Al cospetto del venerabile sciamano.

Devo dire che sogni così dettagliati ogni tanto riesco ancora a farli, e questo qua, appena mi son svegliato, mi ha quasi fatto riflettere su quello che cercava di comunicarmi.

Il sogno iniziava in una giungla amazzonica, africana, indiana, non so dirlo, ma possiamo definirla senza problemi, “equatoriale”; una giungla così fitta che quasi non penetravano i raggi solari, ed era sempre difficile definire che ore fossero in un determinato momento della giornata.
In questa giungla c’erano diversi complessi monumentali, costruiti in pura e semplice roccia, e molto antichi, forse anche di migliaia di anni.
Questi complessi monumentali erano degli pseudo altari, colonnati, portici; e tutti insieme erano un’attrazione turistica del luogo, rinomata per la qualità delle divinazioni fatte dagli sciamani lì presenti, uno su ognuno di questi altari.
Non c’era un livello che definisse quale sciamano fosse migliore di un altro, ma la cosa particolare, è che seppure fossimo da tutt’altra parte del mondo, questi sciamani erano talmente acculturati che riuscivano a comprendere e a disquisire in italiano, o in qualsivoglia altro linguaggio si fossero trovati a parlare.

La divinazione effettuata da questi sciamani era composta di tre fasi, quasi simili tra loro, e la riuscita di ogni fase portava ad un diverso esito nella sfera sociale, emotiva ed economica di chi voleva prestarsi ad essa.
Dall’alto di questi altari, bisognava lanciare dei mucchietti di polvere (ora non ricordo di che materiale si trattasse precisamente), e in base al vento, ai movimenti che faceva questa polvere nell’aria, dove si andasse a posare, e chi si trovava ad influenzare l’andamento della polvere nell’aria, lo sciamano di turno riusciva con estrema minuzia, a darti una previsione su ciò che ti sarebbe potuto accadere nel futuro prossimo e in quello remoto.

Decido quindi di prestarmi anche io a questa famosa e rinomata arte divinatoria degli sciamani del luogo, ma sbaglio il primo lancio di polvere, e dei ragazzini del luogo, si divertono a soffiarla o muoverla nell’aria, facendo fallire questa mia prima fase che non ricordo a quale ambito si potesse riferire (in realtà non ricordo nemmeno gli altri successivi…).
Il secondo lancio va invece bene, getto senza problemi il mucchietto di polvere, e seguo le istruzioni dello sciamano, che mi dice prima di soffiare, e poi in che senso, e con quale mano muovere la polvere sospesa in aria.
Il terzo lancio, per come fa finire la polvere a terra, è il migliore di tutti e tre, e lo sciamano mi dice che è andato talmente bene, da aver annullato l’esito negativo del primo lancio, e che per questo, ho la possibilità di un lancio extra, oppure di poter andare anche presso gli altri altari degli sciamani e tentare di fare un’azione determinata, al fine di indirizzare verso di me anche altri flussi positivi e benefici (però, ora che scrivo, non ricordo nemmeno cosa dovessi fare in questo caso).

Successivamente, lo sciamano mi sorride amichevolmente, mi dice che gli sono risultato molto simpatico, e che sarà anche grazie al mio carattere che potrò realizzare quelli che sono stati gli esiti previsti dalla divinazione da lui fatta, mi abbraccia e si fa fare una foto con me, non aveva intenzione di dimenticare una così brava persona, una persona così positiva, e voleva che anche io facessi altrettanto con lui, ovvero non dimenticarlo, al fine da poter sempre ripensare a quel che mi aveva detto, e così facendo indirizzare la mia vita futura.

Ora non so i tre lanci di polvere a quale ambito della mia vita si riferissero, ma mi pare di ricordare che lo sciamano mi abbia detto pressapoco questo:
“Tu hai un gran futuro davanti a te, una grande fortuna e felicità, ma non sarà facile ottenerla, dovrai faticare, sacrificarti, e aspettare ancora diverso tempo, ma la ricompensa finale sarà proporzionale alla fatica e all’attesa stesse. Non ti arrendere mai, anche se tutto ti sembrerà andare contro, e cerca di restare sempre sereno anche davanti alle avversità che ti si pareranno davanti. Ricordati infine che non sarai mai completamente solo, perché ci sarà sempre qualcuno, tra amici e parenti che ti sosterrà nel tuo percorso vitale. Pensa sempre positivo perché resti comunque tu il principale artefice della tua fortuna”.

Mi dispiace solo di non aver scritto prima tutto questo appena svegliatomi, magari sarei stato molto più esaustivo a riguardo. Incrociamo le dita, e mai dire mai come sempre.

Un piccolo sfogo sportivo come tanti altri.

Stavo giusto pensando ad una persona che ieri sera, conoscendo molto probabilmente la mia fede, godeva del risultato della Juventus, con la convinzione che oggi contro la Sampdoria, il suo Napoli avrebbe passeggiato, per poi così portarsi a soli 2 punti dalla Juventus.

Beh cara mia persona, conoscenza superficiale che quando sei entrata a far parte della vita di Lei e in parte anche nella mia, tu che non ti sei mai degnata di presentarti a me, sono veramente contento che dopo questo giovedì europeo (un bel 3-0 casalingo contro una modestissima squadra dell’est europa), te la sei presa nuovamente in culo anche di domenica.

E se il 1 marzo la Juventus dovesse vincere o uscire imbattuta da Napoli, stai sicura che il giorno dopo mi vedrai indossare fiero la maglietta bianconera, e ti riderò in faccia. Stronza che non sei altro!

P.S.: e magari, questo non lo so, ma è pure la classica persona tifosa napoletana che se ne strafotte del Benevento, già me l’immagino!

DuemilaCredici…lo spero vivamente

Avevo intenzione da tempo di fare un sunto, un riepilogo di questo anno che si sta appena concludendo, e questa è l’occasione perfetta, a pochi minuti dallo scoccare della mezzanotte. Volevo darmi una mano con l’archivio del blog, ma nell’ultimo anno ho veramente scritto poco, quindi la memoria va a ramengo. Posso solo dire che per quanto riguarda l’anno “accademico” (come mi piace definirlo quando settiamo l’inizio a settembre e la fine a giugno/luglio, in concomitanza con l’inizio e la fine di scuole e università) è stato un continuo rimandare la stesura della tesi della mia specialistica. Fino a quando verso febbraio ho deciso di chiudere definitivamente la questione. Di gennaio ricordo solo la solita influenza post capodanno da smaltire, e l’entrata nel novero dei clienti del fraterno amico ottico Rob a.k.a. DJ Masso.
A febbraio oltre un san Valentino passato in famiglia (una bella pizzata), ricorderò l’assurda (e storica) nevicata che bloccò la città di BN per alcuni giorni. Fu un’impresa arrivare da casa mia a casa del Makkione per svolgere l’asta di riparazione del fantacalcio. Impresa poi sprecata visto che la giornata successiva saltò per innumerevoli partite di serie A rinviate.
A fine marzo ho consegnato tutto il materiale per la tesi all’ufficio lauree dell’UNISOB, dopo un tour de force di quasi tre settimane per la stesura della suddetta tesi.
Aprile dolce dormire? Mi sarebbe piaciuto, ma come previsto mi sono laureato il 26 aprile con un inaspettato 110 e lode, e domenica 29 ho festeggiato sia laurea che compleanno con amici e parenti. Fu veramente un bel fine settimana, weekend in cui partecipai anche come aiuto regista per le riprese di questo video (sono nei credits finali).
Ormai a spasso, a metà maggio, con buona parte dei soldi ricevuti come regalo di laurea me ne sono andato a Torino, per una trasferta sfiancante al fine di vedere l’ultima di campionato della Juventus, l’ultima partita di Del Piero lì a Torino, e infine la festa scudetto per la vittoria in campionato. Compagno di viaggio: Christian “Spawn”. Ricordo del viaggio: la maglietta originale e personalizzata “numero 5 De Toma”.
Non contento della trasferta a Torino, a giugno mi organizzo un viaggetto in quel di Madrid, contando sulla vittoria di un fantacalcio che come premio dava appunto un soggiorno di tre giorni a Madrid.
Ottima sistemazione nel centro di Madrid, ma dato il periodo, purtroppo non trovai compagni di viaggio. Per la prima volta nella mia vita affrontai un viaggio in aereo da solo. Paura e preoccupazione all’andata, tranquillità e scioltezza al ritorno. A farmi compagnia in quel breve periodo fu il vecchio compagno di corsi Domenico Rosso, che aveva trovato lavoro e moglie (brasiliana però) lì a Madrid.
Intanto erano iniziati i campionati europei di calcio, e l’Italia si era qualificata per il turno successivo, quarti semifinale e finale a luglio (se ben ricordo), e tutte queste partite viste a casa mia per scaramanzia; familiari e amici più stretti. Purtroppo l’Italia perse malamente 4-0 in finale contro la Spagna…
Sempre nel mese di luglio, ricordo una breve giornata di mare con gli amici e il matrimonio di una coppia di amici a cui voglio molto bene: Egiuann (Ag1) e Giusy.
In quel periodo iniziarono per me anche i primi problemi sentimentali…
Sempre a luglio, ebbi la notizia che avrei svolto attività di stage presso l’ArTelesia Festival: un periodo di quasi due settimane a Telese per l’organizzazione di questo evento a inizio agosto.
Fu molto stancante, ma altrettanto soddisfacente, e in quei giorni pensai anche che finalmente la mia vita sentimentale avrebbe visto il suo primo (e forse ultimo) lieto fine: lasciata perdere una ragazza di 20 anni conosciuta a giugno, mi concentrai sul mio amore di sempre che nel contempo aveva chiuso la sua lunga storia.
Mi feci avanti, e fui malamente rifiutato; Lei chiuse anche la nostra lunga storia di amicizia (quasi decennale) e caddi in depressione. Passammo assieme ferragosto, e a fine mese Vinestate a Torrecuso; pensai che forse potevano esserci ancora dei margini per ristabilire tutto come prima, ma mi sbagliavo.
In un certo senso fu una fortuna ritrovarmi impegnato a settembre per un altro stage, questa volta a Benevento Città Spettacolo; ma professionalmente parlando fu una delusione, di positivo ci fu solo il fatto che avevo accesso gratis a tutti gli eventi del programma, e la conoscenza con nuove persone.
A metà settembre ci fu un riavvicinamento con Lei: pensavo che le cose per noi potessero quindi migliorare, ma il tutto durò solo due settimane: lei conobbe un altro, ovvero il “battilocchio” e io fui presto accantonato. O meglio, decisi io di farmi da parte perché non potevo sopportare questa nuova situazione.
Mi ritrovai quindi nel mese di ottobre, a dover ricostruire tutto il mio mondo da capo: non potevo più uscire col vecchio gruppo di amici perché rischiavo di incontrarla, e quindi approfondì le conoscenze con tutte quelle persone con cui prima mi scambiavo un semplice saluto. Persi inoltre peso: mangiavo poco, dormivo altrettanto poco, e in compenso facevo molta più attività fisica, tra lunghe camminate per muovermi da casa al centro per andare in redazione (di Sanniosport) e tante partite a calcetto, in cui davo sfogo a tutta la mia rabbia per questa situazione. Inoltre la mia richiesta per frequentare un corso della regione campania come manager di eventi non era andata a buon fine: idoneo ma non beneficiario del voucher gratuito per il corso, per mancanza di fondi.
Anche il copione di novembre rispecchiò quello di ottobre, e pian piano la depressione e la tristezza lasciarono spazio alla rabbia e al nervosismo. L’insonnia data dallo stress e dai pensieri per la mia situazione amorosa prestò andò scemando e dalle consuete 3-4 ore di sonno, tornai alla quasi normalità, se non fosse che il mio bioritmo mi aveva costretto a prendere sonno non prima delle 4-5 di notte, per poi svegliarmi verso mezzogiorno. Unica nota positiva di questi ultimi tempi: la nascita del cartaceo di Sannio Sport.it.
A dicembre con le prime avvisaglie delle feste natalizie, mi rattristai un altro po’, sapendo che comunque non avrei passato le feste con i miei amici più cari, per un motivo dovuto a loro, o per i miei soliti motivi di non incontrare Lei.
Complici anche le tante chiacchiere sulla “presunta fine del mondo” mi feci un esame di coscienza, e da persona adulta e civile decisi di intraprendere un riavvicinamento verso di Lei, almeno per un quieto vivere in questi giorni di festa. Le regalai un libro che sapevo poteva piacerle, un regalo di compleanno che volevo riciclare come regalo di Natale, assieme ad una dichiarazione alla Love actually, ma andò tutto male: il regalo mi fu restituito e i miei auguri per le feste non furono accettati.
Decisi quindi di lasciar perdere definitivamente lo stare male per una persona a cui ho dato solo del bene, e dalla quale ho ricevuto solo male.
Perché precludermi le amicizie degli altri, per evitare Lei? Se non era Lei a farmi terra bruciata attorno, perché dovevo farlo da me? Basta con tutto ciò! Basta con l’atteggiamento infantile “se c’è Lei allora io non vengo”. Non sono io a dovermi fare di questi problemi: deve essere Lei a farseli!
Ecco perché il mio proposito per il nuovo anno è quello di tornare felice.

In definitiva è stato un 2012 da incorniciare fino a fine giugno inizio luglio. Da metà luglio in poi è stato solo da dimenticare. Sono però pronto ad altri 6 mesi di merda come gli ultimi del 2012, a patto che i successivi 6 siano finalmente per me pregni di felicità e soddisfazioni sia in campo professionale che sentimentale.
Come ogni anno vi lascio con “Crap Kraft Dinner” degli Hot Chip.

Favola amara

Tanto tempo fa, in un regno lontano lontano, vivevano un principe e una principessa. Un giorno il principe, stanco delle continue moine della principessa, decise di lasciarla, abbandonandola al proprio destino, con la speranza di poter vivere finalmente, e senza problemi la sua vita.
La principessa agli inizi ci rimase ovviamente male, e molti dei suoi cortigiani, tra cui il sempre fedele conte, innamorato di lei da anni, la aiutarono a riprendersi dall’abbandono.
Tutti pensavano che alla fine, il “cattivo” di tutta la situazione non fosse che il principe egoista e insensibile, ma si sbagliavano di grosso…

Dopo qualche tempo in cui la principessa decise di andare avanti con la sua vita, il conte pensò che i tempi fossero maturi per avanzare la propria proposta verso la principessa, convinto che con un po’ di fortuna avrebbe finalmente coronato il proprio sogno d’amore. Sembrerà strano, ma effettivamente il conte provava un forte e puro sentimento verso la principessa; non era minimamente attirato da pensieri materiali quali il diventare il nuovo principe e possibile re, e comandare su tutto il regno.

Purtroppo per lui le cose non andarono come sperato: la principessa si dimostrò esattamente il contrario di quello che si aspettava il conte, e tutti quegli anni di fedele servizio alle cause della principessa risultarono vani, il conte si era effettivamente illuso, o forse la principessa lo aveva semplicemente usato e abbindolato per i propri scopi? Il conte ci rimase ovviamente male, e la principessa non contenta del suo rifiuto verso il nobile, inoltre lo scacciò in malo modo dal palazzo.
Il conte cadde in depressione, ma al contempo cercò di continuare la sua vita di sempre, conscio del fatto che la principessa era ancora scossa dall’abbandono del principe, e che dopo un po’ di tempo magari sarebbe ritornata sulle sue decisioni e avrebbe quindi accolto il conte con sè.

Passarono i giorni ed effettivamente la principessa sembrò tornare sui suoi passi e riaccolse il conte con sè, anche se la giovin donzella non si scusò minimamente del suo operato ritenendolo comunque giusto e ragionevole, dall’alto della sua regale persona. Il conte lasciò soprassedere anche questa volta, quando invece non avrebbe dovuto farlo, ma di questo ne parleremo più avanti.
Le cose sembrarono tornate quelle di una volta tra il conte e la principessa, e un giorno capitò anche l’incontro fortuito tra il principe e la principessa; incontro durante il quale il conte cercò comunque, per quieto vivere, di limare l’atteggiamento astioso che la principessa provava ancora verso il principe.
Tempo poche settimane, e un giorno il conte ricevette una di quelle notizie da spezzare il cuore: la principessa aveva trovato un nuovo pretendente!

Il nuovo pretendente non era assolutamente niente di che, ma incredibilmente la principessa ne restò estasiata. Il conte lo considerava giusto un battilocchio, e all’inizio sebbene ci rimase male, pensò che era utile per la principessa fare da sè i propri errori da cui poi imparare per il futuro. E forse con il senno di poi fu una scelta sbagliata: il conte avrebbe dovuto quindi opporsi con tutte le sue forze alla nuova situazione? E quali certezze avrebbe potuto quindi ricavare da questo suo comportamento? Purtroppo per lui queste domande resteranno senza risposta…

Ben presto il battilocchio agli occhi della principessa stava diventando il nuovo principe, tant’è che appunto, anche se spesso la principessa negava questa possibilità, i fatti facevano intendere altro, e lei cercava di imporre questa nuova presenza a tutti i suoi sudditi, volenti o nolenti. Se questi non avessero accettato quindi la cosa, sarebbe stato un problema loro e conseguentemente avrebbero patito la pena dell’esilio dal regno.
Il conte senza nemmeno essere avvertito della cosa, decise comunque di intraprendere un breve viaggio lontano dal regno, per capire cosa fosse meglio per lui, e per dare quindi alla principessa l’opportunità di capire dov’è che stesse sbagliando.

Il conte fu molto egoista in questa sua scelta di allontanarsi, forse sarebbe dovuto rimanere nel regno per impedire che le cose andassero a scatafascio, e perché non era allontanandosi che avrebbe risolto il problema; avrebbe dovuto affrontarlo e superarlo con tutte le sue forze.
Al suo ritorno nel regno, il conte trovò uno scenario per lui apocalittico: il battilocchio fu effettivamente insignito del titolo di nuovo principe, il governo del regno andò a scatafascio e nei sudditi abitavano sentimenti tra loro contrastanti: terrore, dubbi, indifferenza, alcuni pensavano addirittura ad una possibile rivoluzione per insorgere contro la principessa e passare quindi da una monarchia ad una democrazia, ma non avevano tutto quel coraggio che mostravano a tratti solo a parole. Infine c’era anche chi pensava che la principessa fosse vittima di un sortilegio malefico, dato che era cambiata completamente rispetto a prima, un cambiamento che però non aveva alcunché di positivo, arrivando perfino a negare quello che era stato il suo precedente passato con il principe.

Con sua somma sorpresa il conte si ritrovò inoltre defraudato del proprio titolo nobiliare; dei suoi averi e persino dei diritti da semplice suddito. Senza neanche essere convocato a palazzo, si presentò di fronte la principessa e chiese quindi delucidazioni del perché di tutte queste decisioni a lui contrarie, e la principessa incredibilmente fredda e dimentica di tutti quegli anni passati insieme nel regno, decise nella sua falsa magnanimità di insignire l’ex conte del ridicolo titolo di giullare di corte.

Il conte che non poteva sopportare oltre quei soprusi, soprattutto perché venivano dalla donna che lui amava da tanti anni e che considerava la sua anima gemella, l’unica con cui potesse avere effettivamente un futuro, decise di rifiutare l’infima offerta: per troppi anni si era accontentato di fare parte della vita della principessa senza avere un ruolo da protagonista, e questa era la goccia che faceva traboccare l’acqua dal vaso.

La principessa sempre più rosa dal proprio personale orgoglio, e tronfia della propria relazione con il battilocchio neo principe, decise quindi di bandire ed esiliare a tutti gli effetti dal proprio regno l’ex conte. In più lo diffidò dal presentarsi al palazzo o nelle vicinanze del regno, per qualsiasi ragione anche se lecita e atta al bene del regno stesso.

L’ormai ex nobile fece dunque fagotto, con quel poco che ancora gli restava, e dopo aver visto cadere tutte le proprie certezze a questo mondo si allontanò mestamente dal regno con in mente due pensieri completamente diversi e contrari tra loro: da un lato pensava che forse così la principessa avrebbe trovato quella felicità che per tanti anni lui le aveva sempre augurato, e dall’altro lato confidava nella speranza che questi nuovi (e per lui tragici) eventi sarebbero finalmente cessati, con la principessa nuovamente abbandonata persino dal battilocchio, e lui, l’ex conte che nel frattempo si era rifatto sì una nuova vita, e di fronte alla possibilità di un ritorno della principessa, ci avrebbe pensato più di una volta su cosa fare, avendo finalmente dopo tanti anni, il coltello dalla parte del manico.

P.S.: Non tutti vissero felici e contenti, anche perché questa favola non è ancora effettivamente finita: restava ancora il dubbio se effettivamente la principessa fosse vittima di un malefico incantesimo oppure no.

La 25a ora… partenopea.

In pratica quella che ho passato oggi, doveva essere una giornata che avrebbe dovuto farmi dimenticare per un po’ dei brutti pensieri che mi stanno assalendo negli ultimi tempi, ma purtroppo per me, questi buoni propositi sono andati subito a farsi benedire, e tutto quello che poteva andare storto è effettivamente andato storto.

Per descrivervi un po’ questa mia giornata a Napoli, in cui dovevo consegnare e firmare il libretto di tirocinio formativo per lo stage fatto ad ArTelesia (e compilare anche un questionario finale), lo farò alla maniera di Montgomery Brogan (a.k.a. Edward Norton).

– Fanculo a quello che al Bar 2000 mi ha detto “Sì, è questo il Palombi!” e invece era l’Eavbus.

– Fanculo agli orari dell’Eavbus: “arrivo a Napoli centrale alle 9.25” e alle 9.48 eravamo ancora in alto mare…

– Fanculo all’autista dell’Eavbus, gli dico che devo andare al Suor Orsola Benincasa, corso Vittorio Emanuele, e lui mi risponde: “Ah, scendi qua e fatti questa via, poi arrivi…”
Era Corso Umberto e subito dopo Via De Pretis…
In pratica una sfacchinata, poi bisognava girare per Via Roma e andare a prendere finalmente la funicolare centrale. C’ho messo almeno mezz’ora.

– Fanculo alla funicolare centrale: ogni qual volta non mi serve, puntualmente becco il diretto che non si ferma alla fermata di Corso Vittorio Emanuele, ma arriva direttamente al capolinea di Piazza Fuga.

– Fanculo al mio karma: si può sapere cos’avrò fatto di male per essere trattato così?

“Vedi Napoli e poi muori”, ora ho capito perché!

Roma-Madrid: all’avventura da solo…

3.57 con un quarto d’ora di ritardo arriva il pulmann (3.55). Il mio posto prenotato sulla Marozzi è il 55 al secondo piano, ma non sono riuscito a trovarlo. Mi siedo al primo posto che trovo, e solo dopo tre quarti d’ora mi accorgo che i numeri sono a fianco del sedile, in basso, e sono seduto al 33.
Spero di non arrivare troppo tardi, così riesco a prendere la navetta delle 8 dall’Anagnina a Ciampino, altrimenti dovrei sganciare soldi per il taxi, cavolo!

Ho dormito pochissimo sulla Marozzi, in pratica appena si è fermata per far scendere uno degli autisti sull’autostrada, subito mi son svegliato. Poco male, almeno il pulmann è arrivato alle 6.37 a Tiburtina, e io che pensavo peggio, pensavo che potesse far più tardi (avevo preventivato le 7 meno 10).

La metro B da Tiburtina a Termini, arriva quasi subito, ma è letteralmente un inferno, talmente che era pieno, difatti ho preso poi la seconda corsa, sempre piena, ma un po’ di meno rispetto alla prima. E non sono manco le 7!
Il cambio di metro dalla B alla A è stato indolore, anche perché la metro A era quasi completamente vuota e ho trovato anche posto a sedere per poter continuare a scrivere tranquillamente.
Sono quasi le 7e10 e penso di farcela ad arrivare ad Anagnina (il capolinea) per le 8, e prendere così la navetta per Ciampino.
Mancano 12 fermate. Continuo a incrociare le dita.

Sono arrivato ad Anagnina contemporaneamente in largo anticipo (per prendere la navetta delle 8) e in leggero ritardo (per perdere la navetta delle 7e20).
Solita colazione “sdreusa” da viaggio: gelato confezionato, in questo caso il cornetto Enigma gusto pistacchio.
In questo momento sto pensando se prendere o no un cocktail/alcolico sull’aereo…

Gli errori dell’inesperienza…
PREMESSA: mica lo sapevo che quel che mi era arrivato sull’email era solo la prenotazione del biglietto aereo, e non il check in online?
Arrivato a Ciampino mi metto in fila per l’accettazione, la fila della Ryanair è lunga, e ad un certo punto, decidono di chiamare i passeggeri per Madrid, sta scadendo l’orario di imbarco…
Salto la fila, mi fiondo al banco e scopro quindi di dover pagare ben 60 euro per il motivo di cui sopra.
Mi chiedono se voglio pagare con bancomat o con carta di credito, ma sono sprovvisto di entrambe: non posso volare!!!
Mi hanno tarpato le ali prima del tempo!

I soldi li ho però in contanti, ma guarda caso non posso pagare cash; l’impiegata chiude un occhio (per simpatia o per pena, forse più la seconda…) e chiama la biglietteria, ricevuto l’ok, mi scrive un bigliettino e mi manda lì per risolvere al più presto possibile la questione.
Dannato me e la mia pignoleria che quando mi serve non c’è mai…

Alla biglietteria posso quindi pagare cash per uno strappo alla regola fatto apposta per me, ma sorge immediatamente un altro problema: non hanno resto ed io ho una 50€ e una 20€, e con gli spiccioli che ho arrivo solo a 9€, arrivando quindi ad un totale di 59€. Per un euro non posso volare! Per un singolo euro mi hanno tarpato le ali prima del tempo.
L’impiegata alla biglietteria Ryanair mi consiglia di andare a cambiare la 20€ al bar, ma devo far presto, il tempo stringe.
Chiedo se posso lasciare un attimo il bagaglio a mano (il mio trolley) lì da loro, ma non posso: la polizia aeroportuale mi potrebbe far pagare una multa di non so quante migliaia di euro (ero già scappato con la valigia in una mano e i soldi nell’altra per ascoltare meglio).

C’è fila anche lì al bar, chiedo a quelli in fila se mi possono cambiare la 20 in due 10 ma nessuno può.
Sfoggio la mia faccia di bronzo rivolgendomi direttamente al cassiere “…altrimenti perdo il volo, grazie”
Soldi cambiati, check in pagato e corro finalmente verso l’imbarco; velocemente svolgo la procedura (oggetti elettronici e quel che ho in tasca nella vaschetta) e in tutto questo sono l’ultimo ad imbarcarmi per Madrid… un po’ come Hurley sull’815 in LOST.

Finalmente trovo posto sia per me che per il trolley (chissà dove me l’hanno menato gli steward…), in mano ho portatile ecc. per il viaggio, assieme al mio quadernetto/pseudo diario.
Sono le 9 e qualcosa, l’aereo sta rollando, pronto per il decollo, ho già spento il cell e quindi non so di preciso che ore siano.

Sono in mezzo nella fila di sinistra, proprio sul reattore e sull’ala, le file sono composte di 3 posti ognuna. Alla mia sinistra ho un ragazzo, e alla mia destra una ragazza, siamo tutti perfetti sconosciuti. Sono sudato, ho la gola secca per le corse fatte poco prima, e dovrei anche andare in bagno.
Dagli altoparlanti mi riempiono le orecchie con messaggi in inglese e in spagnolo, io non faccio attenzione e carpisco solo qualche singola parola.
Gli steward fanno le classiche dimostrazioni per le situazioni di emergenza, ed io comincio ad avere le mani spugnate alla Fantozzi.

Sciolgo un po’ la tensione conversando col ragazzo alla mia sinistra, sta andando in Spagna a trovare la famiglia che abita e lavora lì, italiani emigrati in Spagna, “grazie” alla crisi molto probabilmente diventeranno una consuetudine?
Parliamo un po’ di questa mia prima volta in viaggio da solo sull’aereo, del fatto che voglio documentarla per poi ricordarmene anche in futuro; parliamo anche brevemente degli europei e del fatto che tornerò in tempo per vedere Italia Inghilterra a Benevento.
La ragazza alla mia destra si premunisce con i tappi per le orecchie, ci offre dei chewing gum, e poi scrive anche lei qualcosa sulla sua agendina portatile con una portamine (almeno così mi è parso).
Ora penso di fare qualche foto e magari una testimonianza video qui sull’aereo, vediamo se la mia faccia di bronzo continua a funzionare anche qui sulle nuvole.

Sono le 10.11, tra un’ora e mezzo atterreremo a Madrid.

Alla vuelta de Madrid! …Speriamo in bene…

Ebbene sì, è un bel po’ che non scrivevo più sul blog, ma visto che a breve mi ritroverò in terra di Spagna, ho deciso di riprendere a farlo, usando il blog per quello che è, ovvero un diario virtuale, ed in questo caso diario di viaggio.
Una situazione che in un certo modo si venne a creare anche qualche anno fa quando andai a fare lo stage per l’università ad Ischia.

In questo caso, affronterò il tutto da solo, almeno fino a quando a Madrid riuscirò a ricongiungermi dopo tanti anni con il Cumpà Domenico Rosso, vecchio collega della triennale a Fisciano, ora esule spagnolo: vive e lavora lì, e per giunta si è perfino sposato!

Pensando alla mia prima volta in aereo da solo, mi sto emozionando un bel po’ (metafora per dire che un po’ mi sto cacando sotto, ma su di me veglia Jacob e l’Isola di LOST.. sgrat sgrat); meno male che ho già una scelta di film da vedere in quelle due orette e qualcosa di volo, e in alternativa c’è sempre la lettura o una sana dormita.
BRRR, io incrocio le dita per non dire altro.

Tra un po’, doccetta rilassante, un episodio di Community sul pc, chiudo la valigia e alle 3 e qualcosa si parte per Roma (già sarà un’impresa arrivare in tempo a Ciampino, questa è la mia prima preoccupazione).

Stay tuned!

R.I.P. Robby

Purtroppo ieri è venuto a mancare uno dei migliori amici dell’amico Last Il Pario. Come fu per gli altri “pets” della PAS (Eolo, Striscia, Kiiro ecc.), anche lui si merita un ricordo imperituro. E pensare che la prima volta che lo vidi, fu ben 12 anni fa quand’era ancora un cucciolo nella vecchia Fiat Uno rossa di Spaik, una delle prime volte che scorrazzavamo per la città di Benevento.
A volte eri un cacacazzo perché non facevi altro che abbaiare fino a quando non entravo dentro al cancello, ma molte altre volte eri solo un tranquillone a cui piaceva oziare davanti la porta di casa.
Ciao Robby!