Una domenica da incorniciare tra calcio e altro!

Ma anche una giornata da incorniciare, se vogliamo allargare ancor di più il campo.
Cosa è mai accaduto al nostro Kame il Konte (o kameilkane che dir si voglia…) nella giornata di ieri?
Beh, iniziamo col dire che le mie due squadre calcistiche del cuore, Benevento prima e Juventus poi, hanno entrambe vinto (e la cosa capita di rado, questo a causa più del Benevento sfortunato, che non della Juventus che sono tre anni che vince lo scudetto); continuiamo poi col dire che entrambe affrontavano partite difficili, ed entrambe in trasferta: il Benevento a Catanzaro per i quarti di finale di play-off (sola andata in casa della meglio classificata, in caso di pareggio al 90′, supplementari e poi rigori), mentre la Juventus a Roma, contro la seconda in classifica, ormai già fuori dai giochi la settimana prima, ma che voleva comunque vincere per l’onore, e per dimostrare che la Juventus non è poi tanto superiore ai giallorossi romani, e che non ci sono tutti quei punti di differenza in classifica (11 prima del fischio di inizio).

Come son finite?
Catanzaro – Benevento 1-2: vantaggio di Melara, pareggio dell’ex Germinale su papera del nostro portiere Baiocco, e gol del difensore centrale Padella, su assist dello stesso Melara, esterno destro di centrocampo.

Roma – Juventus 0-1: gol al 94′ ultimissimo minuto di recupero, del neo entrato Osvaldo, tra l’altro ex romanista lasciatosi male con l’ambiente capitolino.

Bellissima la bolgia creatasi per il Benevento al Morgana Music Club, locale del centro di Benevento del quale ormai sono affezionato avventore. Mai avevo visto così tanta gente per una partita, ho dovuto farmi spazio a fatica per trovare uno sgabellino libero dove sedermi (tra l’altro vicino all’attuale ragazzo della mia “ex” Lei).
Un caldo micidiale assillava all’interno del locale tutti noi tifosi, tant’è che hanno dovuto accendere il condizionatore per fare un po’ aria. Io poi ero addirittura a maniche corte, senza nient’altro sotto la maglietta.
Al secondo gol del Benevento, mancava poco meno di un quarto d’ora alla fine della partita, e partivano tipo stadio i cori inneggianti ai nostri beniamini, gli stregoni giallorossi.
Bellissimo! Tutti uniti sotto la bandiera del Benevento, e tutti insieme a tifare assieme a gente sconosciuta e a scambiarsi opinioni come se ci si conoscesse da tempo.
Dato il caldo poi, all’intervallo non ho potuto prendermi il mio consueto thé domenicale, e ho quindi optato per una più dissetante bottiglietta d’acqua frizzante.

Conclusasi la partita del Benevento, ho salutato giusto un paio di amici lì fuori al Morgana, e mi son subito diretto verso casa, per vedere dalla metà del primo tempo, Roma – Juventus, fortunatamente ancora ferma sullo 0-0.
La giornata fantacalcistica stava andando male, ma nutrivo ancora qualche speranza di non farmi recuperare dal secondo in classifica, perché Cassano gli aveva sbagliato un rigore, e in compenso non gli aveva segnato nessun giocatore.
Io la mia partita la stavo già perdendo, ma speravo ancora in un ribaltamento di fronte grazie ai miei Totti, Pirlo, Chiellini, Asamoah e Llorente.
Purtroppo non è andata così, ma non mi è andata nemmeno male più del solito, permettendomi così di aggiudicarmi la vittoria nel fantacalcio.

La sera poi con gli amici Cienzo, Marti e Nunu, sono andato al cinema a vedere “Diario di un maniaco perbene” film italiano con protagonista Giorgio Pasotti.
E’ sempre difficile queste persone a convincerle a venire con me a cinema, ma grazie alla Festa del Cinema, con biglietti a soli 3 euro, ci son riuscito. Filmetto caruccio, da 6,5-7; poi siamo rientrati in città (eravamo al Torrevillage multiplex, a Torrecuso) e ci siamo andati a prendere una birretta in centro. Dove? Ma che domanda! Al Morgana!

Lì poi mi è arrivato un messaggio su whatsapp della mia “scimmietta pollastrella” che mi diceva che mi avrebbe raggiunto a breve assieme all’amica e al ragazzo di quest’ultima.
La “scimmietta” era andata al Tufo Jazz Festival, e si era fatta riaccompagnare dagli amici di origine avellinese per mostrarle alcune cose del centro di Benevento.
Arrivati quindi al Morgana, ho salutato la combriccola precedente e mi sono unito alla nuova. Un’oretta e mezza assieme, e poi li ho salutati alla macchina, e io me ne son tornato a casa sentendo musica con lo smartphone.
Giunto finalmente a casa, dopo una lunga giornata molto soddisfacente, ho dato la buonanotte alla “pollastrella” su whatsapp, e poi mi son goduto su facebook tutti i link e i commenti inerenti a Benevento e Juventus.
Ho fatto tardi, tre-tre e mezza, ma ne è valsa pienamente la pena. 😀

Al cospetto del venerabile sciamano.

Devo dire che sogni così dettagliati ogni tanto riesco ancora a farli, e questo qua, appena mi son svegliato, mi ha quasi fatto riflettere su quello che cercava di comunicarmi.

Il sogno iniziava in una giungla amazzonica, africana, indiana, non so dirlo, ma possiamo definirla senza problemi, “equatoriale”; una giungla così fitta che quasi non penetravano i raggi solari, ed era sempre difficile definire che ore fossero in un determinato momento della giornata.
In questa giungla c’erano diversi complessi monumentali, costruiti in pura e semplice roccia, e molto antichi, forse anche di migliaia di anni.
Questi complessi monumentali erano degli pseudo altari, colonnati, portici; e tutti insieme erano un’attrazione turistica del luogo, rinomata per la qualità delle divinazioni fatte dagli sciamani lì presenti, uno su ognuno di questi altari.
Non c’era un livello che definisse quale sciamano fosse migliore di un altro, ma la cosa particolare, è che seppure fossimo da tutt’altra parte del mondo, questi sciamani erano talmente acculturati che riuscivano a comprendere e a disquisire in italiano, o in qualsivoglia altro linguaggio si fossero trovati a parlare.

La divinazione effettuata da questi sciamani era composta di tre fasi, quasi simili tra loro, e la riuscita di ogni fase portava ad un diverso esito nella sfera sociale, emotiva ed economica di chi voleva prestarsi ad essa.
Dall’alto di questi altari, bisognava lanciare dei mucchietti di polvere (ora non ricordo di che materiale si trattasse precisamente), e in base al vento, ai movimenti che faceva questa polvere nell’aria, dove si andasse a posare, e chi si trovava ad influenzare l’andamento della polvere nell’aria, lo sciamano di turno riusciva con estrema minuzia, a darti una previsione su ciò che ti sarebbe potuto accadere nel futuro prossimo e in quello remoto.

Decido quindi di prestarmi anche io a questa famosa e rinomata arte divinatoria degli sciamani del luogo, ma sbaglio il primo lancio di polvere, e dei ragazzini del luogo, si divertono a soffiarla o muoverla nell’aria, facendo fallire questa mia prima fase che non ricordo a quale ambito si potesse riferire (in realtà non ricordo nemmeno gli altri successivi…).
Il secondo lancio va invece bene, getto senza problemi il mucchietto di polvere, e seguo le istruzioni dello sciamano, che mi dice prima di soffiare, e poi in che senso, e con quale mano muovere la polvere sospesa in aria.
Il terzo lancio, per come fa finire la polvere a terra, è il migliore di tutti e tre, e lo sciamano mi dice che è andato talmente bene, da aver annullato l’esito negativo del primo lancio, e che per questo, ho la possibilità di un lancio extra, oppure di poter andare anche presso gli altri altari degli sciamani e tentare di fare un’azione determinata, al fine di indirizzare verso di me anche altri flussi positivi e benefici (però, ora che scrivo, non ricordo nemmeno cosa dovessi fare in questo caso).

Successivamente, lo sciamano mi sorride amichevolmente, mi dice che gli sono risultato molto simpatico, e che sarà anche grazie al mio carattere che potrò realizzare quelli che sono stati gli esiti previsti dalla divinazione da lui fatta, mi abbraccia e si fa fare una foto con me, non aveva intenzione di dimenticare una così brava persona, una persona così positiva, e voleva che anche io facessi altrettanto con lui, ovvero non dimenticarlo, al fine da poter sempre ripensare a quel che mi aveva detto, e così facendo indirizzare la mia vita futura.

Ora non so i tre lanci di polvere a quale ambito della mia vita si riferissero, ma mi pare di ricordare che lo sciamano mi abbia detto pressapoco questo:
“Tu hai un gran futuro davanti a te, una grande fortuna e felicità, ma non sarà facile ottenerla, dovrai faticare, sacrificarti, e aspettare ancora diverso tempo, ma la ricompensa finale sarà proporzionale alla fatica e all’attesa stesse. Non ti arrendere mai, anche se tutto ti sembrerà andare contro, e cerca di restare sempre sereno anche davanti alle avversità che ti si pareranno davanti. Ricordati infine che non sarai mai completamente solo, perché ci sarà sempre qualcuno, tra amici e parenti che ti sosterrà nel tuo percorso vitale. Pensa sempre positivo perché resti comunque tu il principale artefice della tua fortuna”.

Mi dispiace solo di non aver scritto prima tutto questo appena svegliatomi, magari sarei stato molto più esaustivo a riguardo. Incrociamo le dita, e mai dire mai come sempre.

Sogni/segni di cambiamento? Inception mi fa un baffo.

Era da un po’ di tempo che non mi capitava di scrivere qui uno dei miei tanti sogni, ma se qualcuno di voi è già affezionato lettore di queste pagine virtuali, saprà che quelli che riporto qui sono sempre sogni particolari, quasi mai banali.
Nel caso di quello fatto stanotte, come spesso mi è capitato, c’erano diverse faccende e fatti il più delle volte neanche connessi tra loro, ma che si intrecciano senza alcun ordine tra loro. Difficile trovare il capo della matassa onirica, ma ci proverò; i numeri con cui sono segnati i fatti non è cronologico, ma è solo per rendermi conto quante cose diverse ho sognato. Inception mi fa un baffo.

1) Ero a casa di mia nonna materna, ora di colazione, e a parte me che ero rimasto suo ospite anche per la notte, c’è Lei con il suo attuale ragazzo. Sapendo i non buoni rapporti che ci sono tra noi, cerco di evitare un incontro che sia per andare in bagno, o per mettere lo zucchero nel latte.

2) Mi ritrovo in una valle sperduta, con un parcheggio in terra battuta dove sono presenti alcune automobili tra cui la mia Fiat Bravo. Il “parcheggio” è vicino ad un paesino/villaggio, abbarbicato sulla montagna vicino, un villaggio scavato nella roccia, quasi come i villaggi incas di Machu Picchu (non so se ho reso l’idea, cercate qualcosa su google, altrimenti che ci sta a fare?). La particolarità è che il “parcheggio” è coperto dal costone della montagna, come a riparare il tutto, e nella volta rocciosa su di esso, ci sono appese diverse cose, mantenute con diverse reti e corde. Non ricordo bene se erano tipo festoni, illuminazioni, o qualcos’altro, ma l’equilibrio era precario, e il tutto era mantenuto da un singolo nodo.
Non ricordo nemmeno che occasione c’era di preciso, so solo che poco prima di andarmene, inavvertitamente sciolgo questo nodo, e vedo ben presto davanti a me, sfilacciarsi tutte queste reti e corde, e la ragnatela creata ad arte da questa popolazione montana si sfalda cadendo inevitabilmente sulle macchine parcheggiate sotto.
Il caso vuole che la mia Bravo non era direttamente sotto questa rete, ma poco fuori dalla traiettoria, quindi non viene minimamente toccata dalla caduta di tutto ciò.
Sotto però resta l’auto dell’attuale ragazzo di Lei, con entrambi dentro. Io vedo il tutto, ma non me ne interesso, e me ne vado con l’auto, uscendo dal parcheggio.

3) Sono in una specie di piccolo canyon, terra rossa, un po’ di deserto, qualche cactus qua e là. Trovo un divano in pelle, di quelli vecchi tipo il divano de I Simpsons. Il canyon è come se fosse in un buco, un’insenatura, e non si può uscire direttamente a piedi, visto che era in alto, e non era nemmeno facile da scalare visto la parete ripida. Con me un paio di persone indistinte, non ricordo i loro volti, ma mi sembravano come rassegnati al loro destino, ovvero vivere o sopravvivere in questo angolo di mondo dimenticato da dio.
Prendo due cuscini da questo divano, per capirci, quelli dove ci si siede, però questi non erano voluminosi, ed erano molto leggeri, come se fossero cavi, pieni solo di aria.
Ne metto uno sotto ogni braccio, vado su una montagnola del deserto, quei piccoli rialzi rocciosi di neanche una decina di metri, e prendo lo slancio per prendere il volo, usando i cuscini come ali, membrane tipo quelle dei pipistrelli.
Preso lo slancio faccio un po’ di pratica sbattendo le “ali” improvvisate e planando per prendere confidenza con le correnti ascensionali calde di questo deserto.
Acquisita abbastanza altezza, saluto quel paio di persone lì presenti, e vado all’avventura, dicendo loro che sarei andato in cerca di qualcuno per aiutarli ad uscire da lì.
Riesco quindi a raggiungere il buco dal quale si poteva uscire e ritorno all’area aperta con un volo d’angelo, sorprendendo chi mi aveva visto uscire da lì.

4) Sembra che mi ritrovi nella valle di prima, quella del villaggio scavato nella parete della montagna. Lì c’è un locale o una discoteca. C’è gente che vorrebbe entrare, ma non ha l’invito, o abbastanza soldi per corrompere chi è all’ingresso. Assisto alle classiche scene di chi resta nel parcheggio o in fila fuori da una discoteca, facendo quindi conoscenza con chi era nella stessa situazione, e cercando di trovare una soluzione comune pur di riuscire ad entrare. Io dico a tutti questi che non vale la pena di restare lì fuori, in attesa di vivere un paio d’ore in una bolgia umana. Mi guardano straniti, non comprendono quel che dico. Alzo i tacchi e li lascio al loro destino.

5) Lo scenario cambia nuovamente, credo di essere fuori una sede Mediaset, ed è presto detto perché sia convinto di questo. Sono in una sala d’attesa, una specie di open space, in una struttura tutta in vetro, una specie di anticamera del palazzo. Mentre sono su uno dei divanetti, aspettando non so cosa o chi, dalla porta principale del palazzo, esce Barbara D’Urso, molto più giovanile di quanto non possa sembrare in televisione.
Si siede pure lei su uno dei divanetti vicino al mio, e caccia dalla borsa un cellulare, andando a controllare la propria attività virtuale (twitter, facebook, mail eccetera). Ad un certo punto la D’Urso trova difficoltà a vedere una cosa sul suo smartphone, e quindi mi chiede assistenza. Dapprima mi si siede accanto, poi vedendo in me una particolare competenza, pian piano dal bracciolo del divanetto, mi si siede sulle gambe, per farmi vedere meglio cosa cercava di fare sul suo cell.
E’ in questo frangente, quando sembra che ci sia addirittura qualcosa di più di una semplice conoscenza tra me e Barbara D’Urso, che entra in questo open space Lei, in cerca di non so cosa, informazioni o forse un ticket per il parcheggio fuori.
Trova quindi me con la D’Urso addosso, lì per lì ci resta di sasso, esce fuori, e dopo rientra con un sorriso del quale non riesco a comprenderne la natura precisa. Stranamente, mi rivolge la parola (non lo faceva da mesi) e sembra felice in superficie ma contemporaneamente è come se fosse gelosa nel profondo.
Vedendo che io non ero molto propenso al dialogo, soprattutto dopo che nel passato Lei aveva rifiutato i miei numerosi tentativi di riconciliazione o di quieto vivere alla presenza di altri, le rispondo acidamente.
Lei sembra accusare il colpo, e io rincaro la dose rinfacciandole che fino a quando mi aveva visto da solo, non mi aveva rivolto la parola, e invece appena mi vede con un’altra donna cambia immediatamente idea?
Stizzita Lei se ne esce di nuovo fuori sbattendo la porta di vetro.
Mi godo la mia piccola rivincita.

6) Sono in cerca della mia Fiat Bravo, ricordavo di averla parcheggiata nelle vicinanze ma non riesco a vederla ad occhio; ci sono tutte le automobili parcheggiate prima dove c’era anche la mia, ma è proprio la mia che manca. Mi è stata rubata? E’ stata sequestrata dalle forze dell’ordine per chissà quale motivo? Eppure non era né nelle strisce a pagamento, né in sosta vietata, né sulle strisce pedonali. Nessuno sembra sapere che fine abbia fatto…
Inizio a scervellarmi, cercando di ricordare cosa avevo fatto fino a quel momento, ma niente, nella mia mente appaiono solo frammenti di ricordi, volatili e fulminei e impossibili da carpire. Non riesco a capire come abbia fatto a non ritrovare la mia automobile, eppure è vecchia, disastrata, più vicina alla rottamazione che all’effettivo funzionamento, ma mi preme ritrovarla: al suo interno ci sono le mie due valigie e il mio zaino con tutti i miei documenti, soldi, e memorabilia.
Mi rassegno e mi incammino a piedi per strada. Non ricordo nemmeno qual è la destinazione, so solo che devo camminare.
Non so come riesco a capirlo ma mi ritrovo in una provincia francese, eppure non ci sono insegne e non ho incontrato persone che parlino francese, eppure ne ho la certezza.
Mentre cammino, ad una fermata dell’autobus reincontro due mie ex colleghe della triennale di scienzecom a Fisciano. Sono Donata e Flora, Donata ha in braccio un bebé, ma non so se sia maschio o femmina, e non so nemmeno se sia addirittura il suo.
Le chiamo, loro si girano, e si sorprendono di ritrovarmi lì, di rivederci dopo anni addirittura in una nazione che non è la nostra.
Mi dicono che stanno aspettando questa corriera, ma che non accenna a venire. Io dico loro che ho perso la mia Fiat Bravo. Flora mi dice che ne aveva vista una nel parcheggio di una concessionaria lì vicino.
Ritrovo un barlume di speranza, mi faccio raggiante in volto, le ringrazio e corro verso questa concessionaria indicatami.
Arrivo a destinazione, giro nel parcheggio antistante la concessionaria, ma non riesco a trovare la mia Bravo. Sto quasi per rassegnarmi, quando penso che forse potrebbe essere anche all’interno di uno dei saloni.
Entro dentro, e mi ritrovo gli impiegati di questa concessionaria. Non conosco che qualche parola di francese, e non so coniugare che poche frasi che non servono assolutamente al mio scopo. Accenno un misto di inglese e italiano, cercando qualcuno che sappia parlare almeno uno dei due idiomi che conosco meglio.
Si fa avanti un tizio col capello lungo leccato, indossa giacca, cravatta e pantalone blu, e mi ricordo che aveva anche un baffetto quasi alla Salvador Dalì. Pensando che fossi in difficoltà, e lo ero, mi rincuora e decide di darmi una mano, e in più mi dà anche una 10 euro, visto che ero rimasto senza soldi.
In un buon italiano l’impiegato della concessionaria mi dice che hanno sì una Fiat Bravo, gli era stata loro portata dai vigili urbani del luogo, e loro tenendo conto del fatto che era una vecchia macchina straniera (anche se alla fin dei conti è solo del 1996) l’avevano messa in esposizione in uno dei saloni della concessionaria, come se fosse una vera e propria opera, un pezzo da esposizione.
Finalmente la ritrovo, è proprio la mia auto, la targa corrisponde, e vedo il pupazzo del polpo Momo davanti e quello di Homer Simpson dietro. Nel bagagliaio ci sono tutte le mie cose, compreso il mio portafoglio nello zaino. Lo apro e ritrovo tutto: documenti e 250-300 euro che mi servivano per la mia vacanza.
Restituisco la 10 euro all’impiegato col baffetto, e riprendo le mie valigie.
Tutto felice decido di lasciare loro la Bravo, ma mi sarei ripreso i miei effetti personali al suo interno, come i pupazzi, libretto di circolazione, ed altre cose.
Ringrazio ancora tutto il personale della concessionaria e me ne vado.

7) Sono in un labirinto, un dungeon, ci sono statue enormi tipo draghi o gargoyles all’ingresso di ogni grotta. Botole, passaggi segreti, stanze che si muovono dopo ogni mio attraversamento. Non riesco a trovare una via d’uscita. Vago all’interno di questo sotterraneo labirintico per non so quanto tempo, ma alla fine riesco a sbucare in un maniero, un villone.

8 ) In questo villone è in corso una specie di asta di beneficenza, una maratona Telethon o roba simile. In ogni enorme stanzone c’è qualcosa per cui si cerca di vendere oggetti o competenze. C’è un sacco di gente tra persone sconosciute e amici vari, alcuni di questi amici gestiscono chi un mercatino delle pulci, chi tiene un corso di chitarra per principianti, chi lavora in una pizzeria con un forno tipo catena di montaggio automatica in cui si inseriscono gli ingredienti e alla fine del processo bisogna solo prendere con un piatto la pizza che esce da questo forno.
Non mi è ben chiara la causa per cui tutti questi amici in questo villone si affannano a racimolare soldi dalla gente che è lì di passaggio.
Cammino per le stanze, e trovo anche Lei col ragazzo. Lei mi nota ma fa finta di non avermi notato, continuando a fare “public relations” con le persone.
Cambio stanza e mi ritrovo in una specie di atrio con una televisione gigante e un divano sul quale altre persone stanno vedendo una VHS di qualche vecchio film.
Per un po’ mi siedo con loro, ma non riesco a capire di quale film si tratti, il nastro della VHS è rovinato, e sono più le immagini distorte che quelle effettivamente comprensibili.
Mi rendo conto di essere l’unico ad avere di questi problemi, le altre persone sul divano riescono a seguire tranquillamente il film.
Mi alzo dal divano e continuo a vagare per il villone.

Il sogno, o per meglio dire la serie di sogni fatta questa notte si ferma qui. Non ricordo nient’altro, e una volta sveglio riesco a comprendere anche perché ho sognato alcune di queste cose, e mi dispiace di non avere sognato altre cose o persone ben più piacevoli.

Prima di andare a dormire ieri sera, su youtube mi era capitato di vedere tra i video correlati un video di Barbara D’Urso sull’autodifesa per le donne. In televisione, sempre ieri sera su canale 5 hanno trasmesso il film francese “Giù al Nord”.
Su facebook, mi era capitato di andare sul profilo di Lei, e avevo notato che ora alla dicitura Impegnata, c’era Impegnata con… dando quindi un’ufficialità alla relazione, dopo un anno e mezzo dall’inizio della stessa, con relativa foto della coppia come immagine profilo di Lei.

Tutte le altre cose sognate non so a cosa possano riferirsi.

E fu così che passarono altri 365 giorni… Loading 2014.

 

Ora che sto iniziando a scrivere sul mio pc sono esattamente le 23e32.
Forse non c’è più molta gente che come me si ostina ancora a scrivere le proprie sensazioni, i propri ricordi, le proprie speranze su un blog, roba che definire ormai antidiluviana è dir poco, difatti si usa di più fare una cosa simile su Facebook, Whatsapp, Instagram e chi più ne ha più ne metta.

L’anno scorso, dopo un riepilogo dei 12 mesi passati (in breve, bene fino a luglio 2012, il resto lasciamo perdere…), chiusi il mio post con la speranza di poter vivere il contrario: male fino a giugno/luglio 2013, e poi solo bene.
Purtroppo non è andata così, ed ora non mi va nemmeno di mettermi a pensare per filo e per segno cosa ho fatto in ogni mese, anche perché rispetto all’anno precedente credo di aver fatto veramente poco.
Di una cosa però sono contento e ringrazio questi mesi appena passati: sono riuscito a farmi nuove amicizie, a riabbracciarne di vecchie, e magari rinsaldarne quelle che ci sono sempre state (almeno credo di aver fatto tutto ciò…).

Ad un anno e mezzo dal conseguimento della laurea purtroppo anche per la crisi che attanaglia il nostro paese, non sono riuscito in alcun modo a ritagliarmi un posto nel mondo del lavoro. Di conseguenza non ho potuto nemmeno guadagnare denaro per aiutare la mia famiglia e togliermi diversi sfizi, tipo una vacanza come si deve e come non ne faccio da anni, magari con qualche fidato amico.
E in tutto questo, il gentil sesso percepisce anche la tua situazione, e mai si azzarderebbe ad intrecciare una relazione con una persona che non ha nessuna stabilità nella propria vita. Ok, vi comprendo per questo, ma solo ora; prima ero sempre stato della convinzione che magari, iniziando da una relazione, il resto sarebbe venuto di conseguenza.

Ah, vorrei dire una cosa a chi è già riuscito ad arrivare a leggere fino a questo punto: in questo post non ho intenzione di “lamentarmi” come forse poteva risultare da quello dell’anno scorso, o dall’andazzo che stava appunto prendendo.
No! Voglio cercare di essere positivo, e contemporaneamente non voglio nemmeno stilare una lista di desideri, anche perché penso che ormai si sia capito cosa vorrei tanto (o quale persona vorrei tanto stesse con me).
Per questo 2014 spero solo di mantenere una buona salute, e magari di migliorare queste membra trentennali che mi porto appresso. Ehehehe. Forse così facendo potrò anche sperare a qualcosa di più, e vedere finalmente fare un passo in avanti alla mia vita.

Tornando all’attualità, permettetemi di dire che mi sono letteralmente stufato che nel mio quartiere, a partire dalle 18 di sera, si inizia già con lo sparare i primi “botti delle feste”.
Ma che cazzo! – dico io – piangete sempre miseria e poi spendete fior di quattrini per sparare petardi, fuochi, ciccioli, miniciccioli, cipolline, rauti eccetera eccetera!
A volte vorrei pensarla come qualche amico che spera in menomazioni fisiche a chi si diletta a sparare.
Ormai sono le 23e45 e manca un quarto d’ora all’arrivo del nuovo anno, leggermente satollo e un po’ stanco dall’ultima partitella a calcetto dell’anno giocata oggi pomeriggio, tra un po’ mi accingerò a raggiungere gli amici per le vie del centro di Benevento, e “festeggiare” a suon di bevute l’arrivo di questo 2014 (1+4=5, mio numero fortunato, hai visto mai che… SSSHHHHHHH! Meglio non dire altro).

Come ogni anno, chiudo linkando la canzone che ascolto ogni 31 dicembre: “Crap Kraft Dinner” degli Hot Chip.
P.S.: non chiedetemi perché ma l’ho eletta a canzone must per il 365° giorno dell’anno.
Auguri a tutti quelli che mi vogliono bene (o che pensano di volermene). 😀

Sogni: il Conte contro tutti/il passato che ritorna…

Mi trovavo a seguire, a distanza di anni, una lezione nel mio istituto superiore, il geometra Galileo Galilei. Stranamente i miei compagni di classe non erano quelli di un tempo, ma un misto di persone conosciute e di amici degli ultimi anni.
C’erano tutti, persino Lei.
Ad un certo punto, decido di andare in bagno, che a differenza del passato erano molto ma molto più grandi e spaziosi. Alla finestra c’erano 4-5 ragazzini delle classi inferiori (primo o secondo anno, avranno avuto tra i 13 e i 15 anni), ma non ricordo se stavano fumando oppure no.
Comunque uno di questi mi vede entrare e mi viene incontro, spruzzandomi in faccia, negli occhi con uno spray, di quelli piccoli tipo deodoranti.

Ovviamente mi incazzo e prendo uno di questi ragazzini e lo sbatto con forza dall’altra parte del bagno: “Non mi rompete più le palle che devo pisciare”.
Questi però non ci stanno: mi impediscono di entrare in uno qualsiasi dei bagni e nel frattempo chiamano altri 4-5 loro compagni, al fine di farmela pagare per aver reagito alla loro provocazione.
Ben presto vengo circondato tra quelli che mi mantengono e quelli che vogliono picchiarmi, ma incredibilmente, riesco ad avere la meglio su tutti loro che si rivelano alla fine molto più deboli di quanto pensassi.
Alla fine li lascio tutti doloranti per terra e decido di cambiare bagno per poter finalmente fare pipì in santa pace.
Mentre sto camminando per i corridoi, vengo fermato da uno degli inservienti della scuola e vengo spedito sul piano della presidenza, molto probabilmente per essere redarguito.
Durante il tragitto fino alla presidenza trovo il tempo di pensare a come abbia fatto a battere quella decina di ragazzini, e credo che ciò sia da imputare al fatto che essendo di ultima generazione, nessuno di questi teenagers faceva attività fisica, restando tutto il giorno schiaffati davanti alla televisione, al pc, o con qualche console di videogiochi; logico quindi che siano talmente tanto scarsi da farsi battere da uno del doppio dei loro anni.

Quando arrivo sul piano degli uffici/segreteria della scuola, rivedo dopo anni Adalgisa (per chi non lo sapesse, il mio primo amore adolescenziale). Ora non ricordo per quale motivo lei fosse lì, ma nel frattempo mi siedo per parlare un po’ con lei.
Stranamente la vedo tranquilla a parlare con me dopo tanto tempo, la conversazione procede spedita per non so quanti minuti, il tempo sembra essersi fermato e intanto ne approfitto per chiederle se in questo periodo lei fosse già impegnata con qualcuno, o se si stesse vedendo con qualcuno. Mi risponde di no, e mi sorride.
Al che io le dico che magari uno di questi giorni ci potremmo pure sentire per poi uscire assieme. “Poi vediamo…” è la sua risposta, e continua a sorridermi.
Io la accarezzo dietro la schiena, la distanza tra noi ben presto diminuisce sempre più e ci troviamo viso a viso. Nessuno dei due dice più niente all’altro, io mi faccio coraggio e mi avvicino per baciarla, con mia somma sorpresa non si scosta e ricambia il mio tentativo sprezzante.
Peccato che poi sul più bello mi sono svegliato...

 

Censura!!!

Una cosa che mi dà enormemente fastidio in questi ultimi anni, è ricevere censura da parte di altre persone su facebook.
Di cosa sto parlando? Ci arriviamo, ci arriviamo.
Dovete sapere che ogni tanto, mi faccio un giro anche su altri siti che non sono facebook…
“OHIBO’! Ma ciò è assurdo! Come è possibile che Kame il Konte possa visitare e leggere altre pagine web che non siano quelle biancoazzurre del più noto social network esistente?”

Eh, cari amici, vi sembrerà strano ma è così! Nonostante molti di voi possono pensare che io stia 25 ore su 24 e 8 giorni su 7 incollato a facebook, ciò non corrisponde a realtà.
Sinceramente mi dispiace profondamente aver deluso le vostre aspettative e i vostri pregiudizi su di me, ma sembra che dopotutto anche il vostro Konte abbia una vita (virtuale all’infuori di facebook, e sociale al di fuori del web).

Comunque, tornando al succo del discorso, nel mio peregrinare informatico spesso mi ritrovo a leggere articoli o post che possono interessare ad alcuni miei amici e/o conoscenti, e per fare loro un piacere, per informarli su argomenti che penso possano loro interessare, appena li trovo, li condivido sui loro profili/pagine facebook o tramite messaggi privati.
Mi fa ridere che se io pubblico un link a Tizio, dietro a questa pubblicazione c’è solo il gusto di averlo informato, mentre se pubblico un link a Caio, dietro a quest’altra pubblicazione non c’è solo la motivazione di far sapere a Caio questa determinata cosa, ma c’è anche la mia volontà implicita di avere un seppur minimo contatto con Caio, per fargli vedere che in un modo o nell’altro, in minima parte, io faccio ancora parte della sua vita.

BULLSHIT! O per dirla all’italiana: STRONZATE!

Soprattutto quando dietro a quel link non c’è niente dietro! E poi scusate, se proprio fosse stato come avete ben pensato di riferirmi, non credete che avrei potuto passare quel link tramite messaggio privato o per e-mail, se dietro ci fosse stata qualche altra motivazione implicita? Perché quindi pubblicarla in modo che tutti potessero vedere quel link? Perché mi piace la platealità? Ma a che pro?
Mah, io trovo veramente assurdo il tutto, a maggior ragione quando su un gruppo gestito dalla stessa persona che mi ha fatto notare questa cosa, avevo appena condiviso un altro link.

Ah, per la cronaca, per far piacere a questa persona che tra l’altro mi ha detto queste cose per il mio bene (di questo ne sono conscio), ho poi cancellato quel link, e glielo ho pubblicato sulla sua pagina con tanto di amorevole commento a corredo, mancavano solo i cuoricini. Per la privacy non vi dico chi è, ma chi mi conosce sa già a chi mi riferivo.

P.S.: l’articolo dietro il quale c’erano dietro altre motivazioni da parte mia, era questo sulla connessione tra Instagram e i disordini alimentari (ed ecco così spiegata anche l’immagine della torta di cui sopra).

Il giornalismo beneventano, ovvero perché continuo a considerarmi un aspirante e valente giornalista sportivo.

Non so se si era capito (o non ricordo di averlo accennato nei post passati), ma da qualche anno svolgo la professione di giornalista sportivo, occupandomi in particolar modo della maggiore espressione calcistica della mia città: il Benevento.

Anche se non ancora retribuita (sto lavorando per diventare pubblicista) questa professione unisce indubbiamente l’utile al dilettevole (seguire le partite allo stadio in tribuna stampa, e poter accedere alla sala stampa dello stadio per i commenti a caldo di tecnici e giocatori).
Ci sono articoli per i quali ci metto neanche 5 minuti a scriverli, e altri per cui devo fare ricerche per più giorni, e mi riferisco a quando studio la prossima squadra avversaria che affronterà il Benevento.

Quelle poche volte che ricevo commenti positivi al mio lavoro, da parte di amici o colleghi mi fa enormemente piacere, anche perché vuol dire che i miei sforzi in qualche modo vengono ripagati. Meno piacere mi fa quando vedo che altri colleghi della stampa (soprattutto sul web) riprendono o copiano parti dei miei articoli per poter scrivere i loro.
Spesso mi è capitato di arrivare primo sul pezzo, con altri giornalisti che dunque prendono “spunto” dal mio lavoro.
Altre volte capita pure il contrario: ovvero andare a leggere gli articoli altrui coi quali confrontarmi e vedere se ho sbagliato a scrivere i miei.
Oggi mi è capitato quindi, dopo la partita di ieri Benevento-Catanzaro 2-0 (Mancosu e Germinale su rigore), di andarmi a rileggere la “rassegna stampa” dei principali siti di informazione sportiva (e non) di Benevento.

Con mia somma sorpresa (non è vero, è capitato già in passato quello che sto per dirvi, ma scrivendo così l’effetto è maggiore) ho notato sempre lo stesso errore in diversi siti, errore che cercherò di spiegarvi il più brevemente possibile (impresa sempre un bel po’ ardua per il mio essere logorroico).
Nella partita di ieri nell’azione del rigore per il Benevento, un difensore del Catanzaro fa fallo toccando la palla di mano su un tiro di Germinale, l’arbitro ammonisce il difensore e concede la massima punizione.
Fin qui tutto va liscio.
Il problema sorge con tutti quei siti che ritenevano Papasidero l’autore del fallo; quando in realtà era stato invece l’altro difensore centrale ad aver commesso il fallo: Conti.
Che cosa cambia?
Semplice: Papasidero nei primi 20 minuti del match era stato ammonito per un fallo; se fosse stato ammonito una seconda volta, sarebbe scattata automaticamente l’espulsione che avrebbe ridotto il Catanzaro a giocare i minuti finali in 9 (era già stato espulso con rosso diretto Russotto).

Ora, dico io, che professionalità può mai dimostrare un giornalista se non tiene conto di queste cose? Soprattutto quando nello stesso articolo mi scrivi che Papasidero viene ammonito una prima volta, e sull’azione del rigore, ammonito una seconda volta non viene espulso?
Ovvio! Non era lo stesso giocatore!!! Ma come fai quindi tu giornalista a non accorgertene?

E’ semplice! Non sai fare il tuo lavoro!
E la rabbia mi sale soprattutto quando vedo che a commettere questi banali errori sono giornalisti che a differenza mia vengono retribuiti, occupando quindi posizioni per persone come me, ben più competenti di loro.

Mi starò forse sopravvalutando esageratamente? Lo verificheremo con degli screenshot degli articoli incriminati. Cliccate sull’immagine per vederla nella sua interezza; i riquadri in nero o in rosso, sono le mie aggiunte per dimostrare dove hanno sbagliato.

1) Lo Stregone.net (dopo BeneventoFree, forse è il sito più seguito dai tifosi giallorossi)

2) Il vaglio.it (sito di informazione generalista su Benevento e il Sannio)

3) Beneventocalcio.it (sito specializzato sul Benevento calcio)

4) Il Quaderno.it (sito di informazione generalista su Benevento e il Sannio)
La pecca che hanno avuto qui è di aver scritto una diretta testuale sbagliando comunque.

5) Corriere del Sannio (anche qui come sopra: sito generalista ecc.)

Dopo ben 5 esempi, voi vi chiederete? Ma allora qual è stato il sito che ha sbagliato per primo, e al quale tutti si sono riferiti? Credo molto probabilmente che sia proprio il sito ufficiale (lasciando perdere il madornale errore, secondo me, del Quaderno che ha fatto una diretta testuale e poteva quindi correggersi al volo).
BeneventoCalcioSpa.it (il peccato originale!)

Verificato ciò, ora su che basi dico di avere ragione? Eccovi quindi gli screenshot del mio articolo su Benevento-Catanzaro, diretta testuale su SannioSport.it (sito sull’informazione sportiva di Benevento e del Sannio, e non solo sul Benevento calcio!)

Tutto esatto, persino il minuto e perché i giocatori hanno ricevuto un cartellino giallo!
Ma ora, appurato che ho ragione, ci sarà pure qualche sito che invece non ha sbagliato?
Certamente! Perché quindi non vederli?
Iniziamo con la diretta testuale di
1) Beneventofree (sicuramente il sito di informazione sportiva, prevalentemente calcistica, più informato di Benevento e provincia)

2) Gazzetta di Benevento (non tra i miei preferiti in quanto ad usabilità, ma in questo caso anche loro non si sono sbagliati accodandosi agli errori degli altri siti)

3) TuttoBenevento.it (facente parte del ben più famoso network Tuttomercatoweb.com)

Ora, dopo tutto ciò, magari a qualcuno potrebbe venire il dubbio che io (SannioSport.it) e questi ultimi tre siti, ci siamo sbagliati e ad avere ragione sono gli altri?
E invece no, anche perché il Giudice Sportivo ci dà ampiamente ragione!
Andate alla quinta pagina, sotto la dicitura “Squalifica per una gara effettiva per recidività in ammonizione (IV infr.)”, troverete Papasidero e Ulloa del Catanzaro (anche per quest’ultimo in molti dei suddetti siti non veniva riportata l’ammonizione); mentre alla settima pagina del pdf, sotto la dicitura “Ammonizione (I infr.)” troverete Conti e Catacchini, sempre del Catanzaro.

PRENDETE E PORTATE A CASA!!!

DuemilaCredici…lo spero vivamente

Avevo intenzione da tempo di fare un sunto, un riepilogo di questo anno che si sta appena concludendo, e questa è l’occasione perfetta, a pochi minuti dallo scoccare della mezzanotte. Volevo darmi una mano con l’archivio del blog, ma nell’ultimo anno ho veramente scritto poco, quindi la memoria va a ramengo. Posso solo dire che per quanto riguarda l’anno “accademico” (come mi piace definirlo quando settiamo l’inizio a settembre e la fine a giugno/luglio, in concomitanza con l’inizio e la fine di scuole e università) è stato un continuo rimandare la stesura della tesi della mia specialistica. Fino a quando verso febbraio ho deciso di chiudere definitivamente la questione. Di gennaio ricordo solo la solita influenza post capodanno da smaltire, e l’entrata nel novero dei clienti del fraterno amico ottico Rob a.k.a. DJ Masso.
A febbraio oltre un san Valentino passato in famiglia (una bella pizzata), ricorderò l’assurda (e storica) nevicata che bloccò la città di BN per alcuni giorni. Fu un’impresa arrivare da casa mia a casa del Makkione per svolgere l’asta di riparazione del fantacalcio. Impresa poi sprecata visto che la giornata successiva saltò per innumerevoli partite di serie A rinviate.
A fine marzo ho consegnato tutto il materiale per la tesi all’ufficio lauree dell’UNISOB, dopo un tour de force di quasi tre settimane per la stesura della suddetta tesi.
Aprile dolce dormire? Mi sarebbe piaciuto, ma come previsto mi sono laureato il 26 aprile con un inaspettato 110 e lode, e domenica 29 ho festeggiato sia laurea che compleanno con amici e parenti. Fu veramente un bel fine settimana, weekend in cui partecipai anche come aiuto regista per le riprese di questo video (sono nei credits finali).
Ormai a spasso, a metà maggio, con buona parte dei soldi ricevuti come regalo di laurea me ne sono andato a Torino, per una trasferta sfiancante al fine di vedere l’ultima di campionato della Juventus, l’ultima partita di Del Piero lì a Torino, e infine la festa scudetto per la vittoria in campionato. Compagno di viaggio: Christian “Spawn”. Ricordo del viaggio: la maglietta originale e personalizzata “numero 5 De Toma”.
Non contento della trasferta a Torino, a giugno mi organizzo un viaggetto in quel di Madrid, contando sulla vittoria di un fantacalcio che come premio dava appunto un soggiorno di tre giorni a Madrid.
Ottima sistemazione nel centro di Madrid, ma dato il periodo, purtroppo non trovai compagni di viaggio. Per la prima volta nella mia vita affrontai un viaggio in aereo da solo. Paura e preoccupazione all’andata, tranquillità e scioltezza al ritorno. A farmi compagnia in quel breve periodo fu il vecchio compagno di corsi Domenico Rosso, che aveva trovato lavoro e moglie (brasiliana però) lì a Madrid.
Intanto erano iniziati i campionati europei di calcio, e l’Italia si era qualificata per il turno successivo, quarti semifinale e finale a luglio (se ben ricordo), e tutte queste partite viste a casa mia per scaramanzia; familiari e amici più stretti. Purtroppo l’Italia perse malamente 4-0 in finale contro la Spagna…
Sempre nel mese di luglio, ricordo una breve giornata di mare con gli amici e il matrimonio di una coppia di amici a cui voglio molto bene: Egiuann (Ag1) e Giusy.
In quel periodo iniziarono per me anche i primi problemi sentimentali…
Sempre a luglio, ebbi la notizia che avrei svolto attività di stage presso l’ArTelesia Festival: un periodo di quasi due settimane a Telese per l’organizzazione di questo evento a inizio agosto.
Fu molto stancante, ma altrettanto soddisfacente, e in quei giorni pensai anche che finalmente la mia vita sentimentale avrebbe visto il suo primo (e forse ultimo) lieto fine: lasciata perdere una ragazza di 20 anni conosciuta a giugno, mi concentrai sul mio amore di sempre che nel contempo aveva chiuso la sua lunga storia.
Mi feci avanti, e fui malamente rifiutato; Lei chiuse anche la nostra lunga storia di amicizia (quasi decennale) e caddi in depressione. Passammo assieme ferragosto, e a fine mese Vinestate a Torrecuso; pensai che forse potevano esserci ancora dei margini per ristabilire tutto come prima, ma mi sbagliavo.
In un certo senso fu una fortuna ritrovarmi impegnato a settembre per un altro stage, questa volta a Benevento Città Spettacolo; ma professionalmente parlando fu una delusione, di positivo ci fu solo il fatto che avevo accesso gratis a tutti gli eventi del programma, e la conoscenza con nuove persone.
A metà settembre ci fu un riavvicinamento con Lei: pensavo che le cose per noi potessero quindi migliorare, ma il tutto durò solo due settimane: lei conobbe un altro, ovvero il “battilocchio” e io fui presto accantonato. O meglio, decisi io di farmi da parte perché non potevo sopportare questa nuova situazione.
Mi ritrovai quindi nel mese di ottobre, a dover ricostruire tutto il mio mondo da capo: non potevo più uscire col vecchio gruppo di amici perché rischiavo di incontrarla, e quindi approfondì le conoscenze con tutte quelle persone con cui prima mi scambiavo un semplice saluto. Persi inoltre peso: mangiavo poco, dormivo altrettanto poco, e in compenso facevo molta più attività fisica, tra lunghe camminate per muovermi da casa al centro per andare in redazione (di Sanniosport) e tante partite a calcetto, in cui davo sfogo a tutta la mia rabbia per questa situazione. Inoltre la mia richiesta per frequentare un corso della regione campania come manager di eventi non era andata a buon fine: idoneo ma non beneficiario del voucher gratuito per il corso, per mancanza di fondi.
Anche il copione di novembre rispecchiò quello di ottobre, e pian piano la depressione e la tristezza lasciarono spazio alla rabbia e al nervosismo. L’insonnia data dallo stress e dai pensieri per la mia situazione amorosa prestò andò scemando e dalle consuete 3-4 ore di sonno, tornai alla quasi normalità, se non fosse che il mio bioritmo mi aveva costretto a prendere sonno non prima delle 4-5 di notte, per poi svegliarmi verso mezzogiorno. Unica nota positiva di questi ultimi tempi: la nascita del cartaceo di Sannio Sport.it.
A dicembre con le prime avvisaglie delle feste natalizie, mi rattristai un altro po’, sapendo che comunque non avrei passato le feste con i miei amici più cari, per un motivo dovuto a loro, o per i miei soliti motivi di non incontrare Lei.
Complici anche le tante chiacchiere sulla “presunta fine del mondo” mi feci un esame di coscienza, e da persona adulta e civile decisi di intraprendere un riavvicinamento verso di Lei, almeno per un quieto vivere in questi giorni di festa. Le regalai un libro che sapevo poteva piacerle, un regalo di compleanno che volevo riciclare come regalo di Natale, assieme ad una dichiarazione alla Love actually, ma andò tutto male: il regalo mi fu restituito e i miei auguri per le feste non furono accettati.
Decisi quindi di lasciar perdere definitivamente lo stare male per una persona a cui ho dato solo del bene, e dalla quale ho ricevuto solo male.
Perché precludermi le amicizie degli altri, per evitare Lei? Se non era Lei a farmi terra bruciata attorno, perché dovevo farlo da me? Basta con tutto ciò! Basta con l’atteggiamento infantile “se c’è Lei allora io non vengo”. Non sono io a dovermi fare di questi problemi: deve essere Lei a farseli!
Ecco perché il mio proposito per il nuovo anno è quello di tornare felice.

In definitiva è stato un 2012 da incorniciare fino a fine giugno inizio luglio. Da metà luglio in poi è stato solo da dimenticare. Sono però pronto ad altri 6 mesi di merda come gli ultimi del 2012, a patto che i successivi 6 siano finalmente per me pregni di felicità e soddisfazioni sia in campo professionale che sentimentale.
Come ogni anno vi lascio con “Crap Kraft Dinner” degli Hot Chip.

Favola amara

Tanto tempo fa, in un regno lontano lontano, vivevano un principe e una principessa. Un giorno il principe, stanco delle continue moine della principessa, decise di lasciarla, abbandonandola al proprio destino, con la speranza di poter vivere finalmente, e senza problemi la sua vita.
La principessa agli inizi ci rimase ovviamente male, e molti dei suoi cortigiani, tra cui il sempre fedele conte, innamorato di lei da anni, la aiutarono a riprendersi dall’abbandono.
Tutti pensavano che alla fine, il “cattivo” di tutta la situazione non fosse che il principe egoista e insensibile, ma si sbagliavano di grosso…

Dopo qualche tempo in cui la principessa decise di andare avanti con la sua vita, il conte pensò che i tempi fossero maturi per avanzare la propria proposta verso la principessa, convinto che con un po’ di fortuna avrebbe finalmente coronato il proprio sogno d’amore. Sembrerà strano, ma effettivamente il conte provava un forte e puro sentimento verso la principessa; non era minimamente attirato da pensieri materiali quali il diventare il nuovo principe e possibile re, e comandare su tutto il regno.

Purtroppo per lui le cose non andarono come sperato: la principessa si dimostrò esattamente il contrario di quello che si aspettava il conte, e tutti quegli anni di fedele servizio alle cause della principessa risultarono vani, il conte si era effettivamente illuso, o forse la principessa lo aveva semplicemente usato e abbindolato per i propri scopi? Il conte ci rimase ovviamente male, e la principessa non contenta del suo rifiuto verso il nobile, inoltre lo scacciò in malo modo dal palazzo.
Il conte cadde in depressione, ma al contempo cercò di continuare la sua vita di sempre, conscio del fatto che la principessa era ancora scossa dall’abbandono del principe, e che dopo un po’ di tempo magari sarebbe ritornata sulle sue decisioni e avrebbe quindi accolto il conte con sè.

Passarono i giorni ed effettivamente la principessa sembrò tornare sui suoi passi e riaccolse il conte con sè, anche se la giovin donzella non si scusò minimamente del suo operato ritenendolo comunque giusto e ragionevole, dall’alto della sua regale persona. Il conte lasciò soprassedere anche questa volta, quando invece non avrebbe dovuto farlo, ma di questo ne parleremo più avanti.
Le cose sembrarono tornate quelle di una volta tra il conte e la principessa, e un giorno capitò anche l’incontro fortuito tra il principe e la principessa; incontro durante il quale il conte cercò comunque, per quieto vivere, di limare l’atteggiamento astioso che la principessa provava ancora verso il principe.
Tempo poche settimane, e un giorno il conte ricevette una di quelle notizie da spezzare il cuore: la principessa aveva trovato un nuovo pretendente!

Il nuovo pretendente non era assolutamente niente di che, ma incredibilmente la principessa ne restò estasiata. Il conte lo considerava giusto un battilocchio, e all’inizio sebbene ci rimase male, pensò che era utile per la principessa fare da sè i propri errori da cui poi imparare per il futuro. E forse con il senno di poi fu una scelta sbagliata: il conte avrebbe dovuto quindi opporsi con tutte le sue forze alla nuova situazione? E quali certezze avrebbe potuto quindi ricavare da questo suo comportamento? Purtroppo per lui queste domande resteranno senza risposta…

Ben presto il battilocchio agli occhi della principessa stava diventando il nuovo principe, tant’è che appunto, anche se spesso la principessa negava questa possibilità, i fatti facevano intendere altro, e lei cercava di imporre questa nuova presenza a tutti i suoi sudditi, volenti o nolenti. Se questi non avessero accettato quindi la cosa, sarebbe stato un problema loro e conseguentemente avrebbero patito la pena dell’esilio dal regno.
Il conte senza nemmeno essere avvertito della cosa, decise comunque di intraprendere un breve viaggio lontano dal regno, per capire cosa fosse meglio per lui, e per dare quindi alla principessa l’opportunità di capire dov’è che stesse sbagliando.

Il conte fu molto egoista in questa sua scelta di allontanarsi, forse sarebbe dovuto rimanere nel regno per impedire che le cose andassero a scatafascio, e perché non era allontanandosi che avrebbe risolto il problema; avrebbe dovuto affrontarlo e superarlo con tutte le sue forze.
Al suo ritorno nel regno, il conte trovò uno scenario per lui apocalittico: il battilocchio fu effettivamente insignito del titolo di nuovo principe, il governo del regno andò a scatafascio e nei sudditi abitavano sentimenti tra loro contrastanti: terrore, dubbi, indifferenza, alcuni pensavano addirittura ad una possibile rivoluzione per insorgere contro la principessa e passare quindi da una monarchia ad una democrazia, ma non avevano tutto quel coraggio che mostravano a tratti solo a parole. Infine c’era anche chi pensava che la principessa fosse vittima di un sortilegio malefico, dato che era cambiata completamente rispetto a prima, un cambiamento che però non aveva alcunché di positivo, arrivando perfino a negare quello che era stato il suo precedente passato con il principe.

Con sua somma sorpresa il conte si ritrovò inoltre defraudato del proprio titolo nobiliare; dei suoi averi e persino dei diritti da semplice suddito. Senza neanche essere convocato a palazzo, si presentò di fronte la principessa e chiese quindi delucidazioni del perché di tutte queste decisioni a lui contrarie, e la principessa incredibilmente fredda e dimentica di tutti quegli anni passati insieme nel regno, decise nella sua falsa magnanimità di insignire l’ex conte del ridicolo titolo di giullare di corte.

Il conte che non poteva sopportare oltre quei soprusi, soprattutto perché venivano dalla donna che lui amava da tanti anni e che considerava la sua anima gemella, l’unica con cui potesse avere effettivamente un futuro, decise di rifiutare l’infima offerta: per troppi anni si era accontentato di fare parte della vita della principessa senza avere un ruolo da protagonista, e questa era la goccia che faceva traboccare l’acqua dal vaso.

La principessa sempre più rosa dal proprio personale orgoglio, e tronfia della propria relazione con il battilocchio neo principe, decise quindi di bandire ed esiliare a tutti gli effetti dal proprio regno l’ex conte. In più lo diffidò dal presentarsi al palazzo o nelle vicinanze del regno, per qualsiasi ragione anche se lecita e atta al bene del regno stesso.

L’ormai ex nobile fece dunque fagotto, con quel poco che ancora gli restava, e dopo aver visto cadere tutte le proprie certezze a questo mondo si allontanò mestamente dal regno con in mente due pensieri completamente diversi e contrari tra loro: da un lato pensava che forse così la principessa avrebbe trovato quella felicità che per tanti anni lui le aveva sempre augurato, e dall’altro lato confidava nella speranza che questi nuovi (e per lui tragici) eventi sarebbero finalmente cessati, con la principessa nuovamente abbandonata persino dal battilocchio, e lui, l’ex conte che nel frattempo si era rifatto sì una nuova vita, e di fronte alla possibilità di un ritorno della principessa, ci avrebbe pensato più di una volta su cosa fare, avendo finalmente dopo tanti anni, il coltello dalla parte del manico.

P.S.: Non tutti vissero felici e contenti, anche perché questa favola non è ancora effettivamente finita: restava ancora il dubbio se effettivamente la principessa fosse vittima di un malefico incantesimo oppure no.