Il Bernabeu e la cena italo-spagnola-brasiliana.

La mattinata dell’ultimo giorno a Madrid ho deciso di dedicarla alla visita di uno dei templi del calcio mondiale: l’Estadio Santiago Bernabeu, casa del Real Madrid.
Maestosa la vista dello stadio, appena usciti dalla metropolitana, una struttura costruita in un quartiere residenziale, anche se ben stanziato da larghe vie intorno.
Arrivato alla biglietteria, ho notato che il gruppetto davanti a me, composti da padri di famiglia e figli a seguito (senza mamme) era italiano con inflessione toscana.
Avevo già intenzione di seguire il tour libero (16 euro), anche perché quello guidato era solo in inglese e in spagnolo (22 euro), e visto che il giorno prima avevo avuto qualche difficoltà a seguire un madrelingua inglese, ho soprasseduto.
Ho subito chiesto ai signori toscani se potessi unirmi a loro, anche perché ero solo, e avrei avuto bisogno di qualcuno che ogni tanto mi scattasse qualche foto (oltre che a scambiare un po’ di battute).

Molto tranquillamente i toscani mi hanno accettato tra loro, dicendomi poi di essere di Viareggio, al che io ho subito detto loro di essere di Benevento. Un paio di loro tra l’altro erano anche stati a Benevento ultimament per il 2-2 dell’anno scorso e del 5-1 di quest’anno, sonora sconfitta poi vendicata al ritorno con un 2-1 per il Viareggio che ha impedito ai sanniti di giungere ai playoff, ma questa è un’altra storia.

All’interno del Bernabeu erano in corso alcuni lavori di ristrutturazione, sia sul manto erboso, che sugli spalti, ma solo in minima parte, per il resto lo stadio era sempre lo stesso. Un piccolo imprevisto è giunto dopo le foto fatte sul campo di gioco, quando si è esaurita la batteria della mia fotocamera, e ho dovuto saltare video e/o foto per gli spogliatoi e per la sala stampa. In quest’ultimo caso ho cercato di provvedere con il cellulare, con risultati però pessimi o mediocri, a voler essere generosi.

Dopo la sala stampa, come ultima tappa del tour, c’era lo store del Real Madrid.
Altre tappe intermedie: la foto con la coppa campioni (10 euro in più da sborsare) e la foto photoshoppata, a fianco ad uno dei giocatori madridisti.
Usciti fuori dallo store senza comprare alcunché (prezzi proibitivi anche qui, ed ora capisco perché la Liga spagnola ha ben 5 miliardi di euro di debito…) saluto parte del gruppo viareggino e ritorno verso casa.
Piccola curiosità: uno di questi signori è amico intimo del dottore della Roma, Michele, che ha rifiutato le offerte del Manchester united a più riprese.

Sulla strada di casa, sulla metro, mi sono poi ricordato che vicino il Bernabeu potevo andare ad ammirare le Torri Kio, particolari torri gemelle oblique di Madrid.
Peccato, ma d’altronde non posso mica vedere tutti i monumenti e luoghi caratteristici di Madrid in soli 3 giorni???
E poi la prossima volta che torno cosa vado a guardare?

Nel pomeriggio mi riposo un’oretta e mezza – due ore, poi scendo nuovamente prima in cerca di alcuni souvenir e cartoline, e poi in cerca di qualcosa da portare da bere a casa di Domenico. Verso le 19 torno a casa per farmi la doccia, sistemare l’appartamento, e preparare le prime cose in valigia.
Sono quasi le 20, e sono un po’ in ritardo sulla tabella di marcia. Decido di farmela a piedi per poter ammirare la vista sul Puente de Toledo, e un altro scorcio di Madrid, invece di prendere la metro e non vedere un tubo. La scelta è ottima da un punto di vista, ma pessima da un altro, visto che sebbene fossero le 20e30 passate, c’erano ancora 34 gradi, e la strada verso casa di Domenico era più lunga di quanto mi aspettassi.

Arrivo quasi disidratato da Domenico, mi riceve in t-shirt e pantaloncini perché stavano finendo di pulire casa e di sistemare le ultime cose, in un certo senso ho fatto bene a presentarmi con qualche decina di minuti di ritardo, anche perché Domenico mi ha assicurato che avrebbe messo a pulire anche me. Ehehehe!

Ci mettiamo in soggiorno per l’inizio della partita e beviamo un paio di bei bicchieroni d’acqua. Piccolo fun fact: non bevevo acqua dalla mia partenza dall’Italia, in questi giorni ho ingurgitato solo cerveza, coca cola, e vino tinto.
Continuando a parlare di roba da bere, ho anche consegnato il mio presente al padrone di casa: due bottiglie di sidro di mela.
La scelta era ricaduta sul sidro anche perché nella mia mente mi ero costruito la storia che Domenico ne andasse ghiotto. Messe in congelatore le bottiglie, arriva ad accogliermi anche la moglie di Domenico, Maria.
Piccolo equivoco sulla direzione dei baci da dare sulla guancia: io sono partito come mio solito da destra, ma Domenico mi ha assicurato che in Spagna si parte da sinistra, cosa che avviene anche in altre parti d’Europa, forse siamo solo noi italiani che ci distinguiamo in proposito.

Finito di vedere il primo tempo, accompagno Domenico e Maria in cucina, e mentre loro preparano la cena, continuiamo a chiacchierare tra noi.
Nel frattempo il secondo tempo della partita è già iniziato da un po’, e dopo aver concluso i preparativi della cena, ci riposizioniamo in soggiorno.
Domenico ha preparato delle bruschette, mentre Maria che è brasiliana, ha preparato un piatto tipico delle sue parti: l’Empadao (spero di averlo scritto bene). Devo dire la verità, l’Empadao mi è piaciuto assai, ma molto eh! Tant’è che non ho fatto il bis, ma il tris.
In pratica è come se fosse una torta salata, e dal gusto mi ricordava vagamente gli involtini primavera cinesi.
Ad innaffiare il tutto, dopo una cerveza a testa, abbiamo aperto le due bottiglie di sidro.

La partita nel frattempo era finita, tra un po’ di insalata, cetriolini e carciofi, e qualche “shottino” di gazpacho, abbiamo rimembiato i vecchi tempi dell’università di fisciano, e abbiamo provato vanamente a cercare testimonianza nelle foto del matrimonio di Domenico, del mitico Cumpà Gennà, che proprio quel giorno era a festeggiare un altro matrimonio nella sala accanto.

Visto che la suddetta foto non siamo riusciti a trovarla, ci siamo visti allora gli album di fisciano che avevo pubblicato anni fa su facebook, e le foto e i video che ho fatto in questi giorni a Madrid. La mezzanotte era ormai passata, e quindi ho deciso di ritornare verso casa. Domenico e Maria mi hanno poi accompagnato fino alla fermata della metro raccomandandomi quale percorso seguire per arrivare poi all’aeroporto per il volo di ritorno, e di fare buon viaggio.

Ci siamo ripromessi di non rivederci nuovamente dopo 6 anni, ma di far passare un anno al massimo, per poi tornare a Madrid magari con Cumpà Marco e Cumpà Gennà.
Riuscirò a mantenere la promessa???

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