Breve trattato di filosofia amorosa social (offline e online).

Premessa.
L’idea di questo post, me l’ha data un’amica che come me ha studiato comunicazione, e che oggi aveva scritto questo su facebook:

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Letto questo post, sono intervenuto una prima volta commentando: “Se dico la mia qui, sotto forma di commento, rischio di scrivere un saggio a riguardo…
Al che sia lei, che un’altra sua amica, mi hanno poi convinto nel farlo, e io di getto, ho buttato giù queste righe.

Per quanto mi riguarda, la conoscenza con una ragazza che
mi interessa, anche se già l’ho vista in amicizie in
comune su facebook, la faccio sempre dal vivo.
Se vedo un minimo di interesse, allora dopo un po’ di
volte che ci si è visti per caso, mando la richiesta
(sempre se non è la lei in questione a farlo per prima).
Ci si sente per chat, e magari ci si dà un appuntamento
senza impegno, del tipo: sai io stasera vado a sentire
questo gruppo in questo locale, magari ci si vede lì.
Così lei sa dove poterti trovare.
Via via che la conoscenza si approfondisce, ci si scambia
anche i numeri di telefono per chiamate, sms, whatsapp.

Questo credo che sia un modus operandi decente. (potete
pure smentirmi o criticare qualche passaggio).
Per quanto riguarda la questione dei like, c’è chi li
apprezza, e chi invece non li apprezza affatto.
Soprattutto se i like che metti, sono a link, o a status
che a te uomo, non interessano.
Alcuni li mettono per far vedere che sono presenti alla
lei di turno, altri per dimostrare il proprio interesse o
per concordare con le opinioni espresse da lei, senza
doversi impegnare a scrivere dei commenti sensati
inerenti l’argomento del giorno.

Personalmente, una volta feci l’errore di mettere una
ventina di like, vedendo le foto degli album di una
ragazza, e lei lo trovò esagerato. (le foto dei vari
album però erano 300-400 quindi a me non sembravano
tanti).
Da allora, ho cambiato: mi fermo ad un like ad una delle
foto recenti del profilo, anche se invece guardo tutto
l’album; commento invece quando effettivamente ho
un’opinione e una conoscenza decente del link o dello
status di cui si parla.

Note vocali su whatsapp (e facebook):
ogni tanto sono apprezzabili così tu, prima di
addormentarti, senti la voce di lei e sognerai qualcosa
di bello.
Fortunatamente non mi è mai capitato di flirtare con
ragazze che sfruttavano a piè sospinto le note vocali, un
paio di volte le note le ho inviate io per essere sicuro
che la lei di turno “leggesse” effettivamente quel che
avevo da dire.

Mettiamo inoltre una cosa in chiaro: per quel che mi
riguarda, io sarei più per la semplice chiamata a voce,
ma ho constatato che non sempre è apprezzata, anzi, viene
considerata parte di un livello successivo alla prima
fase di conoscenza.
Perché sono arrivato a scoprire anche questa cosa
nell’ultimo anno: i livelli di conoscenza/frequentazione.
1° livello: conoscenza
2° livello: frequentazione
3° livello: relazione vera e propria.
E io avevo sempre pensato che i primi due livelli fossero
la stessa cosa!

Le chiamate di interesse “come stai? dove sei? cosa fai?”
alcune ragazze la vedono come una vera e propria
intrusione nella propria sfera privata.
Poi, ho avuto a che fare con ragazze che apprezzavano un
sentirsi costante, quotidiano; ed altre ragazze che meno
ci si sentiva, più lo apprezzavano, perché per loro
voleva dire che “entrambi hanno una propria vita a sé
stante” invece che passare i giorni alla continua ricerca
dell’altro, sempre e comunque, anche se per poco, che sia
un incontro dal vivo di pochi minuti, o una conversazione
telefonica di 10-15 min, o una conversazione whatsapp.

Ricapitolando:
sì all’aiuto dei social, no alla sostituzione completa
dell’interazione dal vivo con i social.

download

Saluti e abbracci onirici.

abbraccio-1Si torna a parlare di sogni, questo l’ho fatto nella notte tra sabato e domenica, ed è solo la fine di un sogno ben più articolato ma, appunto, racconto solo la fine perché ben più vivida nei miei ricordi, e soprattutto perché non sognavo questa persona da mesi e mesi.

Non sapevo bene dov’eravamo, se alla fine di una festa di compleanno o di un matrimonio, so solo che, caso strano, come “bomboniere”/regalo agli ospiti venivano donate porte di calcio regolamentari (però erano leggere e pieghevoli, così da poterle portare sul cofano di un’automobile).
Mentre me ne sto andando dalla “festa”, incontro Lei con cui non mi frequentavo da tempo, da quando ormai si era messa con un altro ragazzo.
Stranamente mi viene incontro, e dice che voleva salutarmi perché sarebbe partita per un viaggio di 2 settimane (non so per dove, non so se di piacere o di lavoro).
Bacetti sulle guance di rito, poi però vedo che sulla parte sinistra del suo volto, c’è una specie di rivolo di sangue essiccato, o forse una leggera cicatrice.
Le scosto i capelli dalla fronte per vedere se si fosse ferita precedentemente, ma non trovo niente e Lei (che in quest’occasione
era senza occhiali come le prime volte che uscivamo assieme), mi dice di non preoccuparmi e nel farlo, mi abbraccia affettuosamente.
Io ricambio l’abbraccio, e mi sembra quasi come se tutti i casini che erano successi negli ultimi anni tra noi, non ci fossero mai stati. Era assurdo perché nel frattempo, c’era anche l’attuale ragazzo che la aspettava in un’auto parcheggiata lì nei pressi.
Alla fine parliamo pure di questa cosa, che ci eravamo mancati, e che sarebbe stato bello riprendere i rapporti.
Nel frattempo, i miei compagni di viaggio con cui ero in macchina, mi mettono fretta, quindi io e Lei ci salutiamo un’altra volta con baci sulle guance e un secondo e ultimo affettuoso abbraccio.

Più tardi mi sveglio, e non riesco minimamente a comprendere come Lei mi sia tornata in mente e in sogno, pur non avendola né vista, né pensata nelle ore e nei giorni precedenti a questa vicenda onirica. Mah!

Sogno…

Stanotte ho sognato che io e “la mia scimmietta”, dopo tanto tempo che non ci vedevamo, ci siamo reincontrati e nel salutarci, non abbiamo potuto desistere al desiderio di baciarci.
Assurdo ed incredibile, considerando le ultime vicende tra me e la mia “pollastrella”!

Beneventano Medio 3: il bacio gay in villa comunale, e non solo…

SOTTOTITOLO: beneventana media questa (s)conosciuta.

Scorcio della Villa Comunale a Benevento.

Qualche giorno fa c’è stato questo increscioso episodio avvenuto nella villa comunale, e per “increscioso” non mi riferisco all’atto affettuoso tra i due ragazzi, quanto per la reazione avuta dal custode della villa comunale dinanzi a questo gesto romantico:
“Ragazzi mi raccomando… allora non avete capito? di qui passano i bambini, se non ve ne andate, chiamo i carabinieri!”
Una vicenda che ha avuto così tanto risalto da finire persino sulle pagine di testate online nazionali (come si può evincere dal primo link del post).
Qualche “cittadino” beneventano avrà persino pensato che fosse assurdo da parte di alcuni esponenti del consiglio comunale, aprire una attività di accertamento interna per riscontrare e verificare l’episodio di discriminazione omofoba.

Su facebook ho condiviso qualche decina di minuti fa l’articolo scritto da una mia amica che scrive su Bmagazine (giovane testata giornalistica online di Benevento); articolo al quale ho accompagnato il seguente commento:

Era da un po’ che avrei voluto dire la mia su questo argomento, scrivendone sul mio blog, ma colgo ora l’occasione per farlo qui, sfruttando l’articolo scritto dall’amica Annalisa.

Se c’è una cosa che si devono mettere in testa i beneventani, è che Benevento non è una città alla stregua di Salerno, Napoli o uscendone fuori Roma, Milano, Bologna, Firenze o Torino.

Benevento è un paesotto! 
Un paese un po’ più grande di altri che abbiamo nella provincia, dai quali si può differenziare giusto per la storia dei sanniti, romani e longobardi che ci hanno lasciato nel corso dei secoli.
Se per il beneventano medio (che si crede alla stregua di un cittadino moderno delle città/metropoli che ho su nominato), un gesto affettuoso effettuato da due ragazzi dello stesso sesso assume ancora connotati così assurdi, dove vogliamo andare?
Come ci si vuole equiparare a gente molto più moderna ed aperta mentalmente se i primi a non essere aperti mentalmente sono loro stessi?

MI rendo conto che sto per dilungarmi troppo, quindi continuerò poi sul mio blog a riguardo.
ABBASSO IL BENEVENTANO MEDIO E RETROGRADO MENTALMENTE!!!

E quindi, come già accennato un paio di righe prima, mi son reso conto che mi sarei necessariamente dilungato affrontando nuovamente il discorso sul beneventano medio, proseguendo quindi la scia dei precedenti post a riguardo (quello sul Silent Party è un’appendice, quindi questo qui, invece che Beneventano Medio 3, dovrebbe intitolarsi Beneventano Medio 3.5).
L’ambito che volevo affrontare era quello della conoscenza tra due persone al fine di un coinvolgimento amoroso…
Ne parlai tempo fa con l’amico Mazi Sarcotrafficante, che davanti alle mie storie passate sulla difficoltà nel conoscere una ragazza per una relazione, mi disse:
“Ma tu dovresti cambiare città! A Roma dove sono io, non ci sono tutti i problemi di cui mi racconti.”
Non è da poco che mi rendo conto (dopo aver avuto a che fare con la tipica mentalità aperta di gente colta conosciuta negli anni universitari) che in effetti è proprio così.
Qui se provo a conoscere una ragazza da zero, senza alcun aggancio, difficilmente mi andrà bene. E parlando con diverse coppie della mia città, o venendo a conoscenza della genesi della storia di altrui coppie (sì lo so, sono molto curioso e indiscreto…) mi sono reso conto che il più delle volte queste relazioni sono nate grazie all’aggancio di persone amiche di entrambi i soggetti coinvolti.
Lo trovo assurdo!
Addirittura tempo fa (un paio di anni) mi capitò di trovare su facebook, tra le “Persone che potresti conoscere” una ragazza che conoscevo da tempo di vista, e della quale non sapevo assolutamente niente.
Ne approfittai e iniziai a mandarle messaggi, spiegandole la situazione, e dopo poco diventammo “amici di facebook”.
Il problema si ebbe poi, quando dopo i miei numerosi tentativi di voler combinare un incontro, questa ragazza si mostrava sempre titubante.
Tempo qualche mese e la suddetta ragazza mi dice le seguenti cose in ordine cronologico:
A) ha conosciuto un altro tramite una sua amica;
B) ci sta uscendo e lui le piace;
C) lui interrompe la relazione per motivi di lavoro, lasciando la città;
D) lei viene a conoscenza che lui aveva già una precedente relazione con un’altra ragazza con la quale è andato poi a convivere.

Insomma, in tutto questo, uno venuto dal nulla, e favorito dalla conoscenza di un’amica della ragazza, ha fatto i suoi porci comodi (naturalmente la ragazza aveva anche una predilezione estetica verso il suddetto tizio…) e poi se ne è bellamente lavato le mani successivamente, lasciando in cattive condizioni sentimentali la ragazza che ha dovuto poi raccogliere i cocci della relazione.
Non era servito a niente quindi professarsi per quello che si è: un bravo ragazzo, intelligente, né brutto né bello (un tipo insomma…). No, senza conoscenza pregressa di qualcun altro che facesse da gancio, non c’era assolutamente storia.

E che vuoi dire poi a quelle ragazze con cui provi ad accennare un saluto, e senza manco starti a sentire ti rispondono: “Sono fidanzata!”
Questo non è capitato a me, ma ad alcuni amici miei che vivono a Roma e che erano scesi per le ferie a Benevento, ed erano rimasti interdetti dalla reazione piccata di queste ragazze alle quali avevano solo detto “Ciao, io sono XXX”.
Le tipiche ragazze beneventane che si credono chissà chi, e che magari come la classica rana che esce fuori dal pozzo, non si troverebbe a proprio agio davanti alla vastità dell’oceano che le si para davanti.

In questo caso quindi urge ricorrere ad un’ulteriore rettifica: questo post non avrebbe dovuto intitolarsi nemmeno Beneventano Medio 3.5, bensì Beneventana Media
(EDIT: l’ho appena messo come sottotitolo del post).

Topolini, Topolino, scaratopi e vespe.

topolinodicampagnaUn venerdì che si prospettava un pochino moscio, alla fine non si è dimostrato poi tanto molle, e di questo ringrazio un topolino simpatico che si aggirava ieri sera nel giardino del Morgana, tra muretto e ringhiera verde, non so se impaurito dalla gente, incuriosito dalla stessa, e se in cerca di qualcosa da mangiare (non credo era il tipo di andare ad assaggiare i fondi dei bicchieri di plastica dei cocktail…).
Ben presto se ne sono accorti un po’ tutti gli avventori del Morgana, e l’amica Mari si è subito alzata con scatto da centometrista per paura di ritrovarsi il piccolo “Ratatouille” in testa.

A proposito di animali, ne ho approfittato per far vedere il video di uno scarafaggione che ho trovato nel garage di casa mia qualche giorno prima, ribattezzato affettuosamente da me come “Scaratopo”, come accade in How I Met Your Mother.
scaratopoIl bell’insettone, grande quanto la mia mano, si aggirava giulivo sul pavimento del garage, fino a quando gli ho dato un leggero calcetto, per fermarlo e fargli una foto decente.
Lo Scaratopo si è fermato per un attimo, ha fatto finta di sembrare morto, e dopo un altro piccolo movimento del mio piede, si è ripreso fermandosi come vedete nella foto qui a fianco.

Nella serata di ieri ho avuto anche a che fare con una “vecchia amica” che a momenti non avevo nemmeno riconosciuto, e quasi con mia somma sorpresa, non avvertivo più quel sentimento rancoroso di mesi fa.
Sarà che son cambiato come atteggiamento, in un certo senso maturato, e in un altro senso, dopo quasi 2 anni dal nostro “addio”, me ne importa veramente poco come invece mi poteva interessare tempo fa.

Stamattina invece, con un mezzogiorno di fuoco senza alcuna ombra, vestito completamente di bianco, sono sceso per andare a comprare il Topolino col terzo numero di “Potere e Potenza”, il ritorno a fumetti di Pikappa (una versione più avventurosa di Paperinik) dopo ben 12 anni dall’ultima storia uscita su albi a fumetti.
Nel pomeriggio quindi sono andato sul terrazzo per leggermi la rivista, ma mi son trovato ad avere a che fare con delle vespe che avevano nidificato nel bracciolo della sedia a sdraio.
Armato quindi di insetticida spray, ho cercato di debellare questo problema quanto prima, per poi rilassarmi e leggere prendendo anche un po’ di sole.
E niente, son riuscito ad uccidere una vespe su tre, più numerose larve che erano all’interno del favo costruito nella sedia a sdraio.
E’ stata una lotta ardua, visto che il sole era ancora bello forte che splendeva sul mio capoccione, quindi grondavo sudore come Zidane alla finale dei mondiali del 2006.
Il match con gli insetti tifosi del Borussia Dortmund non è ancora finito, temo che possano nidificare nuovamente, e quindi 1-0 per me, palla al centro!

P.S.: stasera invece mi aspetta il secondo appuntamento col Silent Party del Morgana Music Club.
P.P.S.. si vede che non hanno letto il mio articolo che diceva di aspettare un altro po’ prima di riproporlo.

 

Studente fuorisede… di nuovo?

IMG_1872No, non sto dicendo che sto pensando di tornare all’università e di prendere anche casa, assolutamente no.
E’ che stanotte mi è capitato di sognare di tornare ad esserlo.
Il luogo dove si svolgeva tutto era una casa universitaria, però tipo ostello della gioventù cioè con una grossa camerata con una decina di letti. Dietro e affianco ad ogni letto c’erano una libreria, una scrivania, un comodino, ricreando quindi in un ampio spazio quella che dovrebbe essere la consueta camera di uno studente fuorisede.
Non ricordo se mi trovavo nei dintorni di Fisciano e Lancusi (dove effettivamente sono stato fuorisede qualche anno fa) o se era qualche altro paese, dico questo perché da come era la via in cui si trovava il portone di questa casa, non mi sovviene niente in mente.

Comunque il numero civico era il 411b, e la padrona di casa (di cui non ricordo il volto) al mio ingresso sulle scale che portavano all’appartamento nel quale avevo affittato un letto, mi dice che mancavo da anni, ma che aveva conservato e tenuto tutte le mie cose in ordine, e che avevo ancora due settimane già pagate in cui potevo restare lì a dormire.
Il letto aveva le stesse lenzuola e piumone che utilizzavo quando ero universitario fuorisede. Incredibile!
In questo momento non ricordo nemmeno chi abitasse con me, e quante persone fossero, e nemmeno il motivo per il quale ero tornato dopo un sacco di tempo nella “stanza” che avevo ancora in affitto seppur per poco.
Credo che in un certo senso mi sia fatto influenzare da ciò che avevo fatto nella serata di ieri, ovvero passare all’ultima festa universitaria dell’UniSannio qui a Benevento.

Sindrome di Peter Pan?
Probabile.
Mah…

“Il mio ippocratico dilemma”

149768 C’era un tempo in cui, qui sul blog, influenzato dalla mia passione smisurata verso “Scrubs“, intitolavo i miei post similmente a come veniva fatto coi titoli delle puntate del suddetto telefilm: “Il mio…” o “La mia…” Era il 2009, quindi di acqua sotto i ponti, o di caratteri su questo blog, ne è passata un bel po’, eppure oggi ho voluto riproporre la cosa.

In realtà dirò veramente poco in questo post (è sempre nelle mie intenzioni essere sintetico, lo sapete…), vorrei solo dire che mi ritrovo quasi nelle stesse condizioni del protagonista J.D. nella puntata della quarta stagione intitolata appunto “Il mio ippocratico dilemma”:
Ad un bar J.D. incontra Kylie, una barista. Lui ne rimane subito innamorato. Il giorno dopo Kylie si presenta all’ospedale con il fidanzato e J.D. scopre che questo ha la gonorrea ma l’uomo non vuole dirlo a Kylie e J.D. vorrebbe invece dirglielo, in modo che la ragazza non contragga la malattia, ma ciò violerebbe il segreto professionale e il Giuramento di Ippocrate. Quindi J.D. è costretto a tacere.

Non so, forse è la prima volta che mi ritrovo in una situazione simile, e per situazione simile intendo ‘sapere una determinata cosa, e non poterne parlare e/o intervenire‘. Se avessi intitolato il post con qualcosa inerente all’impotenza, sicuramente qualcuno avrebbe messo in mezzo una mia ipotetica flessione nella virilità attualmente in possesso, quindi ho rinominato il post prendendo pari pari il titolo di quell’episodio.
Chi mi conosce lo sa come spesso io possa equiparare la mia realtà quotidiana con situazioni da serie tv o da film, ma non ci posso fare niente, sono fatto così, e quindi il più delle volte cerco di evitare di fare paragoni del genere.

Purtroppo mi ritrovo quindi ad avere a che fare anche con lo squilibrio tra il tempo della finzione, in cui in una puntata di 20/40 min, o in un film da 90/180 minuti, tutti i problemi riescono a risolversi; e il tempo reale che inevitabilmente è dilatato all’inverosimile, in confronto a quello della finzione. E il più delle volte può persino accadere che certi problemi che ti/mi affliggono, non riescano a trovare nemmeno più una soluzione, restando quindi così, in sospeso.
Magari in sospeso per te, ma già archiviati da altre persone. Chissà in quanti di voi siano riusciti a comprendere quello che volevo esprimere almeno in parte. Mi spiace se vi ho fatto perdere un po’ di tempo, ma scrivere accennando superficialmente a ciò che mi affligge da un giorno a questa parte, per me è anche un modo di sfogarmi almeno un po’.

In fondo per me scrivere (sia su carta che al pc) è sempre stato un modo per allentare tensioni, nervosismi, preoccupazioni. La speranza è che quanto prima si riesca a risolvere il tutto, l’esperienza mi dice però che difficilmente le ciambelle nella cucina del Konte riescono col buco…

Conte, il Konte, con te, te.

antonio conteAnche se questo potrebbe sembrare un post calcistico (da titolo e da foto), non sarà così, …o per lo meno non lo sarà completamente.
Lo spunto parte dalla rescissione consensuale del contratto tra Antonio Conte e la Juventus. Come ho detto io (seguito poi da molti altri, pensiero comune quindi) è stato un fulmine a ciel sereno (qui il video delle sue prime parole).
Per quanto mi riguarda, a parte la tristezza per questa notizia, ne parlerò più concretamente in seguito, con maggiori informazioni a riguardo. Se mi mettessi a farlo ora, darei adito solo a supposizioni e ad illazioni.

Il Konte (ovvero io), si ritrova spiazzato da questa notizia, e dopo il (non)giorno buono di ieri (a questo proposito la mia squadra ha perso anche la prima partita del torneo di calcetto, quisquilie al momento, chiudendo quindi malamente questo infausto lunedì), non mi aspettavo una mazzata simile.
Per me è sempre difficile far finta di niente, non dire la mia, lasciar in sospeso le cose o lasciarmele scivolare via addosso.. Ah, precisazione! Ci riesco con facilità solo quando queste cose non le ritengo per me importanti.

Si parlava di addii, di rescissioni consensuali, di mazzate, di brutti periodi.
“Oooooohhhh!” – direbbe qualcuno che non sopporta queste menate – “Ma ti vuoi ripigliare o no?
Ed io infatti ti dò ragione, caro ed esimio qualcuno, ma non puoi biasimarmi se con la “freschezza” delle brutte nuove io non posso che deprimermi, abbassando di molto l’asticella della mia autostima.
Parlando di altri argomenti su whatsapp, mi è capitato oggi di sentirmi dire questa frase:
“Non dovresti sottovalutarti”
Vorrei tanto che frasi simili restassero impresse come promemoria dentro di me.
Ora come ora mi son ricordato di una conversazione che ebbi con un caro amico dell’università di Fisciano, con cui però non mi ci vedo da anni, ma col quale siamo rimasti in contatto tramite i nostri blog e facebook, il suo nome è Mazi.
Mazi è una delle poche persone che ho sempre ritenuto da prendere ad esempio ai tempi dell’università, era piacevole poter parlare con lui di ogni più disparato argomento del quale aveva il più delle volte sempre un pensiero, un’opinione, una critica.
Una persona che ho sempre stimato e che continuo a stimare tutt’ora.

Beh, un paio di anni fa, conoscendolo come persona intelligente, saggia e illuminata (ma al contempo è anche un cazzaro come pochi), mi rivolgo quindi a lui per dei consigli sulla mia disastrata vita sentimentale.
E lui mi senza tanti giri di parole, mi dice delle cose tra le più belle che un amico mi abbia mai detto.

“…no alby tu hai sempre avuto un solo difetto (e scusa se mi permetto): tu non hai proprio idea di che bella persona sei

“…non faccio complimenti. mai io descrivo solo, e te lo dico perchè l’ho sempre pensato ma non c’era bisogno di dirtelo, mo serve…
tu sei una persona creativa, piena di generosità e con valori che manco il Papa, una mosca bianca rarissima in un tempo di tronisti e bimbiminkia. 
non devi metterti in situazioni irraggiungibili o strane, perchè non ne hai bisogno affatto, tu te le fai capitare”

“…te lo spiego con una metafora:
quando uno beve, esiste un momento esatto quando sai perfettamente che se bevi di più esci ubriaco fradicio, non ci si ritrova ubriachi improvvisamente, out of the blue
ecco, tu devi semplicemente tirare il freno prima di schiantarti.
e non dirmi che non lo puoi fare.
scusa se mi permetto di dirti ste cose, ma non sopporto che una persona come te deve stare male per un rifiuto umano. tu devi prendere in mano la situazione e capire che è LEI ad aver perso una grande occasione.”

…tu pensa sempre che sei uno che vale. e indipendentemente da quello che dovesse pensare lei tu lo sei, davvero“.

Guardate le frasi che ho grassettato (N.d.A.: voglio mettere in chiaro che queste frasi e questa conversazione si riferiscono ad anni fa, e non al presente!!!), ebbene sono queste le frasi che devo cercare sempre di tenere a mente!!!
E invece io spesso me le dimentico.
Devo cercare di volermi più bene anche io, e non di suggerirlo solo alle altre persone.
Per troppo tempo sono stato altruista, ho pensato sempre prima al bene degli altri, e tutto questo perché ho sempre pensato di essere un egoista della peggior specie, e per controbilanciare questo mio egoismo, ho sempre cercato di fare diversamente.
Per rispetto alle altre persone ho accumulato tanti di quei rimpianti che non avete nemmeno idea, ed invece se non fossi stato così altruista, magari ora avrei invece una collezione di rimorsi.

Non voglio arrivare un giorno del futuro a pensare: “Perché non l’ho fatto?”
Vorrei pensare invece al contrario, magari poi ridendoci su: “Ma come mi è preso di farlo?”
Come molte persone a questo mondo, anche io spesso ho paura dell’ignoto, del futuro, di ciò che potrebbe essere, e per questo tendo magari a rovinare quello che è il presente, per queste mie paure.
Devo cercare di combattere questa mia tendenza. Cercando di godere di più del presente, o cercando di pensare con speranza e non con paura al futuro.
Il vivere giorno per giorno che ho attuato negli ultimi anni forse non è la cosa adatta. Devo cercare di trovare un giusto mix. Ma ancora non ci sono riuscito.

Se mi ritrovo a commettere degli errori non è quindi mai per cattiveria, ma è solo per paura. E dopo tutto quello che ho passato sono sempre un po’ restio a fidarmi della buonafede degli altri, visto che in passato mi sono sentito tradito dagli altri che hanno approfittato della mia buonafede.
Ma sento che sto divagando.
Stamattina andando a rileggere altre conversazioni di qualche mese fa, mi sono reso conto di aver sbagliato certi miei comportamenti. Devo riprendere a pensare un pochino di più a me stesso, e di meno agli altri, cercando di farmi influenzare il meno possibile e sperando che poi queste altre persone non si dimentichino di me, tenendomi ancora in conto nonostante tutte le difficoltà che potremmo incontrare.

Non voglio essere posto in un dimenticatoio, e nemmeno essere considerato una zona di passaggio, e infine, prima che le nostre strade possano dividersi ad un bivio, spero che prima di allora passino migliaia e migliaia di km.

Rocco Hunt… ma vedi un po’ dove te ne devi andare…

Il giovane rapper salernitano cantava mesi fa a Sanremo “E’ nu juorn’ bbuon’“.
Eh! Per te casomai caro Rocco (mi riferisco al solo titolo della canzone, lo so che il testo intende altro…)!

Piccola digressione:
non so perché, ma sarà la faccia da bravo ragazzo di Rocco Hunt, ma mi trovo spesso a chiamarlo Clementino, ovviamente confondendomi.
Ritorniamo a noi.
Su facebook avevo appena scritto:

 è meteoropatico
11 min · Possibile che come Tempesta degli X-Men io possa influenzare il tempo?

Cosa è successo oggi?
Beh, lasciamo stare che non vedrò la mia “scimmietta” preferita per un po’ di tempo perché se ne va in vacanza; lasciamo stare che nel frattempo si sta scatenando l’ira di Giove Pluvio (Santi Numi!); lasciamo stare che oggi inizierò un nuovo torneo di calcio a 5, e sebbene la rosa conti 12 elementi, molto probabilmente saremo 5 giocatori contati (fortuna che almeno il campo è al coperto, il PalaAdua a Rione Ferrovia).

Quello su cui voglio soffermarmi è l’immagine che è qui a fianco nel post.giffoniloungeexperience
Il Giffoni Lounge Experience.
Qualche tempo fa, su facebook lessi un link pubblicato da una mia docente del corso di organizzazione per eventi che seguì l’anno scorso in provincia di Salerno, andando poi a inizio aprile a fare un piccolo stage a Giffoni Valle Piana presso l’ufficio stampa del Giffoni Film Festival; fu una esperienza particolare, e speravo che sia io che le colleghe che fecero questo stage con me, saremmo poi andati nuovamente a Giffoni per i giorni del festival. Purtroppo non chiamarono nessuno di noi.

Stavo dicendo, questa mia docente aveva pubblicato un link nel quale cercavano un webmaster tirocinante per un nuovo progetto correlato al GFF: il Giffoni Lounge Experience.
Mando una mail, mi sento a telefono, e prendo appuntamento per sostenere un colloquio conoscitivo.
Arrivo in sede, faccio il colloquio, rivedo la mia docente dopo un po’ di tempo, e ci mettiamo d’accordo che avrei lavorato inizialmente da “remoto” come webmaster e che poi nei giorni a seguire, avrei partecipato ad una conference call su skype. Purtroppo non ho letto per tempo l’avviso per email della conference call, quindi non riuscii a parteciparvi.
Mi risentì con Angela, la mia docente, e mi disse che avevo sì sbagliato, ma che avrei dovuto prendere come abitudine quella di vedere la mail di mattina (e così ho sempre poi fatto).
Il tempo è passato, e stamattina leggo che mi è arrivata una mail dal GLE per una riunione da effettuare dalle 15 alle 17 di mercoledì 16 luglio.
Chiamo Angela e mi dice che quella mail che mi era arrivata era stata un errore: era arrivata a tutti quelli che avevano svolto un colloquio, e poi lei pensava che fossi io a dovermi rifare vivo (cosa che ho fatto poi solo oggi dopo la lettura della mail).
Mi spiega inoltre che il responsabile capo del progetto aveva preferito coinvolgere giusto un paio di ragazzi della zona di Salerno, che non avevano quindi problemi a stare lì sul posto, a differenza mia che almeno inizialmente, avrei dovuto lavorare da “remoto” e poi mi sarei trasferito a Giffoni Valle Piana per i giorni del festival, con vitto e alloggio a carico dell’organizzazione.

Lei si dispiace dell’errore e di come è andata (ci mancherebbe…) e mi dice che terrà conto del mio profilo per altri progetti futuri.
Magrissima consolazione.
Resta solo il fatto che oggi, caro Rocco Hunt, per me non è affatto “nu juorn bbuon’!

 

Scrivo post in attesa di far pace col figlio di Ipno e della Notte…

E fu così che la Coppa del Mondo 2014 la vinse la Germania…
Ecco, ora che ho attirato la vostra attenzione, sappiate che questo post non tratterà di calcio, della partita in sé, e di tutto il circo mediatico che ci ha girato intorno.
Quella che si è appena conclusa è stata una domenica sui-generis (sembra che io voglia per forza trovare delle citazioni della ex band di Phil Collins e Peter Gabriel, ma non è così…).
L’amico Cienzo è partito per una crociera di una settimana; mia sorella è andata a Napoli (accompagnata da mia madre) per sostenere un esame nella giornata di domani, a casa ci siamo trovati solo noi tre maschi (io, mio padre e mio fratello).

Stamattina mi son svegliato dopo sole 4 ore di sonno (mi pare quasi di essere tornato a 2 anni fa), stanotte sono andato a letto per sfinimento.
Durante la giornata ho avvertito in un paio di occasioni la voglia di andare a riposare un po’, ma non ci sono riuscito, il corpo era stanco, ma la mente non aveva voglia di spegnersi.
Nel pomeriggio ho rivisto gli amici Mari e Ub, tornati ieri da Venezia per reincontrare parenti e amici, e ci siamo presi un caffé, facendo inoltre conoscere loro la mia “scimmietta” Serena.
Ci tenevo particolarmente a farli incontrare, ed è stato un pomeriggio amabile.
In serata ho poi visto la finale Germania Argentina con gli amici Rutio, Mar-Io e Armand, ma ci siamo persi stupidamente la rete della vittoria.
Un giro in centro, e poi poco meno di un’ora fa son tornato a casa.
Come mio solito non riesco mai ad andare subito a letto, e ancora non so a che ora riuscirò a cadere sfinito sotto il martello del dio Morfeo (A Morfè, di ‘sti tempi mica basta un fazzoletto imbevuto di cloroformio! E’ una gara di resistenza!).
Intanto non so cosa mi aspetterà domani, se non in prima serata l’impegno del Memorial Simeone, secondo torneo di calcetto al quale parteciperò quest’anno.

Domani saluterò per diversi giorni anche la suddetta “quadrumane”, e non so proprio come mi sentirò prossimamente…