Che fantasia, eh?

Incredibile veramente il mio sogno di stanotte!
Era da un pò che non mi capitava un sogno ad episodi, cercherò di ricordarmi alla meno peggio quel che ha partorito la mia mente stanotte. Sembrerebbe trattarsi di una vera e propria storia, quindi è anche un pò lunghetta, visto che si tratta di ben 4 distinte parti. Sarà che sono andato a dormire a notte fonda verso le 4, ma comincio a credere che io più sia stanco e più faccia sogni del genere. Dopo essermi svegliato stamattina ho dovuto subito accompagnare mia sorella alla stazione Appia…
Cliccate sul continua a leggere se siete curiosi.

1a PARTE.

C’erano state un paio di rapine precedentemente, alla banca e alla posta, ma nessuna delle due aveva avuto buon esito per quel che riguarda il bottino, l’unica nota “positiva” era che i ladri non erano stati catturati, e che quindi potevano riprovare nuovamente il colpo.

Tra di loro si pensava che il non aver racimolato neanche un centesimo risiedesse nel fatto che non godevano di abbastanza considerazione dalle loro “vittime”, poichè non avevano a disposizione armi da fuoco.

Per ovviare alla cosa decisero di procurarsene una: una specie di pistola, senza calco, ma solo con la canna da fuoco, un tubo di ferro con a lato un cilindretto da premere per sparare il proiettile.
Anche se l’arma era stata trovata, un problema sussisteva: nessuno dei ladri aveva dimestichezza con gingilli simili, e quindi bisognava ovviare al più presto all’inconveniente trovando la persona che invece ne fosse capace.

Io che ero presente nell’appartamento vengo deputato a provare la “pistola” e quindi inizio con il dirigere la canna verso vari suppellettili che potevano fungere da bersaglio, ma a detta dei furfanti nessuno di quelli si poteva distruggere poichè cimeli di famiglia.
Cambiamo stanza: da quella da letto matrimoniale alla stanza dei ragazzi con un letto a castello; qui sopra viene posizionato un vecchio piatto di porcellana da usare come bersaglio designato.
Finalmente posso premere il “grilletto”, e dalla canna viene sparata ad alta velocità una freccetta con una ventosa sopra che si attacca al piatto, che nel frattempo si era tramutato in un classico tiro al bersaglio con il 100 in mezzo e i vari punteggi tutti intorno.
Rimango basito mentre finalmente i complici si smascherano dinanzi a me: sono mio padre e i miei zii; l’appartamento invece era quello di mia nonna paterna prima di essere ristrutturato; e infine scopro che era tutta una messinscena mentre i miei parenti cercano di regolarsi con la mira della pistola per fare centro sul bersaglio.

2a PARTE
Mi sveglio. Quello appena descritto era un sogno che stavo facendo, e non riesco a spiegarmi come abbia fatto a sognare una sciocchezza simile. Ancora assonnato e seduto nel mio letto, mi liscio con le mani mento, collo e guance e sento una inaspettata e folta peluria, sebbene la sera prima mi sia rasato completamente il viso. Mi alzo e mi dirigo verso il bagno.
Nella penombra mattutina non riesco ancora ad afferrare quel che sta accadendo, accendo la luce dello specchio e mi ritrovo con la barba lunga: mi pare strano che per una volta che non faccio il contropelo mi sia cresciuta così spropositatamente.

La faccenda passa in secondo piano, mi ritrovo nuovamente sotto le coperte; evidentemente non avevo ancora finito di sognare, perchè mi sveglio di soprassalto a causa di un fastidioso prurito che sento per tutto il corpo.
Alzo le coperte e vedo che sul mio pigiama ci sono sparse una decina di coccinelle gialle che mi camminano addosso. Piano piano con le dita lancio lontano da me e verso il pavimento tutti i piccoli insetti e mi rimetto a letto. Mi rialzo ancora una volta e vedo che ne ho ancora altre addosso, e sono più di prima.
Guardo le lenzuola, le sfilo dal materasso e le metto in lavatrice; dal cassetto ne prendo di nuove, mi rifaccio il letto e torno a dormire.
Il prurito fastidioso è persistente, guardo le lenzuola e non c’è traccia di altre coccinelle gialle, e certo, vedo che sono sul piumone.

Esco di casa in pigiama; e vedo che abito in una casa in campagna, villetta ad un piano unifamiliare. Appena al di fuori della proprietà ci sono un paio di cassonetti vera e propria dimora di sciami di coccinelle gialle. Decido di fotografarle per non farmi prendere per pazzo, ma stranamente la foto scattata sul display della macchinetta digitale risulta capovolta. Torno in casa e chiedo a mia sorella di vedere come mai fosse uscito questo inghippo, ma prima di passarle la digitale, sposto il cursore su un’altra foto che riprendeva un divano: non volevo farle vedere la foto con le coccinelle. Con un paio di pigiate sui tasti mia sorella rimette le immagini al loro posto e mi ridà la macchinetta fotografica.
Clicco sulla foto delle coccinelle e vedo che è sbiadita, quasi oscurata, ci deve essere stato qualche inconveniente. Torno in casa e non le trovo più. Forse fotografandole le ho catturate magicamente nello schermo.
Mia sorella poi mi redarguisce: è tardi e mi devo muovere, altrimenti perdo il pulmann per la gita a Roma per vedere i monumenti.

3a PARTE
Ben presto siamo giunti assieme ad altri amici e compagni nella Città Eterna.
Muniti di macchine fotografiche e depliant, e con il supporto di una guida, ci addentriamo nel dedalo di monumenti (stranamente non quelli consueti come il Colosseo, e la Fontana di Trevi, ma altri non riconoscibili) in una sarabanda di chi fa prima ad arrivare al prossimo.
Correndo per le vie; saltando da paia di scalini; scivolando su lunghi corrimano; passando sotto ringhiere la folla arriva tutta davanti all’ultimo monumento designato come méta del percorso.
Subito mi accorgo che il luogo in cui ci troviamo è davanti al Convitto, sede universitaria di Benevento: siamo a Piazza Roma!
Qui mia sorella consegna come regalo di compleanno ad una sua amica che la aspettava lì, un piccolo sgabello di legno ripiegabile e ben curato, lavorato a mano e molto antico. Poi raggiunge il suo ragazzo che era lì nei pressi.
La compagnia turistica si scioglie e noto che lì davanti all’entrata dell’edificio del Convitto, c’è una enorme ressa che vuole vedere un pluri assassino che è dietro delle sbarre a mò di fenomeno da baraccone.
Incontro alcuni dei miei compagni delle superiori, tra cui anche Adalgisa, la ragazza che mi piaceva e che non vedevo dal diploma.
Inaspettatamente viene verso di me, mi prende sottobraccio e mi porta in un vicolo lì vicino confessandomi che all’epoca lei sbagliò tutto con me e che voleva farsi perdonare. Subitò si scaglia famelica su di me, e in una specie di stupro al contrario mi ritrovo in sua balìa.

4a PARTE
Come in un film in cui avviene uno stacco tra una scena e l’altra, nel mio sogno non si capisce più cosa è capitato dopo la 3a parte, e mi ritrovo in una station wagon (non so che tipo di auto, mi dispiace) e sto guidando per la superstrada che porta da casa mia alla galleria sotto la Pacevecchia.
Noto che dopo anni di chiusura, la galleria di destra è stata riaperta, e che seguendo la via che sto percorrendo, devo per forza di cose passare di là.
Imbocco il tunnel ed inizio col trovarmi di fronte altre automobili che sorpassano impunemente quelle che vengono contrariamente al mio senso di marcia.
Con una destrezza di guida pari a quella di Schumacher evito una ad una tutte le auto che mi vengono addosso, e la strada da due corsie passa a tre, e come in un livello superiore di videogioco aumentano anche le macchine da evitare.
Esco illeso dal tunnel, ma dopo un altro pò di macchine evitate non riesco ad evitarne una: con una velocità ed agilità inumana, esco dall’abitacolo prima della collisione e osservo il mio veicolo cadere alla destra del guard-rail, dove una decina di metri più sotto passa un binario della ferrovia.
La station wagon ormai cappottata ostruisce il passaggio ed inizia a formarsi una fila di trattori, folla di contadini e macchine che passano per di là che cercano di capire come fare a liberare la carreggiata prima dell’arrivo del treno.

Finalmente me ne rendo conto, non sono più io quello che guidava l’auto e che ne è uscito, sono Eddie Murphy! (N.d.A.: non so se a qualcuno di voi che sta leggendo è mai capitato in un sogno di essere un’altra persona…)
Vedo che dietro di me c’è una auto della polizia americana con dentro poliziotti neri, obesi ed ignoranti, sugli -anta che scherzano tra di loro sull’incidente appena accaduto.
Con molta flemma vado verso di loro e sento un loro aggettivo per definire la situazione assurda: “Monopolesco”.
All’epiteto inconsueto che ho ascoltato, li correggo dicendo che è un termine che non esiste. Questa mia correzione viene vista, nella ignoranza in cui sguazzano, come una offesa verso di loro, e il poliziotto al posto di guida ordina ad una sua collega corpulenta e bassa come un barilotto, di darmi una lezione.

La tutrice dell’ordine dalla forma di un boccaccio per la passata di pomodori, con i capelli sciolti che cadono sulle spalle, e dall’aspetto samoano, si toglie la camicia blu e mostra avere due “zinne” da competizione stile latteria, e sopra di esse vari tatuaggi molto tamarri e un rosario al collo.
Lentamente ed inesorabilmente la cicciona si dirige verso di me, e ad ogni passo fatto aumenta la velocità come un rinoceronte che mi sta caricando.
Inizio a correre per l’autostrada ma incredibilmente mi sta sotto sotto, decido quindi di gettarmi dal guard-rail e cadere sopra la mia macchina cappottata per impedire di farmi catturare. Mi butto giù e finalmente mi sveglio sul serio.

Come detto all’inizio del post, mi sono poi svegliato e ho accompagnato mia sorella a prendere il treno per Napoli, e intanto le ho raccontato quello che ho appena finito di scrivere.

Che fantasia, eh?

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