosa e rinomata arte divinatoria degli sciamani del luogo, ma sbaglio il primo lancio di polvere, e dei ragazzini del luogo, si divertono a soffiarla o muoverla nell’aria, facendo fallire questa mia prima fase che non ricordo a quale ambito si potesse riferire (in realtà non ricordo nemmeno gli altri successivi…).
Il secondo lancio va invece bene, getto senza problemi il mucchietto di polvere, e seguo le istruzioni dello sciamano, che mi dice prima di soffiare, e poi in che senso, e con quale mano muovere la polvere sospesa in aria.
Il terzo lancio, per come fa finire la polvere a terra, è il migliore di tutti e tre, e lo sciamano mi dice che è andato talmente bene, da aver annullato l’esito negativo del primo lancio, e che per questo, ho la possibilità di un lancio extra, oppure di poter andare anche presso gli altri altari degli sciamani e tentare di fare un’azione determinata, al fine di indirizzare verso di me anche altri flussi positivi e benefici (però, ora che scrivo, non ricordo nemmeno cosa dovessi fare in questo caso).

Successivamente, lo sciamano mi sorride amichevolmente, mi dice che gli sono risultato molto simpatico, e che sarà anche grazie al mio carattere che potrò realizzare quelli che sono stati gli esiti previsti dalla divinazione da lui fatta, mi abbraccia e si fa fare una foto con me, non aveva intenzione di dimenticare una così brava persona, una persona così positiva, e voleva che anche io facessi altrettanto con lui, ovvero non dimenticarlo, al fine da poter sempre ripensare a quel che mi aveva detto, e così facendo indirizzare la mia vita futura.

Ora non so i tre lanci di polvere a quale ambito della mia vita si riferissero, ma mi pare di ricordare che lo sciamano mi abbia detto pressapoco questo:
“Tu hai un gran futuro davanti a te, una grande fortuna e felicità, ma non sarà facile ottenerla, dovrai faticare, sacrificarti, e aspettare ancora diverso tempo, ma la ricompensa finale sarà proporzionale alla fatica e all’attesa stesse. Non ti arrendere mai, anche se tutto ti sembrerà andare contro, e cerca di restare sempre sereno anche davanti alle avversità che ti si pareranno davanti. Ricordati infine che non sarai mai completamente solo, perché ci sarà sempre qualcuno, tra amici e parenti che ti sosterrà nel tuo percorso vitale. Pensa sempre positivo perché resti comunque tu il principale artefice della tua fortuna”.

Mi dispiace solo di non aver scritto prima tutto questo appena svegliatomi, magari sarei stato molto più esaustivo a riguardo. Incrociamo le dita, e mai dire mai come sempre.

Venditrici di palme…

Qualche anno fa, un ignorantone che pensava di farsi qualcosa di soldi la mattina della Domenica delle Palme, penso bene di raccoglierne molte e di andare a bussare casa per casa per venderle.
Il nostro, partito da solo in questa sua avventura commerciale, e pensando di non aver abbastanza autorevolezza così, decise di rispondere in un determinato modo a chi gli avrebbe aperto la porta o il portone.
Pensò quindi di far intendere che non fosse da solo, ma che ci fossero più persone, e visto che più persone di sesso maschile potrebbero arrecare sospetti nei confronti di chi è a casa, pensò ancor meglio di far intendere che si trattasse di una moltitudine femminile.
Ecco una tipica situazione di quel giorno:
Campanello/citofono.
– Chi è?
– Siamo noi!
– ….noi chi?
– Noi… venditrici di palme!

Chi ha sparato al Konte?

Karin: È stato sto cazzo! Sì, ve lo giuro, sto cazzo!

(scena tratta dalla fuoriserie italiana Boris)

In realtà volevo intitolare questo ritorno al blog con “Sono ancora vivo!” ma mi sono reso subito conto che già era capitato di averne intitolato uno così ben 4 anni fa (no, non mi sono messo a cercare, semplicemente è uscito un 2 nel permalink mentre scrivevo).
Oh, era pure più di un mese, quasi due, che non scrivevo qua sopra, e poi c’è ancora qualche vecchio amico che ogni tanto quando mi incontra mi dice o chiede: “Domani post!(?)” come se io non avessi mai abbandonato la mia (in)sana abitudine a scrivere quotidianamente o quasi sul mio diario virtuale.

In effetti, dopo aver parlato ieri su whatsapp con una cara vecchia amica dell’università, e qualche giorno prima con una “scimmietta” che conosco, ho deciso di riprendere a scrivere qui sopra.
A dir la verità le ringrazio sinceramente perché mi hanno aperto gli occhi: una delle mie passioni è scrivere, e diventare giornalista è uno dei miei sogni nemmeno tanto segreti quindi, per questo, converrebbe che oltre alle classiche partite del Benevento, e alle interviste in sala stampa, mi impegnassi a tenermi allenato qui sopra; chiamateli “esercizi di stile”, chiamateli post, chiamateli come vi pare, ma devo decisamente riprendere a vergare queste pagine, magari non come una volta, ma ad intervalli molto più brevi rispetto al farlo ogni 2 mesi.

Chiuso questo prologo (oddio il post ancora non inizia? … dirà qualche lettore… sempre che ce ne siano ancora qui sopra…), mi accingo ora a parlare.
Domani si laureerà il caro amico Zio Silvio (Domani post?, sì è proprio lui che me lo dice spesso) e la raccolta delle quote tra noi amici per il suo regalo di laurea è mio appannaggio.
Devo dire che la cosa è arrivata così, per caso, qualche anno fa mi mettevo più in mezzo (compleanni, lauree, altre amenità simili), ora invece quasi per forza di cose, e avendo …purtroppo… più tempo libero a disposizione, mi sono offerto senza problemi volontario della raccolta economica.

In fondo la cosa non mi dispiace, anzi, mi ha permesso di fare un tuffo nel passato, rivivere sensazioni quasi dimenticate, tornare più in contatto con gente con la quale magari mi vedo ancora, ma molto più di meno rispetto anche solo un paio di anni fa.
Chi mi ama mi segua… EHM, chi mi segue sa cosa e come mai è cambiata la mia vita da quando mi sono laureato con 110 e lode; non che quello che sia venuto dopo è dipeso da questo traguardo personale, ma giocoforza lo considero uno spartiacque fondamentale.
Mi ricordo che la festa della mia laurea, organizzata in concomitanza col mio 29° compleanno (anche se io me ne sento sempre 25…), fu una delle ultime occasioni in cui i miei più cari amici furono tutti assieme per l’ultima volta.
In realtà potrebbe essere anche rimembrato il matrimonio dell’anno scorso del mio amico chiattone DJ Masso, ma in quel caso, le cose erano già cambiate, e alcune persone erano assenti all’evento.

Insomma, in breve, mi sono ritrovato ad essere tornato il punto di riferimento non ufficiale della mia cricca di amici, una sensazione che mi mancava da un bel po’, quando cercavo ancora di tenere uniti i cordoni dei diversi gruppi di amici, per farne una compagnia che quando usciva i fine settimana difficilmente contava meno di dieci persone.
Sembrerebbe quasi che io rimpianga il passato, in effetti un po’ è così, ma non totalmente. Forse, o molto probabilmente, in queste mie parole c’è anche un non tanto velato egocentrismo misto a falsa modestia, ma son sempre stato convinto che se non fosse stato per me, molte persone che conosco, non si conoscerebbero o frequenterebbero a loro volta.
Insomma, sbruffonatamente* parlando, la mia sola esistenza manda ai bagni la teoria dei 6 gradi di separazione. 😀

P.S.: tenendo conto della mia continua sensazione di avere un’età biologica inferiore di alcuni anni rispetto alla mia età anagrafica, vi informo che ieri sera alla Pizzeria Mincion’s a Via Napoli (sempre a Benevento, ovviamente), la proprietaria vedendomi ha pensato che io fossi del 1990, 24 anni signori! Ehehehehe.

* non credo sia una parola presente sul dizionario, ma tra questa e “sbruffonescamente”, penso che suoni meglio la prima.